“È morto Vincenzo”. All’inizio qualcuno ha pensato a uno scherzo di pessimo gusto, poi sono arrivate le conferme ufficiali dalla questura: Vincenzo Marcianò, vice ispettore della Polizia di Stato, 36 anni, è stato trovato senza vita nel suo appartamento in zona corso Calatafimi, a Palermo.
Fino al giorno prima era al lavoro, tra pratiche e attività d’ufficio alla Divisione Anticrimine. Nessuno, almeno all’esterno, immaginava che nel giro di una notte la vita di sua moglie, delle sue due bambine e dei colleghi sarebbe stata stravolta.
Chi era Vincenzo Marcianò
Vincenzo Marcianò era nato a Reggio Calabria, ma da tempo aveva messo radici a Palermo. La scelta della divisa non era stata un ripiego: voleva farla davvero, la vita da poliziotto, e c’era riuscito.
Nel 2012 era entrato in Polizia di Stato. Niente scorciatoie: concorso, corso, addestramento, poi la realtà, con i primi turni, le prime notti in strada, le prime chiamate urgenti. Chi lo ha conosciuto lo racconta come un ragazzo solare, educato, con la battuta pronta ma molto serio quando si trattava di lavoro.
Palermo, che inizialmente doveva essere solo la città di assegnazione, era diventata nel tempo il suo posto nel mondo. Qui aveva costruito la famiglia: un matrimonio, due figlie piccole che erano il suo orgoglio e di cui parlava spesso con i colleghi.
Dalle Volanti a Fiumicino, fino all’Anticrimine di Palermo
I primi anni in divisa Vincenzo li ha passati sulle Volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale di Palermo. Turni di notte, interventi sotto la pioggia, chiamate del 112 che non lasciano il tempo di pensarci troppo. È lì che aveva imparato a muoversi tra i quartieri della città, a gestire discussioni, emergenze, piccoli e grandi drammi quotidiani.
Poi erano arrivati i trasferimenti: Fiumicino e Roma. Cambiano le strade, cambiano i colleghi, ma il lavoro resta quello. Anche lì, raccontano, si era fatto apprezzare per serietà e disponibilità.
A un certo punto decide di fare un passo in più: partecipa al concorso interno per diventare vice ispettore, lo supera e può rientrare a Palermo con una qualifica diversa. Viene destinato alla Divisione Anticrimine, dove il lavoro è meno visibile ma non meno delicato: atti, misure di prevenzione, analisi di situazioni e persone da monitorare.
In ufficio molti lo consideravano un punto di appoggio: sapeva spiegare le pratiche ai più giovani, dava una mano quando c’era da smaltire arretrati, trovava sempre il modo di alleggerire l’aria quando la giornata si faceva pesante.
Il malore in casa dopo il turno
La giornata in cui tutto si è fermato, di fatto, era iniziata come tante altre.
Vincenzo aveva appena finito il turno di servizio e aveva fatto ritorno a casa, nel suo appartamento in zona corso Calatafimi. Nessun episodio particolare, almeno all’esterno, che potesse far pensare a quello che sarebbe successo di lì a poco.
Dopo il rientro avrebbe iniziato a non sentirsi bene. Prima un malessere generico, poi la febbre che sale. Situazioni che, di solito, si gestiscono con qualche giorno di riposo e un po’ di pazienza.
Questa volta no. Secondo quanto ricostruito, la temperatura ha continuato a crescere fino a sfiorare i 40 gradi. In casa ci si rende conto che non è la solita influenza e scatta la chiamata ai soccorsi.
Il personale sanitario arriva nell’appartamento e prova a rianimarlo. Le manovre vanno avanti, ma non basta: Vincenzo Marcianò muore lì, in casa, nonostante i tentativi del 118 di riportarlo indietro. Aveva 36 anni.
Un decesso improvviso su cui deciderà la Procura
Le cause esatte della morte non sono state ancora rese note.
Un elemento, però, emerge con forza dai racconti delle persone a lui vicine: non risultavano patologie pregresse, nessuna malattia importante conosciuta, nulla che potesse far pensare a un rischio del genere per un uomo così giovane.
Proprio perché si tratta di una morte improvvisa che riguarda un appartenente alle forze dell’ordine, la vicenda è stata segnalata alla Procura della Repubblica e al Questore di Palermo. Saranno loro a stabilire se servono ulteriori accertamenti, fino all’eventuale disposizione di un’autopsia per capire con precisione cosa sia accaduto da un punto di vista clinico.
Nel frattempo la salma è stata spostata dall’appartamento all’obitorio, dove resterà in attesa di decisioni: eventuali esami, rilascio del nullaosta e, solo dopo, fissazione della data dei funerali.
Il vuoto in famiglia e in questura
Oltre alle procedure, restano le persone.
Per la moglie e per le due bambine di Vincenzo si è aperto all’improvviso un vuoto enorme: la casa in cui si facevano progetti per il futuro, la routine di una famiglia scandita dai turni del padre e dagli impegni delle figlie, tutto si è fermato in una notte.
In questura il clima è di incredulità. I colleghi parlano di lui come di un uomo affidabile, sempre disponibile a coprire un turno, ad aiutare chi era in difficoltà con una pratica o con un problema personale. Non era solo un vice ispettore, ma una presenza fissa, uno di quelli che ti aspetti di trovare ogni mattina dietro la stessa scrivania.
Da Reggio Calabria, la sua città d’origine, arrivano messaggi di affetto e di orgoglio: Vincenzo era il ragazzo che aveva lasciato la propria terra per servire lo Stato, e che nel tempo era riuscito a costruirsi una carriera rispettata tra strada, aeroporti e uffici investigativi.
Le domande che restano aperte
Quando un uomo di 36 anni muore così, da un giorno all’altro, è inevitabile che restino molte domande. Cosa ha provocato davvero quel malore? C’era qualcosa che non era stato notato? Gli accertamenti che verranno disposti serviranno proprio a dare almeno una risposta sul piano medico.
Ma ci sono domande che non finiscono nei verbali: come si riempie lo spazio lasciato da un marito, da un padre, da un collega che fino a ieri faceva parte della vita quotidiana di tante persone?
Per la Polizia di Stato è la perdita di un professionista giovane e stimato.
Per la sua famiglia è la perdita di un punto fermo.
Per Palermo e per Reggio Calabria è la storia di un uomo che aveva scelto la strada del servizio allo Stato e che se n’è andato troppo presto, lasciando dietro di sé soprattutto ricordi, affetto e un grande senso di ingiustizia.
Domande frequenti su Vincenzo Marcianò
Chi era Vincenzo Marcianò?
Era un vice ispettore della Polizia di Stato, nato a Reggio Calabria e da anni residente a Palermo. Lavorava presso la Divisione Anticrimine della questura palermitana ed è morto a 36 anni.
Come è morto il poliziotto Vincenzo Marcianò?
È deceduto nel suo appartamento in zona corso Calatafimi, a Palermo, dopo un malore improvviso legato a una forte febbre. I sanitari del 118 sono intervenuti e hanno tentato di rianimarlo, ma ogni sforzo è risultato inutile.
Aveva problemi di salute?
In base a quanto emerso finora, non risultavano malattie pregresse o patologie note tali da far pensare a un rischio immediato per la sua vita.
Sono previste indagini sulle cause della morte?
Sì. Il caso è stato segnalato alla Procura della Repubblica e al Questore di Palermo, che dovranno decidere se disporre ulteriori accertamenti, compresa l’eventuale autopsia per chiarire le cause del decesso.
Quando si terranno i funerali di Vincenzo Marcianò?
La data dei funerali non è stata ancora comunicata. Verrà fissata dopo il completamento degli eventuali esami e il rilascio del nullaosta da parte delle autorità competenti.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






