Nel racconto pubblico di Patrizia De Blanck c’è un nome che torna sempre, quasi come un punto fermo: Giuseppe “Peppino” Drommi. Ingegnere, uomo di mondo, console, figura legata a una doppia scia: da un lato la mondanità e la nobiltà romana, dall’altro una storia d’amore molto forte, quella con Patrizia, e la nascita della figlia Giada. Intorno, come un’ombra lontana, il ricordo del delitto Casati Stampa, che lo sfiora attraverso il suo primo matrimonio.
Origini, lavoro e ruolo pubblico
Su Giuseppe Drommi non esiste una biografia ufficiale dettagliata, e questo lo rende quasi un personaggio di contorno nelle storie altrui. Di lui, però, emergono alcuni elementi chiari.
Era un ingegnere, con una posizione importante anche sul piano diplomatico: viene ricordato come console di Panama in Italia. Un ruolo che lo colloca dentro quel mondo di relazioni internazionali, ricevimenti, cene ufficiali, contatti con ambasciate e ministeri.
Le persone che ne parlano lo descrivono come un uomo benestante e di famiglia nobile. In più di un ricordo si legge che, se la monarchia fosse ancora in vigore, avrebbe potuto fregiarsi del titolo di barone. Non è un dettaglio araldico di poco conto: significa che proveniva da uno di quei rami della nobiltà italiana che dopo la Repubblica hanno perso i titoli, ma non il peso sociale.
Non compaiono invece, nelle cronache pubbliche, informazioni precise su data e luogo di nascita, università frequentata, percorsi di carriera nel dettaglio. In pratica resta il quadro generale: ingegnere, nobile, console, uomo con un certo peso nella Roma bene.
Il matrimonio con Patrizia De Blanck
La svolta della sua vita, almeno per ciò che riguarda la memoria collettiva, arriva con l’incontro con Patrizia De Blanck. È il 1971 quando i due si sposano. Per entrambi non è il primo sì:
- lui ha alle spalle un primo matrimonio con Anna Fallarino
- lei è stata sposata giovanissima con un baronetto inglese, matrimonio finito in fretta
Con Patrizia, però, il legame è di un’altra natura. Nelle interviste di questi anni, soprattutto nelle confessioni più tarde, la contessa ha raccontato di essersi innamorata davvero solo di due persone nella vita. Una di queste era proprio Giuseppe, “Peppino” Drommi.
La loro diventa una coppia molto visibile negli ambienti mondani, ma con un nucleo familiare abbastanza compatto. Meno scandali e più casa, più vita privata che rotocalchi, se si esclude la naturale curiosità che circonda chi porta un titolo nobiliare e frequenta certi salotti.
La nascita di Giada e la famiglia
Dal matrimonio tra Giuseppe e Patrizia nasce Giada De Blanck, nel 1981. Per il pubblico televisivo sarà “la figlia della contessa”, concorrente di reality, presenza fissa tra programmi del pomeriggio e serate tv. Per Giuseppe è semplicemente la figlia, il centro della seconda parte della sua vita.
Patrizia ha raccontato più volte quanto la malattia del marito abbia pesato sull’equilibrio familiare. Sapendo che il tempo a disposizione era poco, avrebbe persino anticipato i festeggiamenti per i 18 anni di Giada, organizzandoli quando la ragazza era ancora più giovane, pur di permettere a Giuseppe di esserci. È uno di quei dettagli che non cambiano la cronologia, ma raccontano bene il tono emotivo in casa.
Dentro questa cornice, l’immagine che resta è quella di un uomo che, oltre a ruoli, titoli e incarichi, ha avuto un momento molto preciso in cui la priorità si è spostata su moglie e figlia.
Il primo matrimonio e il legame con il delitto Casati Stampa
Nella storia di Giuseppe Drommi c’è un capitolo che ritorna spesso quando si parla di cronaca nera: il primo matrimonio con Anna Fallarino.
Prima di sposare Patrizia, infatti, Drommi è il marito di Anna. È un matrimonio che si chiude prima che lei incontri il marchese Camillo II Casati Stampa di Soncino. Sarà proprio con Casati Stampa che Anna entrerà, suo malgrado, nella storia dei grandi delitti italiani.
Il 30 agosto 1970, nella casa romana di via Puccini, il marchese uccide la moglie Anna e l’amante di lei, Massimo Minorenti, e poi si suicida. È il caso che i giornali battezzano “delitto Casati Stampa” o “delitto di via Puccini”, un intreccio di sesso, gelosia, potere e morbosità che travolge la cronaca di quegli anni.
Giuseppe Drommi in quella storia non è protagonista, non è imputato, non è presente sulla scena del crimine. Ne resta ai margini, come ex marito di Anna. Ma nelle ricostruzioni biografiche, soprattutto quelle più curiose, il suo nome torna proprio perché collega due mondi: la mondanità romana degli anni Sessanta e la tragedia che chiude la vita della marchesa.
La malattia, il tumore e la morte nel 1999
La parte finale della vita di Giuseppe si consuma lontano dai riflettori, ma è stata raccontata con parole molto dirette da Patrizia De Blanck.
Alla fine degli anni Novanta, a Giuseppe viene diagnosticato un tumore. È lui stesso, secondo il racconto di lei, a comunicarle la cosa con una frase che Patrizia non ha mai dimenticato: le dice che sta morendo, che la malattia è grave. Lei inizialmente rifiuta l’idea, non ci vuole credere.
La malattia, però, non si ferma. Nel 1999 Giuseppe Drommi muore. Patrizia ha ricordato più volte che le è morto tra le braccia, un’immagine dura, che negli articoli di questi giorni è stata ripresa come uno degli episodi più dolorosi della sua biografia.
Da quel momento, la contessa si presenterà spesso come vedova, legando la propria storia sentimentale al ricordo di “Peppino” anche quando, negli anni, in tv o sui giornali, si parlerà di altri flirt o relazioni.
L’immagine che resta di Giuseppe Drommi
Guardato da vicino, Giuseppe Drommi è una figura quasi paradossale: ha attraversato ambienti altissimi – nobiltà, diplomazia, salotti romani – e due storie che sulla carta occuperebbero pagine intere da sole:
- il primo matrimonio con una donna che finirà al centro di uno dei delitti più noti d’Italia
- il secondo matrimonio con una delle contesse più chiacchierate della tv italiana, da cui nasce Giada
Eppure di lui non restano autobiografie, interviste, grandi dichiarazioni. Più che parlare, sono gli altri a raccontarlo: la moglie, la figlia, le cronache mondane e di nera che lo incrociano.
Nella memoria pubblica, oggi, il suo nome è cucito addosso a tre fili principali:
ingegnere nobile e console di Panama,
secondo marito e grande amore di Patrizia De Blanck,
padre di Giada, la figlia che porta il loro cognome in televisione e sui social.
Il resto, probabilmente, appartiene a quella zona di vita che non arriva mai sui giornali: le abitudini, le manie, le risate in casa, le preoccupazioni per il futuro di una figlia adolescente mentre la malattia avanza. Di tutto questo non esistono archivi, ma è lì che si gioca la parte più vera del ritratto di Giuseppe “Peppino” Drommi.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






