Chi era Sivert Guttorm Bakken, biatleta norvegese morto a 27 anni: carriera, malattia al cuore e sogno olimpico spezzato

Daniela Devecchi

Chi era Sivert Guttorm Bakken, biatleta norvegese morto a 27 anni: carriera, malattia al cuore e sogno olimpico spezzato

Nel biathlon di questi anni il nome Sivert Guttorm Bakken era sinonimo di tenacia. Un ragazzo che si era fatto strada in Coppa del Mondo, aveva vinto una sfera di cristallo, si era fermato per una malattia al cuore, ed era riuscito a tornare in gara.

A fine 2025, però, la sua storia si è interrotta all’improvviso: Sivert è stato trovato morto in un albergo del Trentino, durante un raduno in quota, a soli 27 anni. Da allora il suo nome è diventato una specie di ferita aperta per tutto il mondo del biathlon.

Età, origini e primi passi sugli sci

Sivert Guttorm Bakken era nato il 18 luglio 1998 a Lillehammer, in Norvegia. Per chi ama gli sport invernali basta il nome della città per capire il contesto: neve, piste, impianti, bambini che imparano a stare sugli sci prima ancora di camminare dritti.

Fisico asciutto e potente, circa 1 metro e 80 d’altezza, apparteneva a quella generazione di norvegesi cresciuti in un ambiente dove sci e fucile sono parte della quotidianità sportiva.

Fin da giovanissimo entra nei club locali, partecipa alle gare regionali, poi alle competizioni nazionali giovanili. Tecnici e compagni lo ricordano come:

  • serio in allenamento,
  • competitivo con se stesso prima che con gli altri,
  • sempre disposto a fare una ripetuta in più.

Era il classico atleta che non fa rumore fuori, ma che, appena si mettono gli sci ai piedi, cambia espressione e diventa una macchina da gara.

L’ascesa in Coppa del Mondo e la sfera di cristallo

Il debutto in Coppa del Mondo arriva poco più che ventenne. All’inizio Sivert è uno dei tanti giovani norvegesi che devono sgomitare in una squadra già piena di campioni affermati.

La stagione della svolta è la 2021/22:

  • si guadagna sempre più spazio nelle gare individuali,
  • cresce di prova in prova,
  • dimostra di avere una particolare predisposizione per le mass start, le partenze in gruppo dove testa e gestione del traffico contano quanto le gambe.

Proprio lì esplode davvero. A fine stagione conquista la sfera di cristallo di specialità nella partenza in massa. Non è un titolo simbolico: significa essere stato il migliore del mondo in quel formato di gara lungo tutto l’anno.

Il momento più alto arriva a Holmenkollen, il tempio degli sport nordici, davanti al pubblico di casa. Nel marzo 2022 Sivert vince la mass start 15 km, taglia il traguardo da vincitore e si prende l’applauso di tutto il salto di sci trasformato in arena per il biathlon.

Per un norvegese vincere a Holmenkollen non è una gara come le altre. È una sorta di consacrazione: la dimostrazione che non sei più solo una promessa, ma un nome che conta davvero.

Il colpo della vita: la pericardite e lo stop forzato

Quando la carriera sembra lanciata, arriva il problema che nessun atleta vorrebbe affrontare: una malattia al cuore.

A Sivert viene diagnosticata una pericardite, un’infiammazione della membrana che avvolge il cuore. Di colpo:

  • niente più allenamenti intensi,
  • nessuna gara,
  • controlli medici continui,
  • una lunga pausa dallo sport agonistico.

Per un fondista-biatleta, il cuore è il motore di tutto. Sentirsi dire che quel motore non può più essere portato ai limiti è un trauma enorme.

Nei racconti fatti in alcune interviste, Sivert spiegava di aver passato mesi in cui si sentiva svuotato, costretto a convivere con la paura che il corpo non fosse più affidabile come prima. Alla dimensione fisica si somma quella mentale: la sensazione di essere rimasto fermo mentre il gruppo dei compagni continua a correre.

Eppure, anche in quel periodo, non ha mai dato l’impressione di voler mollare. L’obiettivo era chiaro: tornare sano, e poi tornare competitivo.

Il ritorno e l’oro europeo nella sprint

Con il passare del tempo, grazie alle cure e a un percorso di recupero graduale, Sivert ricomincia ad allenarsi.

Prima lavori leggeri, poi carichi un po’ più intensi, sempre con il cuore monitorato. Passato il periodo di stop assoluto, torna a gareggiare nei circuiti minori, poi si riaffaccia nella Coppa del Mondo e negli appuntamenti internazionali.

Il momento simbolico del suo rientro è l’oro agli Europei. Ai Campionati europei open del 2025, in Alto Adige, vince la sprint 10 km:

  • serie perfetta al tiro,
  • passo sugli sci tornato ai livelli di prima,
  • sensazione collettiva che la storia con il biathlon di alto livello non sia affatto finita.

Nella stessa rassegna continentale contribuisce anche a un titolo in staffetta, confermando che non è lì solo per fare numero.

In Coppa del Mondo, nella stagione successiva, torna a chiudere diverse gare in top ten, dimostrando di potersela giocare nuovamente con i migliori.

Quando si parla del suo nome, in quell’inverno, si usano due parole: “ritorno” e “resilienza”. Lui, che aveva dovuto lasciare tutto per mesi, sembrava pronto a prendersi quel posto in squadra che valeva il biglietto per Milano-Cortina 2026.

La morte improvvisa in Italia durante il raduno in quota

Il 23 dicembre 2025 la notizia arriva come un fulmine.

La squadra norvegese è in raduno in quota sull’altopiano di Lavazè, in Trentino. Sono giorni di allenamento in vista delle gare di gennaio e, soprattutto, di una stagione che porta dritto verso le Olimpiadi.

Sivert viene trovato senza vita nella sua stanza d’albergo. Ha 27 anni.

Le autorità italiane e la federazione norvegese parlano di morte improvvisa. Come sempre in questi casi, si apre un fascicolo per chiarire ogni dettaglio, ma fin dall’inizio non emergono elementi che facciano pensare a qualcosa di diverso da un evento tragico e naturale.

La coincidenza con il suo passato recente – quella pericardite che lo aveva già tenuto lontano dallo sport – rende la notizia ancora più dolorosa. Un atleta che aveva fatto di tutto per tornare competitivo, che stava inseguendo il sogno olimpico, si spegne in una camera d’albergo, lontano da casa, mentre la neve fuori attende solo di essere solcata.

Il dolore della Norvegia e del biathlon mondiale

La reazione, nei giorni successivi, è un coro di cordoglio.

La federazione norvegese parla di “un giorno nerissimo” per lo sport nazionale. Compagni di squadra e avversari postano foto, ricordi, aneddoti: emerge il ritratto di un ragazzo mite, sorridente, serio in allenamento ma capace di scherzare e tenere alto l’umore del gruppo.

Molti sottolineano una cosa: Sivert non aveva avuto una traiettoria lineare. Aveva conosciuto il successo, poi lo stop, la paura, la fatica del rientro. Proprio per questo, in tanti lo vedevano come un esempio per i giovani: l’atleta che non si arrende al primo ostacolo, che accetta di ripartire da zero pur di tornare dove sente di appartenere.

Nelle gare successive, diversi biatleti norvegesi e stranieri gli dedicano podi, vittorie, prestazioni. Ogni volta che in una mass start qualcuno alza le braccia al cielo, inevitabilmente viene in mente quel ragazzo di Lillehammer che quella specialità l’aveva dominata.

Il ricordo che resta

Se si mette in fila la vita sportiva di Sivert Guttorm Bakken, ciò che colpisce non sono solo i risultati – pur notevoli:

  • sfera di cristallo nella partenza di massa,
  • vittoria a Holmenkollen,
  • titoli europei nella sprint e in staffetta.

Quello che resta addosso è la narrativa completa:

  • un giovane talento che sale veloce,
  • una malattia che costringe a fermarsi,
  • un ritorno costruito con pazienza,
  • un sogno olimpico a un passo,
  • una morte improvvisa che interrompe tutto.

Nel biathlon, sport dove si convive ogni giorno con il concetto di margine minimo – un colpo dentro o fuori, un secondo guadagnato o perso – la storia di Sivert è diventata una memoria collettiva.

Ogni giovane che oggi mette gli sci e imbraccia il fucile in Norvegia sa che, prima di lui, c’è stato un ragazzo che ha dato l’esempio di cosa voglia dire combattere, fermarsi quando serve, riprovarci, anche senza garanzie sul finale.

FAQ su Sivert Guttorm Bakken

Quanti anni aveva Sivert Guttorm Bakken quando è morto?
Aveva 27 anni. Era nato il 18 luglio 1998 ed è morto il 23 dicembre 2025.

Di dove era originario?
Era nato a Lillehammer, in Norvegia, una delle capitali degli sport invernali.

Che risultati importanti ha ottenuto in carriera?
Ha vinto la sfera di cristallo di specialità nella partenza in massa in Coppa del Mondo, ha conquistato una vittoria a Holmenkollen nella mass start 15 km e ha ottenuto titoli europei nella sprint e in staffetta.

Che problema di salute aveva avuto?
Dopo la stagione 2021/22 gli era stata diagnosticata una pericardite, che lo aveva costretto a uno stop prolungato dalle competizioni. In seguito era rientrato sotto controllo medico, tornando a gareggiare e a vincere.

Come è morto Sivert Guttorm Bakken?
È stato trovato senza vita in un albergo dell’altopiano di Lavazè, in Trentino, dove si trovava per un raduno in quota con la squadra norvegese. Si è parlato di morte improvvisa; i dettagli clinici completi non sono stati resi pubblici, nel rispetto della famiglia e dell’atleta.