È morto Tonino Buresta, l’artista del legno che ha costruito la parrocchia pezzo dopo pezzo

Serena Comito

È morto Tonino Buresta, l’artista del legno che ha costruito la parrocchia pezzo dopo pezzo

A Santa Maria in Porto Fuori, frazione di Ravenna, il nome di Tonino Buresta non compariva sui manifesti delle feste o sulle locandine del Carnevale. Eppure, dietro a quasi ogni struttura, palco o gioco per bambini c’era lui, con le sue mani d’oro e quella discrezione da uomo abituato a fare più che a parlare.

Tonino è morto ieri, lasciando un vuoto enorme in una comunità che lo aveva visto all’opera per anni, spesso dietro le quinte, sempre con lo stesso stile: pochi discorsi, tanto lavoro, nessuna richiesta di visibilità. In parrocchia lo definiscono senza esitazioni “un vero artista del legno”, capace di trasformare materiali semplici – spesso di recupero – in strutture solide, utili e belle.

L’uomo dalle mani d’oro al servizio di Santa Maria in Porto Fuori

Per capire chi fosse davvero Tonino Buresta basta guardare cosa ha lasciato.
Nella chiesa di Santa Maria in Porto Fuori aveva costruito la gradinata per il coro, pensata per dare spazio alle voci durante le celebrazioni. Quando serviva un palco per gli spettacoli, lui arrivava con idee, misure, assi di legno e tubi di ferro. Se c’era da montare un gazebo per ospitare la gente alle feste, non si cercava un fornitore esterno: si chiamava Tonino.

Molte delle strutture più riconoscibili della parrocchia portano la sua firma:

  • il palco per gli eventi,
  • il gazebo realizzato nel 2001, quando mancavano spazi adatti per accogliere le persone,
  • i giochi per i bambini nell’area verde,
  • i telai e le strutture per i carri mascherati del Carnevale,
  • la baita in legno della pesca, punto fisso delle feste estive.

Non si limitava al legno: sapeva lavorare anche ferro e tubi, recuperando materiali che per altri erano solo scarti. Il risultato erano opere robuste, studiate su misura per la vita della comunità, che oggi raccontano il suo passaggio meglio di qualunque curriculum.

Il ricordo di Don Bruno Gallegarini

A parlarne è soprattutto il parroco, don Bruno Gallegarini, che in poche frasi riassume un’intera vita di servizio:
Tonino, dice, era un “uomo di fede concreta”, uno che non aveva bisogno di grandi discorsi perché lasciava parlare quello che faceva. Di lui sottolinea la discrezione – “poche parole” – e la disponibilità totale: sempre pronto ad aiutare chiunque ne avesse bisogno, sempre in prima linea quando c’era un lavoro da fare in parrocchia.

Don Bruno ricorda come per qualsiasi necessità pratica si pensasse subito a lui. Se compariva un problema strutturale, una pedana da sistemare, una base da rinforzare, la frase diventava quasi automatica: “Chiediamo a Tonino”. Ed è proprio questa costanza, più del singolo manufatto, a restare impressa nella memoria della comunità.

Dal presepe meccanico ai carri di Carnevale

Prima di diventare una colonna di Santa Maria in Porto Fuori, Tonino frequentava la chiesa di San Simone e Giuda, dove si era dedicato al presepe meccanico. Era una vera passione, che ha continuato a coltivare anche in seguito: ingranaggi, luci, piccoli movimenti che davano vita alle scene natalizie e che richiedevano pazienza, precisione, fantasia.

Lo stesso spirito lo ritroviamo nei carri di Carnevale: dietro quelle strutture ci sono ore di lavoro, saldature, prove, correzioni. In parrocchia ricordano come fosse lui a progettare e realizzare i telai in ferro, i supporti, i dettagli che permettevano ai carri di sfilare in sicurezza tra strade e piazze. Spesso utilizzava materiali di recupero, trasformando ciò che per altri era inutile in qualcosa di nuovo, pronto a fare felici bambini e famiglie.

La malattia, il ricovero e le parole dell’amico Vito Fazio

A ricordarlo è anche Vito Fazio, amico di lunga data e compagno di tante iniziative parrocchiali. Non nasconde la fatica nel parlare di lui: racconta che da qualche tempo Tonino era ammalato e che «da quasi un anno non girava più». Lo scorso anno, pur non potendo partecipare attivamente come prima, gli amici erano passati a casa sua con il carro di Carnevale, per portargli almeno un po’ di quella festa che aveva contribuito a costruire per anni.

Qualche giorno fa si erano sentiti di nuovo, con la promessa di passare anche quest’anno per mostrargli il nuovo carro pronto per la sfilata. Poi il nuovo ricovero in ospedale, l’ultimo, proprio alla vigilia della settimana di Carnevale. Fazio sottolinea come ci sia quasi una sorta di simbolo in questo: Tonino se n’è andato nel cuore del periodo che più raccontava il suo lavoro per la parrocchia, circondato dalle strutture e dalle idee nate dalle sue mani.

Dietro un aspetto a volte un po’ burbero e taciturno, c’era – dice l’amico – “un cuore enorme”. Sempre in prima linea a fare, spesso da solo, per accelerare i tempi e non pesare sugli altri. Una frase in particolare gli è rimasta impressa:
«Mi diceva sempre: “crea armonia che, se la gente si trova bene, non va via. Anzi, ne arriva altra e così il gruppo si allarga”

È l’immagine di un uomo che non pensava solo a costruire strutture, ma a costruire relazioni e comunità.

Un addio nel pieno del Carnevale

Il fatto che Tonino Buresta sia morto proprio nel mezzo della settimana di Carnevale non è un dettaglio qualunque per chi lo ha conosciuto. Sono i giorni in cui, da anni, la parrocchia di Santa Maria in Porto Fuori vedeva prendere forma i carri, i palchi, gli allestimenti che portavano anche la sua firma. Quest’anno, mentre la festa va avanti, resta la consapevolezza che il “motore nascosto” di tante edizioni non c’è più.

La comunità lo ricorda con commozione. Ogni gradino della gradinata del coro, ogni vite del palco, ogni trave del gazebo diventano memoria concreta di un volontario che ha scelto di mettere il proprio talento a disposizione degli altri, senza chiedere nulla in cambio se non la possibilità di continuare a fare.

Quando si terranno i funerali di Tonino Buresta

I funerali di Tonino Buresta si terranno sabato 14, alle 14.15, nella chiesa di Santa Maria in Porto Fuori. Sarà il momento in cui la comunità parrocchiale, gli amici, i familiari e tutti coloro che, negli anni, hanno camminato sulle sue gradinate, applaudito dai suoi palchi o giocato sulle strutture che aveva costruito, potranno salutarlo insieme.

Non sarà solo un rito, ma un modo per dire grazie a un uomo che ha scelto di restare dietro le quinte, lasciando che a parlare, al posto suo, fossero il legno, il ferro e le opere che ha lasciato.

Domande frequenti su Tonino Buresta

Chi era Tonino Buresta?
Era un volontario molto attivo nella parrocchia di Santa Maria in Porto Fuori, conosciuto per la sua abilità nel lavorare il legno e il ferro. È ricordato come un “artista del legno” e un uomo di poche parole e molti fatti.

Cosa ha realizzato per la parrocchia?
Ha costruito la gradinata per il coro, il palco per gli spettacoli, il gazebo inaugurato nel 2001, i giochi per bambini nell’area verde, strutture e telai per i carri di Carnevale e la baita in legno della pesca usata nelle feste estive.

Perché viene definito “un vero artista del legno”?
Perché riusciva a trasformare materiali semplici, spesso di recupero, in strutture robuste e funzionali, curate nei dettagli e pensate per la vita della comunità. Non era un lavoro solo tecnico, ma un modo creativo di servire la parrocchia.

Qual era il rapporto con il presepe meccanico?
Prima di arrivare a Santa Maria in Porto Fuori, Tonino frequentava la chiesa di San Simone e Giuda, dove si era dedicato al presepe meccanico. Era una passione che ha continuato negli anni, unendo manualità e fantasia.

Quando e dove si svolgeranno i funerali?
I funerali si terranno sabato 14, alle 14.15, nella chiesa di Santa Maria in Porto Fuori, dove per anni ha messo a disposizione il suo tempo e il suo talento al servizio della comunità.