Chi sono l’infermiera Regina Esposito e l’autista soccorritore Luigi Savastano, protagonisti del salvataggio di una neonata di 10 mesi a Scampia, portata al Santobono?

Daniela Devecchi

Chi sono l’infermiera Regina Esposito e l’autista soccorritore Luigi Savastano, protagonisti del salvataggio di una neonata di 10 mesi a Scampia, portata al Santobono?

Una chiamata alle 07:14 di ieri, 10 febbraio, una neonata di 10 mesi che non riesce a respirare, un quartiere spesso raccontato solo per cronaca nera: Scampia.
In mezzo, due persone con una divisa addosso: l’infermiera Regina Esposito e l’autista soccorritore Luigi Savastano. Sono loro i protagonisti dell’intervento che ha evitato che quella mattina finisse in tragedia.

Chi sono Regina Esposito e Luigi Savastano

Di Regina Esposito e Luigi Savastano non trovi foto di copertina o lunghi profili biografici. Non sono volti televisivi, ma professionisti dell’emergenza che lavorano sulle ambulanze del 118 di Napoli, in servizio alla postazione di Scampia.

Il loro nome esce fuori perché legato a una scena precisa: una bimba di dieci mesi in gravissima difficoltà respiratoria, in un appartamento di periferia, alle prime luci del mattino.

Regina Esposito è l’infermiera dell’equipaggio. È lei che entra in casa, trova la piccola in distress respiratorio, valuta la situazione in pochi secondi e decide la linea d’azione. Imposta le manovre salvavita, prepara la somministrazione di ossigeno ad alti flussi, controlla l’aderenza della mascherina, monitora i parametri. È da quei gesti che si capisce se c’è margine per cambiare il destino di quella mattina.

Luigi Savastano è l’autista soccorritore. Nel linguaggio comune lo si riduce a “chi guida l’ambulanza”, ma in realtà il suo ruolo è molto più ampio: scegliere il percorso più rapido, gestire il mezzo in sicurezza, aiutare nelle operazioni di carico e scarico, dare supporto in cabina quando serve. In questo caso, dalla chiamata all’arrivo sotto al palazzo passano circa tre minuti. Pochi sulla carta, tantissimi se pensi a una neonata che sta lottando per respirare.

Su di loro non ci sono dettagli pubblici su età, famiglia, vita privata. Restano due nomi legati a un intervento riuscito: due lavoratori del 118 che quella mattina hanno fatto esattamente ciò per cui studiano, si aggiornano e si allenano a ogni turno.

La chiamata delle 07:14 e l’arrivo in tre minuti

Il punto di partenza è una telefonata alla centrale operativa: codice rosso, neonata di 10 mesi, problemi respiratori seri.
Zona: Scampia.

L’ambulanza parte dalla postazione del 118 del quartiere. Il margine è ridottissimo: in pediatria, soprattutto con pazienti così piccoli, il tempo è letteralmente vita. Il mezzo arriva a destinazione in circa tre minuti. Tre minuti in cui bisogna:

  • individuare il palazzo giusto,
  • raggiungere l’appartamento,
  • capire subito cosa sta succedendo.

Quando l’equipaggio entra in casa, la bimba è in evidente crisi respiratoria. Non è un semplice affanno: è una situazione che, se non gestita in fretta, può precipitare in pochi istanti.

Dentro l’appartamento di Scampia: le manovre salvavita

È qui che il lavoro di Regina Esposito diventa decisivo. In base alle ricostruzioni, l’infermiera:

  • valuta i parametri vitali della neonata,
  • avvia le manovre salvavita previste dalle procedure d’emergenza pediatrica,
  • imposta la somministrazione di ossigeno ad alti flussi, fondamentale per sostenere la respirazione e dare all’organismo il tempo di reagire.

Le manovre non sono mai automatiche, soprattutto quando il paziente ha dieci mesi. Bisogna dosare tutto: tempi, quantità, strumenti. Nel frattempo l’autista soccorritore si occupa della parte logistica: prepara l’ambulanza, coordina la movimentazione della piccola, verifica che sia tutto pronto per partire nel momento esatto in cui l’infermiera dà l’ok.

La neonata risponde alle cure. I parametri migliorano quel tanto che basta per autorizzare il trasferimento. È una stabilizzazione fragile, ma sufficiente per impostare la corsa verso il centro più adatto.

La corsa al Santobono e il ruolo della rete d’emergenza

La destinazione non è casuale: la bambina viene trasportata in codice rosso ma stabile all’Ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon, punto di riferimento per l’emergenza pediatrica nel Mezzogiorno.

In ambulanza, durante il tragitto, l’equipaggio continua a monitorare la piccola. L’obiettivo è uno solo: consegnarla ai medici del pronto soccorso pediatrico nelle migliori condizioni possibili, dopo averle “comprato” tempo prezioso sul territorio.

Il Santobono è abituato a gestire casi di questo tipo, e fa parte di una rete in cui ognuno ha il suo ruolo: la famiglia che chiama subito aiuto, la centrale del 118, l’equipaggio di zona che interviene, l’ospedale specializzato che completa il percorso di cura.

Per il pubblico, spesso, l’episodio si ferma alla frase “è stata salvata dal 118 e trasportata al Santobono”. Dietro quella formula c’è una catena di decisioni e competenze che parte dalla telefonata e arriva alla barella consegnata in pronto soccorso.

Scampia oltre gli stereotipi e il bisogno di dire “grazie”

C’è un elemento che colpisce: il contesto. Scampia è un quartiere che, sui media, compare quasi sempre legato a camorra, degrado, tensioni sociali.
In questa storia, invece, succede altro:

  • una famiglia riconosce che qualcosa non va e chiama subito il 118;
  • un equipaggio di zona arriva in pochi minuti;
  • una neonata viene stabilizzata sul posto e affidata a un ospedale specializzato.

È una fotografia diversa da quella a cui siamo abituati. E infatti a raccontare il caso, per primi, sono stati soprattutto operatori sanitari e associazioni di categoria, che hanno voluto mettere in evidenza i nomi di Regina Esposito e Luigi Savastano come simbolo di un servizio che funziona.

In un periodo in cui si parla spesso di aggressioni al personale del 118, ritardi, carenze, questa storia diventa anche una risposta: mostra cosa succede quando il sistema è in grado di muoversi come un corpo unico e quando i professionisti sul territorio vengono messi nelle condizioni di lavorare.

Per chi vive di emergenza, un “grazie” pubblico non è scontato. Molti raccontano di sentirsi ricordati solo quando qualcosa va storto. Stavolta è successo il contrario: un caso andato bene è diventato l’occasione per dare un volto, e un nome, a chi ogni giorno entra in case sconosciute quando tutti gli altri stanno ancora facendo colazione.

Perché ricordare i nomi di Regina Esposito e Luigi Savastano

Alla fine, restano poche certezze e molte immagini.
La certezza è che una neonata di 10 mesi, in gravissima difficoltà respiratoria, è stata stabilizzata a casa e portata in codice rosso ma stabile in un ospedale pediatrico di eccellenza.

Le immagini sono queste:

  • un appartamento di Scampia, all’alba, con una bambina che non respira bene e una famiglia terrorizzata;
  • un’ambulanza che arriva nel giro di tre minuti, con un’infermiera che imposta ossigeno ad alti flussi e un autista soccorritore che trasforma le strade del quartiere in un corridoio verso l’ospedale;
  • due nomi, Regina Esposito e Luigi Savastano, che per una volta escono dal anonimato dei turni e diventano il modo per raccontare un pezzo di sanità pubblica che funziona.

Non conosciamo i loro percorsi personali, né quello che fanno quando si tolgono la divisa. Ma sappiamo che quella mattina, a Scampia, la differenza tra una tragedia annunciata e una storia di speranza è passata anche dalle loro mani.

Domande frequenti sull’intervento di Scampia

Chi sono Regina Esposito e Luigi Savastano?
Sono due operatori del 118 di Napoli, in servizio alla postazione di Scampia. Lei è infermiera, lui è autista soccorritore. I loro nomi sono stati resi pubblici in relazione all’intervento che ha permesso di stabilizzare una neonata di 10 mesi in crisi respiratoria.

Che cosa è successo alla neonata di 10 mesi a Scampia?
La bambina è andata in grave difficoltà respiratoria in casa. La famiglia ha chiamato il 118: l’ambulanza è arrivata in circa tre minuti, l’infermiera ha avviato le manovre salvavita e la somministrazione di ossigeno ad alti flussi, e la piccola è stata stabilizzata e poi trasportata in codice rosso al Santobono.

Dove è stata portata la bambina dopo l’intervento del 118?
All’Ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon di Napoli.

Si conoscono dettagli privati su Regina Esposito e Luigi Savastano?
No, al momento le informazioni disponibili riguardano solo il loro ruolo professionale e l’intervento a Scampia. Non sono stati resi pubblici dati su età, famiglia o vita privata, nel rispetto della loro riservatezza.

Perché questo intervento è stato raccontato così tanto?
Perché mostra il lato spesso invisibile del 118: rapidità, competenza e lavoro di squadra. In un contesto difficile come Scampia, la storia di una neonata stabilizzata e portata in ospedale in condizioni stabili è diventata un modo per dire “grazie” a chi, ogni giorno, lavora nell’emergenza.