Per anni, il nome Friedrich Merz è stato quello del “grande incompiuto” del centrodestra tedesco: l’uomo che non era riuscito a scalzare Angela Merkel, il conservatore vecchia scuola finito nei consigli d’amministrazione della finanza.
Poi la storia ha fatto una curva improvvisa: dal 6 maggio 2025 Merz è il decimo cancelliere federale della Germania. E oggi il suo profilo è legato non solo al cambio di rotta a Berlino, ma anche a un asse politico sempre più stretto con Giorgia Meloni, che sta ridisegnando i rapporti di forza nel centrodestra europeo.
Età, origini e formazione: il profilo del conservatore “classico”
Friedrich Merz nasce l’11 novembre 1955 a Brilon, in Renania Settentrionale-Vestfalia, nella Germania dell’Ovest.
Famiglia cattolica, provincia benestante, un contesto molto “ordine, disciplina e lavoro”. Dopo il liceo studia Giurisprudenza, supera i due esami di Stato e inizia a lavorare:
- prima come giudice
- poi come avvocato d’impresa
È il prototipo del conservatore liberale tedesco: borghesia occidentale, fede cattolica, fiducia nei mercati, poca simpatia per gli esperimenti sociali troppo spinti.
I primi passi in politica: dal Parlamento europeo al Bundestag
La politica arriva alla fine degli anni ’80:
- entra nel Parlamento europeo come esponente della CDU, il partito cristiano-democratico
- nel 1994 si sposta a Berlino ed entra al Bundestag
Qui si specializza in politiche fiscali e finanziarie. Si guadagna fama di:
- uomo di numeri
- rigorista sui conti pubblici
- voce forte dell’ala più pro-mercato dentro la CDU
Non è ancora un volto “pop”, ma nei corridoi della politica tedesca il suo nome comincia a contare.
L’era Merkel, lo scontro interno e l’uscita di scena
Il salto vero arriva a inizio anni Duemila, quando Merz diventa capogruppo CDU/CSU al Bundestag: di fatto il capo dell’opposizione parlamentare.
In quel momento la scena è questa:
- Angela Merkel guida il partito
- Friedrich Merz guida il gruppo parlamentare
Sulla carta dovrebbero essere una coppia perfetta. In pratica, si pestano i piedi. Lei punta a una CDU più centrista e “modernizzata”. Lui difende una linea:
- più conservatrice sui valori
- più liberale sull’economia
Alla fine vince Merkel. Merz viene messo da parte, perde la guida del gruppo, e nel 2009 lascia del tutto il Bundestag.
Per molti è la fine della sua carriera politica. Lui, intanto, fa un’altra mossa.
Anni nella finanza: l’avvocato dei consigli di amministrazione
Fuori dal Parlamento, Merz non sparisce. Cambia semplicemente campo da gioco.
Diventa:
- avvocato d’affari
- consulente per grandi studi
- membro di vari consigli di sorveglianza di aziende tedesche e internazionali
Il ruolo che più segna la sua immagine è quello in una grande società di gestione patrimoniale globale. Da lì il soprannome un po’ caricaturale, ma efficace: “il milionario del capitalismo renano”.
Scrive anche libri, partecipa a convegni, spinge un’idea molto chiara: la Germania, per stare in piedi, ha bisogno di:
- più mercato,
- meno burocrazia,
- uno Stato che non soffochi chi produce.
Il ritorno: due sconfitte, poi la conquista della CDU
Quando Merkel annuncia il passo indietro, la CDU inizia a cercare un nuovo leader. E dal passato, molti anni dopo, riappare lui.
Merz ci prova:
- una prima volta, e perde
- una seconda volta, e perde di nuovo
Sembra una maledizione. Sempre vicino, mai bastone del comando in mano.
Alla terza va diversamente: a fine 2021 vince il congresso interno e da gennaio 2022 diventa presidente della CDU. A 66 anni, dopo un lungo “esilio” nel privato, torna alla guida del partito che aveva lasciato.
La corsa alla cancelleria e il governo con i socialdemocratici
Alle elezioni federali successive, l’alleanza CDU/CSU si presenta con lui come candidato cancelliere.
La sua campagna ruota principalmente attorno a tre assi:
- taglio delle tasse alle imprese e riduzione degli ostacoli burocratici
- energia più accessibile per famiglie e industria
- più spesa militare e sostegno militare e politico pieno all’Ucraina
Dopo il voto, l’unione CDU/CSU emerge come forza più forte in Parlamento. Merz apre le trattative e trova un accordo con un partner che, sulla carta, è il suo opposto: la SPD, il partito socialdemocratico.
Nasce così una grande coalizione di segno diverso dal passato: questa volta non è la SPD a guidare il governo con la CDU junior partner, ma Merz cancelliere e i socialdemocratici al fianco.
Il 6 maggio 2025 il Bundestag lo elegge cancelliere federale. Non al primo tentativo: viene eletto al secondo scrutinio, segno di un Parlamento più spaccato del solito e di un equilibrio politico delicato fin dal giorno uno.
Le sue idee economiche: “più capitalismo, meno zavorre”
Sul fronte economico, Merz è una delle figure più nette del panorama tedesco.
Le direttrici principali sono:
- alleggerire il carico fiscale su aziende e investimenti
- tagliare la burocrazia che rallenta progetti e infrastrutture
- rendere la Germania competitiva rispetto a Stati Uniti e Asia, soprattutto sulla tecnologia e sull’energia
Non ha paura di usare parole che, in Germania, suonano quasi radicali: più capitale privato, più rischio, meno intervento soffocante dello Stato.
Questa impostazione piace molto agli ambienti dell’industria e della finanza, meno a chi teme che dietro il motto “più mercato” si nasconda un progressivo indebolimento del welfare.
Valori e società: il lato conservatore di Merz
Sul piano dei valori, Merz rientra nella tradizione del conservatorismo tedesco:
- linea dura sull’immigrazione irregolare e sulla necessità di controlli più rigidi alle frontiere
- forte insistenza su ordine pubblico e sicurezza
- molta cautela su alcune trasformazioni sociali rapide, dalle politiche di genere alle riforme della scuola
In passato è stato accusato di toni poco sensibili su alcune minoranze. Da cancelliere ha smussato certe uscite, ma l’impronta resta quella di chi:
- difende un’idea piuttosto classica di famiglia e società
- guarda con sospetto a ciò che viene etichettato come “woke” o eccesso di politicamente corretto
L’asse con Giorgia Meloni: interessi comuni e nuova destra europea
Arriviamo al punto che ti interessa: che cosa è successo con la Meloni.
Negli ultimi mesi, la relazione politica tra Friedrich Merz e Giorgia Meloni è diventata uno dei fili più osservati a Bruxelles e nelle capitali europee.
Cosa li avvicina?
- entrambi guidano il principale partito di centrodestra del proprio Paese
- entrambi puntano su un mix di:
- rigore su immigrazione e sicurezza,
- sostegno all’Ucraina,
- difesa dell’industria nazionale e del tessuto produttivo
- tutti e due guardano con una certa diffidenza a un’Europa percepita come troppo sbilanciata su regole, vincoli climatici e burocrazia
Nel concreto:
- si sono ritrovati più volte ai vertici europei su posizioni molto simili su bilancio UE, politiche energetiche e difesa
- hanno lavorato per presentare un fronte comune su alcuni dossier, soprattutto quando si trattava di chiedere più flessibilità per investimenti in difesa e transizione energetica
- nei palazzi europei si parla apertamente di un asse Merz–Meloni come nuovo pilastro del centrodestra continentale
Per la premier italiana, il rapporto con Merz significa:
- legittimazione piena presso il cuore del centrodestra tradizionale tedesco
- possibilità di spostare l’ago della bilancia europea un po’ più a destra su temi come migrazione e politiche industriali
Per Merz, l’intesa con Meloni offre:
- un alleato forte nel Sud Europa
- un ponte verso quella parte di destra che, fino a pochi anni fa, molti nella CDU guardavano solo con sospetto
Naturalmente non mancano le tensioni:
- una parte del mondo democristiano tedesco teme che l’abbraccio con i conservatori italiani spinga troppo a destra l’immagine della CDU
- dall’altra parte, nel campo progressista europeo, l’asse Merz–Meloni viene letto come il tentativo di costruire una nuova maggioranza conservatrice “a trazione destra” a Bruxelles, potenzialmente in contrasto con il blocco più europeista guidato da Parigi
Ma il dato politico resta: oggi il dialogo tra Berlino e Roma non passa solo per i canali istituzionali, ma anche per una sintonia personale e politica tra i due leader.
Politica estera: tra realpolitik e atlantismo
Come cancelliere, Merz ha scelto una linea di politica estera molto pragmatica.
I cardini principali:
- atlantismo convinto: la Germania resta saldamente ancorata alla NATO e agli Stati Uniti
- riarmo e obiettivo di portare la spesa militare oltre il 2% del PIL
- sostegno forte all’Ucraina, sia sul piano militare sia su quello economico
Parallelamente ha spinto su una serie di nuove partnership energetiche e industriali:
- viaggi nei Paesi del Golfo alla ricerca di:
- gas liquefatto,
- contratti a lungo termine,
- cooperazione industriale e militare
- relazioni più strette con altri attori del “Sud globale” per non dipendere troppo da pochi player come Stati Uniti e Cina
È una politica estera dove i diritti umani non spariscono dal vocabolario, ma spesso scivolano sullo sfondo rispetto alla priorità di:
- garantire forniture energetiche
- assicurarsi mercati per l’industria tedesca
- costruire nuove catene di alleanza economica e militare
Merz in casa sua: consensi, critiche e nodi aperti
Sul fronte interno, l’immagine di Merz è doppia.
Per i suoi sostenitori è:
- il cancelliere che prova a fare pulizia nella burocrazia
- il leader che vuole riportare la Germania a essere il motore economico forte d’Europa
- l’uomo che ha il coraggio di dire che senza industria e lavoro non ci sono diritti che tengano
Per i critici è:
- troppo vicino agli interessi delle grandi aziende
- poco sensibile alle fasce più deboli, schiacciate da inflazione e caro-vita
- eccessivamente morbido nei confronti di regimi autoritari quando c’è di mezzo un contratto di gas o di armamenti
In più, la coalizione con la SPD non è semplice da gestire: ogni riforma economica, ogni provvedimento sociale è un braccio di ferro continuo tra l’anima conservatrice-liberale della CDU e la tradizione socialdemocratica del partner di governo.
Vita privata: famiglia e discrezione
Su Friedrich Merz, dal punto di vista privato, non circolano grandi gossip.
Si sa che:
- è sposato da molti anni
- ha tre figli
- è rimasto legato alle sue radici di provincia e alla sua fede cattolica
Non è un politico da selfie compulsivi, né da confessioni intime in tv. La sua immagine resta quella del signore in giacca e cravatta, più a suo agio su un grafico di bilancio che su un palco di intrattenimento.
FAQ su Friedrich Merz e il rapporto con Giorgia Meloni
Quanti anni ha Friedrich Merz?
È nato l’11 novembre 1955, quindi ha ormai superato i 70 anni.
Da quando è cancelliere della Germania?
È diventato cancelliere federale il 6 maggio 2025, eletto dal Bundestag al secondo scrutinio.
Che tipo di politico è?
Un conservatore liberale: duro su immigrazione e sicurezza, molto favorevole al mercato e alle imprese, fedele alla NATO e a un’Europa forte ma meno appesantita da regole.
Perché si dice che ha fatto asse con Giorgia Meloni?
Perché su molti dossier europei – dalla migrazione al sostegno all’Ucraina, passando per energia e industria – i due si sono ritrovati spesso sulla stessa linea. Questo ha rafforzato il legame politico tra il centrodestra tedesco guidato da Merz e quello italiano guidato da Meloni, al punto che in Europa si parla sempre più spesso di asse Merz–Meloni come nuovo polo di riferimento del fronte conservatore.
È più vicino a Meloni o a Macron?
Senza girarci troppo intorno: il feeling politico è decisamente più forte con Meloni che con Macron. Merz guarda alla premier italiana come a una partner naturale nel ridisegnare il centrodestra europeo; con il presidente francese, spesso, le visioni su economia, regole europee e politiche industriali sono molto meno allineate.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






