All’alba, nella zona industriale di Pomezia, il rumore dei camion è stato sostituito per qualche ora dalle sirene. Dentro una cabina elettrica collegata ai capannoni del Consorzio Agrario, in via Campobello, è stato trovato il corpo carbonizzato di un uomo.
Non si parla di incidente sul lavoro né di malore improvviso: la pista che prende forza è quella di un furto di rame trasformato in tragedia.
La scoperta nella cabina elettrica di via Campobello
La chiamata ai soccorsi è arrivata nelle prime ore del mattino. Alcuni addetti dell’area industriale hanno notato qualcosa che non andava vicino alla cabina elettrica che alimenta i capannoni e hanno chiesto l’intervento di emergenza.
Sul posto sono arrivati:
- i sanitari del 118, che hanno solo potuto constatare il decesso
- i Vigili del Fuoco, per mettere in sicurezza l’area ad alta tensione
- le forze dell’ordine, che hanno delimitato la zona e avviato i rilievi
All’interno della cabina, gli operatori hanno trovato il corpo di un uomo completamente carbonizzato, in una posizione compatibile con un contatto diretto o ravvicinato con parti in tensione. La cabina è stata subito posta sotto sequestro.
Per ore la zona industriale di via Campobello, di solito fatta solo di carichi e scarichi, è diventata un cantiere di lampeggianti, nastri bianchi e rossi, addetti ai lavori e curiosi tenuti a distanza.
L’ipotesi principale: un ladro di rame folgorato dall’alta tensione
A orientare da subito le indagini è il contesto: una cabina elettrica, un cadavere carbonizzato all’interno, nessuna segnalazione di incidenti di lavoro in corso in quell’area.
La pista su cui si concentrano gli investigatori è chiara: un tentativo di furto di rame finito in modo irreversibile.
Negli ultimi anni i furti di rame hanno scandito la cronaca nera in tante zone del Paese:
- cavi tagliati da linee elettriche e ferroviarie
- cabine forzate in aree industriali o di campagna
- ladri trovati morti o gravemente ustionati dopo una scarica
Il meccanismo è sempre lo stesso: si entra in strutture che contengono linee ad alta tensione, si provano a tagliare cavi e componenti senza competenze tecniche, si sottovaluta il rischio di trovarsi di fronte a centinaia o migliaia di volt.
Nel caso di Pomezia, gli inquirenti stanno verificando:
- se siano presenti segni di effrazione sugli accessi alla cabina
- eventuali attrezzi o materiali lasciati all’interno
- possibili tagli o manomissioni su cavi e componenti elettrici
- la presenza di anomalie o interruzioni di corrente registrate nelle ore precedenti
L’autopsia e le perizie tecniche stabiliranno se la morte è avvenuta sul colpo per folgorazione e in quale momento, incrociando i dati con eventuali cali o sbalzi di tensione nella zona.
Un uomo senza nome: identità ancora da accertare
Per ora, l’uomo di via Campobello è un corpo senza identità.
Lo stato avanzato di carbonizzazione rende impossibile il riconoscimento visivo. Per capire chi sia, gli investigatori dovranno:
- verificare eventuali denunce di scomparsa compatibili per tempi, età, zona
- ricorrere, se necessario, a esami del Dna
- valutare l’uso di rilievi odontoiatrici comparativi, nel caso emergano possibili nominativi
Le ipotesi sul profilo sono diverse:
- un ladro di rame già noto alle forze dell’ordine
- una persona senza fissa dimora che conosceva l’area industriale e i suoi punti meno visibili
- qualcuno che aveva un ruolo, anche informale, nella zona dei capannoni
Fino a quando non ci sarà un nome, resterà l’immagine di un uomo entrato in quella cabina all’alba e uscito solo su un furgone funebre.
Pomezia, la zona industriale tra capannoni e zone d’ombra
Il teatro della tragedia è un pezzo di cintura produttiva: niente vetrine, niente centri storici, ma capannoni, magazzini, piazzali, mezzi in movimento.
Questi luoghi, soprattutto di notte o nelle prime ore del mattino:
- sono spesso quasi deserti
- hanno angoli poco illuminati
- ospitano strutture tecniche – come cabine elettriche, quadri di distribuzione, locali di servizio – non sempre al centro dell’attenzione
È in questi spazi che i furti di rame trovano terreno fertile. La cabina di via Campobello è uno di questi punti: un luogo dove in teoria nessuno avrebbe dovuto entrare, se non tecnici autorizzati.
La morte di quest’uomo apre anche una riflessione sulla sicurezza delle infrastrutture elettriche in aree semi-periferiche e industriali:
- recinzioni e chiusure sono sufficienti?
- l’illuminazione esterna è adeguata a scoraggiare intrusioni?
- i controlli nelle ore notturne sono all’altezza del rischio?
Domande che restano sospese, mentre i sigilli sulla cabina raccontano un confine violato.
Furti di rame e morti invisibili: un fenomeno che continua
Dietro al rame rubato c’è una filiera parallela che vale molto denaro. Cavi e componenti sottratti a linee e cabine finiscono nel circuito dell’heist metal illegale, tra rottamai compiacenti e rivendite che chiudono un occhio sulla provenienza.
A rimetterci, spesso, sono tre soggetti diversi:
- i servizi pubblici o le aziende proprietarie degli impianti, che devono riparare danni costosi
- i cittadini, con blackout, disservizi, problemi a reti e infrastrutture
- gli stessi ladri, che in più di un caso hanno pagato con la vita l’ingresso in ambienti ad alta tensione
La morte nella cabina di Pomezia rientra in questa geografia di morti silenziose, spesso senza nome, che emergono solo quando qualcuno apre una porta tecnica e trova ciò che non si aspetta.
Cosa succede adesso
Dopo il ritrovamento, la macchina giudiziaria si è messa in moto:
- la cabina è stata sottoposta a sequestro
- la Procura competente è stata informata e ha aperto un fascicolo
- verranno disposte perizie sugli impianti per verificare lo stato della struttura e le eventuali manomissioni
- l’autopsia dovrà chiarire tempi, modalità della morte ed escludere altre cause o concorsi di persone
Sul piano penale, se verrà confermata l’ipotesi del furto, il quadro sarà quello di un reato interrotto da un evento mortale. Se dovessero emergere altri elementi – ad esempio la presenza di complici o negligenze nella gestione della sicurezza – lo scenario potrebbe allargarsi.
Domande frequenti sul caso di Pomezia
Si conosce già l’identità dell’uomo trovato morto?
No. Al momento non è stato reso noto alcun nome. Le condizioni del corpo richiedono accertamenti tecnici (Dna, confronti con denunce di scomparsa, eventuali dati odontoiatrici) prima di poter parlare di identificazione.
È certo che stesse rubando rame?
L’ipotesi principale degli investigatori è quella del furto di rame, per il luogo in cui è stato trovato il corpo e le modalità della morte. Tuttavia, fino alla chiusura degli accertamenti, resta una ricostruzione investigativa, non una verità definitiva.
La cabina elettrica era chiusa?
In teoria, strutture di questo tipo devono essere chiuse e accessibili solo a personale autorizzato. Uno dei punti al centro delle indagini riguarda proprio le modalità di accesso: effrazione, uso di chiavi, punti deboli della recinzione.
Ci sono rischi per chi vive o lavora nelle vicinanze?
L’area è stata messa in sicurezza e la cabina posta sotto sequestro. Il rischio immediato è stato legato all’intervento di soccorso. Ora l’attenzione è spostata sulla verifica degli impianti elettrici e sul ristabilimento di condizioni di piena sicurezza.
Perché si rischia la vita per il rame?
Perché il rame, sul mercato parallelo, si vende facilmente e a un prezzo interessante. Ma chi entra in una cabina elettrica senza competenze tecniche sottovaluta un dato banale e spietato: basta un errore, un contatto, una distrazione per trasformare una notte di “lavoretto” in una condanna istantanea.
Nella zona industriale di Pomezia, tra camion, capannoni e linee elettriche, resterà per un po’ la memoria di quella mattina diversa dalle altre. Un promemoria concreto di quanto sia sottile il confine tra un furto finito “bene” e un corpo carbonizzato in una cabina dove, in teoria, nessuno avrebbe mai dovuto entrare.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






