Chi è il nonno di Gard di Amici: la storia di Aristodemo “Cesare” Piccardo, l’uomo che gli ha fatto amare De André

Serena Comito

Chi è il nonno di Gard di Amici: la storia di Aristodemo “Cesare” Piccardo, l’uomo che gli ha fatto amare De André

Se guardi Amici 25, ormai lo sai: ogni volta che Gard si emoziona davvero, finisce sempre lì. Al nonno.
Ne parla quando prova Nonno Hollywood, quando racconta di come ha iniziato a cantare, quando deve spiegare da dove arriva quella malinconia un po’ adulta per un ragazzo della sua età.

In tv lo chiamano solo “il nonno di Gard”, come se fosse una figura quasi mitologica. In realtà aveva un nome e cognome ben precisi, una storia concreta, un lavoro tutt’altro che artistico e una passione enorme per la musica d’autore.

Dietro il personaggio che vediamo nello studio di Amici c’è anche lui: Aristodemo “Cesare” Piccardo, nonno materno di Gard.

Chi è il nonno di Gard di Amici

In un’intervista rilasciata prima di entrare nella scuola, Gard ha raccontato chi era davvero quel nonno che cita così spesso.

Si chiamava Aristodemo Piccardo, ma tutti lo conoscevano come Cesare. Era il nonno materno del cantante, padre di Federica, la mamma di Gard. Non era un musicista di professione: era un imprenditore di Arenzano, in provincia di Genova, e aveva fondato la ditta Piccardo, un’azienda che si occupa di materiali siderurgici.

Una figura solida, concreta, da “Nord Ovest industriale”, lontanissima dallo stereotipo del nonno artista. Eppure è proprio lui che ha acceso la miccia.

Gard lo descrive come una persona molto presente, di quelle che non si limitano a fare il nonno “da cartolina”, ma che entrano davvero nella vita dei nipoti. E nella sua ci è entrato attraverso le canzoni.

Dal ferro alla musica: la casa dove giravano i dischi di De André

Il paradosso è questo: di giorno Cesare lavorava con il ferro, con i materiali pesanti di una ditta siderurgica. La sera, in casa, tirava fuori i vinili di De André e dei grandi cantautori genovesi.

Gard ha raccontato che è stato proprio il nonno a sedersi con lui e a fargli ascoltare per la prima volta quei brani. Non solo De André, ma tutta quella scuola lì: le storie di mare, di porto, di personaggi borderline che hanno reso unica la canzone d’autore ligure.

Per il bambino che era allora, quella non era ancora “cultura musicale”: era semplicemente tempo con il nonno. Un uomo adulto che ti fa ascoltare parole difficili e canzoni non sempre leggere, come se fossi già in grado di capirle. Quel tipo di fiducia, spesso, ti segna più di mille lezioni di canto.

Il legame speciale tra Gard e il nonno

Nella scuola di Amici, davanti alle telecamere, Gard ha ammesso che ha iniziato a cantare con suo nonno. Non in uno studio di registrazione, non in una sala prove, ma in casa, come succede nelle famiglie normali: una radio, qualche cd, la voce di un adulto che sa a memoria i testi e quella di un bambino che prova a stargli dietro.

Uno dei ricordi che lo stesso Gard cita più spesso è questo:

  • il nonno che gli canta De André,
  • lui che, pian piano, si butta,
  • e quella sensazione di essere visto, ascoltato, preso sul serio.

Non è un dettaglio romantico messo lì per far piangere il pubblico: per un artista, soprattutto se giovane, sentirsi sostenuto da qualcuno della famiglia è spesso la differenza tra un talento che rimane chiuso in cameretta e qualcuno che trova il coraggio di salire su un palco televisivo.

La morte del nonno e la poesia che diventa canzone

Quando Cesare muore, Gard è ancora molto giovane. Il lutto è uno shock, e lui lo elabora come può: scrivendo. Prima nasce una poesia dedicata al nonno, una sorta di lettera mai davvero chiusa. Poi, col tempo, quelle parole diventano la sua prima canzone, intitolata “Per te”.

È interessante notare questo passaggio: il nonno gli trasmette l’amore per chi scrive canzoni che sembrano racconti (De André, Nomadi, i grandi della tradizione italiana), e quando lui deve fare i conti con la perdita, sceglie proprio quella forma, la canzone, per provare a rimettere insieme i pezzi.

È come se Cesare avesse chiuso un cerchio senza saperlo: prima mette un nipote davanti alle storie in musica degli altri, poi quel nipote, anni dopo, userà lo stesso linguaggio per parlare proprio di lui.

“Nonno Hollywood” e le lacrime in studio

Chi segue il daytime di Amici 25 ha visto la scena: Gard che prepara “Nonno Hollywood” di Enrico Nigiotti, le prove che diventano pesanti, le lacrime che salgono a galla.

La canzone parla di un nonno che se ne va portandosi dietro un pezzo di mondo. È inevitabile che, per lui, il pensiero corra a Cesare. Nelle clip mandate in onda, Gard racconta che:

  • ha iniziato a cantare proprio con il nonno,
  • la prima canzone “seria” che ricorda è “Io vagabondo” dei Nomadi cantata insieme a lui,
  • quando sente certi brani gli sembra ancora di averlo accanto.

E qui si capisce quanto il personaggio “Gard” sia in realtà legato a quella figura familiare. Non è solo una citazione affettuosa per fare tenerezza al pubblico: c’è una vera radice emotiva che torna fuori ogni volta che si parla di repertorio, di testi, di cosa dire in una canzone.

Da Arenzano allo studio di Amici 25

Se allarghiamo lo sguardo, la storia di Aristodemo “Cesare” Piccardo dice qualcosa anche sul modo in cui nascono gli artisti oggi.

Da una parte c’è Arenzano, con la sua azienda di materiali siderurgici, il lavoro in fabbrica, la mentalità concreta di chi ha fondato una ditta e l’ha portata avanti per anni. Dall’altra c’è uno studio televisivo, le luci di Canale 5, i professori, le classifiche, i social che commentano ogni esibizione.

In mezzo c’è un nonno che, senza fare discorsi, ha spostato di pochi gradi la traiettoria del nipote: gli ha fatto ascoltare De André, lo ha messo a contatto con un certo modo di scrivere e di cantare, gli ha fatto provare cosa significa usare la voce per raccontare storie.

Il risultato lo vediamo oggi: un cantante ancora in formazione, con tutti i suoi limiti e le sue fragilità, ma con un punto fermo molto chiaro. Ogni volta che dice “penso a mio nonno”, sta dicendo in realtà “penso a perché ho iniziato a fare tutto questo”.

Cosa rappresenta oggi il nonno di Gard

Per il pubblico di Amici, il nonno di Gard è diventato quasi un personaggio a sé: lo si nomina quando lui si emoziona, quando canta brani più intimi, quando viene fuori il lato meno “competitivo” e più umano del talent.

Per Gard, invece, resta la radice. Quell’angolo di famiglia che tiene insieme:

  • la normalità di un imprenditore ligure che lavora nel settore siderurgico,
  • il calore di casa,
  • e la scoperta che dietro una canzone non ci sono solo note, ma persone, biografie, cicatrici.

Se oggi un ragazzo di vent’anni sale su un palco nazionale und e sceglie di giocarsi tutto parlando anche di questo, è perché qualcuno, anni fa, ha deciso che non era “troppo piccolo” per ascoltare De André.

E quel qualcuno, per lui, si chiamava Aristodemo “Cesare” Piccardo.

Domande frequenti sul nonno di Gard

Come si chiama il nonno di Gard di Amici?
Il nonno di Gard si chiamava Aristodemo Piccardo, ma tutti lo chiamavano Cesare. Era il nonno materno del cantante.

Che lavoro faceva il nonno di Gard?
Cesare era il fondatore della ditta Piccardo di Arenzano, azienda che opera nel settore dei materiali siderurgici. Non era un musicista di professione, ma aveva una grande passione per la canzone d’autore.

Perché Gard parla così spesso del nonno ad Amici 25?
Perché è stato lui a fargli scoprire De André e i cantautori, e con lui Gard ha iniziato a cantare da bambino. Nelle prove ha raccontato di aver cantato con il nonno la sua prima vera canzone e di aver cominciato proprio lì ad amare la musica.

Il nonno di Gard è ancora vivo?
No, Cesare è scomparso alcuni anni fa. Gard ha scritto prima una poesia e poi una canzone, “Per te”, per elaborare il lutto e tenere vivo il suo ricordo.

Perché Gard ha scelto “Nonno Hollywood” ad Amici?
Perché è un brano che parla del rapporto con il nonno e della sua perdita. Cantandolo, Gard ha potuto raccontare anche il proprio legame con Cesare, l’uomo che lo ha portato dentro il mondo della musica e che oggi continua a ispirarlo da lontano.