È morto a 83 anni Mariano Rubinacci, maestro della sartoria napoletana. Dalla London House del padre alle boutique nel mondo, ecco chi era e cosa lascia

Daniela Devecchi

È morto a 83 anni Mariano Rubinacci, maestro della sartoria napoletana. Dalla London House del padre alle boutique nel mondo, ecco chi era e cosa lascia

A Napoli ci sono nomi che non sono solo cognomi: sono indirizzi, gesti, spalle morbide, chiacchiere a bassa voce davanti a una giacca appena imbastita.
Mariano Rubinacci era uno di questi. Si è spento a 83 anni, e con lui se ne va uno dei volti più riconoscibili della sartoria napoletana, di quella moda maschile che non ha bisogno di urlare per farsi notare.

Ti viene in mente qualche altra firma capace di tenere insieme aristocratici inglesi, clienti internazionali, uomini d’affari e napoletani di buon gusto, senza mai smettere di sembrare “di casa” in via Chiaia?

Dalla London House al nome di famiglia

La storia comincia con Gennaro Rubinacci, detto “Bebè”, mercante d’arte con un’idea precisa in testa: portare nei guardaroba maschili la stessa cura che metteva nello scegliere quadri e oggetti. All’inizio degli anni Trenta apre a Napoli, in via Chiaia, una sartoria che chiama London House: un omaggio ai tessuti inglesi e a una certa immagine di eleganza britannica che però lui vuole ammorbidire.

È lì che nasce quella che passerà alla storia come giacca napoletana: leggera, destrutturata, con la spalla morbidissima e senza imbottiture rigide. Un piccolo atto di ribellione rispetto alle giacche rigide e pesanti dell’epoca, pensato per uomini che vogliono muoversi, guidare, vivere. Tra i primi clienti ci sono attori, scrittori, professionisti; gente che sa quanto conti un taglio fatto bene, ma che non ha voglia di sentirsi in uniforme.

In questo contesto cresce Mariano, in una casa-atelier dove i rotoli di tessuto sono quasi un arredo fisso e la parola “misura” non è solo una questione di centimetri, ma di carattere.

Mariano prende il timone: un diciottenne alla guida di una maison

Quando il padre muore, all’inizio degli anni Sessanta, la sartoria passa nelle mani di Mariano, che ha appena 18 anni. Un’età in cui molti non hanno ancora deciso che università fare, e lui si ritrova a gestire un atelier frequentato da nobili, attori, uomini d’affari, habitué della Napoli elegante.

Una delle prime mosse simboliche è il cambio di nome: da London House a Rubinacci. Il marchio diventa definitivamente famiglia, cognome in insegna, dichiarazione d’identità. Non è solo un passaggio burocratico: è il segnale che la casa vuole parlare con la propria voce, senza appoggiarsi più a immagini prese in prestito.

Da lì in poi comincia la fase dell’apertura al mondo. Napoli resta il cuore, ma l’orizzonte si allarga: prima altre città italiane, poi Milano, quindi Londra, fino a trasformare quella che era una sartoria di riferimento in una vera maison internazionale.

Londra, Mount Street e gli inglesi “stregati a casa loro”

Il gesto forse più emblematico della sua carriera è l’arrivo a Londra, nel quartiere di Mayfair, in una via – Mount Street – storicamente legata agli antiquari e all’eleganza maschile.

Aprire lì, per un napoletano, non è esattamente scontato. Eppure Rubinacci riesce a portare la sua giacca morbida proprio nel cuore di quello che, nell’immaginario, è “il regno” dell’eleganza inglese. È un po’ come suonare jazz a New Orleans: o hai qualcosa da dire, o ti ascoltano due minuti e poi ti ignorano.

Gli inglesi, invece, si innamorano di quella spalla naturale, del modo in cui la giacca segue il corpo, della sensazione di indossare qualcosa di estremamente sartoriale ma non rigido. Alcuni capi entrano anche in importanti collezioni museali dedicate alla moda: un riconoscimento che porta le sue giacche fuori dall’ambito commerciale e le mette nel racconto della storia del costume.

La “perfetta imperfezione”: cosa rendeva unico il suo stile

Chi lo ha conosciuto lo descrive come un uomo di eleganza assoluta ma mai vistosa. Camicie morbide, completi che sembravano nati addosso alle persone, pochette sistemate nel taschino con quei gesti che a guardarli sembravano casuali, ma non lo erano affatto.

È sua la difesa ostinata di una certa idea di “perfetta imperfezione”: la giacca non deve sembrare costruita col righello, deve respirare, muoversi, accompagnare il corpo invece di ingabbiarlo. Lavorando con i tessuti li accarezzava, li osservava in controluce, cercava di capire che tipo di vita avrebbero avuto una volta diventati abiti.

Nel frattempo, la maison cresce. Oggi il marchio è presente con boutique a Napoli, Milano e Londra, con un’attività che unisce il su misura più puro, le prove in sartoria, e linee pronte ma sempre radicate nella stessa idea di stile. I numeri degli ultimi anni raccontano un’azienda in salute, capace di crescere senza tradire la produzione artigianale.

Famiglia, bottega e quella festa per gli 80 anni

C’è poi il lato privato, che nel suo caso è sempre stato intrecciato al lavoro. Mariano lascia la moglie Barbara e quattro figli – Alessandra, Marcella e i gemelli Luca e Chiara – di cui parlava spesso con ironia affettuosa. Amava ripetere di avere “quattro figli, tutti con la stessa moglie”, frase semplice ma molto sua, a metà tra scherzo e dichiarazione d’amore.

Negli ultimi anni, la guida quotidiana dell’azienda è sempre più nelle mani di Luca, terza generazione, oggi volto più conosciuto della maison e interlocutore privilegiato di stampa e clienti: è lui a seguire direttamente le collezioni, le boutique, i nuovi progetti, mentre il padre resta presenza costante, memoria vivente e punto di riferimento per le scelte di stile.

Molto raccontata, e non a caso, è la festa per i suoi 80 anni: invece del classico salotto mondano, sceglie uno spazio industriale alle porte di Napoli, circondato dai sarti, dai collaboratori, dalle due “famiglie” – quella di sangue e quella della bottega. Un compleanno passato tra tessuti, cartamodelli e bambini che corrono tra i tavoli da taglio: l’immagine perfetta di ciò che per lui era davvero importante.

Il museo della sartoria e il ruolo culturale

Mariano non è stato solo il capo di una maison, ma anche il custode di un patrimonio. Nel tempo ha promosso un vero e proprio archivio storico della sartoria napoletana: abiti dagli anni Trenta in avanti, conservati, studiati, messi a disposizione di mostre e progetti culturali.

Alcuni capi e materiali sono stati prestati a musei e istituzioni internazionali, contribuendo a raccontare la storia della moda italiana dal dopoguerra in poi. Non è un dettaglio da poco: vuol dire riconoscere che la giacca di Napoli non è solo “stile”, ma anche documento di un’epoca, di un modo di vivere e di presentarsi al mondo.

In molti racconti sulla moda maschile italiana, il nome Rubinacci compare accanto ai grandi della sartoria, come presidio di quel “fatto a mano” partenopeo che resiste all’omologazione industriale. Un pezzo di identità cucito a mano, punto dopo punto.

Dopo la sua morte: cosa resta del “mondo Rubinacci”

La sua scomparsa non coincide con la fine della maison, anzi. Gli ultimi anni mostrano un percorso di passaggio generazionale già avviato, con i figli – in particolare Luca – sempre più presenti nelle scelte operative e creative.

Quello che se ne va, con Mariano, è soprattutto un certo modo di stare in atelier: le storie raccontate mentre si prova una giacca, la capacità di riconoscere un cliente dal passo sulle scale, il modo in cui piegava una pochette o sistemava un colletto prima che il cliente uscisse in strada.

Resta però un’eredità molto concreta:

  • una casa di moda che continua a lavorare, vendere, crescere;
  • una forma di giacca riconosciuta in tutto il mondo come simbolo di Napoli;
  • un archivio di abiti, tessuti, foto, aneddoti che raccontano quasi un secolo di eleganza maschile.

E forse la domanda, oggi, è proprio questa: come si tiene viva un’idea di eleganza quando non c’è più chi l’ha incarnata per decenni? La risposta, come spesso accade, sta nel lavoro quotidiano di chi resta: nei tagli, nelle prove in sartoria, nelle scelte dei tessuti per le collezioni che verranno.

FAQ

Quanti anni aveva Mariano Rubinacci quando è morto?

Aveva 83 anni.

Che ruolo aveva nella moda?

Era considerato uno dei maestri della sartoria napoletana e un punto di riferimento per l’eleganza maschile classica, resa però più morbida e contemporanea.

Da chi era stata fondata la maison?

La casa di moda nasce dal padre, Gennaro Rubinacci, negli anni Trenta, con il nome di London House. Mariano ne ha preso la guida da giovanissimo.

Dove si trovano oggi le boutique Rubinacci?

Le boutique principali si trovano a Napoli, Milano e Londra.

Chi porterà avanti il suo lavoro?

La maison è già da tempo nelle mani della terza generazione, con i figli – in particolare Luca – impegnati nella direzione creativa e gestionale, nel solco dello stile di famiglia.