La notizia della morte di Filippo Fiorello
La notizia è arrivata con il tono basso ma netto che hanno le cose serie. Filippo Fiorello, ingegnere, per anni volto e guida dei Vigili del Fuoco in diverse province del Nord, è morto a 68 anni a Cremona, la città dove si era stabilito con la famiglia dopo una vita passata tra turni, emergenze e responsabilità di comando.
A dare l’annuncio sono state le cronache locali di Cremona, Sondrio e Lecco, che lo hanno subito definito “storico comandante” e “uomo delle istituzioni”, sottolineando come il suo nome fosse legato a decenni di servizio in prima linea. Con lui se ne va una figura che per molti pompieri non era solo un dirigente, ma un punto di riferimento quotidiano.
Le origini a Messina e la scelta della divisa
Filippo Fiorello era nato a Messina. Lì aveva studiato, lì si era laureato in ingegneria, prima di scegliere una strada che non è mai una scelta leggera: entrare nel Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco come funzionario tecnico.
Negli anni Ottanta inizia il suo percorso proprio a Messina, dove viene impiegato come funzionario operativo con funzioni di vice comandante. Sono anni in cui il Corpo vive ancora una fase di grande trasformazione, tra la crescita del ruolo tecnico e il consolidamento di una cultura della prevenzione moderna.
Chi lo ha conosciuto in quel periodo racconta di un professionista rigoroso, con una grande attenzione ai dettagli e una caratteristica poco rumorosa ma evidente: la tendenza a mettersi a disposizione, più che a mettersi in mostra.
La lunga stagione della formazione a Roma
A cavallo tra gli anni Ottanta e i primi Duemila, il nome di Filippo Fiorello compare spesso associato alle Scuole centrali antincendio di Roma, il cuore della formazione del Corpo.
Per circa quattordici anni si dedica, in modo continuativo, alla formazione interna: corsi, aggiornamenti, attività didattiche rivolte a funzionari e personale operativo. Un lavoro silenzioso, ma decisivo: passano da lì intere generazioni di vigili del fuoco, che sul campo porteranno quelle competenze tecniche e quel metodo.
Non è il tipo di attività che finisce nei titoli dei giornali, ma chi oggi lavora nei comandi dove è passato Fiorello tende a ricordare proprio questo aspetto: prima ancora che un comandante, è stato a lungo un formatore, uno che costruiva competenze e stabilità nelle squadre.
Sondrio, un comando “lungo” in una terra fragile
Il primo grande incarico di vertice arriva in Valtellina. Dal 2003 al 2009 Filippo Fiorello è comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Sondrio, in un territorio che vive da sempre con il peso delle frane, delle piene, della neve pesante e delle strade di montagna.
Per un comandante non è un incarico di routine: significa gestire un reparto che deve essere pronto a intervenire su scenari complicati, spesso in zone isolate, con condizioni meteo che cambiano in poche ore.
Colpisce un dato: la durata dell’incarico. Sei anni pieni in un unico comando, in un’epoca in cui i trasferimenti dei dirigenti sono diventati più frequenti. Un segnale, per molti, della fiducia che l’amministrazione riponeva in lui e del legame che si era creato con quel territorio.
Negli articoli che lo ricordano da Sondrio, il ritratto è quello di un comandante concreto, presente, capace di tenere insieme gestione interna e rapporto con le istituzioni locali.
Gli anni a Lecco, tra emergenze e quasi duemila interventi l’anno
Nel 2009 cambia provincia, ma non tipo di sfide. Filippo Fiorello viene trasferito al comando di Lecco, dove rimane fino al 2014.
Qui il contesto è diverso ma non meno complesso: montagna, lago, grandi arterie stradali, zone industriali. Il comandante Fiorello guida un comando che, solo nel 2014, registra quasi duemila interventi in un anno tra incendi, incidenti, allagamenti e soccorsi tecnici.
È un periodo di lavoro intenso, scandito da emergenze grandi e piccole. Le cronache locali di allora lo citano spesso in conferenze stampa, celebrazioni di Santa Barbara, incontri pubblici. La sua è una presenza sobria ma costante: spiega, rassicura, difende il lavoro delle sue squadre, ricorda che dietro ogni sirena ci sono persone in carne e ossa.
Quando lascia Lecco per assumere il nuovo incarico, il passaggio di consegne viene raccontato come un vero e proprio “avvicendamento di peso” tra due comandanti esperti.
Cremona, l’ultimo comando e la vita di tutti i giorni
Dal 2014 il suo nome si lega a Cremona. È qui che Filippo Fiorello assume il comando provinciale dei Vigili del Fuoco, è qui che rientra anche dopo una parentesi di un anno, ed è qui che chiude la sua carriera nel 2021, raggiunti i limiti di servizio.
Cremona significa pianura, grandi infrastrutture, stabilimenti, incidenti stradali, ma anche piena del Po e criticità idrauliche. Un territorio che richiede coordinamento, capacità di dialogo con Prefettura, Comuni, Provincia, Protezione civile.
Nelle cronache degli anni cremonesi viene spesso citato accanto alle autorità civili e religiose nelle cerimonie di Santa Barbara. La diocesi lo ricorda accanto al vescovo nelle caserme, nelle celebrazioni dedicate a chi ogni giorno entra in servizio senza sapere cosa lo aspetta.
È anche il periodo in cui si parla del progetto della nuova caserma, dei sopralluoghi, della necessità di dotare il comando di una sede al passo con le esigenze moderne. Da comandante, Fiorello è uno di quelli che porta avanti il dossier, mediando tra esigenze tecniche e tempi della burocrazia.
La famiglia e una pensione goduta troppo poco
Finita la vita di comando, Filippo Fiorello resta a Cremona con la famiglia. Al suo fianco la moglie, Danka, e le tre figlie, Simona, Valeria e Anita.
I necrologi parlano di loro con rispetto, ricordano il dolore di chi ha visto un marito e un padre dedicare la quasi totalità della propria vita adulta al Corpo e alle responsabilità pubbliche. C’è una frase che torna più volte: ha “goduto poco della pensione”.
È una considerazione amara ma realistica. Dopo decenni vissuti tra centrali operative, telefonate nel cuore della notte, riunioni convocate d’urgenza e responsabilità penali e morali per ogni intervento, il tempo libero è durato poco.
Il cordoglio dei colleghi e degli ingegneri
Alla notizia della morte, il Comando dei Vigili del Fuoco di Cremona ha diffuso un messaggio di cordoglio in cui tutto il personale – dal comandante in carica ai funzionari, dai tecnici agli operativi – si è stretto simbolicamente attorno alla famiglia.
Anche l’Ordine degli Ingegneri della provincia di Cremona ha voluto ricordarlo pubblicamente, sottolineando il profilo professionale e umano di un collega che aveva saputo portare la competenza tecnica dentro un mondo, quello del soccorso, dove le decisioni vanno prese spesso in pochi istanti.
Il suo nome ricorre, in questi giorni, anche tra chi lo ha incrociato in passato a Sondrio e Lecco: pompieri, ex colleghi, amministratori locali. Ognuno aggiunge un dettaglio: la fermezza, la disponibilità all’ascolto, il modo di chiedere molto senza alzare la voce.
Un comandante che ha fatto della divisa una missione
Guardando la sua storia dall’inizio alla fine, il filo è chiaro. Laurea in ingegneria, ingresso nel Corpo, anni a formare gli altri, tre comandi provinciali in territori diversi ma sempre complessi.
Non è una carriera fatta di grandi clamori mediatici, ma di una continuità di servizio che ha attraversato decenni. Per chi ha indossato la divisa sotto il suo comando, la morte di Filippo Fiorello non è solo la scomparsa di un ex dirigente, ma la chiusura di una stagione in cui il ruolo del comandante si giocava tanto sul piano tecnico quanto su quello umano.
Lo ricordano così: uno che, prima di salire al piano degli uffici, sapeva fermarsi in autorimessa, parlare con le squadre, capire cosa funzionava e cosa no. E che, fino all’ultimo incarico, ha tenuto insieme l’ingegnere e il pompiere, la responsabilità giuridica e quella morale.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






