Chi è Nancy Guthrie, madre di Savannah Guthrie scomparsa in Arizona: cosa sappiamo davvero finora

Daniela Devecchi

Chi è Nancy Guthrie, madre di Savannah Guthrie scomparsa in Arizona: cosa sappiamo davvero finora

Nancy Ellen Guthrie, nata Long nel 1942 a Fort Wright, Kentucky, ha 84 anni ed è la madre della conduttrice del “Today Show” Savannah Guthrie. Vedova dal 1988 – il marito Charles “Chuck” Guthrie è morto improvvisamente durante un viaggio di lavoro in Messico – ha cresciuto da sola i tre figli: Savannah, Annie e Camron.

Da decenni vive nei Catalina Foothills, area residenziale a nord di Tucson, in Arizona, dove è molto legata alla comunità e alla chiesa che frequenta regolarmente. La famiglia la descrive come lucida e indipendente nelle decisioni, ma con mobilità ridotta e diversi problemi di salute: porta un pacemaker ed è dipendente da farmaci quotidiani per la pressione e altre patologie croniche. Proprio queste condizioni rendono la sua scomparsa ancora più allarmante agli occhi degli inquirenti.

La scomparsa: la cronologia

La sera del 31 gennaio 2026 Nancy viene riaccompagnata a casa verso le 21.50 dal genero, Tommaso Cioni, marito della figlia Annie. È l’ultima persona nota ad averla vista.

La mattina del 1° febbraio Nancy non arriva alla funzione domenicale, un’assenza subito notata in una donna che non mancava praticamente mai. Un membro della chiesa avvisa la famiglia, che intorno alle 11 si reca a casa sua.

Dentro l’abitazione trovano l’auto parcheggiata, gli effetti personali, il telefono e le medicine: tutto sembra al suo posto, tranne lei. Verso mezzogiorno viene chiamato il 911 e il caso passa all’ufficio dello sceriffo della contea di Pima.

Fin dai primi rilievi è chiaro che non si tratta di una semplice “anziana scomparsa”:

  • sul portico e vicino alla porta d’ingresso vengono trovate tracce di sangue, attribuite a Nancy;
  • una videocamera di sorveglianza installata vicino alla porta è stata rimossa.

Lo sceriffo Chris Nanos parla subito di sospetto rapimento: per età, condizioni fisiche e scena trovata in casa, gli investigatori escludono l’ipotesi di un allontanamento volontario.

Le tracce dell’uomo mascherato

Un tassello chiave dell’indagine è il filmato recuperato dal campanello con videocamera. Le immagini mostrano un individuo che si avvicina alla porta di casa nel cuore della notte:

  • volto coperto, cappuccio alzato, guanti;
  • una fondina con quella che sembra essere un’arma;
  • uno zaino da trekking riconosciuto come un modello venduto in esclusiva da una grande catena di supermercati.

Sulla base del video, il sospetto viene descritto come un uomo di altezza media, corporatura normale, con probabile baffo scuro. È lui, con ogni probabilità, a disattivare o rimuovere la videocamera.

Pochi giorni dopo, lungo una strada a qualche chilometro dall’abitazione, viene ritrovato un guanto in un fossato. In mezzo ad altri guanti persi dai soccorritori, gli agenti ne isolano uno compatibile per modello con quelli visti nel video dell’intruso.

Le analisi di laboratorio rivelano un profilo di DNA che non appartiene né a Nancy né a membri della famiglia: potrebbe essere quello del rapitore. Al momento, però, non è stato ancora collegato a un’identità precisa.

Dallo zaino al “signal sniffer”: le mosse degli investigatori

Partendo dalle immagini dello zaino, gli investigatori federali hanno iniziato a lavorare con la catena che lo commercializza per risalire ai potenziali acquirenti del modello in questione in Arizona e negli stati limitrofi. È un lavoro minuzioso su scontrini, carte fedeltà e pagamenti elettronici, ma finora non ha prodotto un nome pubblico.

In parallelo è stato annunciato l’uso di una tecnologia ancora poco conosciuta, il cosiddetto “signal sniffer”: un dispositivo capace di intercettare i deboli segnali Bluetooth a bassa energia emessi dal pacemaker di Nancy, montato su elicotteri e, in prospettiva, anche su droni per scandagliare porzioni di territorio più ristrette.

La portata limitata del segnale – poche decine di metri, anche in condizioni ottimali – rende la sfida enorme, ma per gli investigatori ogni possibilità di individuare una traccia elettronica è cruciale, visto che la donna non aveva con sé il cellulare al momento della scomparsa.

Sul terreno, l’ufficio dello sceriffo e l’FBI hanno coordinato:

  • ricerche con unità cinofile e volontari nei canyon e nelle colline dei Catalina Foothills;
  • operazioni con squadre speciali (SWAT) in abitazioni e proprietà nel raggio di pochi chilometri dalla casa;
  • il sequestro e l’analisi di alcuni veicoli ritenuti interessanti, senza però arrivare finora ad arresti.

La famiglia sotto pressione (e poi scagionata)

Fin dall’inizio, la famiglia Guthrie è stata travolta da una duplice ondata: la paura per Nancy e una esposizione mediatica gigantesca, conseguenza diretta della notorietà di Savannah.

La conduttrice ha lasciato la guida del suo programma e la prevista partecipazione alle cerimonie olimpiche per trasferirsi in Arizona e seguire da vicino le ricerche. Insieme ai fratelli ha registrato più video-appelli rivolti direttamente a chi tiene la madre: la famiglia si dice “pronta a parlare” e chiede una prova che Nancy sia viva, ricordando anche quanto sia facile oggi falsificare immagini e voci con l’intelligenza artificiale.

In parallelo, sui social si sono moltiplicate speculazioni e teorie complottiste, in alcuni casi arrivando a insinuare il coinvolgimento di parenti e conoscenti. È una deriva che lo stesso sceriffo ha definito “un ostacolo per le indagini”, perché costringe gli inquirenti a inseguire piste infondate e aumenta il clima di sospetto intorno a una famiglia già sotto choc.

Dopo giorni di voci, lo sceriffo Nanos ha voluto chiarire pubblicamente che tutti i membri della famiglia sono stati esclusi come sospetti: “Sono vittime di questo reato e stanno collaborando pienamente”, ha dichiarato, chiedendo ai media di smettere di alimentare il “processo alla famiglia”.

Le lettere di riscatto e l’ipotesi del furto finito male

Nel corso delle indagini sono arrivate lettere di presunto riscatto, recapitate soprattutto ai media e non come canale diretto e strutturato con gli investigatori o con i Guthrie. Alcune fissavano scadenze per il pagamento già trascorse, senza che seguissero contatti concreti: per questo le autorità le trattano con molta cautela, considerandole potenzialmente opera di mitomani che cercano visibilità sfruttando il clamore del caso.

Fonti investigative hanno parlato anche della pista di un possibile furto in abitazione finito male, con un ladro che avrebbe scelto la casa di Nancy pensando a un obiettivo facile – un’anziana sola in un quartiere benestante – e che si sarebbe poi trovato in una situazione degenerata fino al rapimento. Si tratta, però, di una ricostruzione non confermata ufficialmente: gli investigatori non escludono nessuna ipotesi.

A che punto è l’inchiesta

Ad oggi, 17 febbraio 2026, il quadro è questo:

  • Nancy Guthrie è ancora scomparsa;
  • non ci sono arresti né un sospettato formalmente identificato al pubblico;
  • gli elementi principali sono: il video dell’uomo mascherato, le tracce di sangue, il guanto con DNA sconosciuto, lo zaino riconducibile a una specifica catena commerciale e i tentativi di intercettare il segnale del pacemaker;
  • la famiglia è stata ufficialmente scagionata;
  • le autorità parlano ancora di speranza di trovarla viva, ma riconoscono che il tempo gioca contro, vista l’età e le condizioni di salute della donna.

Restano aperte le domande chiave:
chi è l’uomo nel video, perché ha scelto proprio quella casa, dove si trova oggi Nancy.
Domande a cui, per ora, né la scienza forense né la tecnologia più avanzata hanno ancora saputo dare risposta.