La notizia è rimbalzata prima in Versilia e poi nel resto d’Italia: Giorgio Mendella è morto.
Aveva 72 anni e avrebbe compiuto 73 il prossimo 2 marzo. Si è spento a Sanremo, in seguito alle complicazioni di un intervento chirurgico, come riportano le cronache locali.
Nato a Monza, Mendella era però considerato da tutti viareggino d’adozione: qui aveva casa, affari, amicizie. Qui, soprattutto, aveva costruito buona parte di quella galassia imprenditoriale che lo ha reso famoso – e poi travolto – tra televisioni locali, assicurazioni, edilizia e finanza creativa.
Chi era Giorgio Mendella
Giorgio Mendella era uno di quei personaggi che, se hai vissuto certi anni, ti tornano subito in mente: televendite notturne, slogan martellanti, promesse di guadagni facili, la sigla di Rete Mia sullo schermo.
Classe 1953, perito elettrotecnico di formazione, aveva iniziato dal basso: fattorino in una galleria d’arte, venditore di enciclopedie, lavori manuali di ogni tipo. È in quel mondo delle gallerie che trova il primo varco in tv: il titolare si ammala, la televendita di quadri è già pagata, qualcuno deve andare in onda. Quel “qualcuno” diventa lui, e davanti alla telecamera scopre un talento naturale per la vendita e lo show.
Da lì in poi la scalata è rapidissima. Mendella diventa il “telefinanziere”, l’uomo che porta soldi, investimenti e affari in televisione, mescolando intrattenimento e promesse di rendimenti che, a molti, sembrano irrinunciabili.
L’avventura di Rete Mia e l’impero costruito in Toscana
La creatura più famosa di Giorgio Mendella resta Rete Mia, emittente nata nel 1988 rilevando il circuito Elefante e una serie di tv locali. In pochi anni il segnale copre buona parte del territorio nazionale, aiutato dalle norme della legge Mammì che aprono nuove possibilità alle private.
Rete Mia diventa un piccolo fenomeno:
- palinsesti popolari, molto radicati tra Viareggio e Lucca,
- televendite che entrano nel mito, come quelle del mobilificio Aiazzone,
- trasmissioni con volti noti della tv commerciale dell’epoca.
Intorno all’emittente nasce una galassia di società: immobiliare, assicurazioni, raccolta pubblicitaria, finanza. Nomi come Capitalfinanziaria, Domovideo, Fin Versilia, Intermercato, oltre a Mias Assicurazioni, compongono un gruppo che a un certo punto arriva a controllare decine di aziende, con un giro d’affari stimato – all’epoca – in centinaia di miliardi di lire.
Per la Versilia è il periodo in cui Mendella sembra ovunque: nelle trattative d’affari, nei progetti immobiliari, perfino nello sport cittadino.
Il Viareggio Calcio e lo sport in città
Tra le passioni più visibili di Giorgio Mendella c’è sempre stato il calcio. A fine anni Ottanta diventa presidente del Viareggio Calcio, portando entusiasmo, investimenti e risultati.
Sotto la sua gestione arrivano:
- la vittoria del campionato di Serie D 1989/1990,
- la quasi promozione in C2 nella stagione successiva, sfumata per un soffio.
In quegli anni, sulle maglie bianconere passano giocatori e allenatori destinati a farsi un nome, in un clima che i tifosi ricordano come elettrico, a tratti esagerato, ma sicuramente mai anonimo.
Mendella non si limita al calcio: mette soldi anche nel basket e nell’hockey, l’altra grande passione sportiva di Viareggio. L’idea è sempre la stessa: usare lo sport come vetrina, come simbolo di una città che si vuole vedere ambiziosa quanto il suo patron.
Il crac finanziario e la lunga vicenda giudiziaria
L’altra faccia della medaglia esplode nei primi anni Novanta. Le attività di Mendella finiscono nel mirino della Consob, che blocca la vendita delle azioni delle sue società in tv. È l’inizio di una vicenda giudiziaria pesantissima.
Le accuse della procura di Lucca parlano di:
- associazione a delinquere,
- truffa,
- irregolarità nella raccolta di denaro dal pubblico, attraverso televendite e operazioni finanziarie.
Nel 1995 Mendella viene arrestato all’estero e riportato in Italia. Dopo anni di processi, nel 1999 arriva la sentenza definitiva: nove anni di reclusione per i reati contestati.
Quello che, agli occhi del pubblico, era il volto sorridente del guadagno facile, diventa d’un tratto il simbolo di un crac che lascia dietro di sé investitori traditi, famiglie che hanno perso risparmi, una catena di aziende in difficoltà, e una rete televisiva destinata a chiudere.
Il ritorno in pubblico e i nuovi progetti
Nonostante tutto, Giorgio Mendella non sparisce. Scontata la sua pena, rientra in Versilia e prova a rimettersi in gioco.
Negli anni Duemila e Dieci riappare in alcune interviste pubbliche, dove racconta la sua versione dei fatti, parla di pressioni, errori, responsabilità distribuite, e rivendica di essere stato, almeno in parte, un capro espiatorio di una stagione di finanza spregiudicata.
Parallelamente torna a interessarsi di progetti imprenditoriali più piccoli, meno appariscenti: iniziative locali, idee di rilancio nel mondo dei media e dell’edilizia, qualche presenza pubblica legata alla memoria dei “suoi” anni d’oro. Nel 2016 partecipa a una festa del Viareggio Calcio, ricordando insieme ai tifosi quei due campionati travolgenti di fine anni Ottanta.
Nelle interviste, ama ripetere di essere partito davvero dal niente:
«Nacqui partendo dal niente, pulivo i forni delle cucine», frase che riassume bene l’immagine che ha sempre voluto dare di sé, quella dell’uomo che si fa da solo, nel bene e nel male.
La morte a Sanremo e il ricordo tra Versilia e mondo della tv
La sua vita si chiude a Sanremo, lontano ma non troppo da quei luoghi toscani in cui aveva messo radici. È qui che, a 72 anni, è arrivata la notizia delle complicazioni dopo un intervento chirurgico che non gli ha lasciato scampo.
La morte di Giorgio Mendella lascia reazioni contrastanti:
- in Versilia c’è chi ricorda il presidente del Viareggio Calcio, l’uomo che ha acceso sogni sportivi in una città abituata a vivere di mare e Carnevale;
- nel mondo della televisione locale resta la memoria di un imprenditore che aveva intuito, prima di molti altri, il potenziale delle televendite e dell’intrattenimento finanziario;
- tra chi ha vissuto sulla propria pelle il crac e le sue conseguenze, il nome di Mendella continua a essere legato a ferite economiche e familiari che non si sono mai del tutto rimarginate.
La sua storia resta una delle più controverse degli anni Ottanta e Novanta italiani: l’ascesa rapidissima di un imprenditore “visionario” e il crollo fragoroso di un sistema che, per qualche tempo, in molti avevano scelto di credere senza farsi troppe domande.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






