Caramelle colorate, facce sorridenti, un asilo pieno di giochi. E una maestra che, secondo l’accusa, avrebbe trasformato tutto in un esperimento da brivido: pastiglie lassative date di nascosto a bimbi sotto i due anni, per farli ammalare e rimandarli a casa.
La frase che avrebbe confessato agli inquirenti è di quelle che gelano: «Ero sommersa dal lavoro, volevo lavorare meno».
Succede in un asilo privato dell’Illinois, negli Stati Uniti. Ma il colpo allo stomaco arriva fino a qui, perché tocca il nervo più sensibile di tutti: la fiducia che i genitori mettono nelle mani di chi dovrebbe prendersi cura dei loro figli.
Dove è successo e chi è la maestra finita sotto accusa
Quando esce Chicago Fire 12? Anticipazioni e castLa vicenda arriva da St. Charles, cittadina dell’area di Chicago. Lì funziona un asilo nido privato, una di quelle strutture “a franchising” molto diffuse negli USA, che accolgono bambini da pochi mesi fino ai 3–4 anni.
Nella sezione dei più piccoli lavora una giovane educatrice di 23 anni, originaria della zona e con studi proprio nell’ambito dell’educazione alla prima infanzia. Non parliamo di una figura improvvisata: curriculum in regola, esperienza in altri contesti, referenze.
Eppure, secondo quello che è emerso nelle indagini, dietro quella facciata da brava maestra ci sarebbe stata un’idea tanto semplice quanto agghiacciante:
- comprare compresse masticabili lassative,
- presentarle ai bambini come se fossero caramelle,
- aspettare che i piccoli iniziassero ad avere diarrea e mal di pancia,
- chiamare i genitori e farli venire a prenderli, sfruttando il regolamento interno che impone di tenere a casa i bimbi con disturbi intestinali.
Meno bambini in aula, meno lavoro. Questo, almeno, è lo schema che gli inquirenti le contestano.
Il “trucco” delle caramelle e i primi sospetti dei genitori
Tutto viene alla luce all’inizio di febbraio. In poche ore, più genitori iniziano a mettere insieme i pezzi:
- figli molto piccoli (anche 17 mesi)
- episodi di diarrea ricorrente dopo la permanenza all’asilo
- telefonate frequenti dalla struttura: “Lo dovete venire a prendere, sta male”, “Ha avuto scariche, meglio se lo tenete a casa 24 ore”
Diversi genitori cominciano a raccontarsi la stessa storia: pediatra, esami, cambi di latte, controlli per allergie o intolleranze. Tutto sembra in ordine, eppure quei bambini continuano a stare male solo dopo essere stati al nido.
A un certo punto qualcuno parla. Una segnalazione, un dubbio, un comportamento notato tra i corridoi. La notizia arriva alla direzione e poi alla polizia.
Gli investigatori entrano in asilo, raccolgono testimonianze, controllano armadietti, supervisionano i farmaci.
E lì emerge il dettaglio che sposta tutto: le pastiglie masticabili, a base di lassativo, che secondo l’accusa la maestra avrebbe somministrato ai piccoli spacciandole per dolcetti.
Cosa avrebbe detto la maestra: “Volevo che li mandassero a casa”
Nel giro di pochi giorni la maestra viene identificata, licenziata e ascoltata dagli inquirenti. Secondo quanto riportato dagli atti e ricostruito dai media, la 23enne avrebbe ammesso una parte dei fatti e spiegato così il suo comportamento:
- si sarebbe definita “stressata, sommersa dal lavoro”
- avrebbe detto di sentirsi sopraffatta dal numero di bambini da gestire
- avrebbe ammesso di aver pensato che, se i piccoli fossero stati male, la struttura sarebbe stata obbligata a mandarli a casa per almeno 24 ore
In altre parole: provocare un malessere fisico pilotato per alleggerire il carico di lavoro.
Non ci sono, al momento, elementi che parlino di rancore personale verso un bambino in particolare, né di motivazioni “ideologiche”. La logica che emerge è tanto cinica quanto ordinaria: lavorare meno, avere meno bimbi da seguire, prendersi una sorta di pausa sulla pelle dei più fragili.
Tre bambini coinvolti (per ora) e tanta paura in più
Nel fascicolo compaiono tre bambini come vittime certe. Tutti under 2, tutti passati per la stessa classe della maestra.
I sintomi:
- forti episodi di diarrea
- dolori addominali
- irritabilità, pianto, sonno disturbato
Per fortuna, almeno per ora, non risultano danni permanenti. Nessun ricovero in terapia intensiva, nessuna conseguenza irreversibile. Ma questo non rende la storia meno grave.
Alcuni genitori, intervistati dai media locali, raccontano così il loro stato d’animo:
- la sensazione di essere stati traditi da chi avrebbero dovuto poter considerare un alleato
- la rabbia di aver dato per settimane spiegazioni razionali (“sarà un virus”, “sarà il latte”) a qualcosa che razionale non era
- la paura che ci possano essere altri bambini coinvolti, magari in modo più lieve, che non sono ancora stati collegati al caso
Le autorità invitano infatti chiunque abbia dubbi a farsi avanti. È un’inchiesta in evoluzione, che potrebbe allargarsi.
Le accuse formali e cosa rischia la 23enne
Dal punto di vista penale, la maestra si trova davanti a un quadro pesantissimo.
Le vengono contestati, in sintesi:
- più capi di tentata aggressione aggravata nei confronti di minori di 13 anni
- più capi di messa in pericolo della vita o della salute di un minore
Si tratta, tecnicamente, di accuse: non c’è ancora una sentenza, vale la presunzione di innocenza finché non verrà celebrato il processo. Ma la direzione del nido l’ha già licenziata in tronco e ha preso le distanze dal suo comportamento, parlando di «atto individuale, contrario a ogni protocollo e a ogni valore educativo».
La giovane si è presentata spontaneamente alla polizia, è stata fermata, identificata e poi rilasciata in attesa dell’udienza, con obblighi e controlli tipici dei casi di questo tipo negli Stati Uniti.
Se dovesse arrivare una condanna piena, potrebbe affrontare anni di carcere e un futuro professionale praticamente azzerato in ogni contesto che riguardi minori.
Asili nido tra stress, sotto-organico e fiducia tradita
C’è un punto che rende questa storia ancora più inquietante: la giustificazione “lavoravo troppo, ero stressata”.
Chiunque abbia a che fare con nidi e scuole dell’infanzia lo sa: stanchezza, carichi pesanti, sotto-organico cronico sono problemi diffusi. In tanti paesi, non solo negli Stati Uniti, educatrici e maestre si ritrovano spesso in classi piene, con responsabilità enormi e poche risorse.
Ma una cosa è denunciare condizioni di lavoro pesanti, chiedere supporto, formazione, più personale. Un’altra, completamente diversa, è usare il corpo dei bambini come scorciatoia.
È qui che il caso di St. Charles diventa un monito durissimo.
La fiducia dei genitori verso un nido si costruisce su elementi semplici:
sapere che il proprio figlio viene nutrito, cambiato, consolato, protetto. Non che qualcuno, per respirare un po’, possa pensare di fargli ingerire farmaci per farlo ammalare.
E allora la domanda, anche da questa parte dell’oceano, resta sospesa:
quanto davvero conosciamo chi passa otto ore al giorno con i nostri figli?
E che strumenti abbiamo, come comunità, per sostenere chi lavora con i bambini senza lasciarlo esplodere in gesti così distorti?
Domande frequenti sul caso della maestra che dava lassativi ai bimbi dell’asilo
Dove è successo il fatto?
In un asilo nido privato di St. Charles, nell’Illinois (USA), parte di una catena molto diffusa di strutture per l’infanzia.
Quanti anni ha la maestra coinvolta?
La maestra finita sotto accusa ha 23 anni. Lavorava da poco tempo nella struttura, in una sezione di bimbi molto piccoli.
Che cosa avrebbe dato ai bambini?
Secondo l’accusa, avrebbe somministrato compresse masticabili lassative, presentandole come caramelle, a bambini di età pari o inferiore ai 2 anni.
Perché lo avrebbe fatto?
Dalle ricostruzioni emerse finora, la giovane avrebbe spiegato di sentirsi sommersa dal lavoro e di aver usato i lassativi per far star male i piccoli, così da farli mandare a casa e avere meno bimbi in classe.
Quanti bambini sono rimasti coinvolti?
Al momento risultano tre bambini identificati come vittime principali. Le autorità, però, stanno verificando se il comportamento possa essere stato ripetuto in altre occasioni.
I bambini stanno bene?
Hanno avuto forti episodi di diarrea e dolori addominali, ma al momento non risultano danni permanenti. L’impatto emotivo sui genitori, però, è enorme.
Che cosa rischia la maestra?
È indagata per più capi di tentata aggressione aggravata e messa in pericolo della vita o della salute di un minore. In caso di condanna, potrebbe affrontare pene detentive significative e non potrà più lavorare nel settore dell’infanzia.
Dietro la formula “caramelle ai bimbi dell’asilo” c’è una storia che rassomiglia poco a uno scherzo di cattivo gusto e molto a un campanello d’allarme: quando la cura diventa solo lavoro da sbrigare, qualcuno prima o poi paga il conto. E in questo caso, a pagarlo, sono stati i più piccoli.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






