A Ischia, per molti, don Camillo DâAmbra è sempre âstato lĂŹâ. In cattedrale, in confessionale, dietro un leggio pieno di appunti, oppure chino su vecchi registri dâarchivio. Ora che è morto a 100 anni, la sensazione diffusa è una sola: se ne va un pezzo di secolo, e con lui una certa idea di Chiesa, discreta ma solidissima, che sullâisola aveva il suo volto.
Lâ11 febbraio 2026 la notizia della sua scomparsa ha fatto velocemente il giro dellâisola. Non solo tra i praticanti: anche chi lo incrociava di rado sapeva bene chi fosse quel sacerdote gentile, dalla parlata calma e dallo sguardo lucidissimo nonostante lâetĂ .
Un secolo di vita legato allâisola
Mons. Camillo DâAmbra nasce a Ischia il 4 novembre 1925. LĂŹ cresce, lĂŹ studia, lĂŹ sceglie di entrare in seminario. LĂŹ rimane praticamente per tutta la vita, intrecciando il proprio destino con quello della Chiesa isolana e dei suoi paesi, dalle parrocchie del borgo alle comunitĂ piĂš piccole dellâinterno.
Nel novembre 2025 aveva festeggiato i 100 anni con una celebrazione che era molto piĂš di un compleanno: messe, banda, amministratori locali, fedeli di ogni etĂ . Il clima era quello delle grandi occasioni. Tutti ripetevano la stessa espressione, che nel tempo gli era rimasta addosso come un soprannome affettuoso: âperla del clero ischitanoâ.
Pochi mesi dopo, la morte. Centâanni compiuti da poco, una luciditĂ rimasta integra fino agli ultimi tempi e unâimpressione diffusa: con lui si chiude idealmente una stagione della Chiesa isolana, quella dei grandi parroci di lungo corso, capaci di attraversare guerre, concili e rivoluzioni culturali restando sempre nello stesso posto, accanto alla propria gente.
La vocazione e i primi anni di sacerdozio
La vocazione di don Camillo arriva presto. Entra giovanissimo nel Seminario di Ischia, poi prosegue gli studi al Seminario Regionale di Salerno, dove completa liceo e teologia. Il contesto è quello del dopoguerra, tra macerie materiali e morali, e non è difficile immaginare che cosa volesse dire scegliere il sacerdozio in anni cosÏ.
Viene ordinato sacerdote il 18 luglio 1948, giorno di San Camillo. Ha solo 23 anni e per questo serve una dispensa papale: un particolare che racconta quanto la sua scelta fosse considerata seria e matura, nonostante lâetĂ . La prima messa la celebra nella chiesa dello Spirito Santo a Ischia Ponte, luogo a cui resterĂ legatissimo per tutta la vita.
Da subito non è soltanto il âgiovane prete del borgoâ. I superiori gli affidano incarichi di responsabilitĂ :
â è prefetto del Seminario di Ischia dal 1948 al 1951;
â poi si occupa della biblioteca Antoniana, prima come vice e poi come bibliotecario ufficiale;
â nel 1961 diventa cancelliere della Curia.
Ă un sacerdozio che nasce giĂ doppio: da un lato il parroco, dallâaltro il sacerdoteâstudioso, abituato a lavorare tra testi, archivi e documenti. Non è un dettaglio da poco, perchĂŠ questa doppia anima lo accompagnerĂ sempre.
Parroco, canonico e guida spirituale
Negli anni Sessanta arrivano gli incarichi che lo rendono una figura ancora piĂš centrale nella diocesi. Viene nominato canonico penitenziere del Capitolo della Cattedrale e, poco dopo, parroco della Cattedrale di Ischia. Per intere generazioni, il volto del parroco âdella cattedraleâ è il suo.
Chi lo ha ascoltato racconta di omelie semplici ma densissime, pronunciate con tono calmo, senza enfasi teatrali. Un linguaggio chiaro, comprensibile, capace però di toccare corde profonde. Confessione, direzione spirituale, accompagnamento nel dolore e nelle scelte difficili: per tanti fedeli è stato questo, prima di tutto, don Camillo.
Anche in etĂ molto avanzata ha continuato a celebrare messa e a stare in confessionale, finchĂŠ le forze glielo hanno permesso. Nonostante gli anni e gli acciacchi, era normale imbattersi in lui ancora in talare, sguardo vivace e unâironia gentile, spesso rivolta a se stesso piĂš che agli altri.
Lo storico e lâarchivista della diocesi
Dietro la figura del parroco e del confessore, ce nâè unâaltra meno nota al grande pubblico ma fondamentale per chi si occupa di storia locale: quella di studioso e archivista.
Mons. DâAmbra ha lavorato a lungo sugli archivi della diocesi di Ischia, contribuendo a ordinarli e a renderli consultabili. Ha studiato registri, atti, antiche carte, diventando un punto di riferimento per ricercatori e appassionati che volevano capire meglio le radici religiose e sociali dellâisola.
Ă autore di libri e saggi, tra cui un volume spesso citato quando si parla di lui, dedicato proprio al rapporto tra lâisola, la fede e la sua storia. Ha scritto anche su figure di sacerdoti locali, su eremi, romitori, confraternite. Chi lo legge ci trova un tratto inconfondibile: rigore da archivista, ma anche una scrittura capace di restare accessibile.
Colpisce soprattutto una cosa: per lui la storia non era mai un passatempo erudito. Era parte del servizio pastorale. Conoscere le vicende dellâisola, delle sue parrocchie, delle famiglie, significava capire meglio anche la fede concreta di chi viveva lĂŹ.
Lâamore per la Madonna e una frase che lo racconta
Tra le tante frasi attribuite a don Camillo ce nâè una che ritorna spesso, riportata da chi lo ha intervistato o ascoltato parlare della sua vocazione:
ÂŤGesĂš non mi ha sedotto, mi ha attiratoÂť.
Ă una formula che dice molto del suo modo di vivere la fede. Niente entusiasmi effimeri, niente slanci da slogan. Piuttosto unâattrazione lenta, continua, che attraversa i decenni. Una scelta rinnovata ogni giorno.
Accanto a GesĂš, nella sua spiritualitĂ , câè sempre stata la Madonna, che lui stesso citava come presenza costante fin dallâinfanzia. Nei discorsi pubblici legati ai suoi anniversari non mancava mai un accenno alla gratitudine verso di lei: la sentiva come una protezione continua sulla sua persona e sulla comunitĂ .
Il legame con Serrara Fontana e con tutta lâisola
Anche se legato soprattutto a Ischia Ponte e alla Cattedrale, Mons. DâAmbra è stato riconosciuto come guida spirituale dellâintera isola. A Serrara Fontana, dove è considerato cittadino onorario, tanti lo descrivono come un punto di riferimento discreto ma costante, sempre pronto a dare una parola di consiglio o a celebrare una messa importante.
Ă curioso notare come il suo nome torni in contesti diversissimi: nelle cronache religiose, negli studi storici, nei ricordi dei fedeli, perfino nei racconti di chi lo ha incontrato soltanto una volta, magari per un funerale o un matrimonio. Segno che la sua presenza, pur mai invadente, lasciava traccia.
Gli ultimi anni e lâaddio
Negli ultimi anni, nonostante lâetĂ , continuava a essere visto come âil prete di sempreâ. La voce si era fatta piĂš bassa, il passo piĂš lento, ma la mente era rimasta vigile. Fino alle celebrazioni dei 100 anni lo si vedeva ancora sorridere tra amici, confratelli, parrocchiani, con una timidezza che non riusciva a nascondere del tutto la commozione.
Poi, a inizio 2026, il peggioramento delle condizioni e infine la morte, a 100 anni compiuti. La notizia ha subito generato una lunga scia di messaggi, memorie, articoli, post sui social. Non solo âcordoglioâ: anche tanta riconoscenza concreta, fatta di episodi piccoli e grandi. Una confessione che ha cambiato la vita, una parola detta al momento giusto, un aiuto dato in silenzio.
Per Ischia, la sua scomparsa non è soltanto la morte di un sacerdote anziano. à la conclusione di una storia lunga quasi otto decenni di sacerdozio, vissuti nello stesso lembo di terra, tra la fatica quotidiana e lo studio paziente, tra altare e archivio, tra fede e memoria.
Domande frequenti su Mons. Camillo DâAmbra
Chi era Mons. Camillo DâAmbra?
Ă stato un sacerdote ischitano, nato nel 1925 e morto a 100 anni nel 2026. Parroco della Cattedrale, canonico penitenziere, archivista e studioso della storia religiosa dellâisola, considerato da molti la âperla del cleroâ di Ischia.
Quanti anni aveva quando è morto?
Aveva 100 anni compiuti: aveva festeggiato il secolo di vita nel novembre 2025 e si è spento pochi mesi dopo.
PerchÊ è considerato cosÏ importante per Ischia?
PerchĂŠ ha unito tre dimensioni: il parroco vicino alla gente, la guida spirituale di piĂš generazioni e lo storico che ha ricostruito e custodito la memoria della Chiesa isolana. Ha attraversato da protagonista quasi tutto il Novecento e lâinizio del Duemila ischitano.
Che cosa ha scritto?
Ha firmato libri e saggi sulla storia religiosa dellâisola, su eremi, confraternite e figure di sacerdoti. Le sue opere sono tuttora consultate da chi studia il passato di Ischia e della sua diocesi.
Come viene ricordato oggi?
Come un sacerdote mite, colto, umile, un uomo di Dio capace di parlare al cuore delle persone senza alzare la voce. E come il prete che ha saputo tenere insieme fede e storia, celebrando messa e, allo stesso tempo, raccontando in modo rigoroso e appassionato lâanima dellâisola.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






