A Venezia e a Mestre, il nome Gianfranco Rizzetto non era uno fra tanti. Per chi ha frequentato la Cgil, i movimenti per la salute mentale, gli incontri del Festival dei Matti, era una presenza quasi certa: una voce riconoscibile, un modo di fare diretto, un’energia che metteva insieme politica, lavoro e cura delle persone.
Adesso quella voce si è spenta. Rizzetto è morto domenica sera, dopo una malattia affrontata a lungo. Aveva poco più di sessant’anni. La notizia è arrivata nelle ore successive, lasciando un vuoto evidente nel mondo sindacale e in quello della salute mentale veneziana.
Chi era Gianfranco Rizzetto
Di lui, chi lo ha conosciuto racconta prima di tutto una cosa: stava sempre dalla parte di chi aveva meno tutele.
Rizzetto era sindacalista, infermiere, volontario. Un profilo ibrido, concreto. Uno che il lavoro e la fragilità delle persone non le ha mai viste solo da una scrivania.
Per anni è stato segretario generale della Funzione Pubblica Cgil Venezia, la categoria che rappresenta chi lavora nei servizi pubblici: sanità, enti locali, assistenza, scuola. In quella stagione, in città, passavano riorganizzazioni, tagli, esternalizzazioni. Lui stava lì, nel mezzo, a fare la spola tra uffici, assemblee, trattative e reparti.
Negli ultimi anni aveva spostato il suo impegno su uno dei fronti più spinosi: il lavoro precario. Era diventato segretario di NIdiL Cgil Venezia, il sindacato che segue rider, lavoratori somministrati, collaboratori, freelance, tutte quelle figure che vivono spesso «a chiamata», senza certezze e con contratti fragili.
Gli anni nel sindacato: dal pubblico impiego ai precari
Nella Funzione Pubblica lo ricordano come un segretario che non si accontentava delle formule generiche.
Si occupava di:
- contratti dei lavoratori pubblici,
- organici ridotti nei servizi,
- condizioni di sanitari, operatori sociali, impiegati comunali,
- difesa della qualità del servizio ai cittadini.
Non era il classico dirigente che appare solo nelle foto ufficiali. Chi ha lavorato con lui lo descrive come uno che sta nelle vertenze fino in fondo, che ascolta le storie singole e le trasforma in battaglie collettive.
Poi il passaggio a NIdiL Cgil. Qui cambia lo scenario: niente più posto fisso, ma turni ballerini, paghe a consegna, appalti e subappalti, algoritmi che decidono chi lavora e chi no.
Rizzetto si mette di nuovo in prima linea su:
- condizioni di rider e lavoratori delle piattaforme,
- lavoratori degli appalti Fincantieri a Marghera,
- vertenze sul lavoro digitale e intermittente.
Il filo rosso resta lo stesso: difendere chi rischia di non avere voce. Che si tratti di un infermiere in ospedale o di un ragazzo in bici sotto la pioggia per una consegna, il punto di partenza è la dignità del lavoro.
Salute mentale, diritti e il Festival dei Matti
L’altra metà della sua storia si muove su un terreno ancora più delicato: quello della salute mentale.
Rizzetto è stato per anni uno dei volti del “Festival dei Matti” di Venezia, progetto che ha provato a riportare al centro del dibattito pubblico la parola “follia”, senza sguardi pietistici né sensazionalismi.
Nel festival aveva un ruolo preciso:
- faceva parte del comitato scientifico,
- era responsabile organizzativo,
- contribuiva a costruire ogni edizione, incontro dopo incontro.
Il festival metteva insieme psichiatri, psicologi, giuristi, artisti, scrittori, persone che hanno vissuto l’esperienza del disturbo mentale. Sul palco si parlava di manicomi, REMS, misure di sicurezza, ma anche di relazioni, famiglia, possibilità di cura fuori dalla logica dell’internamento.
Rizzetto portava dentro quel lavoro il suo sguardo da sindacalista e infermiere: il tema non era solo la diagnosi, ma anche:
- i diritti delle persone che vivono un disturbo mentale,
- l’accesso ai servizi,
- i rischi di tornare a forme, più o meno mascherate, di esclusione.
Faceva parte del Forum Veneto Salute Mentale e ha partecipato alle campagne per il superamento degli Opg (gli ospedali psichiatrici giudiziari) e per una gestione più umana delle REMS. Sempre con la stessa chiave: guardare alle persone prima che alle etichette.
Un infermiere che non ha mai smesso di pensare alla cura
Nella sua biografia ufficiale, accanto alla parola sindacalista, c’è sempre anche la parola infermiere. Non è un dettaglio.
Avere una formazione sanitaria gli dava un passo particolare:
- conosceva dall’interno i reparti,
- sapeva cosa significa lavorare con turni pesanti,
- aveva chiaro il peso emotivo della cura quotidiana.
Questo doppio sguardo – lavoro e cura – si teneva insieme soprattutto nei temi che gli stavano più a cuore: salute mentale, servizi pubblici, condizioni di chi lavora nei luoghi dell’assistenza.
Non parlava solo di numeri e organici. Parlava di corpi stanchi, di pazienti fragili, di operatori schiacciati, di persone che cercavano un equilibrio. Anche quando scriveva o interveniva in pubblico, l’idea di fondo era sempre quella: non lasciare nessuno da solo, né sul fronte del lavoro né su quello della sofferenza psichica.
La malattia e l’ultimo tratto di strada
Della malattia che lo ha portato via non sono stati diffusi dettagli, ed è giusto rispettare questo pudore. Quello che emerge è che si è trattato di un percorso lungo, di una battaglia non lampo ma combattuta nel tempo.
Chi gli era vicino racconta di un uomo che ha continuato a seguire le sue battaglie finché ha potuto, pur con le forze che diminuivano. Non in modo eroico, ma molto umano: con giorni migliori e giorni peggiori, con i limiti che la malattia impone, con i sogni che restano lì, a metà.
Uno di questi sogni – ricordato da un amico – era un viaggio in Sudamerica che avrebbe voluto fare e che non è mai riuscito a realizzare. Un dettaglio che dice più di molte biografie: c’è sempre qualcosa che rimane sospeso, quando una vita si interrompe.
Il vuoto che lascia a Venezia e Mestre
La sede della Cgil a Mestre, i corridoi dove passano vertenze e assemblee, il mondo del Festival dei Matti, le reti per la salute mentale: sono tutti luoghi in cui il nome di Gianfranco Rizzetto continuerà a circolare a lungo.
Il vuoto che lascia non è solo quello di un dirigente sindacale esperto, ma di una figura che teneva insieme più piani:
- il lavoro di chi è assunto,
- il lavoro di chi è precario,
- la fragilità di chi vive una sofferenza psichica,
- la necessità di nuove parole per parlare di follia e di diritti.
Per molti, il suo modo di fare sindacato era un invito preciso: non limitarsi al contratto, ma guardare alla vita di chi quel contratto lo firma.
Nelle prossime ore saranno definiti data e luogo dei funerali. È facile immaginare che saranno in tanti a volerlo salutare: colleghi della Cgil, operatori della salute mentale, attivisti, amici, persone che lo hanno incontrato in una vertenza, in una sala conferenze, o semplicemente in sede, davanti a un caffè.
L’eredità di una militanza concreta
Che cosa resta, ora che Gianfranco Rizzetto non c’è più?
Resta l’idea che il lavoro non è solo numeri e tabelle, ma corpi, biografie, fragilità.
Resta un festival – quello dei “matti” – che ha provato a spostare lo sguardo, a togliere la follia dal margine e portarla al centro di una riflessione collettiva.
Resta il racconto di un sindacalista che non ha mai smesso di pensarsi anche infermiere e volontario, con il passo di chi ha visto la sofferenza da vicino e non se l’è dimenticata quando si è seduto ai tavoli delle trattative.
Sono tracce che non finiscono con un necrologio. Starà a chi viene dopo – nelle camere del lavoro, nei servizi, nei movimenti per la salute mentale – decidere come portarle avanti.
Domande frequenti su Gianfranco Rizzetto
Chi era Gianfranco Rizzetto?
Era un sindacalista, infermiere e volontario di Venezia e Mestre. Per anni ha guidato la Funzione Pubblica Cgil Venezia, poi è diventato segretario di NIdiL Cgil Venezia, occupandosi soprattutto di lavoro precario. È stato anche anima organizzativa e scientifica del Festival dei Matti, dedicato a follia e salute mentale.
Quanti anni aveva quando è morto?
Aveva poco più di sessant’anni. Le ricostruzioni non sono tutte identiche sull’età precisa, ma tutte lo collocano poco oltre la soglia dei sessanta.
Di cosa si occupava nella Cgil?
Si è occupato a lungo di lavoratori del pubblico impiego (sanità, enti locali, servizi) come segretario della Funzione Pubblica. Negli ultimi anni ha seguito soprattutto lavoratori precari, rider, somministrati, collaboratori e lavoratori delle piattaforme, come dirigente di NIdiL Cgil Venezia.
Che cos’è il Festival dei Matti e che ruolo aveva lì?
Il Festival dei Matti è un’iniziativa culturale veneziana che mette al centro i temi della follia, della salute mentale e dei diritti. Rizzetto era nel comitato scientifico ed era responsabile organizzativo, contribuendo a costruire programmi, incontri e dibattiti su psichiatria, giustizia, memoria della riforma Basaglia e nuove forme di esclusione.
Come è morto Gianfranco Rizzetto?
È morto dopo una malattia, descritta come una lunga battaglia. Non sono stati resi pubblici i dettagli clinici, e non si parla di incidenti o fatti di cronaca nera: si tratta di un decesso legato a condizioni di salute già compromesse.
Perché la sua figura è considerata importante a Venezia?
Perché ha rappresentato un ponte tra il mondo del lavoro e quello della salute mentale: sindacalista nei luoghi del lavoro pubblico e del precariato, e allo stesso tempo figura di riferimento in iniziative come il Festival dei Matti, il Forum Veneto Salute Mentale e le campagne per il superamento degli Opg.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






