Il suo volto è quello di tanti ragazzi cresciuti in montagna: sorriso aperto, casco in testa, neve sullo sfondo. Ma dietro quel sorriso c’era molto di più. Erik Pettavino aveva 30 anni, era originario di Limone Piemonte ed era un finanziere del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza. La sua vita si è fermata all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dopo sei giorni di lotta in seguito a una valanga in Valtellina.
Eppure, anche dopo la morte, Erik ha continuato ad aiutare gli altri: i suoi organi sono stati donati, regalando una possibilitĂ di vita a chi era in attesa di un trapianto.
Un ragazzo di Limone con la montagna nel sangue
Per chi lo conosceva, Erik è sempre stato “quello che stava meglio all’aria aperta”. Nato e cresciuto a Limone Piemonte, con le piste da sci praticamente sotto casa, ha iniziato presto a frequentare l’alta quota non solo per divertimento, ma con lo spirito di chi sente che lì c’è la propria strada.
La montagna, per lui, non era uno sfondo da cartolina, ma un ambiente da rispettare e comprendere, fatto di fatica, neve pesante da tracciare, freddo che punge la faccia, albe viste da un crinale mentre il paese dorme ancora.
Da questa passione nasce anche il suo percorso sportivo: scialpinista di buon livello, in gara in alcune tra le competizioni più dure e affascinanti. Chi ha condiviso con lui partenze all’alba e arrivi stanchi ma felici lo descrive come un compagno di squadra generoso, uno che sapeva tirare il gruppo ma anche ridere nei momenti giusti, alleggerire la tensione prima del via, fare la differenza senza mai mettersi al centro.
Dallo sport alla divisa: scegliere di stare dalla parte di chi soccorre
A un certo punto quella passione per la montagna diventa anche una scelta professionale. Erik entra nella Guardia di Finanza e viene assegnato al Soccorso Alpino (Sagf), reparto che interviene proprio dove lui è cresciuto: tra creste, canali, pendii ripidi, slavine possibili.
Non è un lavoro qualunque: significa uscire quando gli altri restano a casa, salire quando il meteo peggiora, cercare qualcuno che è scomparso nella neve o nel buio, sapendo che il confine tra intervento riuscito e tragedia è spesso sottile.
Chi lavora in quei reparti sa che allenamento e addestramento sono parte fondamentale del servizio. Non è solo “prepararsi”: è costruire automatismi che, nel momento del bisogno, ti fanno muovere nel modo giusto, al secondo giusto. E proprio durante una di queste attività Erik ha incontrato la valanga che gli ha cambiato per sempre il destino.
L’incidente in Valtellina: cos’ è successo
Il distacco di neve avviene in Valtellina, nella zona sopra la diga di Montespluga, nel territorio di Madesimo, durante una esercitazione di addestramento in ambiente invernale.
Erik è insieme a un collega. Stanno lavorando in quota quando una massa di neve si stacca all’improvviso. La valanga li sfiora entrambi ma colpisce in pieno soprattutto lui. Il collega riesce a salvarsi, viene solo sfiorato e lancia subito l’allarme, facendo partire la catena di soccorso.
Nei minuti successivi si muove tutto ciò che in questi casi deve muoversi: Soccorso alpino, elicotteri, squadre specializzate, personale che conosce quei versanti e quelle condizioni. Erik viene estratto dalla neve e trasportato d’urgenza all’ospedale di Bergamo.
Le sue condizioni appaiono da subito gravissime: viene ricoverato in terapia intensiva e sottoposto a cure avanzate, compreso il supporto extracorporeo per cuore e polmoni. Per giorni, amici, colleghi e concittadini seguono ogni piccolo aggiornamento, sperando in un miglioramento che però non arriva.
Sei giorni di lotta e la decisione di donare gli organi
Per sei giorni la vita di Erik resta appesa a un filo. Limone Piemonte si ferma, le parrocchie organizzano momenti di preghiera, i messaggi si moltiplicano.
Poi arriva la notizia che nessuno avrebbe voluto leggere: la morte viene dichiarata all’ospedale di Bergamo il 12 febbraio 2026, dopo tutti gli accertamenti previsti nei casi di morte cerebrale.
Qui si apre però un’altra parte della storia, non meno importante. Erik aveva espresso la volontà di donare gli organi. La sua famiglia, pur travolta dal dolore, sceglie di rispettare questa decisione. Nelle ore successive, i medici organizzano l’espianto: cuore, fegato, reni, tessuti che potranno dare una nuova possibilità ad altre persone.
In un certo senso, è come se il suo modo di essere non si fosse fermato in quella stanza d’ospedale: anche da morto, Erik continua a salvare vite.
La famiglia, gli affetti, le radici
Dietro ogni cronaca, ci sono nomi e legami veri. Erik lascia i genitori, la sorella, i nonni, la fidanzata, un cerchio di affetti che in questi giorni viene descritto da tutti come una famiglia molto unita e conosciuta in paese.
Chi li frequenta racconta di un clima di grande compostezza e dignitĂ , un dolore profondo ma mai gridato. La scelta di donare gli organi conferma questo stile: trasformare una tragedia in un gesto che guarda agli altri, perfettamente in linea con il carattere del ragazzo che hanno cresciuto.
Il lutto di Limone Piemonte e le ultime notizie sui funerali
La morte di Erik non è un fatto solo privato: Limone Piemonte si è riconosciuta in lui. Per questo il paese ha reagito come una comunità ferita.
Le istituzioni locali, il mondo dello sci, le realtà sportive e turistiche hanno espresso il proprio cordoglio. Diverse iniziative sono state sospese o ridimensionate in segno di rispetto: è un modo concreto per dire che, per qualche giorno, la priorità non è la festa, ma il silenzio e la vicinanza alla famiglia.
Per quanto riguarda i funerali, al momento in cui queste righe vengono scritte la data non è ancora stata resa ufficiale. La salma è legata ai tempi sanitari della donazione e delle procedure conseguenti, e solo dopo il rientro a Limone sarà possibile fissare il giorno dell’ultimo saluto.
Quel che appare già chiaro è che sarà una cerimonia molto partecipata: in chiesa ci saranno non solo i familiari e gli amici di sempre, ma anche i colleghi in divisa, rappresentanze del Soccorso Alpino, del mondo dello sci, della montagna. Un addio collettivo a un ragazzo che, per molti, è diventato un simbolo.
Un’eredità che va oltre la cronaca
Nel giro di pochi giorni il nome di Erik Pettavino è passato dalle chat degli amici ai titoli dei giornali. Il rischio, in casi così, è che resti solo la formula fredda: “finanziere di 30 anni travolto da una valanga durante un’esercitazione”.
Ma la sua storia racconta altro. Racconta un giovane che ha trasformato la passione per la montagna in un servizio agli altri, accettando di lavorare in condizioni difficili per soccorrere chi si trova in pericolo. Racconta una comunità , quella di Limone, che si stringe attorno alla famiglia e decide di fermarsi. Racconta una scelta forte, quella della donazione degli organi, che fa sì che il suo nome continui a vivere nel corpo di altre persone.
Erik non tornerà più sulle sue creste, non rimetterà gli sci ai piedi all’alba per un turno in montagna. Ma resterà l’immagine di un ragazzo di 30 anni che ha dato tutto, fino all’ultimo, e che anche nel momento più buio ha lasciato una traccia di vita.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






