La notizia è rimbalzata a Veroli nelle prime ore del mattino, lasciando subito una scia di messaggi, telefonate, chat piene di ricordi. Fabrizio Iannarilli è morto il 17 febbraio 2026, alla clinica Ini Città Bianca. Per chi vive di basket – o anche solo lo ha sfiorato negli anni d’oro di Veroli – quel nome non è uno qualunque: è il volto di una storia lunga più di mezzo secolo, cominciata sui parquet di provincia e finita tra ruoli dirigenziali, trasferte, promozioni, e una città intera che oggi si sente un po’ più vuota.
La città lo saluta chiamandolo semplicemente “Fabrizio”. Nessun bisogno di specificare cognomi, incarichi o titoli: nel linguaggio di Veroli, “Fabrizio del basket” è uno solo.
Dalle prime partite in Serie D alla maglia di Palestrina
Per raccontare chi era, bisogna tornare indietro. È il 1974 quando Fabrizio Iannarilli esordisce con la maglia di Veroli in Serie D. Sono anni in cui il basket è ancora fatto di palazzetti freddi, trasferte su pullman improvvisati e un pubblico che conosce per nome metà dei giocatori.
Lui è uno di quelli che si guadagnano spazio, rispetto e palloni importanti. Non serve romanzare: bastano le date. A Veroli rimane gli anni necessari per farsi notare davvero, poi nel 1981 arriva la chiamata di Palestrina, altro pezzo storico della pallacanestro laziale. Per un giocatore di quel periodo è un passo pesante: cambiare maglia significa cambiare abitudini, compagni, tifosi.
Chi l’ha visto giocare ricorda un atleta concreto, uno che in campo portava più sostanza che effetti speciali. Ma soprattutto ricorda l’atteggiamento: serio, presente, affidabile. Quella stessa attitudine che si porterà dietro quando smetterà di sudare in maglietta per iniziare ad agire con la giacca dell’uomo di società.
La lunga stagione da dirigente: Veroli, Latina, di nuovo Veroli
Archiviata la carriera da giocatore, l’idea di staccarsi dal basket non lo sfiora neanche. Cambia ruolo, non cambia mondo. Diventa dirigente, poi direttore sportivo, fino a sedere nei consigli di amministrazione.
A Veroli il suo nome accompagna le fasi più importanti della crescita del club: c’è quando la squadra scala le categorie, c’è quando la città inizia a rendersi conto che quel pallone arancione, che un tempo riempiva solo i pomeriggi dei ragazzi, può portare la società fino ai piani alti, fino alla Serie A2.
Nel frattempo arriva anche l’esperienza fuori casa: Latina Basket. Qui Fabrizio Iannarilli ricopre il ruolo di direttore sportivo, figura chiave nelle scelte tecniche e nella costruzione delle squadre. È un passaggio che conferma quanto la sua competenza sia riconosciuta ben oltre i confini di Veroli: non è più solo “l’uomo di casa”, è un punto di riferimento per il basket laziale in generale.
Quando torna a occuparsi di Veroli, lo fa ancora da protagonista. Siede nel consiglio di amministrazione del Basket Veroli, accompagna la società nei passaggi più delicati, vive una nuova stagione di crescita e di risultati. Fino ad arrivare, da dirigente, alla vittoria del campionato di B2 nel 2023, altro tassello in una carriera che, messa tutta in fila, ha davvero il peso di cinquant’anni di pallacanestro.
Un “maestro” per chi è cresciuto a pane e canestro
Chi è venuto su con il basket verolano negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, se lo ritrova in quasi ogni ricordo. C’è chi lo ha conosciuto da giocatore, chi da tifoso sugli spalti, chi come dirigente che prova a tenere insieme budget, ambizioni e realtà.
Molti raccontano lo stesso tratto: non era un personaggio da copertina, era uno che c’era sempre. A bordo campo, negli uffici della società, al telefono con allenatori, procuratori, sponsor. C’era quando bisognava festeggiare, ma soprattutto c’era quando le cose si complicavano e serviva qualcuno con la testa fredda.
In più di un’intervista e in diversi ricordi pubblici, il suo nome compare accanto a quello di altri “padri” del basket verolano. Lo definiscono, senza troppi giri di parole, un maestro: non nel senso accademico del termine, ma come figura che, con l’esempio, ha insegnato cosa significa tenere in piedi una società sportiva di provincia che per anni ha saputo guardare negli occhi club ben più strutturati.
L’altra metà della vita: l’agenzia assicurativa a Veroli
La sua storia non è solo canestri e parquet. Per chi vive a Veroli, “Iannarilli” significa anche assicurazioni. Da decenni il suo nome è legato a un’agenzia ben conosciuta in città, legata a un grande marchio nazionale.
Dietro la scrivania, con i contratti al posto dei tabelloni, Fabrizio ha portato lo stesso stile che aveva nel basket: serietà, continuità, capacità di costruire rapporti di fiducia nel tempo. Molti clienti lo hanno conosciuto prima come uomo dello sport e poi come professionista, o viceversa. In entrambi i casi il filo conduttore è lo stesso: una presenza stabile, un punto di riferimento.
Questa doppia vita – basket e lavoro – spiega bene perché la notizia della sua morte abbia toccato ambienti diversi: non solo chi l’ha visto in panchina o dietro le quinte di una squadra, ma anche chi con lui ha avuto a che fare per una polizza, un consiglio, una pratica da sistemare.
Il dolore di Veroli e l’ultimo saluto
Da quando la notizia è uscita, la parola che ricorre di più è “lutto”. Lutto per il mondo del basket, certo, ma anche per la città di Veroli, che in queste ore si stringe attorno alla famiglia e agli amici più stretti.
Messaggi di cordoglio arrivano da ex compagni di squadra, allenatori, dirigenti, tifosi. C’è chi posta una foto in bianco e nero, chi ricorda una trasferta assurda, chi un aneddoto di spogliatoio o una trattativa di mercato andata per il verso giusto grazie a una sua intuizione. Non servono grandi discorsi: il mosaico dei racconti mette in fila l’immagine di un uomo che ha speso una fetta enorme della propria vita per tenere in alto il nome di Veroli nel basket.
I funerali sono fissati per domani alle 15.30, nella basilica di Santa Maria Salome, cuore religioso della città. Sarà lì che Veroli, quella del basket e quella di tutti i giorni, si ritroverà per un ultimo applauso silenzioso.
Di seguito alcune domande che in molti, in queste ore, si stanno facendo su di lui.
Chi era Fabrizio Iannarilli?
Era un ex giocatore, dirigente e direttore sportivo che ha legato il proprio nome al basket di Veroli per oltre cinquant’anni. Ha iniziato a giocare in Serie D nel 1974, è passato da Palestrina, ha lavorato come dirigente e DS in varie realtà (tra cui Latina) e ha accompagnato il Veroli nella sua crescita fino ai campionati di vertice.
Perché è così importante per il basket di Veroli?
Perché è stato presente praticamente in tutte le fasi chiave: in campo da giovane, poi nei ruoli societari quando la squadra ha iniziato a salire di categoria, fino alle stagioni più brillanti. Con lui, Veroli ha vissuto promozioni, campionati vinti e il sogno concreto di confrontarsi con realtà ben più grandi.
Che ruolo aveva fuori dal mondo sportivo?
A Veroli era conosciuto anche come agente assicurativo. Da anni guidava una storica agenzia cittadina, punto di riferimento per molte famiglie e attività. Questo lo ha reso una figura ancora più radicata nel tessuto quotidiano della città.
Quando e dove si terranno i funerali?
I funerali sono in programma domani alle 15.30, nella basilica di Santa Maria Salome a Veroli. È lì che amici, colleghi, tifosi e semplici cittadini potranno salutarlo di persona.
Come viene ricordato da chi ha lavorato con lui?
Viene ricordato come un uomo serio, leale, sempre presente. Un dirigente che conosceva bene sia il campo sia le dinamiche societarie, capace di tenere insieme la passione sportiva e la concretezza necessaria per far sopravvivere e crescere una squadra. Per molti è stato un maestro silenzioso: uno che non aveva bisogno di mettersi al centro della scena per lasciare il segno.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






