Il fantino siciliano che ha firmato alcune delle pagine più intense del Palio di Siena è morto il 21 febbraio 2026, lasciando un vuoto enorme tra contradaioli, appassionati di cavalli e chiunque, almeno una volta, abbia guardato una corsa sentendo il suo nome come sinonimo di tufo, contrade e rivalità leggendarie.
Aveva 92 anni ed era considerato un pezzo vivente di storia, uno di quelli che non hanno soltanto partecipato al Palio: lo hanno modellato, nel bene e nel male, con vittorie, cadute, scelte e corse rimaste nella memoria collettiva.
Al momento non sono ancora stati resi noti i dettagli sulla causa della morte, ma la notizia è rimbalzata in pochi minuti dai siti locali ai canali social delle realtà legate al Palio, aprendo una giornata di lutto per il mondo delle contrade.
Chi era Saro Pecoraro “Tristezza”
Rosario Pecoraro, detto Saro, nasce il 6 aprile 1933 a Lercara Friddi, in provincia di Palermo.
È lì che, ancora ragazzo, comincia a fare sul serio con i cavalli: corse di provincia, ippodromi minori, tante montature e poca retorica. Lui raccontava di quando in Sicilia si prendevano poche lire a corsa, giusto il necessario per mangiare, ma la voglia di andare oltre era già chiara.
La svolta arriva con l’approdo in Toscana e a Siena. In Piazza del Campo trova il suo destino e anche il soprannome con cui resterà per sempre: “Tristezza”. Un nomignolo nato, dicono, da quell’espressione severa, quel volto spesso chiuso, quasi scolpito nel tufo, dietro al quale però c’era un carattere lucido, calcolatore, abituato a leggere la corsa prima ancora che il canape scendesse.
Il debutto al Palio è del 2 luglio 1955: da lì in poi saranno 41 carriere in vent’anni, un numero che da solo racconta quanto fosse richiesto e rispettato in Piazza.
Le cinque vittorie al Palio di Siena
Il palmarès di Saro Pecoraro al Palio di Siena parla di 5 vittorie, distribuite su contrade diverse, segno di un fantino capace di adattarsi a cavalli, strategie e colori differenti.
La prima gioia arriva con l’Aquila, nel Palio del 2 luglio 1959, quando su Salomè de Mores riesce a riacciuffare in corsa la favoritissima Chiocciola: un inseguimento pulito, lucidissimo, chiuso con il sorpasso decisivo e la vittoria che porta l’Aquila alla gloria.
L’anno dopo è la volta della Selva, il 2 luglio 1960, in sella alla fortissima Tanaquilla. Anche qui Tristezza dimostra sangue freddo in partenza e gestione perfetta dei tre giri, consolidando l’immagine di fantino solido, capace di vincere senza farsi prendere dalla frenesia.
Nel 1961 arriva la terza bandierina, stavolta con l’Istrice su Uberta de Mores, cavalla leggendaria con la quale firma un altro Palio dominato, entrando definitivamente tra i grandi nomi della storia recente della Festa.
Nel Palio straordinario del 24 settembre 1967, indetto in occasione del Congresso della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, il suo nome si lega a doppio filo alla Giraffa e a Topolone (Ettore). È una corsa particolare, segnata persino dal furto del Drappellone prima della gara, ma alla fine l’arrivo è un trionfo biancorosso con Tristezza che taglia il traguardo da protagonista assoluto.
L’ultima vittoria, quella che chiude il cerchio, è del 2 luglio 1973, quando veste i colori della Lupa e porta al successo Panezio, cavallo destinato a entrare nel mito. Per la Lupa si tratta della fine di un lungo digiuno, per Saro Pecoraro è il sigillo definitivo su una carriera che non aveva più nulla da dimostrare.
Cinque vittorie, contrade diverse, cavalli di carattere e situazioni di corsa mai banali: il profilo di un fantino che non viveva di un solo exploit, ma di una presenza costante ad altissimo livello.
Un siciliano nel cuore della Festa
Dentro la storia del Palio, la figura di Tristezza è anche quella del siciliano che diventa “di casa” a Siena.
Nato in un paese dell’entroterra palermitano, cresciuto tra le corse in Sicilia e poi trasferito in Toscana, Saro Pecoraro ha finito per essere adottato dal mondo delle contrade, con tutte le sue sfumature di rivalità, amicizie, diffidenze e rispetto profondo.
La sua presenza ha segnato anche un pezzo di storia delle rivalità: per anni il suo nome è stato associato ai colori dell’Istrice e della Lupa, con quella tensione tra Camollia e Vallerozzi che è una delle linee di fuoco del Palio. In mezzo ci stava lui, con il suo modo di correre e di leggere la Piazza, sempre dentro alla partita, mai spettatore.
I racconti di chi lo ha frequentato parlano di un uomo che, dietro una certa durezza di facciata, aveva una memoria incredibile di ogni dettaglio: curve, sbandate, nerbate, scelte dei capitani, umori delle contrade. Un archivio vivente del Palio, che negli ultimi anni si era trasformato in testimone e narratore per le nuove generazioni.
Dalla Piazza agli ippodromi: l’altra metà della sua vita
Finita la lunga stagione sul tufo, Saro Pecoraro non ha mai realmente smesso di stare accanto ai cavalli.
Si è spostato sempre di più nel mondo delle corse regolari, soprattutto in Toscana, dove ha lavorato come allenatore per decenni, affiancando fantini più giovani, scegliendo cavalli, impostando programmi di lavoro.
All’ippodromo Federico Caprilli di Livorno il suo nome è di casa: è lì che passa una parte importante della sua vita, tanto che nel 2023 viene organizzata una giornata intera dedicata a lui, con corse e omaggi che lo celebrano come allenatore di migliaia di vincitori. Per molti, il Caprilli è “casa sua” tanto quanto la Piazza del Campo.
La sua esperienza è diventata punto di riferimento anche per chi, anni dopo, si ritrova a reinventarsi dopo una caduta o un incidente: in più di un racconto di fantini emergenti, il nome di Tristezza compare come quello del mentore che dà una parola giusta, un consiglio secco, una lettura onesta della situazione.
Il legame con Lercara Friddi e i riconoscimenti pubblici
Nonostante la lunga vita trascorsa tra Siena, Livorno e gli ippodromi toscani, Saro Pecoraro non ha mai reciso il legame con Lercara Friddi, il paese da cui tutto è cominciato.
Negli ultimi anni il suo nome è tornato spesso sulle pagine e nei post social del territorio siciliano: nel 2021 il Comune di Lercara Friddi gli consegna un Riconoscimento Civico, con tanto di pergamena e cerimonia ufficiale, per omaggiarne la storia sportiva e il ruolo di “ambasciatore” del paese nel mondo del Palio.
Sui social circolano foto di quegli incontri, insieme ai tanti post di auguri per i suoi compleanni “importanti”, in particolare per gli 88 anni festeggiati nel 2021. Scatti che lo ritraggono anziano, ma ancora lucidissimo, con quella stessa espressione segnata che raccontava una vita passata tra cavalli, stalle, corse e contrade.
L’ultimo saluto a Saro Pecoraro “Tristezza”
La notizia della morte di Saro Pecoraro è arrivata come un lampo nella tarda mattinata del 21 febbraio 2026, con la conferma dei media locali senesi. In pochi minuti la notizia si è diffusa tra contrade, gruppi di appassionati, pagine dedicate al Palio e al mondo dell’ippica.
Nel corso della giornata sono attesi i messaggi ufficiali delle contrade con cui ha vinto e di quelle con cui ha corso, oltre che gli annunci su rosari, funerali e iniziative di ricordo. È difficile immaginare che una figura del genere se ne vada senza un ultimo, grande abbraccio collettivo.
Per Siena e per chi vive il Palio, la scomparsa di Tristezza è un passaggio di testimone doloroso: se ne va uno degli ultimi grandi protagonisti di un’epoca in cui la corsa era fatta di cavalli duri, piste meno addomesticate e fantini che rischiavano tutto in tre giri.
Resteranno le immagini, le telecronache storiche, le interviste in cui racconta la sua vita con la memoria di chi non ha dimenticato niente. E resterà, soprattutto, quella sensazione che alcuni personaggi, anche quando non li vedi più affacciarsi al verrocchio, continuino a stare in Piazza lo stesso, da qualche parte tra i tamburi, il tufo e il silenzio prima del mortaretto.
FAQ su Saro Pecoraro “Tristezza”
Quanti anni aveva Saro Pecoraro quando è morto?
Saro Pecoraro era nato il 6 aprile 1933 a Lercara Friddi (Palermo) ed è morto il 21 febbraio 2026: aveva 92 anni.
Per quale motivo era famoso Saro Pecoraro?
È stato uno dei fantini più importanti del Palio di Siena, con 41 Palii corsi e 5 vittorie, ottenute con Aquila, Selva, Istrice, Giraffa e Lupa. Era conosciuto con il soprannome “Tristezza” e considerato un punto di riferimento per intere generazioni di contradaioli e appassionati.
Per quali contrade ha vinto il Palio di Siena?
Ha vinto con:
- Aquila (2 luglio 1959),
- Selva (2 luglio 1960),
- Istrice (2 luglio 1961),
- Giraffa (Palio straordinario del 24 settembre 1967),
- Lupa (2 luglio 1973).
Cosa ha fatto Saro Pecoraro dopo aver smesso di correre il Palio?
Dopo il ritiro dalla Piazza ha continuato a lavorare con i cavalli come allenatore nelle corse regolari, soprattutto in Toscana. All’ippodromo Caprilli di Livorno è stato per decenni una figura centrale, legata a centinaia di cavalli e vittorie.
Che legame aveva con la Sicilia e con Lercara Friddi?
Pur vivendo a lungo tra Siena e Livorno, è sempre rimasto legato a Lercara Friddi, il suo paese natale. Nel 2021 il Comune gli ha conferito un Riconoscimento Civico per la sua carriera e per il ruolo di figura simbolo del paese nel mondo del Palio e dell’ippica.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






