Per chi prende il treno ogni giorno a Colleferro, il suo muso tigrato era diventato una presenza fissa. C’era chi lo salutava al volo, chi si fermava a fargli una carezza, chi raccontava che, in fondo, quella stazione senza di lui sarebbe stata più fredda.
Quel gatto si chiamava Cesare. Oggi non c’è più.
Dopo giorni di lotta in clinica, Cesare è morto per le conseguenze dei maltrattamenti subiti alla stazione di Colleferro (Roma), dove era stato preso a calci e ridotto in fin di vita da una persona che frequenta abitualmente la zona, come denunciato dai volontari.
Chi era Cesare, il gatto della stazione di Colleferro
Cesare non era un randagio qualsiasi.
Secondo i racconti dei volontari e dei pendolari, da anni viveva nella stazione di Colleferro, adottato di fatto da chi ogni giorno passa da lì per andare e tornare dal lavoro.
Era un gattone tigrato, buono e affettuoso, tanto da essere considerato la “mascotte dei viaggiatori”: c’era chi lo aspettava sul marciapiede, chi gli portava qualcosa da mangiare, chi lo fotografava e lo postava sui social.
Proprio per questo, la notizia della sua morte ha fatto il giro dei gruppi Facebook locali in poche ore:
commenti, cuori spezzati, frasi semplici come “Buon ponte Cesare”, lasciate da persone che magari non conoscono il vicino di casa, ma quel gatto sì.
I maltrattamenti: calci alla stazione e denuncia ai carabinieri
La storia di Cesare non inizia oggi.
Già alla fine del 2024 qualcuno aveva lanciato l’allarme sui social: c’era chi segnalava persone che lo chiamavano per poi prenderlo a calci, proprio nell’area della stazione di Colleferro.
Una donna aveva scritto, in un post che è poi finito nelle cronache:
“Ci sono persone, se così si possono chiamare, che prendono a calci Cesare, il gatto della stazione di Colleferro, chiamandolo prima, facendolo avvicinare e colpendolo”.
Nonostante le segnalazioni, il gatto è rimasto lì, esposto alla cattiveria di chi lo usava come bersaglio.
Secondo la ricostruzione dell’associazione Gatti del Giovenzano, il 17 gennaio 2026 la storia si ripete:
più persone avrebbero visto un uomo sferrare un violento calcio a Cesare, al punto da farlo volare per qualche metro e poi scappare via.
Da quel giorno, Cesare sparisce dalla stazione.
Per quasi due settimane nessuno lo vede più. Una socia dell’associazione, preoccupata, decide di andare dai carabinieri di Colleferro per sporgere denuncia per maltrattamento di animali.
Nel loro comunicato, i volontari raccontano anche la fatica nel far registrare la denuncia:
“All’inizio non volevano neanche verbalizzarla, con la scusa che il gatto era sparito. Ho dovuto insistere”.
Il ricovero in clinica: insufficienza renale, traumi e terapia intensiva
Il giorno dopo la denuncia, 1° febbraio 2026, Cesare ricompare all’improvviso. È ridotto male.
Le volontarie dei Gatti del Giovenzano lo portano subito al Policlinico Veterinario Roma Sud:
- ha un trauma al muso e al torace, compatibile con i calci ricevuti;
- è fortemente disidratato;
- gli esami mostrano una grave insufficienza renale e problemi al fegato, probabilmente anche perché, per giorni, non è riuscito a mangiare da solo;
- si trova in ipotermia e le sue condizioni sono giudicate critiche.
A quel punto l’équipe veterinaria mette i volontari davanti a un bivio:
- eutanasia immediata, per evitargli ulteriori sofferenze,
- oppure terapia intensiva, con costi molto alti e nessuna certezza sul risultato.
L’associazione sceglie la seconda strada:
“Abbiamo deciso che Cesare merita un’ultima possibilità”, spiega la presidente Brunella Bucciarelli.
Parte così una raccolta fondi su GoFundMe, lanciata il 1° febbraio: in pochi giorni vengono raccolti oltre 6 mila euro, il doppio dell’obiettivo iniziale, grazie alle donazioni di centinaia di persone colpite dalla storia di questo gatto.
La morte di Cesare: “Non ce l’ha fatta”
Per alcuni giorni si spera in un miracolo. I post parlano di prognosi riservata, di piccoli segnali, di aggiornamenti attesi con il fiato sospeso.
Poi, oggi, venerdì 13 febbraio 2026, arriva la notizia che nessuno voleva leggere:
- un sito di informazione locale scrive secco “Non ce l’ha fatta”, spiegando che il gatto tigrato mascotte dei pendolari è morto per le conseguenze dei maltrattamenti subiti;
- l’associazione Gatti del Giovenzano pubblica un aggiornamento con un messaggio semplice e durissimo da digerire: “Con il cuore colmo di dispiacere vi comunichiamo che oggi è stata l’ultima volta che abbiamo salutato Cesare. Buon ponte Cesare”.
La raccolta fondi resta aperta: i soldi, spiegano i volontari, serviranno a coprire le spese veterinarie già sostenute e le iniziative future contro il maltrattamento.
La reazione dei cittadini: dolore, rabbia e una targa alla stazione
La morte di Cesare non viene vissuta come un “semplice” fatto di cronaca.
Nei gruppi dei pendolari e delle comunità della zona, il sentimento è duplice: dolore e rabbia.
Da una parte c’è chi condivide ricordi, foto, piccoli gesti quotidiani:
- “Mi ha fatto compagnia per tanti giorni mentre aspettavo il treno”;
- “Lo accarezzavo ogni mattina, era buonissimo”;
- “Era diventato il gatto di tutti”.
Dall’altra c’è una domanda che torna ovunque: “Perché nessuno è intervenuto mentre lo picchiavano?”.
Molti post puntano il dito contro chi ha visto la scena senza fare nulla e contro la scarsa attenzione al tema del maltrattamento animale.
Intanto l’associazione ha lanciato anche una petizione per una targa commemorativa da affiggere proprio in stazione, rivolta alle Ferrovie dello Stato:
- un modo per ricordare Cesare,
- ma anche per sensibilizzare chi frequenta la stazione sul fatto che prendere a calci un animale non è una “bravata”, ma un reato.
Il nodo delle responsabilità e il reato di uccisione di animale
La vicenda di Cesare riapre, inevitabilmente, il discorso sulle tutele effettive degli animali e sulla applicazione delle norme.
La denuncia presentata da Gatti del Giovenzano parla chiaramente di maltrattamento di animali, reato previsto dal Codice penale (articolo 544-ter), che punisce chi cagiona per crudeltà, o senza necessità, lesioni a un animale.
Ora che Cesare è morto, la condotta – se confermata – potrebbe rientrare nella fattispecie di uccisione di animale, che prevede pene più severe.
Sarà la magistratura, se la denuncia seguirà il suo corso, a stabilire:
- chi è responsabile;
- se ci sono state omissioni da parte di chi avrebbe dovuto intervenire prima;
- quali misure adottare per evitare che un episodio simile si ripeta.
Di certo, questa volta, il caso non è passato nel silenzio:
la storia di un gatto di stazione ha smosso persone, raccolte fondi, media, petizioni. E ha costretto molti a farsi una domanda scomoda: quanto vale la vita di un animale davanti alla nostra indifferenza?
Domande frequenti sul caso del gatto Cesare a Colleferro
Chi era Cesare, il gatto di Colleferro?
Cesare era un gatto tigrato che da anni viveva alla stazione di Colleferro (Roma). I pendolari lo consideravano una sorta di mascotte: era docile, si faceva avvicinare da tutti ed era diventato parte della routine quotidiana di chi prende il treno.
Cosa è successo a Cesare?
Secondo le ricostruzioni dell’associazione Gatti del Giovenzano, Cesare è stato preso a calci violentemente da un uomo che frequenta abitualmente la stazione. Dopo l’aggressione è sparito per diversi giorni, per poi ricomparire in condizioni gravissime ed essere portato d’urgenza in clinica veterinaria.
Di cosa è morto il gatto Cesare?
Cesare è morto dopo giorni di terapia intensiva presso il Policlinico Veterinario Roma Sud. I veterinari avevano riscontrato traumi al muso e al torace, forte disidratazione, insufficienza renale e problemi al fegato, oltre all’ipotermia. Nonostante le cure e la raccolta fondi che ha permesso di sostenerle, il suo corpo non ha retto.
C’è una denuncia per maltrattamento?
Sì. Una delle volontarie di Gatti del Giovenzano ha raccontato di aver visto in prima persona l’aggressione e ha sport o denuncia ai carabinieri di Colleferro per maltrattamento di animali. L’associazione invita chi ha assistito alla scena a fare lo stesso o a contattare loro per testimoniare.
Perché si parla di targa alla stazione di Colleferro?
Dopo la sua morte, l’associazione ha promosso una petizione online per chiedere alle Ferrovie dello Stato di autorizzare una targa commemorativa per Cesare nella stazione di Colleferro. L’obiettivo è ricordarlo e trasformare il suo caso in un simbolo contro il maltrattamento degli animali.
A cosa serviranno le donazioni raccolte per Cesare?
Le donazioni raccolte con la campagna “Cesare, ennesima vittima della cattiveria umana” su GoFundMe serviranno a coprire le spese veterinarie sostenute per le cure e a supportare le attività future dell’associazione contro il maltrattamento
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






