Chi è Jaafar Jackson, il nipote di Michael? Età, altezza, carriera, vita privata e il film “Michael”

Daniela Devecchi

Chi è Jaafar Jackson, il nipote di Michael? Età, altezza, carriera, vita privata e il film “Michael”

Prima ancora di vedere le luci in sala che si abbassano per “Michael”, il biopic dedicato a Michael Jackson, c’è un altro nome che sta iniziando a circolare ovunque: Jaafar Jackson. Volto giovane, lineamenti familiari, postura e modo di muoversi che ricordano in modo impressionante il Re del Pop.

Dietro quella somiglianza non c’è solo genetica, ma una storia che mescola famiglia, talento e una responsabilità enorme: raccontare al cinema la vita dell’uomo più osservato della musica pop.

Età, famiglia e origini di Jaafar Jackson

Jaafar si chiama in realtà Jaafar Jeremiah Jackson. È nato il 25 luglio 1996 a Los Angeles, nel cuore della California, ed è quindi oggi un ventinovenne con un cognome che non ha bisogno di presentazioni.

Suo padre è Jermaine Jackson, uno dei membri storici dei Jackson 5, poi solista. Sua madre è Alejandra Genevieve Oaziaza, di origini latino-americane. Questo lo rende nipote diretto di Michael Jackson, ma anche di Janet Jackson e degli altri fratelli, cresciuto in una casa dove la musica non era un fatto accessorio, ma la normalità.

L’albero genealogico dei Jackson è tutto fuorché lineare. Alejandra, prima di Jermaine, era stata legata a Randy Jackson, fratello minore di Jermaine. Da qui una situazione quasi da rompicapo: alcuni dei fratellastri di Jaafar sono, allo stesso tempo, anche suoi cugini. Una di quelle storie familiari che spiegano quanto complesso possa essere crescere in una dinastia così esposta.

Fisicamente, Jaafar è un ragazzo dalla corporatura snella, con un’altezza che si aggira intorno al 1,74 m. Capelli ricci, sorriso timido nelle foto più private, sguardo molto più sicuro quando si tratta di salire su un palco o davanti a una telecamera.

Dall’idea di fare il golfista alla musica

Nonostante il cognome, da bambino non era scritto da subito che Jaafar avrebbe fatto il cantante.

Uno dei dettagli più curiosi del suo passato riguarda lo sport: da ragazzo era appassionatissimo di golf. A un certo punto ha persino accarezzato l’idea di diventare golfista professionista. Mazze, green, allenamenti: la sua vita avrebbe potuto prendere una strada molto diversa.

Poi, intorno ai 12 anni, qualcosa cambia. Inizia a cantare e ballare in modo più serio. In casa Jackson non mancano certo strumenti, microfoni, sale prove. Così Jaafar comincia a sperimentare, a studiare, a lavorare sul controllo della voce e del corpo.

Non si limita però a imitare gli zii famosi. Tra i suoi riferimenti musicali ci sono Bruno Mars, Frank Sinatra, Stevie Wonder: un mix di pop moderno, eleganza da crooner e soul classico. Dentro questa triade si capisce molto del suo gusto: pop sì, ma con un’anima un po’ rétro e sofisticata.

I primi passi nello showbiz e il debutto da solista

Prima che arrivasse il film su Michael, Jaafar non era un volto completamente sconosciuto.

È apparso in programmi e progetti legati alla famiglia, docuserie e reality che seguivano da vicino la vita dei Jackson. Piccole finestre che lo mostravano soprattutto come “uno dei ragazzi della famiglia”, non ancora come artista compiuto.

La svolta arriva nel 2019, quando pubblica il suo primo singolo da solista, “Got Me Singing”.

Un brano pop-dance, con ritornello immediato e un videoclip girato all’estero, pensato per presentarlo come artista internazionale, non solo come “nipote di”. Nel video balla, canta, gioca con coreografie e look curati: è il primo vero biglietto da visita al mondo, in cui il cognome Jackson pesa, ma non è l’unica cosa in scena.

Da lì in poi il suo nome comincia a girare negli ambienti musicali come giovane promessa del pop e dell’R&B, capace di tenere il palco e con una naturalezza evidente nel movimento. Qualità che torneranno utili, e non poco, nel momento in cui Hollywood bussa alla porta.

Il grande salto: interpretare Michael Jackson al cinema

Il punto di non ritorno nella vita di Jaafar si chiama “Michael”, il biopic dedicato a suo zio.

Il film, diretto da Antoine Fuqua e scritto da John Logan, è una grande produzione che punta a raccontare l’intera parabola di Michael Jackson: l’infanzia con i Jackson 5, i primi successi, l’esplosione globale negli anni ’80, gli album che hanno cambiato il pop, ma anche i momenti più dolorosi e controversi della sua storia personale.

Per decidere chi avrebbe interpretato il protagonista, la produzione ha fatto un lungo casting internazionale. Alla fine la scelta cade su Jaafar. Non è stata una decisione istantanea solo “di sangue”, ma il risultato di provini, studi, prove di canto e ballo. La somiglianza naturale certamente aiuta, ma non basta.

Nelle immagini diffuse finora, Jaafar appare in scena con giacca rossa, guanto, cappello, passi che richiamano i momenti più iconici delle esibizioni di Michael. Il suo lavoro però non è solo quello del mimo: dietro c’è uno studio molto profondo della voce, delle espressioni, del modo in cui Michael occupava lo spazio sul palco, fino al modo di tenere il microfono o inclinare il busto.

Il film ha una data chiara in calendario: uscita in sala il 24 aprile 2026, con una distribuzione internazionale importante.

Cast, storia e ciò che il film promette di mostrare

Attorno a Jaafar è stato costruito un cast forte.

Nel ruolo della madre di Michael, Katherine Jackson, troviamo Nia Long, mentre il padre, Joe Jackson, figura centrale e controversa nella vita del cantante, è interpretato da Colman Domingo. Altri personaggi cruciali della storia di Michael compaiono sotto forma di manager, avvocati, amici, artisti che lo hanno accompagnato in vari momenti della carriera.

Il film non si limita ai concerti e alle scene da videoclip. L’obiettivo dichiarato è raccontare anche il dietro le quinte, le dinamiche familiari, il rapporto con la fama, l’impatto delle accuse che hanno segnato l’ultima parte della vita di Michael.

Per Jaafar significa portare sullo schermo, allo stesso tempo, il mito e l’uomo, con un’attenzione particolare ai momenti di palco: lì la responsabilità raddoppia, perché i fan di Michael ricordano ogni passo, ogni gesto, ogni nota.

Tra celebrazione e polemiche: il ruolo delicato di Jaafar

Dalla famiglia di Michael arriva un sostegno molto netto al progetto e alla scelta di Jaafar. Alcuni parenti hanno raccontato di averlo visto sul set e di aver provato una strana sensazione: come se, per qualche istante, ci fosse di nuovo Michael in scena.

Allo stesso tempo, intorno al biopic non mancano discussioni. C’è chi teme che il film possa essere troppo indulgente nei confronti di Michael, altri criticano l’idea che a raccontare la sua vita sia una produzione così vicina all’eredità ufficiale del cantante.

In mezzo a tutto questo, Jaafar si trova in una posizione molto delicata: non è lui a decidere la sceneggiatura, ma è il suo volto quello che il pubblico assocerà alla storia raccontata. Nelle interviste parla spesso di “onorare la famiglia” e di voler restare, comunque, un artista con una voce propria.

Vita privata e carattere

Sul fronte sentimentale, Jaafar è molto riservato. Non ci sono grandi storie ufficializzate o relazioni di lunga data messe in piazza. Nessun partner fisso ricorrente nelle cronache, nessun gossip costruito ad arte.

Di lui emerge piuttosto l’immagine di un ragazzo abituato a una certa esposizione sin da bambino, ma che ha imparato a proteggere la propria sfera privata.

C’è stato in passato un piccolo caso di cronaca, quando da adolescente finì sui giornali per un acquisto online poco felice (uno stun gun, una sorta di taser) che portò la famiglia ad avere a che fare con la polizia. L’episodio si chiuse senza conseguenze penali, ma fu uno dei primi momenti in cui il grande pubblico sentì nominare Jaafar fuori dai confini della cerchia familiare.

Social, immagine pubblica e futuro dopo “Michael”

Oggi Jaafar usa soprattutto i social per raccontare pezzi della sua vita artistica: prove di danza, sessioni di registrazione, scorci dal set del film, momenti con la famiglia. Lo stile è quello di un ragazzo che sta vivendo qualcosa di enorme, ma che prova a tenere i piedi per terra.

L’uscita di “Michael” sarà uno spartiacque: da un lato il rischio di restare per sempre “il nipote che ha interpretato lo zio”, dall’altro la possibilità di usare questo ruolo come trampolino per una carriera autonoma, sia nella musica che nel cinema.

Per ora, la sensazione è che Jaafar Jackson si stia muovendo con grande cautela, ma anche con una determinazione evidente: non rinnegare il cognome, anzi abbracciarlo fino in fondo, e allo stesso tempo costruire la sua strada.

Il pubblico, molto presto, lo vedrà danzare nei panni di Michael sul grande schermo. Il vero test arriverà dopo: cosa farà Jaafar quando le luci sul biopic si saranno spente e sarà lui, da solo, a scegliere la prossima mossa?