Nella foto di famiglia è il classico ragazzo “giusto”: laurea, buon lavoro, maratona di New York, raccolta fondi per chi soffre di disturbi psichici. Poi qualcosa si spezza. Viaggio in Europa, deliri religiosi, comportamenti bizzarri. Fino alla notte del 12 novembre 2024, in un resort a cinque stelle nel cuore dell’Irlanda, in cui il padre John McGowan, 66 anni, viene trovato morto.
Al centro della vicenda c’è Henry McGowan, oggi trentenne, cittadino USA, che ha ammesso di aver strangolato il padre, ma si è dichiarato non colpevole per infermità mentale. Il processo è in corso davanti alla Central Criminal Court di Dublino e, al 12 febbraio 2026, non c’è ancora un verdetto.
Chi è Henry McGowan
Henry McGowan viene da una famiglia molto agiata di New Canaan, Connecticut, una delle cittadine più benestanti degli Stati Uniti.
Ha un percorso che, visto da fuori, sembra impeccabile:
- laurea alla University of Virginia nel 2016,
- lavori ben pagati come data analyst tra San Francisco e New York,
- una relazione stabile,
- amici, sport, vita sociale.
Nel 2023 corre la maratona di New York raccogliendo fondi per un’associazione che si occupa di salute mentale. Parla apertamente delle sue difficoltà, del fatto di aver iniziato un percorso di cura.
Qualcosa però, nel suo equilibrio, ha già iniziato a scricchiolare.
John McGowan, il padre che prova a salvarlo
Il padre, John T. McGowan, 66 anni, è un finanziere di successo, volto noto a Wall Street e punto di riferimento per la comunità di New Canaan.
Chi lo conosce lo descrive come:
- molto presente con i figli,
- attivo nel volontariato,
- legatissimo in particolare a Henry, il secondo di cinque.
Non emergono episodi di violenza domestica, di abusi o di conflitti cronici tra i due. Al contrario: fratelli e amici raccontano un rapporto affettuoso, e proprio per questo John, quando capisce che il figlio sta di nuovo scivolando in una crisi, sale su un aereo e viene in Europa per aiutarlo.
È quel viaggio, iniziato come un tentativo disperato di riportare Henry in cura, che si trasformerà nel suo ultimo gesto.
I primi segnali: diagnosi, ricoveri e deliri
Le prime crepe nella vita di Henry compaiono nel 2022.
- A gennaio 2022 viene ricoverato d’urgenza al Mount Sinai, a New York, per un episodio maniacale: paranoia, insonnia, pensieri religiosi ossessivi. I medici parlano di disturbo bipolare.
- A marzo 2022, durante un volo verso Parigi, Henry tenta più volte di prendere un neonato dalla culla di bordo, convinto di dover “liberare tutti dal male”. L’aereo atterra, lui viene bloccato e ricoverato per circa quattro settimane in un ospedale psichiatrico parigino.
Dopo quella parentesi, sembra tornare una certa normalità: terapie, lavoro, sport, la maratona. Ma sotto la superficie la malattia continua a lavorare.
Secondo gli psichiatri che oggi testimoniano in aula, già in quei primi ricoveri Henry comincia a sviluppare idee deliranti sul padre: a momenti pensa che non sia davvero suo padre, che alcune persone abbiano “il male negli occhi”, che qualcuno voglia ingannarlo.
La ricaduta del 2024 e il viaggio in Europa
Nell’autunno 2024, la situazione esplode di nuovo.
Henry:
- lascia il lavoro,
- chiude la relazione,
- comincia investimenti finanziari azzardati,
- parla ossessivamente di un imminente crollo dell’economia mondiale,
- si riempie di letture spirituali e messaggi confusi alla famiglia.
Poi parte. Italia, Parigi, Londra, Dublino: un tour Europeo in cui si muove sempre più in modo impulsivo.
Tra i comportamenti emersi al processo:
- si compra una pelliccia sintetica rosa, molto vistosa, in un grande magazzino di lusso a Londra;
- noleggia una Lamborghini con soldi presi dai suoi conti;
- racconta di sentirsi investito da una missione “divina”.
Sul piano clinico, gli specialisti parlano di una fase maniacale con psicosi, in cui i pensieri deliranti sul padre e sul male da “stanare” si intensificano.
L’arrivo in Irlanda e l’idea di “metterlo in salvo”
All’inizio di novembre 2024 Henry arriva a Dublino.
Entra da solo al Mater Misericordiae University Hospital chiedendo aiuto per problemi mentali. Dice di aver buttato via farmaci, telefono, passaporto. I medici lo vedono agitato, ma il contesto è complesso, ci sono tempi d’attesa, famigliari collegati dall’America, polizia coinvolta.
Su un altro binario, intanto, si muove il padre:
- riceve notizie sempre più allarmanti,
- un amico gli riferisce di aver visto Henry a Londra in pelliccia rosa, completamente fuori controllo,
- decide di partire per l’Irlanda.
L’11 novembre John atterra a Dublino, raggiunge il figlio in ospedale, prova a convincerlo a farsi ricoverare. Gli viene suggerito di tornare il giorno dopo in un’altra struttura.
Henry però ha già una stanza prenotata al Ballyfin Demesne, resort a cinque stelle immerso nel verde della contea di Laois, a un centinaio di chilometri da Dublino. John prende una decisione che, per un padre, è quasi automatica: andare con lui, passare la notte insieme e cercare di gestire la situazione fino al mattino.
Ballyfin Demesne: cosa sarebbe successo quella notte
Quello che avviene nella notte tra il 12 e il 13 novembre 2024 è al centro del processo.
La ricostruzione ufficiale, presentata in aula, è questa:
- padre e figlio scendono nell’area spa/piscina dell’hotel, con gli spogliatoi annessi;
- scoppia un episodio di violenza improvvisa: secondo l’accusa, Henry colpisce il padre, gli sbatte la testa e poi lo strangola con le mani;
- lui stesso, sentito dagli investigatori, avrebbe descritto il gesto parlando di mani alla gola, di pressione sul pomo d’Adamo, di un’azione portata avanti fino a quando il padre ha smesso di muoversi.
Il corpo di John McGowan viene trovato a terra, nell’area piscina, in un lago di sangue e coperto da un accappatoio. L’autopsia parlerà di asfissia da strangolamento manuale.
Henry viene fermato poco dopo nella biblioteca dell’hotel. Non fugge, non tenta di nascondersi. Viene arrestato dalla polizia irlandese e portato prima in ospedale, poi in carcere.
Lui, fin da subito, non nega di aver provocato la morte del padre. Ma dice di non aver capito cosa stava facendo, di aver creduto di trovarsi di fronte a un “impostore” che aveva preso le sembianze di John.
Arresto, carcere e trasferimento in psichiatria forense
Pochi giorni dopo, Henry comparirà davanti a un giudice irlandese:
- viene formalmente accusato di omicidio;
- i suoi legali sottolineano immediatamente la presenza di seri disturbi mentali;
- la custodia prosegue in carcere, poi arriva il trasferimento in una struttura psichiatrica forense alle porte di Dublino, dove resta per oltre un anno in attesa di processo.
Da allora, Henry è detenuto e seguito da medici psichiatri. Non parla alla stampa, non rilascia interviste. L’unico luogo in cui la sua voce appare è il verbale delle dichiarazioni rese agli inquirenti e le perizie presentate in aula.
Il processo di Dublino e la difesa per infermità mentale
Oggi il caso è davanti alla Central Criminal Court di Dublino.
Henry è imputato per omicidio volontario, ma ha scelto una linea precisa: “not guilty by reason of insanity”, cioè non colpevole per infermità mentale.
La legge irlandese prevede un “verdetto speciale” in questi casi: se la giuria accetta che, al momento dei fatti, l’imputato:
- non capiva cosa stava facendo,
- o non sapeva che fosse sbagliato,
- o non era in grado di astenersi dal farlo per via della malattia,
può dichiararlo non colpevole per infermità mentale. In quel caso, non si parla di libertà: si va verso un ricovero obbligatorio in ospedale psichiatrico di massima sicurezza, con durata legata alle valutazioni periodiche dei medici e dei giudici.
Nel processo:
- gli psichiatri forensi, sia della difesa sia dell’accusa, convergono sull’idea che Henry soffra di un disturbo schizoaffettivo con episodi psicotici;
- entrambi sostengono che, al momento della morte di John, Henry fosse in preda a un delirio strutturato in cui il padre non era più percepito come tale, ma come una sorta di doppio malvagio.
La famiglia, dal canto suo, ribadisce che non c’era nessuna storia di odio o violenza tra i due. Per i fratelli, quello che è successo è la combinazione micidiale tra una malattia mentale grave e un sistema di cure che non è riuscito a fermare la spirale in tempo.
Al 12 febbraio 2026, la giuria non si è ancora espressa. Henry resta un imputato, non un condannato.
Un caso che parla anche di salute mentale
Dietro il titolo da cronaca nera – figlio che strangola il padre in un hotel di lusso – il caso McGowan è anche, inevitabilmente, una storia di salute mentale.
C’è un ragazzo che aveva chiesto aiuto, aveva accettato per un periodo diagnosi e farmaci, e poi era ricaduto. C’è un padre che, invece di allontanarlo, ha preso un volo per stargli vicino, ed è morto proprio nel tentativo di salvarlo.
E c’è un processo che, al di là del verdetto, dovrà rispondere a una domanda scomoda: quanto spazio reale di protezione diamo a chi vive con una malattia psichiatrica grave, e alle famiglie che provano a tenerlo al sicuro?
FAQ sul caso Henry e John McGowan
Chi è Henry McGowan?
È un cittadino statunitense di circa 31 anni, originario del Connecticut, con studi universitari alla University of Virginia e una carriera da analista dati a New York. È oggi imputato in Irlanda per l’omicidio del padre.
Chi era John McGowan?
John T. McGowan, 66 anni, era un finanziere di successo residente a New Canaan. È morto nel novembre 2024 in un hotel di lusso nella contea di Laois, in Irlanda.
Cosa sarebbe successo al Ballyfin Demesne?
Secondo l’accusa, nella notte del 12 novembre 2024 Henry, in piena crisi psicotica, avrebbe aggredito e strangolato il padre nell’area spa/piscina dell’hotel. Lui stesso ha ammesso di aver provocato la morte del padre, ma sostiene di non aver capito cosa stesse facendo.
Qual è la linea di difesa di Henry McGowan?
La difesa ha scelto la strada della non colpevolezza per infermità mentale. Gli psichiatri che lo hanno valutato parlano di disturbo schizoaffettivo e di un episodio psicotico in cui Henry avrebbe creduto che il padre fosse un “impostore”.
Il processo è già finito?
No. Al 12 febbraio 2026 il processo davanti alla Central Criminal Court di Dublino è ancora in corso. Non esiste ancora un verdetto definitivo: Henry è accusato e detenuto, ma non è stato condannato.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






