A Milano, sul ghiaccio di una Santagiulia Ice Arena piena, una ragazza con la maglia azzurra prende il disco, punta la porta, tira di prima. Rete. Il boato è da finale dei Mondiali, ma qui si fa la storia: prima vittoria olimpica dell’Italia femminile di hockey su ghiaccio e, in mezzo a tutto questo, un nome che in pochi conoscevano fino a pochi giorni fa: Matilde Fantin.
Ha 19 anni, viene da Como, gioca da anni con e contro i maschi, vive e studia negli Stati Uniti, segna alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 come se fosse la cosa più naturale del mondo. Chi è davvero questa ragazza che sta trascinando l’hockey azzurro in una dimensione nuova?
Età, origini e famiglia: la ragazza di Como con il ghiaccio nel sangue
Matilde Fantin è nata il 1° gennaio 2007. Un compleanno che è quasi un simbolo: inizio anno, inizio generazione.
È comasca, cresciuta tra il lago e il palaghiaccio di Casate, con un destino un po’ scritto già nel cognome:
- 19 anni compiuti da poco,
- una struttura fisica importante per l’hockey femminile,
- una naturalezza sul ghiaccio che tradisce anni di allenamenti iniziati prestissimo.
A portarla in pista è stato il padre, Damiano Fantin, ex giocatore del Como Hockey e delle nazionali giovanili. Uno che, negli anni Novanta, è finito nelle cronache sportive per un gol segnato addirittura “di testa”, con il disco deviato sul casco e finito in rete.
Per Matilde il ghiaccio non è mai stato un ambiente estraneo: è la seconda casa, quella dove vai dopo la scuola, quella dove impari a cadere e a rialzarti prima ancora di renderti conto che stai facendo sport agonistico.
Dagli allenamenti a Casate alle partite contro i maschi
Le prime volte sul ghiaccio sono quasi un gioco: pattini troppo grandi, casco che balla, genitori e allenatori che le corrono dietro. Ma il gioco dura poco, perché il talento e la fame si vedono subito.
In Italia, soprattutto qualche anno fa, le possibilità per una bambina di fare hockey femminile ad alto livello erano poche. Così Matilde fa quello che fanno le più determinate:
- gioca nelle squadre miste,
- sfida i coetanei maschi senza paura,
- si fa spazio in un contesto dove fisico e ritmo sono quelli del settore maschile.
Non è un percorso soft. È una scuola di agonismo puro. Ma è lì che si costruisce il carattere:
- impari a resistere ai contatti,
- a reggere le cariche,
- a non tirarti indietro quando davanti hai un ragazzo più grande e più pesante.
Quel tipo di formazione, oggi, si vede in ogni cambio. Matilde non ha paura del traffico nello slot, non si spaventa se la marcano stretto, ama cercare la porta anche quando lo spazio sembra finito.
Svizzera e Penn State: il salto di livello fuori dall’Italia
A un certo punto diventa chiaro che, se vuole davvero crescere, l’Italia le sta stretta.
Arriva il passo che tanti sognano ma pochi hanno il coraggio di fare: la Svizzera. Matilde va a giocare nel campionato elvetico, uno dei più strutturati d’Europa per l’hockey femminile, vestendo maglie importanti come Lugano e Ambrì-Piotta.
Qui cambia tutto:
- il livello si alza,
- i ritmi sono più alti,
- gli allenamenti sono più lunghi,
- la competizione interna è feroce.
Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, il mondo dei college americani inizia a guardarla. È la conferma definitiva che ciò che sta facendo sul ghiaccio non è solo promettente: regge i parametri internazionali.
Arriva così la chiamata della Penn State University: Matilde entra nel programma di Penn State Women’s Hockey, nella NCAA, il massimo campionato universitario statunitense.
Studiare, allenarsi, giocare in una struttura dove l’hockey femminile viene trattato con la stessa serietà dell’hockey maschile è un salto anche culturale. È lì che affina:
- velocità,
- lettura di gioco,
- tiro in corsa,
- abitudine a partite ravvicinate e palazzetti pieni.
Quando rientra per la Nazionale, il livello che porta con sé si vede subito.
Papà Damiano: l’uomo dietro la maglia numero…
Dentro ogni atleta che arriva a un’Olimpiade c’è almeno una persona senza la quale tutto questo non sarebbe successo. Per Matilde Fantin, quella persona ha un nome e un cognome: Damiano, suo padre.
- È lui che la porta in pista da piccola.
- È lui che le racconta le sue partite con il Como.
- È lui che diventa esempio e, a volte, giudice più severo di tutti.
Il dettaglio del gol “di testa” segnato da Damiano negli anni Novanta è quasi un pezzo di leggenda familiare. Oggi la figlia, con il bastone e un wrist shot che fa male ai portieri, sta scrivendo una leggenda nuova.
Quando Matilde segna alle Olimpiadi, è naturale che molti titoli parlino di lei “nel nome del papà”. Non è retorica: è il filo che lega due generazioni di hockey comasco, dalla vecchia Serie A alle luci di Milano-Cortina 2026.
Matilde Fantin in Nazionale: l’azzurro come punto d’arrivo (e di partenza)
La maglia azzurra arriva presto. Troppo talento per passare inosservata. Nei raduni giovanili colpisce per:
- il fisico già formato,
- la grinta in ogni cambio,
- la capacità di trovare la porta.
Con la Nazionale italiana femminile fa tutta la trafila fino alla chiamata più grande: le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
Non è solo una questione tecnica. Per una ragazza nata nel 2007, giocare un’Olimpiade in casa, a 19 anni, è qualcosa che ti può schiacciare o esaltare. Nel suo caso, la seconda.
Milano-Cortina 2026: il gol alla Francia e la doppietta al Giappone
Il primo segnale arriva nella partita contro la Francia. L’Italia va sotto, rischia di complicarsi la vita, poi si accende. Tra le protagoniste della rimonta c’è proprio lei: Matilde Fantin realizza una delle quattro reti azzurre nel 4–1 che vale la prima vittoria olimpica di sempre per la Nazionale femminile.
Il modo in cui segna racconta molto di lei:
- prende velocità,
- attacca lo spazio,
- chiude l’azione con un tiro secco, preciso, d’istinto.
Qualche giorno dopo arriva il Giappone. In palio c’è mezzo biglietto per i quarti di finale. L’Italia parte forte, e chi firma i primi due gol azzurri? Ancora lei, doppietta di Matilde Fantin nel primo periodo.
A bordo pista si vedono striscioni comaschi, in tribuna un intero settore è un piccolo branco familiare: genitori, nonni, zii, tutti venuti a Milano per tifarla. Quando il disco entra in porta, non esulta solo una squadra: esulta una città, una famiglia, un movimento intero che si sente, per una volta, protagonista delle Olimpiadi.
In poche partite olimpiche:
- segna,
- trascina,
- diventa volto delle interviste,
- fa pronunciare il suo cognome anche a chi non ha mai visto una partita di hockey in vita sua.
Stile di gioco: perché tutti parlano di Matilde Fantin
A livello tecnico, Matilde Fantin è l’esempio di attaccante moderna:
- ha un pattinaggio potente, che le permette di creare break e staccare le difensori;
- ama il tiro in corsa: non aspetta il controllo perfetto, si fida dell’istinto;
- va spesso a cercare il traffico davanti alla porta, dove si prendono colpi e si segnano gol pesanti;
- ha una personalità fuori categoria per la sua età: non ha paura di prendersi responsabilità quando conta, che sia un power play o un cambio decisivo a fine partita.
Chi la guarda giocare nota una cosa: non gioca mai “piccolo”. Non si nasconde nei momenti caldi, non si limita a fare il compitino. È esattamente il tipo di giocatrice che serve a una Nazionale che vuole smettere di accontentarsi e iniziare a provarci davvero.
Una 19enne che può cambiare l’immaginario dell’hockey femminile in Italia
C’è un aspetto che va oltre i gol e le statistiche.
Per anni, in Italia, hockey femminile ha significato:
- pochi numeri,
- poco spazio sui media,
- pochi modelli a cui guardare.
Matilde Fantin sta contribuendo a cambiare questa immagine. Una ragazza:
- nata a Como,
- cresciuta tra piste un po’ di nicchia,
- emigrata sportiva tra Svizzera e Stati Uniti,
- tornata a casa per le Olimpiadi per segnare gol pesantissimi in una arena piena.
Quante bambine, vedendola sul ghiaccio con la maglia azzurra, si sono dette per la prima volta: “Posso farlo anch’io”?
Se c’è un’eredità che va oltre ogni medaglia, è proprio questa: rendere normale l’idea che una ragazza italiana possa scegliere l’hockey su ghiaccio, sognare gli Stati Uniti, arrivare alle Olimpiadi, segnare, prendersi una standing ovation.
FAQ – Domande su Matilde Fantin
Quanti anni ha Matilde Fantin?
Matilde Fantin è nata il 1° gennaio 2007, quindi ha 19 anni.
Da dove viene Matilde Fantin?
È nata e cresciuta a Como, dove ha mosso i primi passi sul ghiaccio con il Como Hockey.
Che ruolo ha nell’hockey su ghiaccio?
Gioca come attaccante (forward). È mancina e viene utilizzata spesso nelle linee offensive principali, soprattutto in power play.
In che squadra gioca a livello di club?
Dopo gli anni in Italia e in Svizzera (con squadre come Lugano e Ambrì-Piotta), gioca nel campionato universitario americano NCAA con la maglia di Penn State Women’s Hockey.
Chi è il padre di Matilde Fantin?
Il padre è Damiano Fantin, ex giocatore di hockey del Como e della Nazionale giovanile, diventato celebre negli anni Novanta per un gol segnato di “testa” con il disco deviato sul casco. È lui che l’ha portata sul ghiaccio da bambina e che oggi la segue sugli spalti, orgoglioso, mentre la figlia si prende la scena alle Olimpiadi.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






