Una notizia che colpisce Faenza al cuore
A Faenza il nome di Gilberto Bucci non era uno fra tanti. Era quello che compariva quando si parlava di campagna, di agricoltura, di giovani che volevano restare a lavorare la terra. Ma anche quando si discuteva di urbanistica, bilanci comunali, progetti per la città.
Si è spento prematuramente, dopo una lunga e grave malattia, lasciando un vuoto che nel giro di poche ore è diventato pubblico: comunicati, ricordi, messaggi di cordoglio di amici, amministratori, colleghi di partito e di lavoro.
A ricordarlo, tra i primi, è chi gli è stato vicino negli ultimi giorni: la famiglia, le figlie, chi lo descrive come “capostipite” e punto fermo non solo in politica, ma soprattutto dentro le mura di casa.
L’uomo di campagna: la terra prima di tutto
Prima ancora del consigliere comunale, viene fuori l’immagine dell’agricoltore.
Gilberto Bucci aveva radici piantate nella campagna faentina: podere, lavoro quotidiano nei campi, conoscenza pratica di quello che succede davvero quando si parla di rese, prezzi, siccità, burocrazia. Non era un tecnico chiuso in ufficio: era uno che la terra la toccava, che sapeva cosa significasse mandare avanti un’azienda agricola in anni non sempre facili.
Da lì nasce la sua autorevolezza nel mondo degli agrotecnici e delle associazioni di categoria. Per anni è stato un riferimento per iniziative, convegni, fiere dedicate all’agricoltura, capace di portare la voce delle campagne anche nei contesti più istituzionali.
L’esperienza nazionale: la presidenza dell’OIGA
La sua storia non si ferma ai confini comunali.
A livello nazionale, Gilberto Bucci è stato legato all’OIGA – Osservatorio per l’Imprenditorialità Giovanile in Agricoltura, organismo del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
In quel ruolo, da presidente dell’OIGA, ha seguito da vicino:
- le politiche a favore dei giovani agricoltori,
- gli interventi per l’insediamento in agricoltura delle nuove generazioni,
- i rapporti e le analisi sul ricambio generazionale nei campi.
Lo si ritrova spesso accanto a ministri e sottosegretari, chiamato a raccontare cosa significhi davvero, per un ragazzo, scommettere su un’azienda agricola: accesso al credito, bandi, burocrazia, errori da evitare.
È la parte più “romana” della sua vita, ma sempre vissuta con la testa e il cuore rivolti a quel pezzo di Romagna da cui veniva.
Trent’anni di politica a Faenza
Accanto all’agricoltura c’è la lunga stagione nell’aula consiliare.
Bucci è stato per decenni una delle figure più riconoscibili del consiglio comunale di Faenza. C’è chi lo ricorda come uno dei consiglieri più longevi della città: presente, combattivo, spesso in posizione critica e indipendente rispetto agli schieramenti tradizionali.
Alle comunali del 2010 si presenta con una lista civica che porta il suo nome, la lista “Gilberto Bucci”, che entra comunque in consiglio con un seggio, segno di un radicamento forte sul territorio.
In seguito diventa capogruppo della civica “La Tua Faenza”, da cui porta avanti battaglie su:
- mondo rurale e frazioni,
- tutela delle aree agricole,
- criticità ambientali, come i cattivi odori e i problemi di inquinamento nella zona dell’autostrada, su cui non ha mai smesso di intervenire.
Nei resoconti di chi lo ha incrociato in consiglio, emerge il ritratto di un uomo tenace, poco disposto ai compromessi di facciata, capace di portare la campagna dentro al palazzo e il palazzo, quando serviva, direttamente nei campi.
Il soprannome: perché lo chiamavano “leone”
Nel giorno dell’addio, nelle parole di amici e colleghi ritorna spesso una definizione: “leone”.
Il soprannome racchiude due aspetti. Da una parte il carattere politico: duro, diretto, battagliero, con interventi che non lasciavano indifferenti. Dall’altra, il modo in cui ha affrontato la malattia: una prova lunga, vissuta con forza, energia e speranza, come sottolineano molti dei messaggi di cordoglio diffusi in queste ore.
“Leone” anche perché, pur colpito da problemi di salute importanti, non ha rinunciato a seguire i temi che gli stavano a cuore, continuando a informarsi e a dire la sua finché ha potuto.
Famiglia, affetti e l’ultimo saluto
Dietro il personaggio pubblico c’era una dimensione privata molto forte.
La figlia Simona, nel saluto dedicato al padre, parla di lui come del “nostro tutto”, del punto di riferimento per l’intera famiglia. Nelle sue parole si avverte la gratitudine per la lotta affrontata fino all’ultimo e per un’eredità fatta non solo di incarichi, ma di valori e di scelte.
Attorno a moglie e figlie si è stretta, nelle ultime ore, una comunità larga: amici di partito, agricoltori, tecnici, ex avversari politici, amministratori di maggioranze e opposizioni diverse. Segno che il nome di Gilberto Bucci ha attraversato molte stagioni senza esaurirsi in una singola appartenenza.
Il segno lasciato sul territorio
Mettendo in fila i tasselli della sua vita pubblica, il ritratto è quello di una figura che ha provato a tenere insieme, per tutta la vita, terra e istituzioni:
- la campagna, vissuta ogni giorno nel podere di famiglia,
- i giovani agricoltori, seguiti e rappresentati anche a livello nazionale,
- Faenza, osservata e criticata dai banchi del consiglio comunale,
- le battaglie ambientali per le frazioni e le aree più periferiche.
Da un lato il trattore, dall’altro la cartellina con gli atti consiliari; da una parte i convegni sul futuro dell’agricoltura, dall’altra le riunioni in municipio e gli incontri con i cittadini.
Chi lo ricorda insiste su una parola: dedizione.
Una dedizione spesso ruvida, mai accomodante, che ha permesso al suo nome di restare legato a doppio filo al mondo agricolo e alla storia politica recente di Faenza.
FAQ su Gilberto Bucci
Chi era Gilberto Bucci?
Gilberto Bucci era un agricoltore e politico faentino, figura di riferimento per il mondo agricolo del territorio e per la politica locale. È stato consigliere comunale per molti anni e protagonista in numerose battaglie legate alla campagna e all’ambiente.
Quando è morto Gilberto Bucci?
La notizia della sua morte è stata diffusa il 20 febbraio 2026. Si è spento prematuramente dopo una lunga e grave malattia.
Di cosa si occupava in agricoltura?
Gestiva un podere agricolo nella zona di Faenza ed era molto impegnato nell’associazionismo agricolo. A livello nazionale ha ricoperto il ruolo di presidente dell’OIGA, l’Osservatorio per l’Imprenditorialità Giovanile in Agricoltura, seguendo da vicino le politiche per i giovani agricoltori.
Qual è stato il suo ruolo in politica?
È stato consigliere comunale a Faenza per diversi mandati, candidato anche con una lista civica che portava il suo nome e poi capogruppo della lista “La Tua Faenza”. Si è occupato soprattutto di mondo rurale, frazioni, tutela delle aree agricole e questioni ambientali.
Perché viene ricordato come “leone”?
Per il suo carattere forte, la tenacia con cui ha portato avanti le sue battaglie politiche e, soprattutto, per la forza con cui ha affrontato la malattia.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






