Lo schianto in via Nazionale e la notizia che ha gelato Imperia
Un pomeriggio qualsiasi, una strada di provincia che molti percorrono ogni giorno, qualche curva prima di tornare a casa. Poi lo schianto, le sirene, la statale bloccata, gli amici sul bordo della carreggiata in lacrime.
Gabriele Capone, 18 anni, è morto così, sulla statale 28, in via Nazionale, tra Imperia e il bivio per Borgo d’Oneglia. Era in sella alla sua moto, una enduro appena ritirata e mostrata con orgoglio sui social poche ore prima, quando si è trovato davanti un furgone che si stava immettendo sulla carreggiata. L’impatto è stato talmente violento che per lui non c’è stato nulla da fare, nonostante i tentativi disperati di rianimazione da parte dei sanitari.
Sul posto sono intervenute la Croce Rossa di Pontedassio, la Croce d’Oro di Imperia, l’automedica del 118 e una squadra dei vigili del fuoco, ma ogni manovra di soccorso si è rivelata inutile. Gabriele è morto poco dopo l’incidente, a soli diciotto anni.
La dinamica dell’incidente sulla statale 28
La ricostruzione della dinamica è ancora in corso, ma alcuni punti sono già chiari.
Gabriele viaggiava in direzione Pontedassio, lungo la statale 28, in sella alla sua moto da enduro, accompagnato da altri ragazzi che percorrevano la stessa strada. All’altezza del bivio per Borgo d’Oneglia, sulla via Nazionale, si è trovato davanti un furgone che stava uscendo da una laterale o si stava immettendo in carreggiata. L’urto è stato frontale.
L’impatto lo ha scaraventato a terra, privo di sensi, mentre perdeva molto sangue. Gli amici, che fino a pochi minuti prima erano con lui in quello che doveva essere un semplice giro in moto, hanno assistito disperati alla scena, restando sul ciglio della strada fino all’arrivo dei soccorsi.
La carreggiata è stata chiusa a lungo per consentire l’intervento dei sanitari, i rilievi dei carabinieri e la rimozione dei mezzi coinvolti. Come da prassi nei casi di incidente mortale, la Procura di Imperia aprirà un fascicolo per omicidio stradale e dovrà valutare, alla luce dei rilievi tecnici e delle testimonianze, se ci siano responsabilità precise nella tragedia.
Chi era Gabriele Capone: scuola, passioni, progetti
Dietro le statistiche degli incidenti stradali ci sono persone, sogni, giornate ancora da vivere.
Gabriele Capone era uno di quei ragazzi che sembrano sempre in movimento.
Viveva con la famiglia nella zona di Sant’Agata, alle spalle di Imperia, e frequentava l’ultimo anno al Ruffini di Porto Maurizio. Era in piena preparazione per la maturità , con quella miscela di ansia e aspettative che chiunque abbia affrontato quell’esame ricorda bene.
Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo solare, benvoluto, sempre pronto ad aiutare gli altri. Non era il tipo che si mette al centro della scena per forza, ma quello che c’è quando serve, che dà una mano, che smorza la tensione con una battuta.
Una delle sue grandi passioni erano le arti marziali, in particolare il judo. Allenamenti, disciplina, tatami, rispetto delle regole e dell’avversario: un mondo che lo aveva conquistato e che, secondo amici e compagni, lo aveva aiutato a crescere anche fuori dalla palestra, nel modo di stare con gli altri e di affrontare le difficoltà .
L’altra passione erano le due ruote. La moto da enduro con cui stava viaggiando al momento dell’incidente era nuova, appena presa, il classico sogno di un diciottenne che si sente finalmente grande. Poco più di un’ora prima dello schianto, Gabriele aveva pubblicato su Instagram alcune foto della moto, con il mare e il tramonto sullo sfondo: immagini che oggi fanno ancora più male, perché mostrano tutta la felicità di un ragazzo che stava vivendo un momento speciale.
Il banco vuoto al Ruffini e il dolore dei compagni
La mattina successiva all’incidente, al Ruffini un banco è rimasto vuoto. Non per un’assenza qualunque, ma per un’assenza definitiva.
I compagni di classe di Gabriele sono entrati a scuola in lacrime, ancora frastornati per quello che era successo sulle curve della 28. Si sono raccolti in un minuto di silenzio in aula, un gesto semplice ma carico di significato, per salutare l’amico che fino al giorno prima condivideva con loro interrogazioni, compiti, progetti per il futuro.
Nell’istituto erano presenti anche gli psicologi dell’Asl, chiamati proprio per aiutare i ragazzi a elaborare un evento così traumatico e improvviso. A quell’età , la morte è qualcosa che di solito si sente solo nei notiziari; quando invece colpisce un coetaneo, uno con cui hai riso il giorno prima, l’impatto emotivo è enorme.
Durante la Giornata del Ricordo alla Camera di Commercio di Imperia, gli studenti del liceo si sono esibiti sul palco con una performance preparata da tempo. Il loro intervento si è trasformato in un omaggio a Gabriele: standing ovation, applausi, volti rigati di lacrime. Un modo per dire, davanti alla città , che quel ragazzo non è solo “la vittima di un incidente”, ma parte viva della loro storia.
Le parole del prefetto: “Meritava una vita più lunga e più bella”
Il dolore per la morte di Gabriele Capone non è rimasto chiuso tra le mura della scuola.
Nel corso della stessa cerimonia per il Giorno del Ricordo, il prefetto di Imperia, Antonio Giaccari, ha voluto aprire il proprio intervento con un pensiero dedicato a lui. Ha ricordato il giovane, la tragedia dell’incidente, la presenza in sala dei compagni di classe, e ha espresso la vicinanza delle istituzioni alla famiglia e agli affetti più cari.
Parole semplici, ma pesanti: “Meritava una vita sicuramente più lunga e più bella”, ha detto il prefetto, chiedendo idealmente a tutti di stringersi attorno a chi oggi piange questo ragazzo spezzato sulla statale.
Indagini in corso e domande ancora aperte
Sulla tragedia della statale 28 restano da chiarire molti dettagli.
I carabinieri stanno completando i rilievi tecnici, raccogliendo testimonianze, valutando la posizione del furgone che si stava immettendo sulla via Nazionale e la traiettoria della moto di Gabriele. La Procura di Imperia aprirĂ un fascicolo per omicidio stradale: sarĂ questo il percorso formale per capire se ci siano profili di responsabilitĂ penale e, eventualmente, a carico di chi.
Per la famiglia, per gli amici, per i compagni di scuola, però, la domanda di fondo resta sempre la stessa: come è possibile che un pomeriggio qualunque, una moto nuova, una strada di cui pensi di conoscere ogni curva, possano trasformarsi in un punto di non ritorno?
Un addio che chiama in causa tutti
Ogni volta che un ragazzo muore così, il dolore non è solo privato. Parla a una città intera.
Nel caso di Gabriele Capone, colpisce una comunità che lo ha visto crescere tra Sant’Agata, Imperia, le aule del Ruffini, il tatami del judo e le strade della statale 28.
Questo addio ricorda quanto poco basti perché un errore di valutazione, una manovra azzardata o una distrazione si trasformino in una tragedia irreparabile. Chi oggi piange Gabriele sa che nessuna spiegazione tecnica, nessuna perizia, nessuna sentenza restituirà quel diciottenne con il sorriso aperto, la passione per le due ruote e i sogni di maturità .
Resta però la possibilità di imparare qualcosa da questa storia: riguardo alla prudenza, alla responsabilità di chi guida qualsiasi mezzo, alla fragilità di chi viaggia su moto e scooter. E resta il dovere di tenere vivo il ricordo di Gabriele non solo come “vittima di un incidente”, ma come ragazzo di Imperia con una vita che, davvero, meritava di essere più lunga e più bella.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






