Quando si parla di Tinto Brass, di solito si pensa subito al regista scandalo, al mito dell’eros all’italiana, alle sue protagoniste nude e sfacciate.
Da più di vent’anni però, accanto a quell’immagine, c’è una figura molto diversa: Caterina Varzi, compagna, seconda moglie, assistente, psicoanalista, attrice, sceneggiatrice.
È lei che gli sta vicino dopo la malattia, che ne cura i progetti, che lo difende nelle polemiche. Ed è lei che, prima di lasciare tutto per seguire Brass, aveva una vita da avvocata e ricercatrice universitaria.
Origini ed età di Caterina Varzi
Caterina Varzi è classe 1961 ed è calabrese, originaria dell’area ionica (tra Caulonia e Soverato, a seconda delle fonti).
Oggi ha poco più di sessant’anni e da molti anni vive a Roma, dove si è spostata seguendo lavoro e vita privata.
La sua non è la classica storia della ragazza che sogna il cinema fin da piccola:
- studia Giurisprudenza,
- si specializza con un master in psicologia giuridica,
- lavora come ricercatrice universitaria a Bologna,
- poi come avvocata in uno studio che segue contratti e cause legate al mondo del cinema.
Parallelamente approfondisce la psicoanalisi, fino a esercitare come psicoanalista e pubblicare testi sulla fenomenologia dell’amore e del desiderio.
Insomma: prima di diventare “la moglie di Tinto Brass”, è una professionista affermata, con piedi ben piantati tra diritto e psiche.
Dalla giurisprudenza alla psicoanalisi (prima di Brass)
Prima del cinema, la vita di Caterina ruota intorno a tre parole: studio, ricerca, cura.
- All’università lavora su temi di diritto e psiche, occupandosi di come le dinamiche emotive entrano nei casi giudiziari.
- Nel suo studio di psicoanalista, ascolta storie di amori storti, ossessioni, paure, dipendenze affettive.
- Firma articoli e saggi sull’esperienza amorosa, letta non in chiave moralistica ma come territorio complesso, spesso contraddittorio.
Quella sensibilità tornerà poi tutta, rielaborata, nei film, nelle sceneggiature e nei libri scritti con Brass.
Prima ancora dell’attrice, c’è la teorica dell’eros.
L’incontro con Tinto Brass: da Parigi al “patto” sul fine vita
Il momento che cambia tutto arriva a Parigi.
Caterina ci arriva come avvocata e consulente: segue, per conto di una compagnia cinematografica, il progetto di un film di Brass, “Ziva – L’isola che non c’è”.
Lui la aspetta in albergo per una riunione di lavoro.
Da quell’incontro nasce:
- una collaborazione professionale,
- un dialogo serrato su cinema, eros, censura, libertà,
- e pian piano una storia d’amore.
In un famoso aneddoto, lei racconta di una fuga di gas in hotel che rischia di trasformarsi in tragedia. Quel quasi incidente diventa anche un’occasione per parlare di morte, dignità, eutanasia.
Fra i due nasce un patto molto preciso: se un giorno Brass non fosse più in grado di intendere e volere, sarà lei a decidere come e fino a dove spingersi con le cure. Non è solo romanticismo: è un accordo esistenziale, che dice molto sul tipo di coppia che formano.
Dal divano dell’analisi al set: attrice e musa
All’inizio Caterina è, formalmente, avvocata e psicoanalista che lavora con un regista.
Poi succede un passaggio che pochi avrebbero previsto: finisce davanti alla macchina da presa.
“Hotel Courbet” e il debutto a Venezia
Nel 2009 Tinto Brass gira il cortometraggio “Hotel Courbet” e la vuole come protagonista.
Il corto viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia: sul red carpet appare con lui una donna che non arriva dalle accademie di recitazione, ma da studi di diritto e psicoanalisi.
In quel film, Caterina Varzi non interpreta solo un personaggio erotico: porta in scena un corpo consapevole, uno sguardo che già ragiona su ciò che il cinema sta mostrando. È una musa attiva, non un semplice volto.
“Ziva – L’isola che non c’è” e gli altri progetti
Nel frattempo, continua a circolare il nome di Ziva – L’isola che non c’è, lungometraggio di Brass che dovrebbe averla come protagonista. Il film viene annunciato più volte, alcune riprese vengono effettuate, se ne parla in interviste e articoli.
Ma al pubblico, di fatto, non arriva mai in maniera chiara: niente grande uscita in sala, nessuna distribuzione stabile.
Resta una sorta di film fantasma, simbolo di un cinema che Brass immaginava e che si è scontrato con limiti produttivi, salute, tempi.
Caterina, intanto, non diventa un’attrice “di mestiere” a tutto tondo: il suo è un corpo scelto per l’universo di Tinto, non una carriera generica nel mondo dello spettacolo.
Sceneggiatrice, curatrice, scrittrice: la testa dietro ai film
Accanto al lavoro davanti alla camera, c’è tutta la parte nascosta: la scrittura.
Sceneggiature e progetti con Brass
Negli anni, Caterina firma con Brass diverse sceneggiature e soggetti, tra cui:
- “Eya-Eya alalà”
- “Coiffeur pour dame”
- “A sangue caldo”
Sono progetti che mescolano politica, memoria, erotismo e provocazione. Alcuni restano nel cassetto, altri circolano come idee ricorrenti nelle interviste del regista.
Il punto centrale è che lei non è solo la donna “che lo assiste”: è co-autrice dell’immaginario, lo interpreta, lo seleziona, lo traduce in pagine e strutture di racconto.
Libri sull’eros e su Tinto Brass
Come autrice, Caterina Varzi pubblica diversi libri, spesso in tandem con Brass o su di lui. Fra i più citati:
- “Madame Pipì” – un racconto ironico ed erotico che gioca con il voyerismo e le fantasie da toilette pubblica
- “Tinto Brass. Uno sguardo libero” – libro-saggio che ripercorre la carriera del regista, tra storia del cinema, censura, politica del corpo
Accanto a questi, ci sono testi più teorici sull’amore, sulla lettura come atto sovversivo, sulla libertà del desiderio.
Qui la psicoanalista torna in pieno: analizza, collega, mette in fila concetti, mentre il regista offre storie, aneddoti, immagini.
Mostre e retrospettive
Nel 2016 cura una grande mostra dedicata a Brass, spesso intitolata proprio “Uno sguardo libero”.
Lì il suo ruolo è quello di curatrice:
- sceglie foto e materiali d’archivio,
- organizza il percorso espositivo,
- scrive i testi che accompagnano il visitatore nel mondo di Tinto.
Di nuovo, più che “musa da poster”, è intellettuale di riferimento di un certo tipo di cinema erotico.
Il matrimonio con Tinto Brass, la malattia e il ruolo di caregiver
Nel 2010, Tinto Brass viene colpito da una grave emorragia cerebrale.
Per molti sarebbe la fine di tutto: film, vita pubblica, progetti.
In quei mesi, accanto a lui c’è soprattutto Caterina Varzi:
- lo segue nella riabilitazione,
- si occupa della gestione pratica del quotidiano,
- ridisegna la propria vita professionale lasciando alle spalle lo studio legale.
Qualche anno dopo, il 3 agosto 2017, la coppia si sposa nella villa romana del regista.
Lui ha ormai più di ottant’anni, lei è poco sopra i cinquanta. Le foto delle nozze li ritraggono sorridenti, circondati da pochi invitati, quasi fosse un rito privato più che un evento mondano.
Il matrimonio sancisce anche, in modo simbolico, quello che già era evidente:
- Caterina è la persona che decide insieme a lui,
- è la tutrice di fatto della sua memoria artistica,
- è la figura a cui lui affida il proprio fine vita, come più volte raccontato in interviste dove entrambi parlano di eutanasia e dignità.
Eros, pudore e libertà: la loro idea di coppia
Un aspetto curioso del loro rapporto è come Caterina Varzi racconta il tema del sesso.
In alcune interviste ha detto chiaramente che, da giovane, il sesso non la interessava granché.
L’incontro con Brass non è solo un incontro erotico: è un incontro mentale, di sguardi e discorsi.
Col tempo, lei lo porta a:
- essere più pudico,
- meno ossessionato dalla pura esibizione,
- più concentrato sull’intimità, sul gioco psicologico, sull’ironia.
Il loro eros, oggi, ha poco a che vedere con la pornografia. Si avvicina piuttosto a una complicità adulta, dove il corpo è importante, ma non è l’unica moneta in circolazione.
Per una donna che viene dalla psicoanalisi, non stupisce: l’eros è soprattutto storia che ci si racconta, e lei sembra esserne perfettamente consapevole.
Difendere l’eredità di Brass: il caso “Caligola”
Negli ultimi anni, Caterina è intervenuta anche in alcune polemiche legate al nome di Tinto Brass.
Quando esce una nuova versione di “Caligola” rimontata da altri e presentata come “cut definitivo” con il nome di Brass in evidenza, è lei a prendere la parola:
- sottolinea che il regista non ha partecipato a quel montaggio,
- ricorda che ha sempre rinnegato la versione stravolta dai produttori già all’epoca,
- contesta l’uso del suo nome su un progetto che non sente suo.
Qui il suo ruolo è chiarissimo: custode dell’intenzione dell’autore, soprattutto in un momento della vita in cui lui non ha più la forza fisica per combattere certe battaglie.
Chi è oggi Caterina Varzi
Arriviamo ad oggi, febbraio 2026.
- Tinto Brass è anziano, segnato dalla malattia ma ancora presente.
- Caterina Varzi è la sua seconda moglie, assistente, compagna e curatrice.
- Non cerca la ribalta mediatica, ma compare quando c’è da raccontare, difendere, spiegare.
In lei si tengono insieme:
- la giurista,
- la psicoanalista,
- l’attrice di Hotel Courbet,
- la sceneggiatrice e autrice di libri sull’eros e su Brass,
- la donna che regge la quotidianità di un uomo che ha fatto della provocazione il proprio marchio, e che ora affronta l’invecchiare.
Più che “la giovane moglie del regista scandaloso”, Caterina Varzi è, a tutti gli effetti, la mente che oggi tiene in ordine l’universo di Tinto Brass: ne interpreta il passato, ne cura il presente e, inevitabilmente, ne custodirà il futuro.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






