Chi era Billy Steinberg, autore di “Like a Virgin”, “True Colors”, “Eternal Flame” e molte altre hit, morto a 75 anni: vita, successi, eredità musicale.

Daniela Devecchi

Chi era Billy Steinberg, autore di “Like a Virgin”, “True Colors”, “Eternal Flame” e molte altre hit, morto a 75 anni: vita, successi, eredità musicale.

Quando Billy Steinberg se n’è andato, ieri 16 febbraio 2026, a 75 anni, a casa sua a Brentwood, molti hanno fatto la stessa esperienza. Hanno letto il nome, hanno pensato di non conoscerlo… Poi hanno visto l’elenco dei brani che portano la sua firma e hanno capito che in realtà era da una vita che lo avevano in cuffia.

Dietro la penna di questo autore californiano ci sono pezzi che hanno cambiato il pop: “Like a Virgin” di Madonna, “True Colors” di Cyndi Lauper, “Eternal Flame” delle Bangles, “So Emotional” di Whitney Houston, “Alone” delle Heart, “I’ll Stand By You” dei Pretenders. E ancora “I Touch Myself”, “I Drove All Night”, “Too Little Too Late”, “Give Your Heart a Break”.

Un catalogo infinito, infilato in quarant’anni di musica, quasi sempre un passo indietro rispetto ai riflettori.

Dalla California dei vigneti al sogno delle canzoni

William “Billy” Steinberg nasce il 26 febbraio 1950 a Fresno, in California, ma cresce a Palm Springs, in una famiglia che non ha niente a che fare con lo showbiz: il padre è un imprenditore agricolo, l’azienda di casa coltiva uva da tavola nel deserto della Coachella Valley.

Da ragazzo studia al Bard College, nello Stato di New York. Porta la chitarra ovunque, scrive testi, suona nei piccoli locali, assaggia per la prima volta la sensazione di vedere le proprie parole trasformarsi in musica. Poi rientra in California e prova a tenere insieme due vite: da una parte l’attività nei campi, dall’altra la testa ostinatamente rivolta alle canzoni.

È in quegli anni che mette in piedi una band, i Billy Thermal. Il nome arriva da Thermal, paesino vicino ai vigneti di famiglia. Il gruppo viene messo sotto contratto alla fine dei ’70, qualcuno nell’industria inizia ad accorgersi di lui.

Il vero strappo arriva quando una delle loro canzoni, “How Do I Make You”, finisce tra le mani di Linda Ronstadt: lei la incide per l’album Mad Love del 1980, il pezzo entra nella Top 10 americana e, all’improvviso, il ragazzo dei campi d’uva diventa uno songwriter credibile per l’industria.

L’incontro con Tom Kelly e l’esplosione di “Like a Virgin”

Nel 1981 Billy Steinberg incontra Tom Kelly, cantante e autore. I due formano anche un gruppo, gli i-Ten, ma capiscono presto che il loro spazio naturale non è il palco: è la stanza dove si scrivono le canzoni.

Insieme cominciano a lavorare su melodie e testi che, in pochi anni, cambieranno la storia del pop.

Il colpo di grazia arriva con “Like a Virgin”. Steinberg scrive il testo partendo da una storia personale, tutt’altro che frivola. Le parole finiscono sulla scrivania di Madonna, che sta cercando la canzone giusta per il secondo album. Lei la fa sua, la reinterpreta, la trasforma in un manifesto di indipendenza e provocazione.

Il singolo domina le classifiche, l’album prende lo stesso titolo e diventa uno dei dischi simbolo degli anni ’80. Il nome Steinberg resta in piccolo nei crediti, ma da lì in poi nessuno nei corridoi delle etichette discografiche lo considera più un esordiente.

Con Kelly arrivano altri quattro singoli al numero uno della Billboard Hot 100:

  • “True Colors” per Cyndi Lauper, una ballad delicatissima che diventerà negli anni un inno alla fragilità e all’accettazione;
  • “Alone” per le Heart, un urlo di solitudine che scala le classifiche nel 1987;
  • “So Emotional” per Whitney Houston, piena potenza vocale su un testo d’amore all’ennesima potenza;
  • “Eternal Flame” per le Bangles, una di quelle ballad che ancora oggi riempiono le playlist romantiche.

Sono gli anni in cui la coppia Steinberg–Kelly diventa una sorta di fabbrica di standard pop: ogni nuovo pezzo sembra destinato a trovare una voce gigantesca pronta a portarlo in cima alle classifiche.

Le parole che restano: “I’ll Stand By You”, “I Touch Myself” e le altre

Billy Steinberg non è solo l’uomo dei numeri uno. È soprattutto il tizio che sa trovare l’immagine giusta, la frase che ti si appiccica addosso.

Con Chrissie Hynde dei Pretenders scrive diversi brani, tra cui “I’ll Stand By You”, una promessa di vicinanza assoluta che, negli anni, è stata usata in cerimonie, funerali, raccolte fondi, serie tv. Una canzone semplice solo in apparenza, costruita con pochissime parole ma tutte precise.

Con i Divinyls firma “I Touch Myself”, brano che all’inizio scandalizza mezzo mondo per il tema esplicito dell’autoerotismo femminile, poi diventa un manifesto di libertà, e oggi è usato perfino in campagne di prevenzione per il cancro al seno.

Con le Bangles oltre a “Eternal Flame” lavora su pezzi come “In Your Room”, pieno di immagini sensuali, e con artisti diversissimi tra loro incrocia percorsi che vanno dal pop all’R&B, dalla dance al rock.

Dentro queste canzoni c’è sempre una costante: non sono testi costruiti a tavolino, non hanno quell’aria di slogan pubblicitario. Sono frasi molto dirette, ma con dentro una vita vissuta.

Dagli anni ’90 in poi: Celine Dion, JoJo, Demi Lovato

Quando molti autori della sua generazione iniziano a ripetersi, Billy Steinberg trova altri compagni di strada.

Con il producer Rick Nowels lavora a canzoni per Celine Dion, tra cui “Falling Into You”, che dà il titolo all’album del 1996 poi premiato con il Grammy come disco dell’anno. È un altro tassello di una carriera che non si ferma agli anni ’80, ma attraversa le decadi adattandosi a voci e sonorità nuove.

Più avanti arriva la collaborazione con Josh Alexander. Insieme firmano brani come:

  • “Too Little Too Late” per JoJo, che riporta una giovanissima voce in cima alle classifiche a metà anni 2000;
  • “Give Your Heart a Break” per Demi Lovato, uno dei singoli che definiscono il pop radiofonico degli anni ’10;
  • altri pezzi per Nicole Scherzinger, LP e varie popstar di nuova generazione.

È la prova che Steinberg non è rimasto inchiodato alla nostalgia: ha continuato a scrivere per e con artisti più giovani, senza forzarli dentro una formula anni ’80.

Premi, riconoscimenti, Hall of Fame

Con un catalogo del genere, i riconoscimenti non potevano mancare.

Nel tempo Billy Steinberg entra nella Songwriters Hall of Fame insieme a Tom Kelly, riceve riconoscimenti legati ai dischi a cui ha contribuito (come l’album di Celine Dion), vede le sue canzoni finite in ogni tipo di classifica: migliori brani pop di sempre, canzoni simbolo degli anni ’80, ballad più suonate dalle radio.

Ma chi ha lavorato con lui racconta anche un altro lato: quello di un uomo riservato, lontanissimo dalle esibizioni social dei tempi recenti, molto concentrato sul mestiere. Non un “hitmaker” ossessionato solo dai numeri, ma uno che passava ore sulle parole finché non gli suonavano vere.

Il figlio Ezra, ricordandolo, ha parlato di un padre che credeva nel “costruire cose che durano”: nelle canzoni, nelle relazioni, nel modo di stare al mondo.

Guardando la quantità di brani che ancora oggi girano ovunque, è difficile dargli torto.

Billy Steinberg oggi: un’eredità che canta ancora

Billy Steinberg è morto dopo una malattia, a pochi giorni dal suo 76° compleanno. Accanto a lui la moglie, i figli, la famiglia che si è costruito lontano dai riflettori.

Il paradosso è che, mentre lui se ne va in silenzio, le sue canzoni continuano a fare un rumore enorme: suonano nelle radio, vengono scoperte dalle nuove generazioni su piattaforme di streaming, vengono riprese in cover, talent, film, serie.

Ogni volta che parte “True Colors”, c’è un pezzetto di quel ragazzo cresciuto in mezzo ai vigneti della California. Ogni volta che qualcuno canta “I’ll Stand By You” per rassicurare una persona amata, o balla su “Like a Virgin” in qualche festa, l’eredità di Billy Steinberg si allunga di qualche minuto.

Non aveva il viso stampato sulle copertine, non era il tipo da concedere interviste fiume. Ma se la grandezza di un autore si misura dalla vita che le sue canzoni continuano ad avere, allora Billy Steinberg, senza fare troppo rumore, resta uno dei giganti del pop.