Rosangela “Rosy” Chieli, 77 anni, non c’è più.
Per molti non era solo la titolare di una pasticceria, ma un volto di famiglia. Una di quelle presenze che dai per scontate: la vedi dietro il banco, tra vassoi di paste e torte, e pensi che sarà lì per sempre.
Oggi quel banco è vuoto. E la città della “Città di Piero” perde la donna che, per decenni, ha rappresentato l’arte pasticcera di Sansepolcro.
Chi era Rosy Chieli
All’anagrafe Rosangela Chieli, per tutti semplicemente Rosy.
Aveva 77 anni e il suo nome è legato in modo indissolubile alla pasticceria che porta il cognome di famiglia, diventata nel tempo un punto fermo per chiunque cercasse un dolce “come si deve” in città.
Rosy arriva da una storia familiare solida, fatta di lavoro e dedizione: il padre Raffaello aveva avviato l’attività nel dopoguerra, quando ricominciare a produrre dolci significava anche restituire un po’ di normalità, di festa e di speranza a un Paese che cercava di rialzarsi. Lei raccoglie quel testimone e lo porta avanti con una costanza quasi ostinata.
Negli anni, intorno al banco di Rosy, si sono alternati bambini con il naso appiccicato alle vetrine, coppie alla ricerca della torta per il matrimonio o per il battesimo, famiglie intere che, quando c’era qualcosa da festeggiare, “andavano dalla Chieli”.
La pasticceria di famiglia e una tradizione che ha fatto scuola
La Pasticceria Chieli non è mai stata un semplice negozio. Chi ci è entrato almeno una volta sa bene che lì dentro si respirava un modo di lavorare all’antica, fatto di ricette custodite, di prove, di aggiustamenti, di assaggi rubati in laboratorio.
Le cronache e perfino qualche guida turistica internazionale la indicavano come una delle migliori pasticcerie della zona, citando in particolare la mousse al cioccolato, le crostatine di ricotta con pinoli e i macaron alle mandorle tra le specialità da non perdere.
Dietro quelle preparazioni c’era la mano di Rosy e del suo staff, ma soprattutto c’era il suo sguardo: lo sguardo di chi controlla il colore della crema, la cottura del pan di Spagna, il profumo che arriva dal forno e capisce al volo se qualcosa non va.
Per la città, il nome Chieli era diventato quasi un marchio affettivo. Un riferimento sicuro, capace di attraversare i cambi di gusto, le mode, i nuovi locali che aprivano e chiudevano. Lei restava. Con le sue paste, le sue torte, i vassoi per le domeniche e le ricorrenze comandate.
Il cordoglio della città e il messaggio dell’amministrazione
La notizia della scomparsa di Rosy ha fatto in fretta il giro dei social e dei gruppi cittadini.
Anche il Comune di Sansepolcro ha voluto renderle omaggio con un messaggio ufficiale di cordoglio, sottolineando come il marchio della pasticceria di famiglia “abbia fatto la storia del dolce non solo al Borgo, ma in tutto il territorio” fin dall’immediato dopoguerra.
Nel testo diffuso dall’amministrazione si parla di “missione” più che di lavoro: Rosangela viene descritta come una donna che, seguendo le orme del padre Raffaello, ha scelto di dedicare la propria vita a “deliziare il palato di tantissimi avventori” con passione e competenza. Parole che, al di là della formula istituzionale, rendono bene l’idea di quanto la sua figura abbia inciso sul tessuto quotidiano della città.
Non si tratta solo di un esercizio commerciale che chiude un capitolo; si tratta di un pezzo di memoria collettiva che se ne va con lei.
Una vita dentro e dietro il banco
Chi ha lavorato con Rosy in laboratorio racconta di giornate lunghe, iniziate all’alba con gli impasti e finite quando l’ultima vetrina era a posto per il giorno dopo.
Una vita scandita da:
- impasti del mattino,
- ordini per matrimoni, comunioni e cresime,
- vassoi di paste da preparare “come piacciono ai soliti clienti”,
- prove di nuovi dolci che, se superavano il suo esame, entravano nel menù fisso.
Accanto a lei c’è stato anche il marito, Sergio Conti, che per anni ha lavorato come pasticcere proprio nell’azienda di famiglia prima di essere ricordato a sua volta dalla comunità locale qualche anno fa.
È una storia fatta di lavoro condiviso, di coppia e di famiglia dentro le stesse mura, come succede spesso nelle realtà di provincia dove il negozio non è “solo” un posto di lavoro ma un’estensione della casa.
I familiari e l’ultimo saluto
Rosy lascia un dolore profondo nei suoi cari.
A piangerla sono:
- i figli Antonella con Michele,
- Alessio con Elisabetta,
- il fratello Daniele,
- i nipoti, che con ogni probabilità hanno passato la loro infanzia tra profumi di crema, zucchero a velo e pan di Spagna.
I funerali di Rosangela “Rosy” Chieli sono stati fissati per sabato 21 febbraio alle 9.30, nella Chiesa del Sacro Cuore di Sansepolcro, altra tappa simbolica della vita cittadina. Lì amici, parenti, clienti di una vita e semplici cittadini potranno accompagnarla nell’ultimo tratto di strada, portando idealmente con sé anche tutti i momenti festeggiati con un suo dolce sulla tavola.
Domande frequenti sulla morte di Rosy Chieli
Chi era Rosy Chieli?
Rosangela “Rosy” Chieli era una storica pasticcera di Sansepolcro, titolare della Pasticceria Chieli e punto di riferimento pluridecennale per l’arte del dolce in città.
Quanti anni aveva e dove è morta?
Aveva 77 anni ed è morta a Sansepolcro, dove ha sempre vissuto e lavorato alla guida dell’attività di famiglia.
Perché viene definita “la signora del dolce” di Sansepolcro?
Perché la sua pasticceria, avviata dal padre Raffaello nel dopoguerra e poi portata avanti da lei, ha fatto la storia del dolce non solo in città ma in tutto il territorio circostante, diventando un marchio riconosciuto e amato.
Chi sono i familiari che lascia?
Rosy lascia nel dolore i figli Antonella con Michele e Alessio con Elisabetta, il fratello Daniele e i nipoti.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






