Beniamino Carlesso trovato morto sul Monte Grappa dopo una giornata di ricerche, cos’è successo al 70enne?

Daniela Devecchi

Beniamino Carlesso trovato morto sul Monte Grappa dopo una giornata di ricerche, cos'è successo al 70enne?

La domenica doveva essere una giornata di montagna come tante. Zaino in spalla, auto parcheggiata in Valle di San Liberale, il giro sul Monte Grappa ben spiegato alla famiglia prima di uscire di casa. Invece per Beniamino Carlesso, 70 anni, residente a Loria nel Trevigiano, quell’escursione è diventata l’ultima.

Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 2026 il suo corpo è stato ritrovato senza vita in fondo a un canalone nella Valle dell’Astego, a quota poco più di 1.100 metri. A individuarlo è stato un drone del Soccorso alpino, guidato sulle coordinate ricostruite dal segnale del cellulare e dall’app di tracciamento che aveva installato.

Un pensionato di Loria innamorato del Grappa

Di lui, le cronache raccontano soprattutto la passione per la montagna. Beniamino Carlesso aveva 70 anni e viveva a Loria, in provincia di Treviso. Il Monte Grappa lo conosceva bene: quel versante, le valli, i sentieri, per lui erano quasi casa.

Non ci sono molti dettagli pubblici sul suo lavoro o sul suo passato, ma torna sempre lo stesso tratto: era un escursionista abituato a frequentare quei luoghi, uno che la domenica infilava gli scarponi e andava a cercare un po’ di silenzio tra boschi e creste.

A casa lo aspettavano la moglie e il figlio, con cui aveva condiviso, prima di partire, il giro che intendeva fare. Un giro tutt’altro che improvvisato.

Il percorso programmato: San Liberale, alta via e rientro ad anello

Domenica mattina Beniamino esce di casa presto. Raggiunge in auto la Valle di San Liberale, uno degli accessi più battuti del Grappa. Lì lascia l’auto e si incammina, con l’idea di completare un anello in giornata e rientrare nel pomeriggio.

Alle persone più vicine aveva descritto così l’itinerario:

  • partenza dalla Valle di San Liberale
  • salita verso l’altopiano lungo il sentiero 151
  • raccordo con l’Alta Via 156, un tracciato che corre a mezza costa con scorci spettacolari
  • passaggio in zona Malga Val Vecchia
  • prosecuzione verso Pian della Bala
  • rientro lungo il sentiero delle Meatte e quindi sul sentiero 155 fino a chiudere l’anello

Un giro classico, ma impegnativo, specialmente in inverno: pendenze, tratti esposti, zone dove la neve può accumularsi in canaloni e forcelle. Nonostante questo, per chi conosce il Grappa non è certo un percorso “fuori scala”: è un anello che tanti escursionisti sperimentati percorrono ogni anno.

Il mancato rientro e l’allarme del figlio

Il programma prevedeva il rientro a casa nel pomeriggio, indicativamente verso le 15.30. Col passare delle ore, però, Beniamino non si vede.

Il figlio prova a chiamarlo al cellulare: il telefono risulta attivo, libero, ma non risponde nessuno. Una, due, tre telefonate. Nessuna risposta.

A quel punto il figlio sale lui stesso verso la Valle di San Liberale. Lì trova un dettaglio che azzera le speranze di un semplice ritardo: l’auto del padre è ancora parcheggiata dove l’aveva lasciata la mattina.

È il momento in cui la preoccupazione diventa concreto allarme. Vengono contattati i Carabinieri, e poco prima di sera si attiva la macchina dei soccorsi.

Un campo base viene allestito nella zona di Fietta, sul versante trevigiano del Grappa. Da lì, per tutta la notte, partiranno squadre, elicotteri e droni.

Le ricerche sul Grappa: uomini, cani, elicotteri e tecnologia

La ricerca di Beniamino Carlesso si trasforma subito in un’operazione complessa. In campo scendono:

  • il Soccorso alpino della Pedemontana del Grappa
  • i Vigili del fuoco, con squadre di terra e mezzi di illuminazione
  • le unità cinofile, pronte a lavorare su eventuali tracce
  • gli equipaggi di Treviso Emergenza, con l’elicottero sanitario
  • più avanti nella notte, anche un elicottero specializzato in ricerca segnali telefonici, capace di “agganciare” il cellulare grazie a strumenti dedicati

Un ruolo decisivo lo gioca la tecnologia che Beniamino aveva con sé. Sul suo smartphone risulta attiva un’app di geolocalizzazione pensata proprio per chi va in montagna. Dalla centrale operativa, i tecnici riescono a recuperare una serie di coordinate associate agli ultimi segnali del telefono.

Quelle coordinate vengono incrociate con la traccia che il figlio riesce a ricostruire dalla localizzazione del cellulare. Ne esce una zona precisa: un canalone laterale nella Valle dell’Astego, sotto il tracciato del sentiero 153, a una quota attorno ai 1.160 metri.

Nelle ore successive alcuni soccorritori vengono portati in quota in elicottero, per risalire sentieri e canaloni dall’alto verso il basso. Ma è buio, la neve copre molti tratti, la visibilità è limitata. Entrano allora in scena i droni, con telecamere e fari.

Il ritrovamento nella notte: il corpo in fondo al canalone

Intorno alle 23 uno dei droni viene guidato proprio nella zona indicata dalle coordinate. Risalendo lentamente il canalone, il fascio di luce intercetta una sagoma.

È il corpo di Beniamino Carlesso, in fondo al canale, su un pendio ripido. Da una prima valutazione, sembra essere precipitato per circa 150 metri lungo il solco del canalone, fermandosi in una zona difficile da raggiungere a piedi.

Sul posto vengono calati con il verricello un tecnico del Soccorso alpino e un medico. Non possono far altro che constatare il decesso.

Il corpo viene imbragato e recuperato dall’elicottero, che lo trasporta a valle e poi all’obitorio. Le squadre di terra, intanto, rientrano al campo base. L’intervento complessivo si chiude verso le tre del mattino.

La possibile dinamica: neve, slavine e un passaggio traditore

Sulla dinamica precisa dell’incidente saranno le relazioni ufficiali a dire l’ultima parola, ma i soccorritori che hanno visionato il luogo parlano di un copione purtroppo noto.

In questa stagione, il sentiero 153 presenta diversi tratti interrotti o coperti da slavine. Immagina una traccia che, invece di snodarsi chiara lungo il pendio, viene tagliata di traverso da accumuli di neve vecchia, ghiacciata, spesso indurita dal sole e dal gelo.

La prima ricostruzione è questa: Beniamino avrebbe provato a superare uno di questi tratti innevati, forse spostandosi leggermente fuori sentiero per aggirare un punto critico. Un appoggio perso, un piede che scivola, e la caduta nel canalone laterale, con un dislivello sufficiente a rendere la scivolata praticamente irreversibile.

Basta poco: un passo di lato, un istante di perdita di equilibrio. E la montagna, anche su percorsi conosciuti, non perdona.

Il dolore della famiglia e la lezione per chi frequenta la montagna

Dietro le sigle dei sentieri, i numeri dei canaloni e delle quote, resta la parte più difficile: la famiglia che, mentre i droni cercavano tra neve e rocce, aspettava notizie al campo base.

C’è il figlio che trova la macchina del padre ancora parcheggiata e capisce che qualcosa non va. C’è la moglie che a casa sa che il giro era impegnativo, ma ragionato, e si ritrova invece davanti a una notizia che spezza la vita in un prima e un dopo.

La storia di Beniamino Carlesso non è quella di un imprudente allo sbaraglio. È la vicenda di un uomo di settanta anni, abituato alla montagna, che aveva scelto un anello ben noto sul Grappa, aveva lasciato detto il percorso e orario di rientro, aveva con sé un telefono con applicazioni di sicurezza.

Eppure non è bastato.

Raccontare quello che è successo serve anche a questo: ricordare che la montagna d’inverno è un ambiente vivo, che cambia minuto per minuto. Che un sentiero “classico” può diventare insidioso quando la neve copre le tracce o crea ponti fragili sopra ai canaloni. Che la tecnologia è preziosa per i soccorsi, ma non annulla il rischio.

Sul Grappa, nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, uomini, cani, elicotteri e droni hanno fatto il possibile. Hanno trovato Beniamino, ma non hanno potuto riportarlo a casa vivo. La sua storia, però, resta come un monito dolce e severo insieme: con la montagna si cammina sempre in due, noi e il rischio. E va rispettata ogni volta, anche quando pensiamo di conoscerla a memoria.