Quella di via Nazario Sauro, a Formello, è una di quelle strade dove ci si conosce per nome. C’è la palazzina di tre piani, c’è la macelleria con l’insegna che ormai tutti danno per scontata, c’è la gente che entra e saluta.
Dietro il banco di quella macelleria, fino a poche ore prima della tragedia, c’era lui: Umberto D’Errico, 58 anni, macellaio, commerciante stimato, volto familiare per chi vive in paese. La notte del 12 febbraio 2026 è morto travolto dal crollo di un muro di contenimento che ha schiacciato il palazzo in cui abitava.
Una storia di cronaca, certo. Ma soprattutto la storia di un uomo normale, di un negozio di quartiere e di un paese che si è svegliato senza uno dei suoi punti di riferimento.
Età, vita a Formello e una casa sotto il costone
Umberto D’Errico aveva 58 anni. Viveva a Formello, alle porte di Roma, in quella stessa via in cui lavorava ogni giorno. Un tragitto casa–lavoro che più corto non si può: pochi passi, dal portone alla serranda della macelleria.
Abitava in un appartamento al piano terra/seminterrato di una palazzina di tre piani costruita sotto un costone, proprio ai piedi di un muro di contenimento che da anni fa da cornice alle case sottostanti. Sopra, la collina. Sotto, le abitazioni e la vita quotidiana.
Di lui, nel giro di poche ore, hanno iniziato a circolare sempre le stesse parole: “persona per bene”, “sempre al lavoro”, “uno che salutava tutti”. Il classico commerciante di paese che ti conosce, ti chiede come stai, sa che taglio preferisci, sa che busta di carne prendi la domenica.
In quella casa sotto il costone viveva insieme alla famiglia. Almeno un figlio, raccontano le cronache, quella notte si è salvato. Dettaglio che spiega meglio di tante frasi quanto la tragedia abbia sfiorato ancora più vite.
La notte del crollo in via Nazario Sauro
La tragedia arriva quando molte persiane sono già chiuse.
È la tarda serata del 12 febbraio, intorno alle 22:45. Il maltempo dei giorni precedenti ha già fatto danni in mezzo Lazio, con piogge forti e terreno zuppo d’acqua. A un certo punto, il muro di contenimento che sovrasta la palazzina di via Nazario Sauro cede.
Un boato. Il costone si sbriciola, il muro crolla, una massa di terra, pietre, mattoni piomba sull’edificio. La parte più esposta è proprio quella inferiore: il piano dove vive Umberto.
I vicini sentono il rumore, escono sui pianerottoli, qualcuno scende in strada. Arrivano vigili del fuoco, carabinieri, ambulanze. Si lavora al buio, tra polvere e macerie.
Due residenti ai piani superiori restano feriti: vengono portati in ospedale, spaventati, contusi, ma vivi.
Per Umberto, invece, la situazione è subito drammatica. Viene trovato sotto le macerie, nella sua abitazione, schiacciato dal materiale piovuto dall’alto. I soccorritori provano a rianimarlo, lo estraggono, ma non c’è nulla da fare. La sua vita finisce lì, sotto il muro che da anni conviveva con la sua casa.
L’intera palazzina viene evacuata, una decina di persone portate fuori in fretta. L’edificio viene dichiarato inagibile e posto sotto sequestro per controlli strutturali. Per chi ci abitava è l’inizio di un’altra emergenza: trovare dove dormire, dove spostare una vita in poche ore.
Il lavoro: la macelleria di quartiere e un negozio “di fiducia”
Per capire chi era Umberto, basta fermarsi un attimo davanti alla sua macelleria.
Negli articoli e nelle parole di chi lo conosceva torna sempre la stessa immagine: un negozio storico della zona, o comunque profondamente radicato nelle abitudini del quartiere. C’è chi racconta di aver fatto spesa da lui per anni, chi parla di quella macelleria come di un posto in cui «non eri solo cliente, ma quasi di casa».
Lui, dietro il banco, era il macellaio che ti consiglia il taglio giusto, ti dice come cucinarlo, ti chiede com’è andata la scorsa domenica con l’arrosto. Un mestiere antico, portato avanti con lo stile di chi si alza presto, apre la serranda, chiude tardi e la sera rientra a pochi passi da lì.
Un negozio sotto casa, una casa davanti al negozio.
È anche questo che colpisce: la sua morte non riguarda solo un indirizzo sulla carta, ma spezza un pezzo di tessuto sociale. In un paese come Formello, perdere il macellaio “di fiducia” non è solo una notizia, è qualcosa che cambia le abitudini, i saluti per strada, i volti dietro le vetrine.
Maltempo, muro di contenimento e indagini in corso
Sul perché sia crollato quel muro, gli inquirenti stanno ancora lavorando.
Le prime ipotesi parlano di piogge intense, terreno impregnato d’acqua, un costone appesantito, un muro che forse da tempo mostrava dei segni di sofferenza. Qualcuno ricorda scricchiolii, qualcuno dice che la zona aveva già dato segnali. Saranno le perizie a stabilire la verità.
Si dovrà capire:
- in che condizioni strutturali era quel muro di contenimento,
- se fosse stato oggetto di controlli o segnalazioni,
- se il rischio fosse prevedibile e prevenibile,
- se la palazzina ai piedi del costone fosse davvero in una posizione compatibile con gli standard di sicurezza.
Intanto, il comune e i tecnici lavorano per verificare che non ci siano altri tratti a rischio lungo lo stesso fronte di collina. La paura, in queste ore, è che il crollo di via Nazario Sauro non sia un episodio isolato, ma il sintomo di un equilibrio fragile tra costruzioni, terreni e acqua.
Il lutto di Formello per Umberto D’Errico
Formello si è svegliata la mattina dopo con un nome in più nelle cronache e uno in meno tra i vivi.
Davanti alla macelleria di Umberto compaiono biglietti, fiori, messaggi. Vecchi clienti, vicini di casa, amici che non trovano altre parole se non un “grazie” e un “non doveva finire così”.
Sui gruppi locali e nelle chat di paese, chi lo conosceva lo descrive come un lavoratore instancabile, gentile, mai sopra le righe. Una di quelle presenze silenziose che fanno funzionare un posto: aprono negozi, tengono in ordine una strada, scambiano due parole con chi passa, tengono vivo un pezzo di comunità.
Per la famiglia, oltre al dolore enorme della perdita, c’è anche lo shock di una morte improvvisa, in casa, nella stanza che dovrebbe essere il posto più sicuro di tutti. Per il figlio che si è salvato, la cicatrice sarà duplice: il lutto e la memoria di quella notte in cui tutto è cambiato.
Domande frequenti su Umberto D’Errico e il crollo a Formello
Quanti anni aveva Umberto D’Errico?
Umberto D’Errico aveva 58 anni al momento della tragedia. Era un uomo nel pieno della vita lavorativa, con un’attività ben avviata e radici profonde a Formello.
Di cosa si occupava Umberto D’Errico?
Era un macellaio. Gestiva una macelleria in via Nazario Sauro, a pochi passi dalla casa in cui abitava. Il negozio era considerato un punto di riferimento per molti residenti della zona.
Dove e come è morto?
È morto nella sua abitazione al piano terra/seminterrato di una palazzina di tre piani in via Nazario Sauro a Formello. Nella tarda serata del 12 febbraio, un muro di contenimento/costone è crollato sull’edificio: i detriti hanno travolto il suo appartamento e lui è rimasto schiacciato dalle macerie.
Ci sono stati altri feriti o vittime?
Oltre a Umberto, due residenti del palazzo sono rimasti feriti e sono stati portati in ospedale, ma non sono in pericolo di vita. L’intero edificio è stato evacuato e dichiarato inagibile.
Cosa si sa sulle cause del crollo?
Al momento le cause sono oggetto di indagini e perizie tecniche. Si parla di un possibile ruolo del maltempo e delle forti piogge che avrebbero indebolito il costone sopra la palazzina. Sarà la magistratura, insieme ai tecnici, a stabilire se ci siano responsabilità umane oltre ai fattori naturali.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






