Le gobbe di Livigno non perdonano nessuno. Una distrazione, un atterraggio storto, e la tua run olimpica si gioca in pochi secondi. In mezzo a quella pista nervosa c’è un nome che, quasi da un giorno all’altro, è finito al centro di un dibattito mondiale: Elis Lundholm, 23 anni, svedese, primo uomo trans dichiarato a gareggiare alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
Non è il campione annunciato che domina la classifica, anzi: sportivamente è un underdog. Ma il suo semplice esserci ha già cambiato il modo in cui guardiamo allo sport di vertice.
Età, origini e studi: il ragazzo di Stoccoloma che vive sulla neve
Elis nasce il 10 luglio 2002, nell’area di Stoccolma, e cresce fra boschi, neve e piccoli ski club dove l’inverno è più uno stile di vita che una stagione. Entra giovanissimo nel Värmdö Freestyle Mogul Team, una squadra specializzata nelle gobbe, e da lì inizia la trafila classica: allenamenti infiniti, trasferte, gare nazionali, primi risultati.
Non c’è solo lo sci nella sua vita. In parallelo, Elis studia ingegneria fisica all’università, in una città del nord della Svezia dove l’inverno dura lunghissimo e andare a lezione col cielo buio non è esattamente un’eccezione. C’è chi, a 23 anni, deve solo decidere cosa guardare la sera in streaming; lui incastra calendari di Coppa del Mondo, sessioni d’esame e viaggi in pullman con la squadra.
Non è curioso come spesso gli atleti che fanno più rumore mediatico siano quelli che, in realtà, conducono la vita più normale possibile?
Uomo trans nelle gare femminili: come funziona davvero
La domanda che si fanno tutti è sempre la stessa: se si identifica come uomo, perché gareggia nelle donne?
Elis è un uomo trans: alla nascita gli è stato assegnato il sesso femminile, ma da adolescente capisce che quella categoria non lo descrive. Intorno ai 18 anni cambia nome, inizia a vivere pubblicamente come uomo e lo comunica anche al suo ambiente sportivo.
Qui però entra in gioco la parte più spinosa: i regolamenti. Per gli sport olimpici, e in particolare per gli sport in cui la forza fisica può essere influenzata dagli ormoni, il testosterone è considerato dopante. Una terapia ormonale mascolinizzante, quella che molti uomini trans scelgono per armonizzare corpo e identità, per lui avrebbe un effetto automatico: lo escluderebbe dalle gare femminili e lo metterebbe in una zona grigia anche per eventuali competizioni maschili.
Per continuare a gareggiare ad alto livello, Elis prende una decisione drastica: non iniziare la terapia ormonale. Rimane quindi all’interno dei parametri richiesti per la categoria femminile e può proseguire il suo percorso nello sci freestyle.
Ti ci vedi a vent’anni a dover scegliere tra il tuo sport e il tuo corpo? È una domanda scomoda, ma è esattamente il bivio davanti a cui si è trovato lui.
La carriera nelle gobbe: dalle piste svedesi a Livigno
Sportivamente, la storia di Elis è quella di un atleta in crescita, non di un dominatore assoluto. La sua specialità è lo sci freestyle moguls: pista ripida, gobbe a ripetizione, due salti da chiudere bene e giudici pronti a valutare ogni dettaglio.
Ai campionati nazionali svedesi conquista diverse medaglie fra moguls e dual moguls: bronzi, un argento, piazzamenti che lo inseriscono stabilmente nell’élite del suo paese, ma senza trasformarlo nel “nome di punta” della squadra. Sono risultati da atleta solido, uno che lavora e migliora piano piano.
Arriva poi il debutto in Coppa del Mondo, con i primi piazzamenti a metà classifica: un 18° posto come miglior risultato, tante gare chiuse lontano dalla top ten. Non proprio il curriculum di chi “spazza via” la concorrenza, insomma.
La chiamata per le Olimpiadi
A inizio 2026, il Comitato Olimpico Svedese Sveriges Olympiska Kommitté (SOK) lo inserisce nella squadra per Milano-Cortina 2026. La convocazione arriva anche grazie a un criterio dedicato agli atleti con prospettiva futura: non solo chi è già da podio, ma chi può crescere nei prossimi cicli olimpici.
A Livigno, dove si disputano le gare di freestyle, il suo esordio olimpico è più emotivo che scintillante: nella prima qualifica delle moguls chiude in fondo alla classifica, dopo un errore nella parte alta della pista che gli rovina la run. Resta però in gioco per la seconda qualifica, quella che può ancora aprirgli le porte della finale.
Al netto del clamore mediatico, il suo livello agonistico resta quello di un giovane in costruzione, non di un fenomeno che “si prende tutto”.
Caso mediatico: inclusione, regole e polemiche
Il fatto di essere il primo atleta apertamente trans ai Giochi invernali trasforma subito Elis in un caso mediatico. Nel giro di pochi giorni il suo nome finisce nei talk show sportivi, nei dibattiti su genere e sport, nelle discussioni da bar tra chi segue le Olimpiadi solo ogni quattro anni.
Da una parte c’è chi lo vede come un simbolo di inclusione: un ragazzo che, senza aver mai intrapreso una transizione medica, resta dentro i limiti dei regolamenti e viene selezionato perché abbastanza forte da competere a livello olimpico. Dall’altra, non mancano i discorsi più duri: commentatori e lettori che parlano di “ideologia”, di “sport rovinato”, di “gare truccate”.
Interessante un punto che spesso passa sotto silenzio: nei risultati, al momento, Elis non fa paura alle avversarie. Non è lui a svuotare i podi, non è lui a spostare l’ago della bilancia nelle medaglie. Eppure è su di lui che si concentra il peso del discorso globale sulle persone trans nello sport.
Come se, in mancanza di risposte facili, fosse più comodo trasformare un singolo atleta in bersaglio simbolico.
Social e vita pubblica: un ragazzo, non uno slogan
Sui social, l’immagine di Elis è lontana dai toni da star. Foto di allenamenti, gare, neve, compagni di squadra, un po’ di entusiasmo per la convocazione olimpica. Il classico mix da atleta giovane che sta vivendo il suo sogno, più che da personaggio costruito a tavolino.
In interviste e dichiarazioni, il suo tono rimane misurato. Non si propone come bandiera politica, non lancia proclami, non fa monologhi da palco. Piuttosto, ribadisce un concetto semplice: vuole fare il suo sport, portare rispetto alle regole e alla categoria in cui gareggia, e vivere la propria identità senza doversi giustificare a ogni curva.
È un contrasto forte se pensi a quanta retorica ruota intorno alla sua figura: da un lato i titoloni, dall’altro un ragazzo che, fra un esame e un allenamento, cerca solo di restare in piedi su una pista piena di gobbe.
Cosa rappresenta Elis Lundholm per lo sport di domani
Al di là di come la si pensi sul tema, una cosa è difficile da negare: con la sua presenza a Milano-Cortina, Elis apre una pagina nuova nello sport invernale.
- Segna un precedente per tutti gli uomini trans che, non assumendo ormoni, si muovono in una zona grigia dei regolamenti.
- Arriva in un momento storico in cui molte federazioni stanno irrigidendo i criteri per le categorie femminili, soprattutto per le donne trans, mentre sugli uomini trans senza terapia ormonale il discorso è molto meno definito.
- Mostra, con il suo caso, che dietro le polemiche sui social ci sono decisioni personali dolorose, compromessi e rinunce che spesso non entrano nei talk show.
La domanda che resterà aperta dopo queste Olimpiadi è questa: come potranno le future regole tenere insieme identità, salute e fair play? Nessuno ha ancora una risposta perfetta. Nel frattempo, sulle gobbe di Livigno, un ragazzo svedese prova a fare quello che sa fare meglio: scendere, saltare, atterrare. E cercare, quando può, di arrivare in fondo senza farsi travolgere, né dalla neve né dal rumore del mondo.
FAQ su Elis Lundholm
Quanti anni ha Elis Lundholm?
Elis Lundholm è nato il 10 luglio 2002, quindi ha 23 anni durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
Che sport pratica Elis Lundholm?
È uno sciatore di freestyle specializzato nelle moguls, le gare sulle gobbe, e nelle dual moguls, le gobbe parallele in cui due atleti scendono fianco a fianco sullo stesso tracciato.
Perché Elis Lundholm, uomo trans, gareggia nella categoria femminile?
Perché non ha intrapreso una terapia ormonale mascolinizzante con testosterone. In questo modo resta all’interno dei parametri richiesti per la categoria femminile e può continuare a gareggiare secondo i regolamenti vigenti.
Elis Lundholm è un atleta da medaglia?
Al momento no: i suoi risultati sono quelli di un atleta in crescita, con medaglie ai campionati nazionali svedesi e piazzamenti di metà classifica in Coppa del Mondo. È stato convocato anche in ottica futura, non come favorito assoluto.
Perché la sua presenza alle Olimpiadi fa tanto discutere?
Perché è il primo atleta apertamente trans ai Giochi invernali e il suo caso si intreccia con il grande dibattito su genere, identità e fair play nello sport. Anche se sportivamente non domina la categoria, è diventato un simbolo di questa discussione globale.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






