La scena, per chi passa in via S. Martino e Solferino, è diversa dal solito.
Su quella colonna, dove ogni mattina lui si appoggiava per accendersi la sigaretta prima di alzare la serranda, adesso c’è la sua epigrafe.
Loris Camporese, 69 anni, se n’è andato portato via da un male incurabile. Per i padovani che conoscono il centro come le loro tasche, il suo nome è legato a una bottega che è molto più di un semplice negozio: la Dolciaria, uno dei locali storici dietro piazza delle Erbe, nel cuore del ghetto ebraico.
Chi lo ha visto arrivare per anni con il suo motorino Ciao, parcheggiato sempre nello stesso punto, fa fatica a pensare che quel rito quotidiano si sia interrotto per sempre.
La mattina di Loris davanti alla Dolciaria
C’era una sorta di copione non scritto, ripetuto giorno dopo giorno.
Loris arrivava in motorino, lo sistemava là dove sapevano tutti. Poi un attimo di pausa, appoggiato alla colonna: una sigaretta, lo sguardo sul vicolo che si sveglia, il saluto a chi passava.
Solo dopo iniziava il lavoro. Un lavoro vissuto con quella combinazione di abitudine e passione che si riconosce subito in chi ha costruito la propria vita dentro una bottega. Per molti clienti la giornata cominciava proprio lì: un sacchetto di caramelle, una confezione di cioccolatini, un tè particolare, due parole con Loris e con la moglie Paola Zambelli.
Oggi, sulla stessa colonna, trovi il suo volto incorniciato dal necrologio. Un contrasto che fa male agli occhi e al cuore di chi, per anni, entrando in Dolciaria, ha trovato sempre lo stesso sorriso e la stessa presenza discreta dietro il bancone.
Dai primi passi al locale storico del centro
La storia di Loris Camporese nel mondo dei locali padovani comincia ben prima dell’attuale negozio di dolciumi.
Prima di Dolciaria, infatti, Loris aveva gestito il bar del circolo privato Filarmonico, sopra al caffè Pedrocchi. Un ambiente vivace, frequentato, dove impari in fretta cosa significa lavorare con il pubblico e stare dietro a un bancone dalla mattina alla sera.
Quando quell’esperienza finisce e non si trova un altro locale simile, arriva la scelta che cambia tutto: nel giugno del 1982 apre un piccolo negozio di dolciumi in via dei Fabbri, appena 20 metri quadrati. Uno spazio minuscolo, ma sufficiente per iniziare a costruire quello che, nel tempo, diventerà un punto di riferimento per la città.
Da lì in avanti, la crescita è fatta di passaparola, stagioni, pacchi preparati a mano, clienti che tornano. Fino all’occasione che non si può rifiutare: il locale di via S. Martino e Solferino, a due passi dal ghetto ebraico e dietro piazza delle Erbe, destinato a trasformarsi in una delle cioccolaterie e dolciarie più apprezzate di Padova.
Oggi quella insegna racconta 44 anni di storia: una vita intera dentro il commercio, attraversando cambi di abitudini, mode, crisi, la concorrenza dei supermercati, dei centri commerciali, della vendita online.
Una bottega che profuma di cioccolato e di tè pregiato
Chi entra in Dolciaria non entra solo “in negozio”.
Viene investito da un misto di profumi che fa subito capire dove si è: cioccolato, zucchero, cannella, note di tè e infusi. Gli scaffali sono riempiti con una precisione quasi maniacale, frutto di quella cura che Loris metteva in ogni dettaglio.
In vetrina e sui ripiani si trovano cioccolatini, caramelle, dolciumi di ogni tipo, infusi, miscele particolari, fino a una selezione quasi completa del pregiatissimo tè francese Dammann Frères. Non un semplice catalogo, ma una ricerca continua di prodotti che altrove non trovi, di sapori capaci di aggiustarti anche la giornata più storta.
L’anno scorso il locale ha vissuto un’opera di ammodernamento degli interni. Nonostante i lavori, il negozio ha conservato quel fascino antico che non si improvvisa: la sensazione di entrare in una bottega vera, dove ogni prodotto è stato scelto, provato, messo al suo posto con un criterio preciso in testa.
Il lavoro, la meticolosità e il rapporto con i clienti
Di Loris, chi lo ha conosciuto racconta prima di tutto il modo di lavorare.
Era un uomo meticoloso, che non si accontentava di quello che trovavano tutti. Cercava la qualità, le “delizie” diverse dal solito, i prodotti che ti fanno alzare le sopracciglia al primo assaggio. Quelli che, una volta provati, ti fanno dire “ok, da oggi vengo qui”.
Non era solo questione di marchi o di novità.
Era il suo modo di consigliare, di spiegare le materie prime, di ricordarsi i gusti abituali delle persone. C’era chi entrava per un tè, chi per le caramelle dei bambini, chi per una scatola di cioccolatini importante da regalare. E Loris sapeva orientare, proporre, trovare la via giusta tra qualità, prezzo e occasione.
In un tempo in cui tutto è diventato più veloce e impersonale, la Dolciaria di Camporese e Zambelli è rimasta un luogo dove il commercio è ancora fatto di parole, di sguardi, di promemoria mentali sui gusti dei clienti.
Una piccola resistenza quotidiana alla logica del “clicca e ricevi”, portata avanti con la forza tranquilla di chi non ha mai smesso di crederci.
La malattia, la famiglia e la scelta di non chiudere
Il male che lo ha portato via è stato descritto da chi gli era vicino come un male incurabile. Niente clamore, niente racconti pubblici sui dettagli della malattia: Loris Camporese ha vissuto anche quest’ultima parte della vita con la stessa discrezione che aveva nel lavoro.
Accanto a lui, come sempre, la moglie Paola Zambelli, presenza fissa dietro al bancone e compagna di una vita, dentro e fuori dal negozio. Insieme hanno attraversato oltre quattro decenni di stagioni, periodi buoni e momenti difficili, senza mollare.
Paola ha deciso di tenere aperta Dolciaria, di non abbassare la serranda. È il suo modo per ricordare il marito, per proseguire quell’impegno condiviso e per trasformare la bottega in una forma concreta di memoria.
Loris lascia, oltre alla moglie, anche i figli Riccardo e Barbara, che in questi giorni stanno ricevendo l’abbraccio di clienti, amici e fornitori che alla Dolciaria non sono passati solo per comprare qualcosa, ma per lasciare un pensiero, un ricordo, un grazie.
Camera ardente e funerale al Duomo di Padova
La salma di Loris Camporese è composta presso la casa funeraria di Cadoneghe, dove chi lo desidera può portare un ultimo saluto in un clima più raccolto, prima della cerimonia.
I funerali si terranno domani alle 15.30 nel Duomo di Padova, la stessa città dove Loris era nato nel 1956 e dove ha trascorso l’intera vita, intrecciando la propria storia personale a quella del centro storico e delle sue vie.
Il corteo, le persone che arriveranno con in mano un mazzo di fiori o semplicemente con il ricordo di una chiacchierata dietro il bancone, saranno l’ultimo atto di un rapporto lungo una vita tra un commerciante “di una volta” e la sua città.
Cosa resta dopo Loris Camporese
Quando un volto così familiare scompare, non restano solo numeri, visure o date scritte sui necrologi.
Restano le storie: il bambino che la prima volta è entrato per comprare le caramelle e oggi torna adulto; il cliente che da anni si affida a Loris e Paola per i regali importanti; chi passando davanti alla vetrina si è fermato attratto dal profumo di cioccolato.
Resta soprattutto una bottega viva, con le luci ancora accese, i barattoli esposti, le scatole in ordine quasi maniacale.
Ogni volta che qualcuno spingerà la porta di Dolciaria e verrà avvolto da quell’odore di zucchero e cannella, un pezzo di Loris continuerà a essere lì, tra gli scaffali, a ricordare che si può ancora lavorare con cura, passione e rispetto per chi entra.
Domande frequenti su Loris Camporese e la Dolciaria
Chi era Loris Camporese?
Era un imprenditore padovano, classe 1956, volto storico della Dolciaria nel centro di Padova. Per oltre quarant’anni ha lavorato nel commercio di dolciumi, costruendo una delle botteghe più riconosciute della città.
Dove si trova la Dolciaria di Loris Camporese?
La Dolciaria si trova in via S. Martino e Solferino, nel cuore del ghetto ebraico di Padova, a pochi passi da piazza delle Erbe. È considerata una delle botteghe storiche della zona.
Che cosa vende la Dolciaria?
Il negozio è specializzato in cioccolatini, caramelle, dolciumi, infusi, tè pregiati e prodotti selezionati, tra cui gran parte del catalogo italiano del tè francese Dammann Frères. La scelta dei prodotti è sempre stata curata personalmente da Loris e da sua moglie Paola.
Di cosa è morto Loris Camporese?
Secondo quanto riferito da chi gli era vicino, Loris è stato portato via da un male incurabile. La famiglia ha mantenuto grande riservatezza sui dettagli della malattia, chiedendo rispetto e discrezione.
Chi lascia Loris Camporese e chi porterà avanti il negozio?
Loris lascia la moglie Paola Zambelli e i figli Riccardo e Barbara. Paola ha scelto di mantenere aperta la Dolciaria, per onorare la memoria del marito e proseguire il lavoro che hanno costruito insieme in tanti anni di attività.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






