A San Biagio di Callalta il nome di Corrado Vogrig gira di bocca in bocca da ore. Prima i messaggi sui cellulari, poi le chat di paese, infine le condivisioni sui social: a 63 anni, uno dei volti più riconoscibili tra imprenditoria locale e impegno politico se n’è andato all’improvviso, lasciando un vuoto che si avverte subito.
Vogrig viveva a Cavriè, una frazione circondata da campi, case basse e cantieri che conosceva bene. Chi lo aveva incrociato almeno una volta lo ricorda come una figura presente, uno che non stava ai margini: lavoro, consiglio comunale, associazioni, arte. Una vita vissuta “di traverso” a molti mondi, senza accontentarsi di un solo ruolo.
La mattina del malore a Cavriè
La tragedia è arrivata in una mattina qualsiasi. Nella casa di Cavriè, Corrado Vogrig ha avvertito un malessere improvviso, un infarto che in pochi minuti è diventato irreversibile.
Sono stati chiamati subito i soccorsi, l’ambulanza è arrivata rapidamente e il personale sanitario ha tentato a lungo di rianimarlo. Tutto inutile: il decesso è stato constatato direttamente in abitazione. Aveva 63 anni.
Da lì la notizia si è allargata come cerchi nell’acqua: telefonate ai parenti, messaggi nelle chat di lavoro, i gruppi dei paesi vicini che iniziano a rilanciare la stessa frase: “È morto Corrado”. In poco tempo, tra San Biagio, Cavriè, Rovarè e tutto il Trevigiano, il suo nome è diventato simbolo di un lutto collettivo.
Dal Palladio ai cantieri: il lavoro di una vita
Dietro la parola “imprenditore” c’è una storia precisa.
Corrado Vogrig si era diplomato geometra all’istituto tecnico Palladio di Treviso. Lì aveva imparato il linguaggio dei disegni tecnici, delle misure, dei rilievi. Finita la scuola, niente pause: via in cantiere, prima come libero professionista, tra pratiche, progetti e sopralluoghi in giro per la provincia.
Nel corso della sua carriera aveva lavorato anche con una grande realtà del territorio, Permasteelisa, azienda nota per i rivestimenti architettonici in vetro e acciaio. Un’esperienza che lo aveva portato a confrontarsi con progetti complessi, facciate di edifici importanti, squadre di lavoro numerose.
Più avanti aveva avviato una sua attività nel settore edilizio, costruendosi la reputazione di imprenditore che conosce ogni fase del lavoro, dalla carta millimetrata al cemento gettato. Chi lo ha visto in azione nei cantieri lo descrive come concreto, diretto, abituato a decidere, ma anche in grado di parlare con tutti: tecnici, operai, clienti, amministratori.
Per molti colleghi era soprattutto una cosa: uno che sul lavoro ci metteva la faccia, anche quando significava discutere, insistere, non accontentarsi del “si è sempre fatto così”.
L’impegno politico: dal Psi al Movimento 5 Stelle
Accanto al lavoro, c’è sempre stata la politica. Non solo come osservatore, ma come protagonista.
Da giovane, Vogrig aveva iniziato nella galassia del Partito Socialista Italiano, muovendosi tra sezioni, riunioni, incontri pubblici. In quegli anni aveva incrociato figure della politica locale con cui avrebbe mantenuto un dialogo lungo, fatto di convergenze e scontri, ma sempre dentro il perimetro dell’impegno civile.
Più avanti, con l’ondata dei movimenti civici e delle nuove forze politiche, il suo percorso si era spostato verso il Movimento 5 Stelle. Dal 2013 viene ricordato come uno dei promotori del gruppo locale, uno di quelli che spingeva perché la politica non restasse soltanto una discussione online ma diventasse presenza concreta sul territorio: banchetti, consigli comunali, interrogazioni, richieste di trasparenza.
In consiglio comunale a San Biagio di Callalta aveva assunto anche un ruolo istituzionale. Interveniva spesso su temi di urbanistica e lavori pubblici, portando dentro l’aula l’esperienza di geometra e imprenditore. Per alcuni era una voce scomoda, per altri una risorsa: di certo non una comparsa.
Il suo tratto riconoscibile? Non tirarsi indietro quando c’era da dire la propria, anche a costo di alzare il tono o di restare isolato su certe posizioni. In molti, oggi, lo ricordano proprio per quella schiettezza, a volte ruvida, ma difficilmente equivocabile.
L’associazione “Alice” e la memoria di Gino Donè
Il nome di Corrado Vogrig è legato anche alla memoria storica e alla Resistenza.
A Rovarè è stato tra i fondatori e motore dell’associazione “Alice”, dedicata alla figura di Gino Donè, il partigiano veneto che, dopo la guerra in Italia, partì per Cuba e fu l’unico italiano imbarcato sul Granma insieme a Fidel Castro e ai rivoluzionari che avrebbero cambiato la storia dell’isola.
Con “Alice” Vogrig aveva organizzato eventi, commemorazioni, incontri pubblici, proiezioni, momenti di testimonianza nelle scuole e nelle piazze. Amava raccontare la storia di Donè come un pezzo di identità collettiva: un uomo partito dalle campagne venete per approdare dentro una rivoluzione dall’altra parte del mondo.
Negli ultimi anni aveva sostenuto anche un progetto cinematografico su Gino Donè, collaborando con autori, studiosi e realtà del territorio. In questo lavoro si intrecciavano le sue passioni: la memoria, l’impegno civile, l’idea che certe storie non debbano finire chiuse in un libro, ma passare di mano in mano.
“Geometra che abbandona il righello”: la pittura e l’arte
Come se non bastasse, nella vita di Corrado c’era anche l’arte.
Si definiva, con una formula che dice molto di lui, “geometra che abbandona il righello”. Dopo anni passati tra linee dritte, misure precise, progetti squadrati, aveva cominciato a dipingere. Colori più liberi delle planimetrie, forme meno controllabili di una pianta catastale.
Nei suoi quadri ricorrevano spesso figure senza volto, sagome che sembrano muoversi in spazi indefiniti. Ombre che possono diventare chiunque, in cui è facile sovrapporre la propria storia. Usava spesso tecniche acrilico-materiche, con superfici corpose e colori che non si limitano alla tela ma sembrano voler uscire oltre il bordo.
Negli ultimi tempi aveva condiviso alcune opere anche online, come il quadro intitolato “Donna nel silenzio”, formato 30×50, che racconta bene il suo modo di lavorare: pochi dettagli, grande intensità emotiva, la sensazione che dietro quella figura muta ci sia un mondo intero.
Per molti che lo conoscevano soprattutto come imprenditore e politico, scoprire la sua produzione pittorica è stato quasi uno stupore: un altro pezzo di identità, meno esposto ma non meno importante.
Famiglia e affetti
Dietro la figura pubblica restava, com’è ovvio, la vita privata.
Corrado Vogrig era sposato con Carmen e aveva quattro figlie: Veronica, Angelica, Ludovica e Celeste. Il loro nome compare spesso in queste ore, quando si parla della tragedia che li ha colpiti, perché è attorno a loro che si stringono amici, conoscenti, colleghi, amministratori, militanti politici, volontari delle associazioni.
L’immagine che molti restituiscono è quella di un uomo che, pur diviso tra mille impegni, non rinunciava a parlare della sua famiglia, a raccontare orgoglioso le tappe, piccole o grandi, del percorso delle figlie.
Il cordoglio di San Biagio di Callalta e non solo
La morte di Corrado Vogrig ha generato un’onda di cordoglio ampia.
L’amministrazione comunale di San Biagio di Callalta ha espresso la propria vicinanza alla famiglia, riconoscendo il ruolo che ha avuto nella vita pubblica del paese, tra consiglio comunale, dibattito politico e iniziative sul territorio.
Ex sindaci, consiglieri, compagni di partito di ieri e di oggi hanno affidato ai messaggi pubblici il loro ricordo: c’è chi ha parlato di lui come di un “uomo delle relazioni”, uno capace di avvicinare mondi diversi, e chi ha sottolineato quanto, pur tra scontri e divergenze, fosse impossibile negargli coerenza e passione.
Nei gruppi locali e nelle pagine dedicate alla memoria di Gino Donè si moltiplicano le parole di ringraziamento per il lavoro portato avanti dall’associazione “Alice”, lavoro che molti sperano possa proseguire anche dopo la sua scomparsa.
I funerali sono attesi come un momento di saluto collettivo: non solo una cerimonia religiosa, ma un’occasione per restituire, almeno simbolicamente, qualcosa a chi, nel bene e nel conflitto, ha speso anni della propria vita per la comunità.
FAQ su Corrado Vogrig
Chi era Corrado Vogrig?
Era un imprenditore edile, geometra di formazione, e politico locale di San Biagio di Callalta. Ha lavorato nei cantieri del Trevigiano, ha avviato un’attività propria nel settore delle costruzioni ed è stato attivo in consiglio comunale e in diverse realtà associative.
Quanti anni aveva e dove viveva?
Aveva 63 anni e viveva a Cavriè, frazione di San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso.
Di che cosa è morto Corrado Vogrig?
È morto a causa di un infarto improvviso nella sua abitazione di Cavriè. Nonostante l’intervento dei soccorsi, i tentativi di rianimazione non sono riusciti a salvarlo.
In quali partiti ha militato?
Nel corso della sua vita politica è stato attivo prima nell’area del Partito Socialista Italiano e, successivamente, nel Movimento 5 Stelle, di cui è stato uno dei promotori a livello locale.
Aveva una famiglia?
Sì. Era sposato con Carmen e aveva quattro figlie: Veronica, Angelica, Ludovica e Celeste. Attorno a loro, in queste ore, si è stretto l’abbraccio di tutta la comunità.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






