Chi era Toni Merendino: morto il team manager che portò Lucchinelli al Mondiale e si innamorò della Dakar

Serena Comito

Chi era Toni Merendino: morto il team manager che portò Lucchinelli al Mondiale e si innamorò della Dakar

Quando nel paddock qualcuno diceva “Toni”, non servivano cognomi. Tutti sapevano di chi si parlava.
Toni Merendino se n’è andato a metà febbraio 2026, lasciando un vuoto enorme in due mondi che lui aveva attraversato con lo stesso stile di sempre: il Motomondiale e i rally-raid africani, a partire dalla leggendaria Parigi-Dakar.

Non era un pilota da copertina. Non era un presidente, non era un magnate. Era uno di quelli che tengono insieme i pezzi: camion, box, piloti, sponsor, deserti, chilometri, storie. Senza di lui, molte delle pagine più belle del motociclismo italiano degli anni Ottanta avrebbero avuto un sapore diverso.

Dalle macchine da caffè al box di Gallina

La sua storia non inizia in un reparto corse, ma in un laboratorio.
Toni lavora in un’azienda che si occupa di attrezzature per bar, soprattutto macchine da caffè. Il caso vuole che quello stesso capannone confini con i locali in cui si preparano moto da corsa e grafiche del team Gallina, la squadra che poi conquisterà il Mondiale 500 con Marco Lucchinelli.

Lui, curioso di natura, comincia a mettere il naso di là. Guarda le carene, gli strumenti, ascolta i discorsi di chi lavora sui motori. Prima osserva, poi dà una mano, poi si offre per guidare uno dei camion del team in trasferta: chiude il laboratorio per qualche giorno e parte. Doveva essere una parentesi, diventa un cambio di vita.

Alla fine del 1979, il team perde una figura chiave dell’organizzazione. È lì che Roberto Gallina, invece di cercare un nome altisonante, si gira verso Toni e gli propone di fare il direttore sportivo.
Lui racconta che, per sicurezza, si era scritto su un foglietto i compiti da svolgere. Un promemoria per un mestiere che in Italia ancora quasi non esisteva, almeno con quel nome.

Da quel momento Merendino non è più “quello delle macchine da caffè”. È l’uomo che sta in mezzo al box, al cronometro, agli sponsor, agli orari di aerei e camion. Quello a cui tutti bussano quando c’è un problema.

Gli anni d’oro con Lucchinelli nel Mondiale 500

Gli anni Ottanta sono quelli delle 500 due tempi cattive, dei fumogeni al Mugello, dei duelli Italia-America.
Nel 1981, la Suzuki del team Gallina con Marco Lucchinelli strappa il Mondiale a un certo Kenny Roberts e alla generazione di fenomeni americani che dominano la categoria.

Dentro quella stagione, accanto al pilota e al patron, c’è sempre lui: Toni Merendino, a metà tra p.r., cronometrista e direttore sportivo. È lui a tenere i contatti, a gestire cambi di programma, a calmare gli animi quando nel box si alza la temperatura. È la persona che si mette fra il casco e il mondo esterno.

Chi ha rivisto il vecchio gruppo Gallina nelle varie reunion dedicate al quarantesimo del titolo lo ricorda così: sigaretta in mano, lavagnetta dei tempi, sguardo lucido sui dettagli.
Non cercava la foto, ma senza di lui tante foto di quell’epoca non esisterebbero proprio.

Il richiamo della Dakar e il mal d’Africa

Finito il capitolo più intenso del Motomondiale, Merendino non si siede. Si sposta.
Il nuovo orizzonte non sono più i cordoli, ma le piste di sabbia. A inizio anni Ottanta si apre il capitolo Parigi-Dakar: quella vera, lunghissima, che parte da Place de la Concorde e finisce dopo migliaia di chilometri a Dakar.

Con giornalisti e amici come Paolo Scalera e Juan Porcar, Toni si inventa un’altra vita: rally-raid. Stavolta non è solo uomo da box, ma anche uomo da volante: partecipa al raid al volante di una Mercedes 230 GE 4×4, fa chilometri su chilometri nel deserto, guida per ore senza fiatare, lasciando agli altri il compito di crollare a fine giornata.

Il racconto di chi c’era parla di un impatto durissimo con l’Africa, ma anche di qualcosa che non ti lascia più. Il famoso “mal d’Africa”, in questo caso, è fatto di piste senza fine, di albe tra le dune, di notti passate a sistemare mezzi e strategie.
Da quella esperienza nascerà anche il suo contributo al progetto Cagiva Lucky Explorer, quando il marchio italiano decide di affrontare la Dakar con le sue moto ufficiali.

Tom42 e l’idea di portare tutti nel deserto

Gli anni passano, ma Merendino non smette di organizzare, immaginare, spostare persone da un continente all’altro.
Da questa spinta nasce Tom42, una struttura pensata per far vivere ad altri, in modo organizzato, il mondo dei rally-raid e dei grandi viaggi off-road.

Insieme a piloti come Alessandro Botturi, Tom42 diventa un punto di riferimento per chi sogna il deserto ma non sa da dove cominciare: percorsi, logistica, assistenza, esperienza. In pratica, la sintesi perfetta di tutto quello che Toni ha imparato in decenni tra paddock e Sahara.

Per tanti motociclisti più giovani, il primo contatto con il suo nome è proprio lì: una brochure, un viaggio, una foto nel deserto. E solo dopo scoprono che quell’uomo con la faccia da vecchio fox del paddock è lo stesso che, anni prima, teneva il cronometro a Lucchinelli e si muoveva tra Gallina, HB, Cagiva e mezzo mondo delle corse.

L’ultimo saluto a Sarzana e il ricordo di chi lo ha conosciuto

La notizia della sua morte arriva a metà febbraio 2026 e corre veloce fra gli addetti ai lavori, i piloti di ieri e di oggi, gli appassionati di Dakar e gli amici che lo avevano incrociato a Mugello, nei box, nei briefing prima di partire per una nuova avventura.

Il saluto è stato fissato all’obitorio dell’ospedale San Bartolomeo di Sarzana, in Liguria. Non è un caso: è la sua terra, quella da cui era partito molti anni fa quando ancora sistemava macchine da caffè e guardava con curiosità il via vai del team Gallina nel capannone accanto.

Chi lo ricorda, lo fa quasi sempre allo stesso modo:

  • sempre operativo,
  • con una resistenza fuori dal comune,
  • capace di tenere insieme persone diversissime sotto lo stesso tendone,
  • fedele a un’idea semplice: “continuare a vivere nel proprio stile di vita”, senza maschere.

Non era un santo, non era un eroe da poster. Era uno che c’era. Che quando si doveva partire, partiva. Che quando bisognava trovare una soluzione, la trovava.
Il motociclismo – quello vero, fatto di benzina, sabbia e camion – perde uno dei suoi registi nascosti. E forse è proprio questo il modo più giusto per definirlo: l’uomo che stava appena un passo indietro, ma teneva in piedi l’intera scena.

Domande frequenti su Toni Merendino

Chi era Toni Merendino?
Toni Merendino è stato uno storico uomo-chiave del motociclismo italiano: prima direttore sportivo e team manager del team Gallina nel Mondiale 500 (con il titolo di Marco Lucchinelli), poi protagonista nei rally-raid come la Parigi-Dakar e, in anni più recenti, anima della struttura Tom42 dedicata alle esperienze off-road.

Perché Toni Merendino è considerato una figura importante nel motociclismo?
Perché è stato uno dei protagonisti “dietro le quinte” di alcune stagioni storiche: ha contribuito al Mondiale 1981 di Lucchinelli, ha lavorato con piloti e team di alto livello, ha portato il suo know-how nei rally africani e ha continuato a trasmettere quell’esperienza alle generazioni successive attraverso progetti come Tom42.

Qual è stato il ruolo di Toni Merendino alla Parigi-Dakar?
Alla Parigi-Dakar Toni Merendino è stato sia organizzatore e uomo di squadra sia pilota al volante di mezzi di assistenza (come la Mercedes 230 GE). Ha gestito logistica, strategie, trasferte e ha partecipato in prima persona alle tappe del raid, diventando uno dei riferimenti italiani in quel mondo.

Che cos’è Tom42?
Tom42 (TOM42) è una struttura legata al mondo dei rally-raid e dei viaggi off-road, nata per portare appassionati e motociclisti a vivere esperienze nel deserto e su percorsi da raid con un supporto organizzativo completo. Toni Merendino ne è stato l’ideatore e la mente, spesso in collaborazione con piloti come Alessandro Botturi.

Dove è stato allestito l’ultimo saluto a Toni Merendino?
L’ultimo saluto pubblico a Toni Merendino è stato organizzato presso l’obitorio dell’ospedale San Bartolomeo di Sarzana, in Liguria, territorio cui era profondamente legato fin dagli inizi della sua storia nel mondo delle corse.