La notizia è arrivata secca, quasi incredula: Pietro Iotti, 60 anni, amministratore delegato e direttore generale di Sabaf, non c’è più.
Per chi vive il mondo dell’industria, soprattutto tra Brescia e dintorni, il suo nome non era uno qualunque. In azienda lo conoscevano tutti, da Ospitaletto ai siti esteri: il “direttore generale” era lui, ma per molti restava prima di tutto un ingegnere di fabbrica.
Sabaf ha parlato di “improvvisa scomparsa”. Due parole che raccontano poco, ma bastano a far capire che la notizia ha colto tutti di sorpresa, dentro e fuori il gruppo.
Le radici: Reggio Emilia e il sogno dell’ingegneria
Pietro Iotti era nato a Reggio Emilia nel 1966.
Cresciuto in una terra dove le officine e i capannoni fanno parte del paesaggio, sceglie presto la strada tecnica: Ingegneria Meccanica, indirizzo Energia, al Politecnico di Milano.
Non il classico profilo da manager finanziario: fin dall’inizio la sua bussola sono le macchine, gli impianti, i processi produttivi. Chi ha lavorato con lui lo descrive come uno abituato a stare in stabilimento, non solo nelle sale riunioni.
Dai camion agli elettrodomestici
Iotti comincia a farsi le ossa nel mondo dei motori. Negli anni Novanta entra nell’universo Iveco–Fiat: stabilimenti, linee di assemblaggio, turni da incastrare. Arriva a occuparsi dell’unità di assemblaggio veicoli, una di quelle responsabilità che ti costringono a tenere insieme numeri, qualità e persone.
Poi cambia settore ma non cambia contesto: sempre industria, sempre Italia che produce. Passa agli elettrodomestici, in Smeg, a Reggio Emilia. Qui diventa direttore generale operativo. In pratica, la persona che deve far funzionare ogni giorno la macchina industriale: produzione, tempi, logistica, problemi da risolvere senza fare troppo rumore.
Multiutility, wellness, idraulica: un filo rosso
Prima di approdare in Sabaf, la sua carriera tocca altri mondi chiave del made in Italy.
Lavora nel campo delle multiutility, occupandosi di energia e servizi sul territorio reggiano. Poi entra nel wellness, in uno dei gruppi simbolo del settore, seguendo la parte industriale e le attrezzature. Infine, un ruolo di primo piano nell’idraulica, alla guida di un importante segmento di un grande gruppo internazionale, con incarichi da presidente e amministratore delegato.
Se si guarda tutto insieme, il filo è abbastanza chiaro: settori diversi, stessa logica. Stabilimenti da coordinare, mercati esteri, filiere lunghe, decisioni da prendere tenendo d’occhio contemporaneamente officina e bilancio.
L’ingresso in Sabaf e gli anni al comando
Il capitolo decisivo è quello con Sabaf, gruppo bresciano specializzato in componenti per elettrodomestici: bruciatori e soluzioni per il gas, cerniere per forni e lavastoviglie, elettronica, componenti per l’induzione.
Dal 2017 Pietro Iotti diventa amministratore delegato e direttore generale.
Sono anni in cui l’azienda cambia ritmo:
- cresce attraverso acquisizioni, soprattutto nel mondo delle cerniere e dell’elettronica;
- si spinge con piĂą decisione sui mercati internazionali, con stabilimenti e societĂ in Europa, Sud America, Asia, Nord America;
- punta su nuove tecnologie, come i componenti per i piani a induzione, affiancando il cuore storico del gas.
Dietro queste scelte, al fianco del presidente e degli azionisti, c’è spesso la sua mano. Non solo nei numeri dei piani industriali, ma nel lavoro quotidiano con le squadre operative, gli stabilimenti all’estero, i responsabili di produzione.
Il peso su Ospitaletto e sul distretto industriale
Per Ospitaletto e per il distretto bresciano, Sabaf è da anni una realtà di riferimento.
Con Iotti alla guida, il gruppo si è presentato sempre di più come un attore internazionale: fabbriche fuori Italia, marchi diversi sotto lo stesso ombrello, clienti sparsi in molti Paesi.
In questo scenario, la figura dell’amministratore delegato non era solo quella del manager che firma i comunicati. Pietro Iotti era il volto di Sabaf nelle relazioni con banche, partner, clienti globali, ma anche nei rapporti con il territorio: associazioni di categoria, istituzioni locali, mondo della formazione.
Il vuoto improvviso e le decisioni da prendere
La sua morte improvvisa apre ora una fase delicata.
Sul piano umano, dentro Sabaf, è il momento del lutto e dei ricordi: colleghi, dirigenti, operai che hanno attraversato con lui anni di cambiamenti, fusioni, nuove sfide tecnologiche.
Sul piano aziendale, invece, c’è la governance da ridisegnare. Il consiglio di amministrazione viene convocato con urgenza per individuare i passaggi successivi, garantire continuità alla guida del gruppo, rassicurare investitori, mercati e dipendenti.
Non si tratta solo di nominare un nuovo amministratore delegato: bisogna accompagnare il gruppo in un passaggio imprevisto, tenendo saldo l’equilibrio costruito in questi anni.
Il ritratto che resta
Se si mette insieme tutto – studi, incarichi, trasformazioni aziendali – il ritratto che esce è quello di un ingegnere nato in provincia e arrivato a guidare un gruppo internazionale, senza smettere di ragionare da uomo di fabbrica.
Dai camion agli elettrodomestici, dall’energia al wellness, fino a Sabaf: un percorso lungo, spesso lontano dai riflettori, ma molto presente nei luoghi dove l’industria si fa davvero, tra linee produttive, investimenti e nuove tecnologie.
Con la sua scomparsa, Sabaf perde il suo vertice operativo. Il mondo industriale italiano, invece, perde una delle figure che, negli ultimi anni, hanno lavorato per tenere insieme tradizione manifatturiera e crescita globale, in un equilibrio sempre complicato ma fondamentale per chi, come lui, ha fatto dell’industria la propria casa.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






