Fabio, 32 anni, è morto all’ospedale Niguarda di Milano nel pomeriggio di venerdì 20 febbraio, dopo quasi due mesi di ricoveri, interventi e speranze tenute in vita a fatica. A portarselo via è stata una pancreatite fulminante, comparsa all’improvviso poco prima di Natale.
Chi era Fabio Petrolo
Fabio era uno di quei ragazzi che in un paese conoscono tutti.
Nato e cresciuto a Rombiolo, nel Vibonese, lavorava insieme al padre nell’officina meccanica di famiglia, mestiere concreto, mani sporche di grasso e giornate lunghe. Poi, finito il lavoro, arrivava la parte che lo faceva sentire davvero vivo: il calcio.
In porta ci stava da sempre. Negli anni aveva indossato le maglie di diverse squadre della zona:
- Orsigliadi,
- Rombiolo Calcio a 5,
- e, da ultimo, il Pernocari, dove era il portiere prima di un infortunio alla spalla che lo aveva frenato ma non aveva spento la sua voglia di campo.
Chi ha giocato con lui lo descrive come un ragazzo solare, serio, senza grilli per la testa, sempre con la battuta pronta e il sorriso addosso anche dopo una sconfitta.
Il malore, la corsa in ospedale e la diagnosi
Tutto comincia in maniera subdola: un dolore, un po’ di febbre, niente che all’inizio faccia pensare al peggio. È quel genere di malessere che molti sottovaluterebbero, convinti che nel giro di qualche giorno passerà.
Invece, per Fabio, è l’inizio di un calvario velocissimo.
Viene ricoverato allo Jazzolino di Vibo Valentia, dove i medici individuano subito la natura del problema: pancreatite fulminante, una forma aggressiva e violentissima che nel giro di poche ore può mettere in crisi tutto l’organismo.
Da lì scatta la catena dei trasferimenti:
- prima il passaggio al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro,
- poi il trasferimento al Niguarda di Milano, uno dei centri di riferimento per i casi più complessi.
Nel mezzo, interventi chirurgici, terapie, piccoli segnali che facevano sperare, seguiti però da nuovi peggioramenti. Per due mesi la sua famiglia ha vissuto sospesa tra una telefonata e l’altra, tra un “qualche miglioramento” e la consapevolezza che il quadro restava grave.
Due mesi di lotta e una comunità che sperava
A Rombiolo, nel frattempo, tutti sapevano.
Le chat delle squadre, i gruppi WhatsApp degli amici, i bar del paese: ovunque si chiedeva notizia di Fabio, si rilanciavano aggiornamenti, ci si aggrappava a qualunque segnale positivo.
Le società sportive locali hanno iniziato a far girare messaggi di incoraggiamento, foto di Fabio in maglia da portiere, ricordi di parate decisive e di feste nello spogliatoio. Le pagine social che seguono il calcio dilettantistico vibonese hanno parlato di lui come di un ragazzo che stava affrontando la battaglia “con una straordinaria voglia di vivere”.
Per la sua famiglia, ogni notizia era un colpo al cuore: un giorno una piccola luce, quello dopo di nuovo la paura.
La morte all’ospedale Niguarda di Milano
Alla fine, il 20 febbraio, il destino ha scelto la strada più dura.
Fabio non ce l’ha fatta. Il 32enne è morto nel pomeriggio nel reparto dove era ricoverato al Niguarda. La pancreatite che lo aveva colpito prima di Natale non gli ha lasciato scampo, nonostante tutti i tentativi dei medici e gli interventi subiti in questi due mesi.
La notizia è rimbalzata subito a Rombiolo e nei paesi vicini, con una formula sempre uguale, sintetica e brutale:
“Lutto nel calcio vibonese, è morto Fabio Petrolo, ex portiere del Pernocari, 32 anni.”
Poche parole, che però bastano a raccontare il senso di smarrimento di chi lo conosceva da sempre.
Il dolore della famiglia e il vuoto lasciato
Il dolore più grande, ovviamente, è quello di casa.
Fabio lascia mamma Stella, papà Alfonso e i fratelli Alberto e Daniele, insieme a una rete di parenti e amici che in questi giorni stanno cercando di stringersi attorno a loro come possono.
La serenità familiare, quella fatta di giornate in officina e serate di calcio, si è spezzata all’improvviso.
Non c’è stato il tempo di prepararsi, di accettare gradualmente l’idea della malattia: tutto è successo in fretta, come se la vita avesse premuto un interruttore e cambiato parola d’ordine da un giorno all’altro.
In mezzo a questo vuoto, restano:
- i ricordi delle trasferte,
- le cene dopo le partite,
- le mattine in officina con il padre,
- e quella normalità che, quando c’è, nessuno si rende conto di quanto sia preziosa.
Il ricordo nel mondo del calcio vibonese
Il nome di Fabio Petrolo resterà legato soprattutto al calcio dilettantistico della provincia di Vibo Valentia.
In tanti lo ricordano con i guanti in mano, la maglia diversa dagli altri, il ruolo del portiere che a volte esalta e a volte espone.
Un ex dirigente del Pernocari lo descrive così: “ragazzo solare, gentile, serio, senza troppe pretese e sempre sorridente”. Una definizione che torna spesso nei messaggi social di queste ore, accompagnata da foto di gruppo, maglie e ricordi condivisi.
Anche le pagine sportive locali hanno voluto salutarlo con post dedicati, parlando di lui come di un esempio di correttezza e lealtà in campo, uno di quei portieri che non fanno scena ma tengono insieme la squadra, partita dopo partita.
Le parole della sindaca di Rombiolo
Tra i messaggi che pesano di più c’è quello della sindaca di Rombiolo, Caterina Contartese, che in una nota ha voluto ricordarlo non solo come atleta, ma come parte della storia della comunità.
Un passaggio, in particolare, colpisce: il riferimento al suo sorriso, a quella battuta pronta che sapeva alleggerire ogni momento, alle risate condivise con gli amici di sempre. La sindaca lo saluta chiedendogli, idealmente, di vegliare sulla sua famiglia, “soprattutto sulla mamma”, e assicurando che Rombiolo continuerà a portarlo con sé “in ogni ricordo, in ogni risata che nasce dal cuore”.
Sono parole che raccontano bene quanto Fabio fosse intrecciato alla vita quotidiana del paese, molto oltre i novanta minuti della domenica.
Cosa resta dopo una morte così
Quando un ragazzo di 32 anni muore per una malattia arrivata dal nulla, quello che resta è una serie di domande senza risposta.
A Rombiolo oggi ci si ritrova a dire che “non è giusto”, che “non doveva andare così”, frasi che tutti pronunciano sapendo benissimo di non poter cambiare l’esito, ma con il bisogno di dare un nome a questo senso di ingiustizia.
Di Fabio resteranno:
- il lavoro in officina con il padre,
- le foto in porta con le maglie di Orsigliadi, Rombiolo Calcio a 5 e Pernocari,
- i racconti delle parate impossibili e degli errori da cui rideva per primo,
- e, soprattutto, il modo in cui ha affrontato questi ultimi due mesi, aggrappato alla vita, mentre attorno a lui amici e familiari speravano fino all’ultimo in un epilogo diverso.
È poco, rispetto a quello che avrebbe potuto essere il suo futuro. Ma è abbastanza per dire che, nel suo pezzo di mondo, Fabio Petrolo ha lasciato un segno vero.
Domande frequenti sulla morte di Fabio Petrolo
Chi era Fabio Petrolo?
Fabio Petrolo era un ragazzo di 32 anni di Rombiolo (Vibo Valentia), portiere di calcio dilettantistico. Ha giocato con le maglie di Orsigliadi, Rombiolo Calcio a 5 e Pernocari, e lavorava nell’officina meccanica di famiglia accanto al padre.
Di cosa è morto Fabio Petrolo?
Fabio è morto a causa di una pancreatite fulminante, una forma acuta e molto aggressiva di infiammazione del pancreas che lo ha colpito poco prima di Natale e lo ha costretto a un lungo ricovero in vari ospedali.
Dove è morto e che percorso ospedaliero ha avuto?
È deceduto all’ospedale Niguarda di Milano, dove era stato trasferito dopo un primo ricovero allo Jazzolino di Vibo Valentia e il passaggio al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro.
Quanti anni aveva Fabio Petrolo?
Aveva 32 anni. Tutte le cronache locali e i messaggi social parlano di una “giovane vita spezzata” e di “lutto nel calcio vibonese” proprio per la sua età così giovane.
Chi sono i familiari che lascia?
Fabio lascia i genitori, mamma Stella e papà Alfonso, e i fratelli Alberto e Daniele, oltre a tanti amici, compagni di squadra e conoscenti che in questi giorni stanno esprimendo cordoglio e vicinanza alla famiglia.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






