A Cortina d’Ampezzo, in questi giorni, il silenzio sembra più pesante del solito. Si è spenta a 39 anni Daria De Boni, mamma, musicista, commerciante, ma soprattutto anima dell’associazione “Never Give Up”, di cui era vicepresidente. La sua morte, arrivata dopo una lunga lotta contro il tumore, ha lasciato un vuoto profondo non solo nella sua famiglia, ma in tutta la comunità .
Le radici a Cortina e il negozio di famiglia
Daria era nata e cresciuta a Cortina, figlia di quella montagna che amava e che, fino all’ultimo, ha guardato dalla sua valle.
Si era diplomata in flauto traverso al Conservatorio, segno di una sensibilità artistica coltivata fin da giovanissima. La musica non è mai stata per lei solo una disciplina, ma un modo di stare al mondo: ascolto, armonia, attenzione agli altri.
Tornata a casa, aveva scelto di lavorare nel negozio di famiglia, gestito dalla madre Mara, nel centro del paese. Dietro quel bancone, tra clienti abituali e turisti, non c’era solo una commessa: c’era un volto gentile che sapeva accogliere, scambiare due parole, alleggerire una giornata storta con un sorriso.
Chi passava di lì racconta che Daria aveva la capacità di ricordare nomi, dettagli, piccoli pezzi di vita di ognuno. E che per molti, quel negozio era diventato anche un luogo di relazione, non solo di acquisti.
Musica, montagna, sport: una vita piena
Oltre al lavoro e alla famiglia, Daria viveva di passioni vere.
Amava la montagna, quella di casa sua: i sentieri, le stagioni che cambiano faccia alle cime, l’aria pungente dell’inverno e le sere d’estate. Partecipava a camminate e gare podistiche sul territorio, sempre con discrezione ma con determinazione, portando la sua presenza sorridente negli eventi sportivi locali.
La musica, il lavoro in negozio, le relazioni in paese, l’aria aperta: tutto componeva una vita piena, fatta di elementi semplici ma intensi. Una vita che, a un certo punto, è stata attraversata da una diagnosi che le avrebbe cambiato tutto.
La malattia e la scelta di trasformare il dolore in aiuto
Quando il tumore è entrato nella sua storia, Daria avrebbe potuto chiudersi, ridurre il mondo al perimetro di una stanza d’ospedale. Ha scelto l’esatto contrario.
Insieme ad altri amici e volontari ha contribuito a far crescere “Never Give Up Cortina”, associazione nata per sostenere chi affronta il cancro e per raccogliere fondi da destinare ai reparti oncologici e alle famiglie in difficoltà .
Daria ne è diventata vicepresidente, ma soprattutto motore instancabile: idee, contatti, eventi, raccolte fondi. Ha collaborato con grandi appuntamenti sportivi del territorio, come la Lavaredo Ultra Trail, trasformando le gare in montagna in occasioni concrete di solidarietà .
Durante una delle ultime edizioni, in pochi giorni di manifestazione, l’associazione è riuscita a raccogliere decine di migliaia di euro, destinando una parte importante:
- al reparto di Oncologia dell’ospedale di Belluno
- alle famiglie di Cancia, colpite dalla frana dell’Antelao
Il resto è servito a sostenere altri progetti e a coprire i costi organizzativi. Dietro quei numeri c’era lei, anche quando le terapie e la stanchezza avrebbero giustificato ogni passo indietro.
Molti la ricordano mentre, con il cappellino dell’associazione, spiegava ai partecipanti perché fosse importante donare, perché ogni piccolo contributo potesse diventare un gesto concreto di vicinanza verso chi stava vivendo la stessa battaglia che lei affrontava sulla propria pelle.
Mamma di due bambine e colonna della sua famiglia
Al di lĂ dei ruoli pubblici, Daria era prima di tutto una mamma e una figlia.
Lascia due bambine, che sono state il centro del suo mondo fino all’ultimo istante. In loro ha messo la stessa tenerezza con cui guardava la vita, la stessa forza con cui affrontava le salite, in montagna come in ospedale.
Vicino a lei, in silenzio ma con una presenza costante, la madre Mara, la famiglia, gli amici piĂą stretti. Hanno condiviso con lei giorni buoni e giorni cattivi, ricoveri, speranze, ricadute, momenti di fatica e momenti di luce.
Chi le è stato accanto racconta che non ha mai perso il sorriso, neppure quando il corpo chiedeva tregua. E che la sua preoccupazione più grande, anche nei momenti più difficili, non era tanto per sé, quanto per chi restava.
Gli ultimi giorni e l’addio in basilica
Daria è morta a 39 anni, in ospedale, dopo un percorso lungo e complesso. Il suo nome ha iniziato a passare di bocca in bocca per le vie di Cortina nel giro di poche ore.
Il paese ha risposto come sa fare nelle grandi occasioni: stringendosi. Messaggi, ricordi, fotografie, abbracci. Tanti racconti diversi, tutti con lo stesso filo rosso: la sua gentilezza e la sua forza.
Il rosario è stato recitato nella basilica di Cortina, dove è stato celebrato anche il funerale, con una partecipazione commossa. Volontari di Never Give Up, amici, conoscenti, compagni di scuola, semplici cittadini: in molti hanno sentito il bisogno di esserci, in silenzio, a dirle grazie.
La famiglia e l’associazione hanno scelto una strada molto chiara: niente fiori, ma donazioni da destinare al reparto di Oncologia dell’ospedale San Martino di Belluno, attraverso l’iniziativa “Un fiore per Daria”.
Ogni offerta, spiegano, è come un fiore che non appassisce, un gesto che parla di lei, del suo sorriso, della sua capacità di trasformare il dolore in aiuto per gli altri.
L’eredità di Daria: un “mai arrendersi” diventato esempio
Raccontare Daria De Boni solo come “una giovane donna morta di tumore” sarebbe ingiusto e riduttivo. La sua storia è, molto di più, quella di una persona che ha scelto di non lasciare che la malattia definisse tutto.
Ha continuato a lavorare, finché ha potuto. Ha continuato a suonare, a camminare, a partecipare. Ha costruito, insieme ad altri, un’associazione che oggi porta avanti progetti concreti, e che dovrà andare avanti anche senza di lei.
Ha dimostrato che “non arrendersi” non significa fingere che vada tutto bene, ma stare in piedi anche quando la vita spinge forte al contrario, chiedere aiuto, offrirlo agli altri, tenere insieme fragilità e coraggio.
Il dolore per la sua assenza è grande, soprattutto per chi le voleva bene. Ma c’è una cosa che a Cortina si sente ripetere spesso, in questi giorni:
che l’esempio di Daria – il suo modo di fare, di esserci, di lottare – resterà .
Nelle iniziative di Never Give Up, nei progetti per l’Oncologia, negli sguardi delle sue bambine, nei passi di chi continuerà a correre e camminare sulle sue stesse montagne.
E in ogni donazione che porta il suo nome, come un fiore discreto ma tenace, che continua a parlare di lei.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






