Chi era Jesse Van Rootselaar, l’autrice della strage di Tumbler Ridge in Canada: età, identità, famiglia e cosa sappiamo del movente

Daniela Devecchi

Chi era Jesse Van Rootselaar, l’autrice della strage di Tumbler Ridge in Canada: età, identità, famiglia e cosa sappiamo del movente

La chiamano già “la strage di Tumbler Ridge”.
Un paesino di montagna di meno di tremila abitanti nella Columbia Britannica, una scuola superiore, un pomeriggio qualsiasi di febbraio che si trasforma in incubo: nove morti, decine di feriti, una comunità devastata.

Al centro di tutto c’è un nome: Jesse Van Rootselaar, 18 anni, canadese, donna transgender. Prima uccide parte della sua famiglia, poi entra armata nella scuola che aveva frequentato anni prima e apre il fuoco su insegnanti e studenti. Alla fine si toglie la vita.

Chi era, davvero, questa ragazza? E cosa si sa, al momento, del perché?

Chi era Jesse Van Rootselaar: età, identità, percorso

Jesse Van Rootselaar aveva 18 anni e viveva a Tumbler Ridge, piccola comunità mineraria incastonata tra le montagne della Columbia Britannica, nel Canada occidentale.

La polizia l’ha identificata come donna transgender:

  • si presentava pubblicamente come donna
  • secondo le informazioni filtrate, avrebbe iniziato la transizione circa sei anni fa, intorno ai 12 anni
  • da allora viveva socialmente al femminile, con tutto ciò che questo comporta in un contesto piccolo e periferico come Tumbler Ridge

Aveva frequentato la Tumbler Ridge Secondary School, la scuola superiore del paese, ma aveva abbandonato gli studi circa quattro anni fa. Da allora la sua vita sembra essersi svolta ai margini: niente università, niente trasferimento. Rimane in paese, in famiglia, con una storia personale e psicologica che le stesse autorità definiscono “complessa”.

Dietro il suo nome, i giornali canadesi stanno ricostruendo un quadro fatto di:

  • isolamento
  • fragilità psichica
  • varie chiamate alla polizia nel corso degli anni per problemi legati alla sua salute mentale

Non risulta, al momento, che fosse coinvolta in gruppi estremisti né che avesse un passato criminale grave. Era conosciuta dai servizi sociali e dalle forze dell’ordine, ma come persona fragile, non come “piccola terrorista”.

La giornata della strage: casa e scuola

Il 10 febbraio 2026 inizia come un giorno qualunque e finisce come una delle pagine più nere della cronaca canadese recente.

Il duplice omicidio in casa

Nel primo atto della tragedia, ancora tutto da chiarire nei dettagli, Jesse:

  • uccide in casa la madre (circa 39 anni)
  • uccide il fratellastro di 11 anni

Un altro familiare riesce a sopravvivere e a dare l’allarme. Quando la polizia inizia a muoversi, però, lei è già uscita dall’abitazione, armata.

L’attacco alla Tumbler Ridge Secondary School

Poco dopo, Jesse raggiunge la Tumbler Ridge Secondary School, l’istituto dove ha studiato in passato.

Qui la ricostruzione, a grandi linee, è questa:

  • entra nell’edificio con almeno un’arma lunga e una pistola
  • spara e uccide una prima persona in un’area di passaggio
  • si dirige verso la biblioteca, dove:
    • uccide cinque studenti, tra i 12 e i 13 anni
    • uccide un insegnante di circa 39 anni
  • ferisce in modo più o meno grave altre decine di persone: il bilancio oscilla tra 25 e 27 feriti, alcuni in condizioni critiche

La scuola finisce in lockdown: dagli altoparlanti viene ordinato agli studenti di chiudersi in classe, barricarsi, stare lontani dalle finestre. Ragazzi che pochi minuti prima erano a lezione si ritrovano stipati in aule buie, in silenzio, mentre fuori si sentono sirene e passi.

Quando la polizia riesce a entrare e a raggiungere la zona della sparatoria, trova Jesse morta, uccisa da un colpo d’arma da fuoco che si è inferta da sola. La strage si chiude così: nove morti in totale, lei compresa.

Problemi di salute mentale e segnali d’allarme

Un elemento torna in tutte le conferenze stampa delle autorità: la salute mentale.

Negli anni precedenti, la polizia era già intervenuta più volte nell’abitazione dei Van Rootselaar per:

  • chiamate legate a comportamenti preoccupanti di Jesse
  • episodi in cui la sua stabilità psichica veniva messa in dubbio da familiari o vicini

In almeno un caso, nell’ultima primavera, era stata coinvolta anche la sanità: valutazione medica, contatto con i servizi. Poi, come spesso accade, sembra che la situazione si sia “raffreddata”, senza sfociare in un trattamento continuativo, strutturato.

Oggi, inevitabilmente, si riapre il dossier: si poteva fare di più?
C’erano segnali più chiari che qualcosa stava precipitando?
Si poteva intervenire sulla custodia delle armi in casa?

Per ora le risposte ufficiali sono prudenti. Ma la linea di fondo è questa: non si trattava di una perfetta sconosciuta. Le istituzioni, in varie forme, l’avevano già incrociata.

Armi e falle nel sistema: com’è stato possibile?

Altro punto cruciale: come si è procurata Jesse le armi?

Dalle prime informazioni:

  • in passato avrebbe avuto una licenza minorile per armi da fuoco, che consente solo di prendere in prestito armi non proibite, non di comprarle o detenerle a proprio nome
  • questa licenza risultava scaduta da circa due anni
  • al momento della strage non aveva quindi titolo legale per possedere armi

Eppure, quel 10 febbraio, imbraccia almeno un fucile e una pistola.
Gli inquirenti stanno cercando di capire:

  • se fossero armi di famiglia, custodite male
  • se ci sia stata una cessione irregolare da parte di terzi
  • se ci siano state mancanze nei controlli dopo gli interventi per problemi psichici

Il Canada ha una legislazione sulle armi più severa rispetto agli Stati Uniti, ma non è un paese “disarmato”. Proprio per questo, dopo ogni strage, riemerge lo stesso nodo: la legge da sola non basta, se la pratica – i controlli, le revoche, la custodia – non funziona.

Il tema dell’identità di genere: cosa c’entra e cosa no

La polizia canadese ha chiarito fin da subito che Jesse era una donna transgender e ha usato correttamente il femminile nel riferirsi a lei.

Una parte dei media internazionali e dei commentatori sui social ha provato a trasformare questo dato in un “caso ideologico”:

  • c’è chi punta il dito contro il percorso di transizione iniziato in giovane età
  • c’è chi collega, senza prove, identità trans e tendenza alla violenza
  • c’è chi prova a usare la strage come arma nel dibattito politico su diritti LGBT, farmaci, terapie

Al momento, però, le autorità canadesi sono chiare su un punto:
non esistono elementi per dire che l’identità di genere sia la causa di quanto accaduto.

Se l’articolo è onesto, il dato va riportato per quello che è:

  • un elemento del profilo personale di Jesse
  • un possibile fattore di sofferenza e isolamento in un contesto di provincia
  • non una spiegazione automatica del gesto

Il rischio, altrimenti, è quello di fare esattamente ciò che lei ha fatto in quel corridoio e in quella biblioteca: colpire non tanto una persona, ma una categoria intera.

Reazioni in Canada: lutto, politica e domande senza risposta

Il governo federale ha dichiarato giorno di lutto, ha messo le bandiere a mezz’asta, ha inviato ministri sul posto per coordinare aiuti e supporto psicologico.

La provincia della Columbia Britannica ha promesso:

  • un’indagine sulle procedure di salute mentale
  • la verifica degli archivi di licenze d’arma
  • un confronto con le scuole sulla sicurezza in contesti piccoli, che spesso si sentono immuni da queste tragedie

Intanto, a Tumbler Ridge, la scena è quella ormai purtroppo nota:

  • fiori, biglietti, peluche davanti alla scuola
  • fiaccolate in silenzio, con i nomi delle vittime letti uno per uno
  • famiglie che devono spiegare ai figli perché i compagni di classe non torneranno più

In mezzo a questo dolore, il nome di Jesse Van Rootselaar resta sospeso. Da un lato c’è il gesto atroce, dall’altro c’è la storia di una ragazza che, prima di diventare carnefice, è stata a lungo una persona in difficoltà, vista e non vista dalle istituzioni.

FAQ

Quanti anni aveva Jesse Van Rootselaar e dove viveva?
Aveva 18 anni e viveva a Tumbler Ridge, piccola comunità della Columbia Britannica, in Canada.

Jesse Van Rootselaar era una donna transgender?
Sì. La polizia canadese l’ha identificata come donna transgender, in transizione da alcuni anni, e ha usato il pronome femminile nel riferirsi a lei.

Quante persone sono morte nella strage di Tumbler Ridge?
Il bilancio attuale è di 9 morti, inclusa Jesse: due familiari uccisi in casa, sei vittime nella scuola (cinque studenti e un insegnante) e la stessa autrice, morta suicida.

Si conosce il movente della strage?
Al momento il movente è ancora oggetto di indagine. Si sa che Jesse aveva precedenti problemi di salute mentale e vari contatti con la polizia, ma non sono emerse rivendicazioni politiche o manifesti ideologici.

Come si era procurata le armi?
Le autorità hanno confermato che usava almeno un’arma lunga e una pistola, ma stanno ancora verificando la provenienza. La sua vecchia licenza minorile per armi da fuoco risultava scaduta, quindi non poteva possedere legalmente armi a suo nome.