Maurizio Cortellessa, morto il finanziere di Vairano sulla statale 85 la sera di San Valentino

Serena Comito

Maurizio Cortellessa, morto il finanziere di Vairano sulla statale 85 la sera di San Valentino

La sera di San Valentino, per tanti, è cena fuori, un concerto, un momento leggero da ritagliarsi in due.
Per Maurizio Cortellessa, 56 anni, quella stessa sera è diventata l’ultima.

Lui e la moglie stavano percorrendo la statale 85 Venafrana, la strada che da anni collegava le loro giornate: casa a Vairano Patenora, lavoro e abitudini a Isernia. Una tratta fatta e rifatta centinaia di volte, spesso all’alba o in tarda serata. Questa volta, però, qualcosa è andato storto: uno scontro frontale violentissimo con un’altra auto, le lamiere accartocciate, i soccorsi, la corsa in ospedale.
Maurizio non ce l’ha fatta. La moglie è ricoverata in condizioni gravissime. Un ragazzo poco più che ventenne è ferito, ma vivo.

E un’intera comunità, tra Molise e Alto Casertano, si ritrova a ripetere sempre la stessa frase: “Non è possibile”.

Chi era Maurizio Cortellessa

Maurizio Cortellessa non era un nome sconosciuto, né a Vairano Patenora né a Isernia.
Era un militare della Guardia di Finanza, un finanziere di lungo corso, uno di quelli che per oltre venticinque anni hanno indossato la divisa delle Fiamme Gialle entrando ogni mattina nel comando provinciale di Isernia.

Originario proprio di Vairano, viveva lì con la famiglia. Ogni giorno faceva su e giù lungo la Venafrana: chilometri di asfalto che separano casa e lavoro, percorsi quasi in automatico, con la stessa abitudine con cui si prende il caffè la mattina.

Chi lo ha conosciuto lo descrive come una persona sempre sorridente, disponibile, un collega affidabile, un padre presente.
Lascia la moglie – oggi aggrappata a un letto di ospedale – e due figlie che, da un momento all’altro, si sono ritrovate a fare i conti con la parola che nessuno vorrebbe mai sentire pronunciare: “papà non c’è più”.

La serata di San Valentino finita sulla statale 85

Quella del 14 febbraio doveva essere una serata diversa dal solito.
Niente turno, niente rientro tardi dall’ufficio, niente solita routine. Maurizio e sua moglie stavano andando all’Auditorium di Isernia per un concerto tributo a Mina, organizzato proprio per festeggiare San Valentino. Un’uscita in due, finalmente, una di quelle che si programmano per spezzare il ritmo delle giornate.

Pioveva. La statale 85 era bagnata, il traffico scorreva a tratti, come succede spesso in quel tratto, tra rotonde, svincoli e auto che si inseguono tra Molise e Campania.

A un certo punto, lungo la Venafrana – all’altezza del bivio per Montaquila / zona commerciale, a seconda delle ricostruzioni – le due auto si sono trovate una davanti all’altra. Una Volkswagen Golf da una parte, una Nissan dall’altra.
Un colpo secco, frontale. L’urto che ti sposta di qualche metro, ti schiaccia l’abitacolo, cancella in mezzo secondo tutti i programmi fatti fino a cinque minuti prima.

Quando arrivano i soccorsi, le auto sono talmente distrutte che c’è bisogno dei vigili del fuoco per tagliare le lamiere e tirare fuori chi è rimasto incastrato dentro.

Le condizioni della moglie e del giovane ferito

Nell’auto di Maurizio c’era la moglie.
Lei viene estratta viva, portata d’urgenza in ospedale, sottoposta a intervento. Viene ricoverata in rianimazione, in prognosi riservata. Le parole usate dai medici sono fredde ma chiarissime: condizioni molto gravi, situazione delicata, si spera ma non si può dire di più.

Sull’altra vettura c’è un ragazzo di circa vent’anni. Anche lui finisce in ospedale. Le sue ferite sono serie, ma non tali da mettere in pericolo la sua vita: viene ricoverato in reparto ortopedico, viene definito “fuori pericolo”.
Due destini diversi, nello stesso impatto: una vita spezzata, una sospesa, l’altra che – con tutta probabilità – dovrà convivere a lungo con il peso di ciò che è successo.

La corsa in ospedale e la notizia della morte

Per Maurizio Cortellessa non si ferma nulla sulla strada.
Viene caricato sull’ambulanza e portato al Veneziale di Isernia.
I medici fanno quello che possono, ma le ferite sono troppo gravi.
Muore poco dopo il ricovero.

Fuori, nel frattempo, si radunano colleghi, amici, conoscenti. Il via vai delle Fiamme Gialle davanti al pronto soccorso è continuo: chi arriva per capire, chi per stare vicino alla famiglia, chi solo per esserci, perché certi ruoli – il collega, il superiore, il compagno di turno – non te li strappi di dosso dall’oggi al domani.

A Vairano, intanto, la notizia inizia a girare in fretta. Prima come voce, poi come conferma. I messaggi si rincorrono: “Hai sentito?”, “Dimmi che non è vero”, “Non può essere lui”.
Ma è lui.

Le indagini sull’incidente sulla Venafrana

Sulla dinamica esatta sta lavorando l’Arma dei carabinieri, competente su quel tratto di statale.
Per ora l’unico dato certo è lo scontro frontale tra le due vetture, in un tratto notoriamente trafficato e, con la pioggia, ancora più insidioso.

Non ci sono, al momento, ricostruzioni ufficiali su:

  • eventuali sorpassi;
  • invasioni di corsia;
  • distrazioni alla guida;
  • velocità eccessive.

Le cronache locali parlano di pioggia intensa e visibilità ridotta, che avrebbe reso il fondo stradale particolarmente pericoloso. È un elemento che può aver pesato, ma saranno i rilievi, le perizie, i tracciati, gli accertamenti tecnici a dire come, quanto e perché le due auto si siano ritrovate una contro l’altra.

In situazioni come questa, ogni frase in più rischia di trasformarsi in fantasia o in colpa prematura. E una cosa, almeno, andrebbe evitata: la caccia al “responsabile” da tastiera, quella che si consuma sui social a colpi di supposizioni.

Il dolore di Vairano Patenora e di Isernia

Quando muore una persona che per anni ha fatto la stessa strada, indossato la stessa divisa, stretto la mano alle stesse persone, il lutto non resta chiuso tra quattro mura.

Vairano Patenora viene descritta come “sotto choc”. Molti lo conoscevano di vista, tanti di nome, alcuni da vicino. C’è chi lo ricorda da ragazzo, chi come collega, chi come padre di compagne di scuola, chi semplicemente come volto familiare incontrato alle manifestazioni, alle celebrazioni, alle ricorrenze ufficiali.

Anche Isernia piange uno dei suoi volti in divisa: un finanziere che aveva scelto di lavorare lì, attraversando ogni giorno il confine regionale senza mai tirarsi indietro. Nei corridoi del comando, tra uffici e caserma, la sua assenza è qualcosa che si vede, si sente, si tocca quasi con mano.

In mezzo ci sono due figlie, una moglie in ospedale, una famiglia che nel giro di poche ore si ritrova a dover gestire tutto: la burocrazia, i funerali, i ricordi, le foto, i messaggi, le parole di conforto, le frasi goffe di chi non sa cosa dire ma prova ugualmente a esserci.

Faq su Maurizio Cortellessa e l’incidente sulla statale 85

Chi era Maurizio Cortellessa?
Era un militare della Guardia di Finanza, 56 anni, originario di Vairano Patenora. Per oltre venticinque anni ha lavorato al comando provinciale di Isernia, percorrendo quasi ogni giorno la statale 85 Venafrana.

Dove è avvenuto l’incidente in cui è morto?
L’incidente è avvenuto sulla statale 85 Venafrana, nel tratto tra Isernia e Venafro, in zona bivio Montaquila / area commerciale, in un punto già noto e molto trafficato.

Cosa è successo la sera dell’incidente?
La sera del 14 febbraio, sotto una pioggia intensa, due auto – una Golf e una Nissan – si sono scontrate frontalmente. A bordo di una delle vetture c’erano Maurizio Cortellessa e la moglie, diretti a un concerto tributo a Mina per San Valentino. Lo schianto è stato violentissimo.

Qual è la situazione della moglie di Maurizio Cortellessa?
La moglie è stata estratta viva dalle lamiere e portata in ospedale. È stata operata d’urgenza ed è ricoverata in rianimazione, in condizioni molto gravi, con prognosi riservata.

Il ragazzo sull’altra auto come sta?
Il giovane che viaggiava sull’altra vettura, un ventenne, è stato ricoverato in ospedale con diverse fratture ma è stato dichiarato fuori pericolo di vita e si trova in reparto ortopedico.

Le cause dell’incidente sono già state chiarite?
No. Si sa che c’è stato uno scontro frontale e che le condizioni meteo erano difficili, ma le cause precise sono ancora oggetto di indagine da parte delle forze dell’ordine. Fino alla chiusura degli accertamenti non ci sono versioni ufficiali definitive su cosa abbia provocato l’impatto.