Chi è Pietro “Pietruccio” Montalbetti, anima dei Dik Dik: età, carriera, amicizia con Lucio Battisti, viaggi e libri

Daniela Devecchi

Chi è Pietro “Pietruccio” Montalbetti, anima dei Dik Dik: età, carriera, amicizia con Lucio Battisti, viaggi e libri

Per tanti è semplicemente Pietruccio dei Dik Dik. Chitarra a tracolla, sorriso da ragazzino anche oltre gli ottant’anni, battuta sempre pronta. Eppure ridurlo solo al ruolo di chitarrista di una band storica sarebbe poco: Pietro Montalbetti è stato ed è ancora musicista, viaggiatore, alpinista, scrittore, testimone di una stagione irripetibile della musica italiana.

Classe 1941, nato e cresciuto a Milano, è uno dei protagonisti del beat anni Sessanta che non si è mai realmente fermato: ha continuato a salire su palchi, montagne e a infilarsi in giungle e deserti, trasformando tutte queste vite in canzoni e libri.

Età, origini e primi anni: da Milano alla chitarra

Pietro Montalbetti nasce a Milano nel 1941, in una città che nel giro di pochi anni diventerà la capitale del boom economico e della musica giovane.

Da ragazzino:

  • frequenta le scuole in zona via Stendhal,
  • ascolta i primi dischi importati dagli Stati Uniti,
  • sogna più l’avventura che il posto fisso: nella sua testa ci sono esploratori, viaggi lontani, montagne.

La chitarra arriva presto e diventa la sua bussola. Insieme a un gruppo di amici mette in piedi le prime band di quartiere. Non c’è ancora l’idea del “mestiere”, c’è solo il bisogno di suonare.

La nascita dei Dik Dik e i successi che hanno fatto la storia

È alla fine degli anni Cinquanta che prende forma il progetto destinato a entrare nella storia: con Lallo Sbriziolo ed Erminio “Pepe” Salvaderi, Pietro fonda il nucleo di quella che diventerà una delle band simbolo del beat italiano.

All’inizio si chiamano in altri modi, provano repertori diversi, poi arriva il nome definitivo: Dik Dik, preso da una piccola antilope africana che Pietruccio trova sfogliando un’enciclopedia. Un nome corto, strano, che resta in testa.

Da lì in poi è un’escalation:

  • “Sognando la California” (1966), versione italiana di California Dreamin’, diventa un manifesto generazionale: il sogno di scappare, il richiamo lontano, quel misto di malinconia e desiderio che gli anni Sessanta respiravano a pieni polmoni.
  • “Senza luce” (1967), adattamento di A Whiter Shade of Pale, porta il gruppo in vetta alle classifiche con un brano che unisce organo, poesia e atmosfere sospese.
  • “Il primo giorno di primavera” (1969), delicatissima, con una chitarra acustica d’autore che firma uno dei loro pezzi più eleganti.
  • “L’isola di Wight” (1970), inno ai grandi raduni rock, alla voglia di libertà, alle generazioni che cercano un posto dove sentirsi parte di qualcosa.

In tutto questo, Pietruccio è la chitarra solista, la spalla, la voce nei cori, uno di quelli che decidono cosa suonare, come arrangiarlo, come portarlo sul palco. Non è solo esecutore: è motore creativo.

Ancora oggi, quando partono quei brani, basta il giro di chitarra iniziale perché il pubblico – spesso di tre generazioni insieme – li riconosca all’istante.

Lucio Battisti: un’amicizia che vale un romanzo

Accanto alla storia dei Dik Dik, ce n’è un’altra che attraversa tutta la vita di Pietruccio: quella con Lucio Battisti.

Si conoscono da giovani, tra Milano e gli ambienti musicali dell’epoca. Battisti è il ragazzo ricciolino e timido che porta in giro canzoni nuove, Pietruccio il chitarrista che ha già una band che funziona. Ne nasce un rapporto fortissimo:

  • Lucio suona con i Dik Dik,
  • mette mano agli arrangiamenti,
  • suona la chitarra in brani chiave come “Il primo giorno di primavera”.

Ma soprattutto, fuori dagli studi, i due sono amici veri: viaggi, notti a parlare, chilometri percorsi in macchina, sogni, dubbi, confidenze.

Anni dopo, quando Battisti diventerà quasi un fantasma – niente interviste, niente tv, nessuna immagine pubblica – Pietruccio sarà uno dei pochi a raccontarlo davvero. Senza mitizzarlo, ma restituendone timidezze, manie, ironia, silenzi. Da questa memoria nasce anche uno dei suoi libri più noti, incentrato proprio su quel rapporto.

Viaggi, montagne e avventure: il lato da esploratore

Se c’è una cosa che distingue Pietro Montalbetti da tanti colleghi coetanei è la scelta di non sedersi mai sul divano dei ricordi.

Mentre tanti si limitano a raccontare “com’era bello una volta”, lui prende e parte. Negli anni, tra uno concerto e l’altro, mette in fila una serie di viaggi che basterebbero per tre vite:

  • l’America Latina con le sue frontiere, le città contraddittorie, le comunità indigene,
  • l’Africa del Sahara e delle grandi montagne,
  • il Kilimangiaro, scalato come sfida personale e simbolica,
  • l’Amazzonia, tra foresta, fiumi e popoli che vivono ancora in equilibrio strettissimo con la natura,
  • l’Asia dell’India e del Nepal, con i loro ritmi completamente diversi.

Spesso parte quasi in solitaria, zaino e chitarra, una curiosità ancora adolescente addosso nonostante l’età. Racconta di aver capito, proprio viaggiando, che invecchiare è un privilegio e che la vera giovinezza è nella capacità di mettersi ancora alla prova.

Per lui il viaggio è una forma di autoanalisi in movimento: ti mette davanti ai tuoi limiti, ti spoglia delle certezze, ti costringe a fare i conti con il fatto che non sei al centro del mondo.

I libri: dalle canzoni alla pagina scritta

Tutto questo – la musica, l’amicizia con Battisti, i viaggi, le notti in sala prove e le albe in quota – prima o poi doveva finire su carta. E così è stato.

Negli ultimi decenni Pietruccio Montalbetti è diventato anche un autore molto attivo, con una serie di libri che mischiano autobiografia, racconto di viaggio e memoria collettiva:

  • in uno ripercorre la sua vita tra palchi e vette, da “Sognando la California” al Kilimangiaro, mettendo in parallelo il sogno della giovinezza e le salite della maturità;
  • in un altro si concentra su Lucio Battisti, ricostruendo la nascita dei brani, i retroscena, i tratti più privati dell’amico schivo e geniale;
  • poi ci sono i libri dedicati alla Milano della via Stendhal, ai ragazzi che suonavano nei cortili, a quella generazione che ha vissuto il boom tra speranze e dolori;
  • fino ai volumi più recenti, come “Storia di due amici e dei Dik Dik”, dove mette insieme la propria storia, quella del gruppo e quella di un’amicizia che ha attraversato decenni di musica italiana.

Il tono è spesso quello di una chiacchierata lunga, di quelle che si fanno al bar o in una sala prove, con tanti nomi che compaiono e scompaiono, episodi divertenti e improvvise fenditure di malinconia.

Premi, riconoscimenti e la vita oggi

Il mondo della musica e della cultura non è rimasto a guardare. Negli ultimi anni a Pietruccio sono stati assegnati premi alla carriera e riconoscimenti che sottolineano proprio la sua doppia natura di:

  • chitarrista storico dei Dik Dik,
  • scrittore e viaggiatore instancabile.

Oggi, superati gli ottant’anni, continua a:

  • partecipare a presentazioni di libri,
  • sedersi a parlare con il pubblico di Lucio, dei Dik Dik, dei viaggi,
  • salire ancora sul palco con la band quando c’è da far partire “L’isola di Wight” o “Sognando la California”.

Non ha mai dato l’impressione di voler “appendere la chitarra al chiodo”. Piuttosto ha scelto di allargare il campo di gioco, aggiungendo alle corde dello strumento quelle di cui sono fatti i racconti.

FAQ – Domande su Pietro “Pietruccio” Montalbetti

Quanti anni ha Pietro Montalbetti?
È nato nel 1941 a Milano, quindi ha superato gli ottant’anni e continua a essere attivo tra musica, incontri e presentazioni.

Che ruolo ha nei Dik Dik?
È chitarrista solista e co-fondatore dei Dik Dik. Da sempre uno dei volti e delle anime del gruppo, sia sul piano musicale sia nelle scelte artistiche.

Quali sono le canzoni più famose a cui è legato?
Tra i grandi successi dei Dik Dik a cui è indissolubilmente legato ci sono “Sognando la California”, “Senza luce”, “Il primo giorno di primavera” e “L’isola di Wight”.

Che rapporto aveva con Lucio Battisti?
Con Lucio Battisti c’era un’amicizia profonda: hanno condiviso studi, concerti, viaggi. Lucio ha suonato e collaborato con i Dik Dik, e Pietruccio gli ha dedicato più di un libro e tantissimi racconti.

Che libri ha scritto?
Ha pubblicato diversi volumi in cui parla di musica, viaggi, amicizia e memoria. Tra i titoli più noti ci sono quelli dedicati a Battisti, alla giovinezza milanese, ai viaggi in Amazzonia e l’ultimo grande libro che racconta la storia dei Dik Dik e delle persone che li hanno accompagnati.

È ancora attivo oggi?
Sì. Continua a partecipare a eventi, festival del vinile, presentazioni di libri e, quando capita, a salire sul palco con i suoi Dik Dik, portando in giro una storia che non ha alcuna intenzione di diventare solo un ricordo polveroso.