Chi è Emilio Giletti, il padre di Massimo? Moglie, azienda, morte, pilota, patrimonio

Daniela Devecchi

Chi è Emilio Giletti, il padre di Massimo? Moglie, azienda, morte, pilota, patrimonio

Per tanti è semplicemente “il padre di Massimo Giletti. In realtà la sua storia sta in piedi da sola: un ragazzo del Biellese che corre con Ferrari e Maserati, un imprenditore che guida un lanificio storico, un marito e un padre molto presente, fino all’ultimo giorno di lavoro in fabbrica.

Origini nel Biellese e radici di famiglia

Emilio Giletti nasce il 20 aprile 1929 a Trivero, nel cuore del distretto laniero biellese. La sua è una famiglia che vive di tessile da generazioni: il bisnonno aveva avviato un lanificio nella frazione di Ponzone, in una vallata che profuma di lana bagnata, filati e fumo delle ciminiere.

Cresce in quell’ambiente lì:

  • il padre in fabbrica,
  • gli operai che conoscono per nome i “padroni”,
  • la cultura del lavoro come obbligo morale prima ancora che come scelta.

Sulla carta il destino è scritto: studiare, rientrare in azienda, portare avanti il lanificio di famiglia. Solo che sul suo percorso, negli anni del dopoguerra, entra un’altra passione potentissima: le auto da corsa.

Moglie Giuliana e i tre figli

Sul piano privato, la colonna portante della sua vita è la moglie Giuliana. Una figura discreta, quasi invisibile nelle cronache nazionali, ma sempre presente nelle storie che riguardano la famiglia.

Dal loro matrimonio nascono tre figli:

  • i gemelli Maurizio ed Emanuele,
  • il più giovane, Massimo, che il grande pubblico conoscerà molti anni dopo come volto della televisione.

La famiglia si muove tra Ponzone e la città, ma il baricentro emotivo resta il paese della fabbrica. Qui si festeggiano traguardi, qui si piangono i lutti, qui negli anni verranno inaugurate strutture sportive e iniziative legate proprio al cognome Giletti.

Di Emilio come marito e padre emerge il ritratto di un uomo severo ma molto presente, soprattutto sul fronte del lavoro: portare i figli in fabbrica da ragazzi, far loro toccare con mano cosa significa gestire un’azienda, non è un’opzione ma quasi un rito di passaggio.

Anni Cinquanta: il pilota Ferrari e Maserati

Prima dell’imprenditore che tutti conoscono, c’è il pilota. E non un dilettante della domenica.

Tra inizio anni ’50 e metà decennio, Emilio Giletti disputa una ventina abbondante di gare, soprattutto con Ferrari e Maserati. Il suo terreno naturale sono le grandi corse su strada dell’epoca.

Fra i risultati più ricordati:

  • la vittoria al Trofeo Sardo, con una Ferrari 166 MM,
  • la partecipazione alla Mille Miglia, dove riesce a chiudere primo di classe e sesto assoluto al volante di una Maserati A6GCS,
  • il podio alla Targa Florio, altra gara leggendaria su strade aperte al traffico.

In quel periodo la Maserati punta su un gruppetto di giovani piloti e lo affianca a nomi che diventeranno enormi. Non a caso verrà spesso ricordato come ex pilota del Tridente e compagno di box di campioni destinati a entrare nella storia.

C’è anche una parentesi Formula 1: corre il Gran Premio di Modena su Maserati monoposto, una di quelle gare “extra mondiale” che però mettevano in pista buona parte del giro che contava. È costretto al ritiro per un guasto, ma il livello è quello.

Poi arriva la scelta: dopo pochi anni di corse, decide di chiudere con i circuiti e tornare a tempo pieno a Ponzone. La fabbrica non può restare senza un Giletti al comando.

L’imprenditore: la Giletti S.p.A. e il lanificio di Ponzone

Tolto il casco, resta la giacca da industriale. Ed è quella che indossa per il resto della vita.

Emilio Giletti assume un ruolo centrale nella Giletti S.p.A., l’azienda di famiglia specializzata in filati. Lo stabilimento di Ponzone cresce, si modernizza, diventa una delle realtà più riconoscibili del tessile biellese.

Alcuni tratti che ricorrono nel racconto su di lui:

  • attenzione maniacale alla qualità del filato,
  • investimenti continui in macchinari e innovazione,
  • forte legame con il territorio, con iniziative a favore del paese e dei lavoratori.

Nel tempo l’azienda allarga il raggio, spaziando dai filati tradizionali ai materiali più tecnici. L’idea di fondo rimane sempre la stessa: produrre in Italia, nel Biellese, cercando di stare un passo avanti rispetto al mercato.

In fabbrica Emilio non è solo “il proprietario”: molti lo descrivono come presente nei reparti, con l’abitudine di girare fisicamente tra i macchinari, seguire gli ordini, parlare con i dipendenti. Il classico imprenditore di distretto, per cui l’azienda coincide con l’identità stessa della famiglia.

Patrimonio e livello economico

Il tema del patrimonio di Emilio Giletti torna spesso quando si parla del successo del figlio Massimo. Qui serve distinguere con calma ciò che si sa da ciò che resta nel campo delle supposizioni.

Non esistono numeri ufficiali sul patrimonio personale di Emilio: nessuna cifra pubblica, nessun elenco dettagliato di beni. Si può però dire che:

  • guidava una storica azienda tessile,
  • controllava uno stabilimento importante, con strutture, terreni, macchinari,
  • la famiglia ha potuto investire in opere e iniziative sul territorio.

Parliamo quindi di un imprenditore benestante, grande borghesia industriale del Nord, ma non di un personaggio da copertina che espone fatturati e conti in piazza. I dettagli economici restano all’interno delle mura di famiglia e dell’azienda.

La morte: il malore, l’ospedale, l’addio

Emilio Giletti muore il 4 gennaio 2020, a 90 anni. A colpirlo è un grave malore a fine anno, riconducibile a un aneurisma, che porta al ricovero in ospedale. Le sue condizioni vengono descritte subito come molto serie.

Si spegne dopo alcuni giorni, lasciando:

  • la moglie Giuliana,
  • i figli Maurizio, Emanuele e Massimo,
  • una fabbrica ancora in attività,
  • e un distretto che, per un po’, si ferma davvero.

La camera ardente viene allestita in fabbrica, tra i macchinari e le rocche di filato. Una scelta simbolica fortissima: l’ultimo saluto nel luogo dove ha passato buona parte della sua vita. Operai, ex dipendenti, amici di famiglia sfilano per ore. Il giorno del funerale la chiesa affacciata sullo stabilimento è piena, e il paese vive l’addio come la chiusura di un’epoca.

L’eredità: azienda ai figli e memoria di famiglia

Dopo la sua morte, il testimone passa ai figli. Massimo Giletti assume la presidenza dell’azienda, affiancato dai fratelli: uno con formazione tecnica, l’altro con competenze economiche. Il cognome resta sulla facciata del lanificio e sulle etichette dei filati.

L’eredità di Emilio è fatta di tre livelli:

  • industriale, con un’azienda ancora attiva e radicata nel territorio,
  • familiare, con una struttura compatta intorno alla moglie e ai figli,
  • simbolica, perché per molti resta l’immagine del “padrone di fabbrica” all’antica, che però in azienda c’era davvero.

Nelle interviste Massimo cita spesso il padre come figura severa, esigente, ma anche come modello di disciplina e senso del dovere. E ogni volta che torna a Ponzone, il legame con quella storia lì si sente ancora.

Domande frequenti su Emilio Giletti

Chi era Emilio Giletti in poche parole?
Era un imprenditore tessile del Biellese ed è stato, da giovane, pilota automobilistico con Ferrari e Maserati. Per il grande pubblico è conosciuto soprattutto come padre di Massimo Giletti, ma la sua biografia è legata alla storia del lanificio di famiglia a Ponzone.

Come si chiamava la moglie di Emilio Giletti?
La moglie si chiama Giuliana. È la donna che gli è stata accanto per tutta la vita e che, dopo la sua morte, rimane un punto di riferimento per i tre figli e per l’intera famiglia.

Quanti figli aveva Emilio Giletti?
Aveva tre figli: i gemelli Maurizio ed Emanuele, e il più giovane, Massimo, diventato in seguito uno dei conduttori televisivi più noti in Italia.

Che lavoro faceva prima di dedicarsi solo all’azienda?
Negli anni Cinquanta è stato pilota automobilistico. Ha corso in numerose gare su strada, ha vinto e ottenuto piazzamenti di rilievo alla Mille Miglia e alla Targa Florio, ha avuto una parentesi anche in Formula 1 in una gara non valida per il mondiale.

Di cosa è morto Emilio Giletti e a che età?
È morto a 90 anni, dopo un grave malore che ha richiesto il ricovero in ospedale.

Si conosce il patrimonio di Emilio Giletti?
Non sono mai state rese pubbliche cifre precise. È noto però che fosse a capo di una storica azienda tessile e che la famiglia disponesse di un solido patrimonio industriale legato allo stabilimento di Ponzone e alle attività connesse all’impresa.