Morto Giampiero Majocchi, uno dei nomi che, a Como, venivano istintivamente associati alla parola “costruttore”.
Non si parla solo di un imprenditore come tanti. Il suo nome è legato a una stagione intera dell’edilizia comasca, alla storia della Nessi & Majocchi, ai palazzi che hanno cambiato il volto di interi quartieri e agli alberghi affacciati sul lago. Ma anche ai tavoli della Camera di commercio, alle discussioni infinite su Ticosa, sui parcheggi, sulle trasformazioni urbane.
Como perde un pezzo della propria memoria industriale e urbanistica. E questo, per una città che vive da sempre di equilibrio tra turismo, servizi e costruzioni, pesa.
Chi era Giampiero Majocchi
Giampiero Majocchi è stato per decenni uno dei volti più riconoscibili dell’imprenditoria comasca.
Entrato giovanissimo nell’impresa di famiglia, raccontava di aver iniziato a lavorare in azienda nel 1955, quando l’edilizia era ancora fatta soprattutto di calce, mattoni e relazioni dirette con quartieri in piena espansione.
Da allora il suo percorso si è intrecciato in modo quasi naturale con quello della Impresa costruzioni Nessi & Majocchi, realtà storica fondata nel 1926 da Venanzio Nessi e Angelo Majocchi. Una società che, nel corso degli anni, ha costruito migliaia di metri quadrati di città e che, per molti, rappresenta un pezzo di storia del territorio.
Majocchi non era soltanto un amministratore seduto dietro a una scrivania. È stato nel tempo presidente della società, interlocutore diretto di tecnici, professionisti, amministratori pubblici. Una figura abituata a tenere insieme numeri, cantieri, visione e responsabilità.
Nessi & Majocchi, una storia comasca lunga un secolo
Per capire chi fosse davvero Giampiero Majocchi bisogna passare da lì, da quella scritta che per anni si è vista sui cartelli di cantiere: Nessi & Majocchi.
L’impresa nasce negli anni Venti del Novecento e, nel dopoguerra, diventa protagonista della trasformazione di Como e dei comuni vicini. Sotto la guida della famiglia Majocchi e con Giampiero sempre più al centro, l’azienda firma grandi interventi residenziali in zone come Prestino e Sagnino, costruendo interi complessi che ancora oggi ospitano centinaia di famiglie.
Non si trattava solo di “case nuove”, ma di veri pezzi di tessuto urbano: cortili, parcheggi, servizi, negozi al piano terra. Una stagione in cui il costruttore non era solo chi alzava muri, ma chi contribuiva a disegnare quartieri.
Con il passare del tempo, la società ha saputo cambiare pelle. Quando il mattone residenziale ha iniziato a rallentare, Nessi & Majocchi si è spostata sempre di più verso il mondo dell’ospitalità, intercettando il boom del lago di Como come destinazione turistica di livello internazionale.
Dal cemento agli alberghi sul lago
Uno dei tratti distintivi della Nessi & Majocchi degli ultimi decenni è stata la capacità di lavorare su strutture che per i comaschi sono quasi dei simboli.
Sotto la supervisione di Majocchi, l’impresa si è occupata di hotel storici affacciati sul lago, intervenendo su edifici come l’Hotel Terminus, Villa Flori, l’Hotel Posta, e partecipando alle ristrutturazioni di strutture come il Barchetta e il Palace.
Dietro queste operazioni non c’era solo l’idea di fare lavori di pregio. C’era la consapevolezza che l’ospitalità stava diventando uno dei motori principali dell’economia comasca, e che l’edilizia doveva adattarsi: restauri complessi, rispetto dell’identità storica degli edifici, standard moderni, attenzione ai dettagli.
È proprio in questa fase che il profilo di Giampiero Majocchi si definisce appieno: imprenditore capace di stare nel mercato e, allo stesso tempo, voce ascoltata quando si parlava del futuro della città.
L’impegno nella camera di commercio
La sua esperienza non si è fermata ai cantieri.
Giampiero Majocchi è stato anche presidente della Camera di commercio, ruolo che lo ha portato a rappresentare non solo il settore delle costruzioni, ma l’intero mondo produttivo del territorio.
In quella sede ha vissuto da protagonista:
- gli anni delle grandi trasformazioni economiche,
- il passaggio da un tessuto industriale tradizionale a una realtà fatta di servizi, turismo, design, artigianato di qualità,
- le crisi che hanno colpito imprese, famiglie e professionisti, soprattutto dopo il 2008.
Chi ha lavorato al suo fianco ricorda un presidente diretto, poco incline ai giri di parole, convinto che impresa e istituzioni dovessero trovare un punto di incontro concreto, non solo simbolico.
Le sue idee sulla città e i grandi progetti di Como
Negli ultimi anni, nonostante il passare del tempo, Giampiero Majocchi è rimasto una voce autorevole nel dibattito pubblico.
È stato chiamato più volte a commentare dossier delicati per Como:
la Ticosa, le ipotesi di riqualificazione di viale Varese, i progetti di parcheggi interrati, le trasformazioni di aree strategiche vicino al lago.
Nelle interviste e negli interventi pubblici emergeva sempre una linea chiara:
- serviva una visione complessiva della città,
- i progetti andavano letti non solo sul breve periodo,
- Como doveva sapersi collocare dentro un quadro più ampio, in dialogo con Milano e con il resto del territorio.
Non era un “sì” acritico a ogni volumetria in più. Spesso, da costruttore, sottolineava anche i limiti di alcune idee, la necessità di tenere insieme mobilità, parcheggi, qualità degli spazi pubblici e interesse turistico.
Per questo, nel tempo, era diventato una sorta di punto di riferimento: non tanto per la carica che aveva ricoperto, ma per l’esperienza accumulata sul campo e la capacità di guardare alla città come a un organismo complesso.
Il cordoglio di Como per la morte di Giampiero Majocchi
La notizia della morte di Giampiero Majocchi ha colpito in particolare tre mondi:
- quello dell’edilizia, fatto di imprese, tecnici, artigiani che lo conoscevano da una vita;
- quello delle istituzioni economiche, che ricordano il suo periodo in Camera di commercio;
- quello dei cittadini, che magari non lo avevano mai incontrato di persona, ma vivevano o lavoravano in edifici nati sotto la sua guida.
Per molti, Majocchi rappresentava una certa idea di imprenditore comasco: radicato sul territorio, con un’azienda familiare cresciuta nel tempo, capace di resistere ai cambi di fase economica e, allo stesso tempo, pronto a sedersi ai tavoli in cui si decidevano le linee di sviluppo della città.
Il vuoto che lascia non è solo affettivo per chi gli è stato vicino. È anche un vuoto di memoria: se ne va una persona che ha visto passare, in prima fila, quasi settant’anni di storia edilizia, dalla crescita dei quartieri popolari alle ristrutturazioni di lusso sul lago.
Domande frequenti su Giampiero Majocchi
Chi era Giampiero Majocchi?
Era un imprenditore e costruttore comasco, figura simbolo dell’edilizia locale. Ha lavorato per decenni nella storica impresa Nessi & Majocchi, di cui è stato un punto di riferimento, e ha ricoperto anche il ruolo di presidente della Camera di commercio.
Perché è considerato importante per Como?
Perché il suo nome è legato a molti progetti che hanno cambiato il volto della città: grandi complessi residenziali nei quartieri di espansione, interventi su hotel storici affacciati sul lago, partecipazione diretta ai dibattiti su Ticosa, viale Varese e altre aree strategiche.
Che cos’è l’impresa nessi & majocchi?
È una società di costruzioni fondata nel 1926, attiva per decenni nell’edilizia comasca. Sotto la guida della famiglia Nessi e della famiglia Majocchi ha firmato interventi residenziali, opere pubbliche e, in anni più recenti, importanti ristrutturazioni di alberghi sul lago di Como.
Che ruolo ha avuto nella camera di commercio?
Giampiero Majocchi è stato presidente della Camera di commercio, rappresentando il mondo delle imprese comasche in una fase cruciale di trasformazioni economiche. In quel ruolo ha contribuito al confronto tra aziende, associazioni di categoria e istituzioni locali.
Come viene ricordato oggi?
Viene ricordato come un imprenditore solido, legato alla città, capace di unire esperienza di cantiere e visione sul futuro di Como. Per chi lo ha conosciuto nel lavoro e nei tavoli istituzionali, resta l’immagine di un uomo diretto, abituato a prendersi responsabilità e a dire la sua sulle scelte che riguardavano il territorio.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






