La filosofia, per molti italiani, è stata per anni una copertina blu o bordeaux con due nomi in alto: Reale – Antiseri.
Dietro quel cognome in seconda posizione c’era un professore umbro, schivo e ironico, che ha passato la vita a spiegare perché siamo liberi proprio perché fallibili.
Dario Antiseri è morto nella notte del 12 febbraio 2026, a 86 anni, nella sua casa di Cesi di Terni, dopo una lunga malattia. Con lui se ne va una delle voci più limpide del liberalismo italiano, e uno dei pochissimi che potevano dire di essere stati davvero allievi di Karl Popper.
Le origini umbre e la passione per la filosofia
Antiseri nasce il 9 gennaio 1940 a Foligno, cuore dell’Umbria. Le sue radici, però, affondano anche a Spello e nella campagna intorno, quel mondo a metà tra paese e collina che tornerà spesso nei suoi ricordi pubblici.
Si laurea in Filosofia all’Università di Perugia nel 1963, con il massimo dei voti. Il talento è evidente da subito: pochi anni dopo è già libero docente e comincia a muoversi tra Italia ed Europa per studiare da vicino ciò che più lo affascina:
- logica
- filosofia della scienza
- filosofia del linguaggio
Passa per Vienna, Münster, Oxford. Lì incontra idee, ma soprattutto maestri. Fra tutti, uno diventerà la sua stella polare: Karl Popper.
Dalla Sapienza alla LUISS: una vita da professore
La carriera di Antiseri attraversa alcune delle università più importanti del Paese.
Inizia a insegnare alla Sapienza di Roma e all’Università di Siena, poi approda all’Università di Padova, dove per anni tiene la cattedra di Filosofia del linguaggio.
Nel 1986 arriva la svolta che lo renderà noto anche a una generazione di scienziati politici, sociologi, economisti: viene chiamato alla LUISS di Roma, dove diventa:
- professore ordinario di Metodologia delle scienze sociali
- direttore del Centro di metodologia delle scienze sociali
- più tardi, preside della Facoltà di Scienze politiche
Chi lo ha avuto in aula lo ricorda come un professore esigente ma mai pedante, capace di parlare di Popper, Hayek, Gadamer e di referendum nello stesso discorso, con quella ironia un po’ ruvida tipica degli umbri.
Per lui la filosofia non era un museo, ma una cassetta degli attrezzi per capire come funzionano la scienza, la politica, la fede, la convivenza civile.
L’allievo di Popper che difendeva il “fallibilismo”
Se dovessimo ridurre il suo pensiero a una parola chiave, sarebbe questa: fallibilismo.
Antiseri è stato il più ostinato diffusore italiano del pensiero di Karl Popper, il filosofo della società aperta. Ne ha studiato e commentato le opere, ha spiegato fino allo sfinimento l’idea che:
- nessuna teoria è definitiva
- la conoscenza cresce per tentativi ed errori
- proprio perché possiamo sbagliare, dobbiamo tenere aperto lo spazio della critica, del dissenso, della libertà
Per lui Popper non era solo un filosofo della scienza, ma una bussola politica e morale: se la verità non è mai possesso di uno solo, allora lo Stato, le Chiese, i partiti devono accettare di poter sbagliare e lasciare che le persone possano contestarli.
Accanto a Popper, Antiseri legge e racconta Hans-Georg Gadamer e la tradizione ermeneutica. Due mondi apparentemente lontani – il razionalismo critico da un lato, l’interpretazione dei testi e della storia dall’altro – che lui prova a mettere in dialogo.
L’idea di fondo è semplice e potente: cerchiamo la verità sapendo di poter sbagliare, e lo facciamo sempre interpretando, rileggendo, discutendo.
Niente verità calate dall’alto, né nella scienza, né nella politica, né nella fede.
Liberalismo, fede e un relativismo molto particolare
Antiseri è stato un liberale cattolico in un Paese dove le etichette politiche spesso si consumano in fretta.
Ha studiato e divulgato Hayek, Dahrendorf, il pensiero liberale anglo-austriaco, ma senza farne una bandiera di partito.
Per lui liberalismo significava:
- limiti chiari al potere dello Stato
- centralità della persona e delle libertà civili
- fiducia nella società civile, nelle associazioni, nei corpi intermedi
Al tempo stesso non ha mai nascosto la propria appartenenza cristiana. Il punto interessante è come teneva insieme le due cose.
In libri diventati quasi “di culto” in certi ambienti, Antiseri parlava di sé come “cristiano perché relativista, relativista perché cristiano”. Non un relativismo del “tutto è uguale”, ma il riconoscimento che:
- solo Dio è assoluto,
- gli uomini vedono sempre in parte,
- le nostre posizioni – anche di fede – vanno portate con umiltà, sapendo di poter imparare.
Da qui lo scontro, a volte sotterraneo, a volte esplicito, con i paladini dell’“antirelativismo” a ogni costo.
Lui rispondeva che il vero nemico non è chi ammette la propria fallibilità, ma chi pretende di possedere una verità intoccabile e usarla come clava politica.
I manuali con Giovanni Reale: la filosofia sui banchi di scuola
Per milioni di studenti italiani, Dario Antiseri è stato “quello dopo Reale”.
Insieme a Giovanni Reale ha firmato la monumentale “Storia del pensiero filosofico e scientifico” (nota anche come “Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi”). Volumi usati per anni nei licei, ristampati, aggiornati, tradotti.
Su quei libri molti hanno incontrato per la prima volta:
- i presocratici
- Platone e Aristotele
- Kant, Hegel, Nietzsche
- la filosofia della scienza contemporanea
La coppia era curiosa: Reale, grande storico della filosofia antica, e Antiseri, il filosofo della scienza, dell’epistemologia, del Novecento.
Insieme hanno creato un ponte tra le radici greche del pensiero e il mondo delle scienze moderne, dei laboratori, delle rivoluzioni tecnologiche.
Magari da studenti non ci si pensava molto. Ma a distanza di anni, a tanti è rimasto in testa quel cognome un po’ strano, Antiseri, associato a una sensazione concreta: la filosofia può essere raccontata in modo rigoroso ma comprensibile.
L’impegno civile e il rifiuto della politica “di carriera”
Nel corso degli anni ’90, quando la Seconda Repubblica muoveva i primi passi, qualcuno prova a portarlo direttamente in Parlamento.
Silvio Berlusconi, nel momento in cui arruola professori e tecnici per dare un volto “colto” al suo schieramento, avrebbe voluto anche Antiseri fra i “professori di Forza Italia”.
Lui rifiuta.
Preferisce restare nel ruolo di intellettuale libero, scomodo quando serve, pronto a criticare tanto le derive stataliste quanto i populismi di ogni colore.
Scrive su quotidiani come “Avvenire”, collabora con riviste e centri studi, partecipa a convegni del mondo cattolico senza mai trasformarsi in “filosofo di corte” di nessuno.
Gli ultimi anni a Cesi di Terni e la lunga malattia
Negli ultimi anni, Dario Antiseri vive a Cesi di Terni, un piccolo borgo arrampicato sulla collina.
Da lì continua a scrivere, aggiornare i suoi manuali, intervenire a qualche incontro, finché la salute glielo consente.
La malattia arriva piano e poi si fa sentire più forte.
Le cronache parlano di una lunga malattia affrontata con discrezione, lontano dai riflettori. Nessun bollettino, nessuna esposizione: semplicemente, a un certo punto, smette di farsi vedere in pubblico.
Nella notte del 12 febbraio 2026 muore nella sua abitazione, a 86 anni.
Restano i libri, restano le lezioni fissate nei ricordi degli studenti, restano le discussioni accese che ha seminato fra credenti e non credenti, liberali e non liberali.
Un’eredità che passa per la parola “critica”
Che cosa lascia, in concreto, Dario Antiseri?
- Un modo di pensare: niente è intoccabile, tutto può – e deve – essere criticato.
- Un ponte tra fede e liberalismo: si può essere cristiani e relativisti nel senso buono del termine, riconoscendo la propria finitezza.
- Una montagna di pagine che hanno formato intere generazioni, dai licei alla LUISS, passando per convegni, parrocchie, think tank.
Forse lo si può riassumere così: per Antiseri la verità non era mai una clava, ma una strada da percorrere insieme, sapendo che nessuno la possiede interamente.
E in tempi di certezze urlate, questa è già una posizione radicale.
FAQ
Quanti anni aveva Dario Antiseri e dove è morto?
Dario Antiseri aveva 86 anni. È morto nella notte del 12 febbraio 2026 nella sua casa di Cesi di Terni, in Umbria, dopo una lunga malattia.
Da dove veniva Dario Antiseri?
Era umbro: era nato il 9 gennaio 1940 a Foligno e aveva radici profonde nel territorio fra Foligno, Spello e Terni.
Perché è considerato allievo di Karl Popper?
Perché ha studiato da vicino il pensiero di Karl Popper, ne è stato interlocutore, e soprattutto è stato il maggiore divulgatore italiano del suo razionalismo critico, del fallibilismo e dell’idea di società aperta.
Quali libri di Dario Antiseri sono diventati più famosi?
I più noti al grande pubblico sono i manuali scritti con Giovanni Reale, la “Storia del pensiero filosofico e scientifico”, usati in migliaia di licei. Importanti anche i suoi testi su Popper, Hayek, sul liberalismo e sul rapporto tra fede e relativismo.
Che ruolo aveva alla LUISS di Roma?
Alla LUISS è stato professore ordinario di Metodologia delle scienze sociali, ha diretto il relativo centro di ricerca ed è stato preside della Facoltà di Scienze politiche. Molti politologi, sociologi ed economisti italiani lo hanno avuto come docente o come riferimento di studio.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






