A Gattinara la notizia è corsa veloce, di casa in casa, come succede nei paesi quando se ne va qualcuno che tutti, almeno di vista, conoscono. Virgilio Gallarini, 61 anni, è morto il 16 febbraio 2026 nella sua abitazione, “circondato dall’affetto dei suoi cari”, come recita il necrologio.
Un dolore che non resta chiuso tra le mura di casa, ma che si allarga alla comunità: parenti, amici, vicini di casa, e quel gruppo di ex alpini con cui Virgilio aveva condiviso gli anni della naja, al Battaglione Genio Alpino “Orta”.
Il cordoglio della famiglia e della parrocchia
L’annuncio della morte è arrivato attraverso il necrologio diffuso dall’Agenzia funebre Montella e pubblicato sui canali locali. A piangerlo, prima di tutto, c’è la famiglia: i figli Stefano e Luigi con le loro famiglie, i fratelli Aldo, Ugo, Aldina, Ivan, le cognate, i cognati, i nipoti, i parenti tutti.
Il rosario è stato recitato nella chiesa parrocchiale di San Bernardo, la stessa in cui martedì mattina si sono svolti i funerali. Una chiesa che in queste occasioni si trasforma in un abbraccio collettivo: chi non lo conosceva di persona, conosceva qualcuno della famiglia; chi non aveva condiviso un pezzo di strada con lui, conosceva almeno il volto, incrociato per anni tra le vie di Gattinara.
Dopo la messa esequiale, il corteo si è diretto verso il tempio crematorio, seguendo quel rito sobrio che ormai accompagna molti ultimi saluti ma non toglie nulla alla commozione.
Il ricordo degli ex alpini del Battaglione Genio “Orta”
A dare una dimensione ancora più personale alla notizia è stato il messaggio di un suo ex commilitone, Giuliano Bugnolo, che sui social – e poi sulle pagine di cronaca – ha voluto ricordare Virgilio con le parole di chi ha condiviso con lui un pezzo di giovinezza.
Nel suo saluto parla di un altro lutto che colpisce il Battaglione Genio Alpino “Orta”, di uno zaino posato a terra per sempre, di una “malattia del secolo” che se l’è portato via troppo presto. Lo ricorda come coetaneo, amico fin da ragazzi, compagno di camerata negli anni del servizio militare alla caserma “Cesare Battisti”, scaglione 1983.
Dietro quelle righe, che passano da un telefonino all’altro, c’è l’idea semplice ma forte che chi ha condiviso il letto a castello, le marce, le esercitazioni, i permessi e le punizioni, resta parte di una stessa famiglia anche molti anni dopo. E quando uno di loro se ne va, è come se si chiudesse un pezzo di storia comune.
Un lutto che tocca tutta Gattinara
Gattinara non è una metropoli. È una cittadina dove i nomi restano, le facce si riconoscono, le storie si intrecciano. Per questo la scomparsa di un uomo di 61 anni, ancora nel pieno della vita, colpisce in profondità.
Chi lo ha conosciuto parla di una persona riservata ma disponibile, legata alla propria famiglia e al paese. Non c’è una grande biografia pubblica da sfogliare, nessun ruolo istituzionale da ricordare. C’è piuttosto la trama quotidiana fatta di incontri, saluti, piccole abitudini: il bar, la spesa, le chiacchiere al volo, i ricordi di leva con gli amici alpini.
In questi giorni il pensiero corre soprattutto ai figli e ai fratelli, a chi si trova a fare i conti con un vuoto improvviso. Ma il lutto, come spesso accade nei centri piccoli e medi, diventa anche un momento in cui la comunità si stringe: la parrocchia di San Bernardo, il quartiere, le persone che hanno voluto essere presenti al rosario o al funerale, o che hanno lasciato un messaggio, un fiore, una stretta di mano.
Una comunità che non dimentica
Le parole del necrologio – “la presente serve di partecipazione e ringraziamento” – riassumono bene lo spirito con cui la famiglia ha voluto condividere questo momento con la città. Partecipazione, perché il dolore è privato ma chi vive in paese sa bene che l’eco arriva ovunque. Ringraziamento, perché in questi casi ogni gesto conta: la visita, la telefonata, la presenza silenziosa in fondo alla chiesa.
La storia di Virgilio Gallarini non passa dalle prime pagine dei giornali nazionali, non è legata a incarichi di rilievo o a ruoli di potere. È la storia di una vita intrecciata a un territorio, di amicizie che risalgono all’epoca della leva, di legami familiari forti, di una comunità che oggi si ferma un attimo per dire addio.
E in quel “ciao Virgilio” che rimbalza tra i messaggi degli ex alpini dell’“Orta” e i ricordi dei gattinaresi, c’è forse il modo più autentico di raccontarlo: un uomo normale, ma importante per chi gli è stato vicino.
Domande frequenti su Virgilio Gallarini
Chi era Virgilio Gallarini?
Virgilio Gallarini era un uomo di 61 anni residente a Gattinara, in provincia di Vercelli. La sua figura pubblica non è legata a incarichi istituzionali, ma al tessuto quotidiano del paese e al legame con gli ex alpini del Battaglione Genio “Orta”, con cui aveva condiviso gli anni del servizio militare.
Quando è morto e dove si trovava?
Virgilio è morto il 16 febbraio 2026, nella sua abitazione di Gattinara. Il necrologio parla di una morte avvenuta “circondato dall’affetto dei suoi cari”, sottolineando la presenza della famiglia nel momento più difficile.
Chi sono i familiari che lo piangono?
A dare l’annuncio della scomparsa sono stati soprattutto i figli Stefano e Luigi con le rispettive famiglie, insieme ai fratelli Aldo, Ugo, Aldina, Ivan, ai nipoti e a tutti i parenti. È una rete familiare ampia, che in questi giorni si è stretta attorno al suo ricordo.
Dove si sono svolti rosario e funerali?
Il rosario è stato recitato nella chiesa parrocchiale di San Bernardo a Gattinara, la sera stessa del 16 febbraio. I funerali si sono tenuti il giorno successivo, martedì 17 febbraio, sempre nella stessa chiesa, alle ore 10. Al termine della funzione il feretro è stato accompagnato al tempio crematorio.
Perché gli ex alpini lo ricordano con particolare affetto?
Gli ex commilitoni del Battaglione Genio Alpino “Orta” lo ricordano come un amico di gioventù e un compagno di camerata. Nei messaggi comparsi in questi giorni parlano di lui come di un coetaneo con cui hanno condiviso il servizio militare alla caserma “Cesare Battisti”, scaglione 1983. Per loro, la sua scomparsa non è solo un lutto personale, ma anche un pezzo di storia comune che se ne va.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






