Lunedì mattina, statale 613 Brindisi–Lecce. Per chi era in auto sembrava una coda come tante, poi le immagini hanno cambiato tutto: mezzi di traverso, fiamme in carreggiata, esplosioni, colpi d’arma da fuoco.
Nel mirino c’era un furgone portavalori dell’istituto Btv Battistolli, preso d’assalto da un commando armato all’altezza dello svincolo di Tuturano, in territorio brindisino. In mezzo al caos, una sparatoria con i carabinieri, automobilisti bloccati e un bilancio che, per ora, ha un dato quasi miracoloso: nessun ferito.
Come è avvenuto l’assalto sulla Brindisi–Lecce
L’azione scatta nelle prime ore della mattina di lunedì 9 febbraio 2026, sulla carreggiata in direzione sud della statale 613.
Secondo le prime ricostruzioni, un gruppo di almeno sei–otto persone con il volto coperto mette in scena un assalto studiato nei dettagli:
- alcuni veicoli vengono piazzati di traverso sulla carreggiata e incendiati,
- la superstrada viene di fatto trasformata in una trappola: il traffico si blocca, il portavalori non può fare manovra,
- il commando si avvicina al blindato e usa esplosivo per colpire il veicolo, nel tentativo di raggiungere il vano dove vengono custoditi i valori.
Le immagini girate dai testimoni e rilanciate dai siti di news mostrano alte colonne di fumo, detonazioni e automobilisti fermi, costretti a ripararsi dietro le auto o a filmare da lontano una scena che sembra più un film che una mattinata qualunque in Puglia.
Finti lampeggianti e blindato Battistolli nel mirino
Il bersaglio è un furgone della Btv Battistolli, scortato da un secondo mezzo.
Alcune fonti raccontano che il commando avrebbe utilizzato finte auto civetta delle forze dell’ordine, con lampeggianti blu, per avvicinarsi senza destare sospetti e controllare la scena. Una tattica già vista in altri assalti pesanti in Puglia, pensata per confondere chi guida e chi osserva da lontano.
Quando il portavalori è costretto a fermarsi, parte il copione:
- colpi contro il blindato,
- esplosivo piazzato per aprire un varco,
- guardie giurate minacciate,
- mezzi dati alle fiamme per guadagnare tempo e creare panico.
Per ora non c’è una versione ufficiale sul bottino: alcune testate parlano di “assalto fallito”, altre invitano alla prudenza. Le verifiche su quanto ci fosse a bordo del furgone e su cosa i banditi siano riusciti effettivamente a portare via sono ancora in corso.
La sparatoria con i carabinieri e la fuga del commando
Mentre la superstrada è bloccata, sul posto arrivano i carabinieri e altre pattuglie delle forze dell’ordine. A quel punto l’assalto cambia natura: non è più solo una rapina ad alto impatto, ma diventa conflitto a fuoco.
Dalle ricostruzioni:
- i militari intercettano parte della banda,
- partono i colpi, almeno un proiettile raggiunge l’abitacolo di una “gazzella”,
- un’auto di servizio di un carabiniere in borghese viene mandata fuori strada.
Nonostante l’esplosione del blindato, le auto in fiamme e gli spari, la prima notizia che arriva è quasi paradossale rispetto alle immagini: non risultano feriti, né tra i carabinieri, né tra le guardie giurate, né tra gli automobilisti rimasti intrappolati nella coda sulla statale.
Il commando prova a dileguarsi verso il nord Salento, utilizzando altre vetture per la fuga. È la seconda parte dell’operazione: sparire nel minor tempo possibile, mentre la statale resta chiusa per chilometri e i video iniziano a circolare sui social e sulle chat.
Due fermati nel Salento: la caccia agli altri complici
La risposta delle forze dell’ordine è immediata.
Le ricerche si concentrano tra San Pietro Vernotico e l’area di Squinzano, dove diverse segnalazioni parlano di auto di grossa cilindrata lanciate ad alta velocità.
Nel giro di poche ore:
- i carabinieri intercettano un’Alfa Romeo nelle campagne,
- bloccano un uomo incappucciato in fuga a piedi,
- poco distante viene fermato un secondo sospetto, anche lui con il volto coperto.
I due fermati, portati in caserma per gli accertamenti, sarebbero originari del Foggiano e ritenuti parte del gruppo che ha assaltato il portavalori. Nella zona viene trovata anche una jeep nascosta, che potrebbe essere stata prevista come mezzo di appoggio per la seconda fase della fuga.
Le indagini non sono chiuse: si parla di almeno altri due complici in fuga, ma non si esclude che la banda fosse ancora più numerosa. Per ricostruire i movimenti, si lavorerà su celle telefoniche, telecamere lungo il tracciato, testimonianze degli automobilisti bloccati nel traffico.
Una statale trasformata in trappola e il tema della sicurezza
Per ore la statale 613 è rimasta completamente chiusa in entrambe le direzioni, tra il km 8,3 e il km 12,8. I vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere i roghi dei mezzi bruciati, mentre Anas e forze dell’ordine hanno gestito le deviazioni e il lungo serpentone di auto ferme.
La scena, raccontano i presenti, è stata quella di un vero “Far West” sull’asfalto: chi era in viaggio si è ritrovato bloccato in mezzo a fumo, detonazioni e colpi, senza capire subito cosa stesse succedendo.
L’episodio si inserisce in una serie di assalti pesanti ai portavalori in Puglia: la Cgil di Brindisi parla già di “ennesimo attacco armato” e chiede un incontro urgente con prefetto e questore per affrontare il nodo sicurezza delle guardie giurate e dei servizi di trasporto valori, ricordando che solo tra 2025 e inizio 2026 si contano diversi episodi simili in regione.
Il tema, ancora una volta, è duplice:
- la sicurezza di chi lavora sui blindati,
- la tutela di chi, per caso, si trova a passare in una zona trasformata in campo di battaglia.
Cosa succede adesso
Nelle prossime ore gli inquirenti dovranno chiarire tre punti chiave:
- La dinamica precisa dell’assalto
L’uso di veicoli bruciati, finte auto di polizia e esplosivo indica un livello di organizzazione alto. Bisogna capire se ci sono collegamenti con altre rapine analoghe in Puglia e nel resto del Sud. - Il ruolo dei due fermati
Sarà fondamentale stabilire chi ha fatto cosa: chi ha maneggiato l’esplosivo, chi guidava i mezzi, chi ha sparato contro i carabinieri. Su questo peseranno perizie balistiche, impronte, eventuali tracce sugli ordigni usati. - L’eventuale bottino
Al momento non c’è una cifra ufficiale né la conferma che i banditi siano riusciti a portare via denaro o valori dal blindato. Anche questo dettaglio servirà a capire se l’operazione è stata un colpo riuscito in parte, un flop totale o qualcosa nel mezzo.
Intanto, per chi è rimasto fermo in coda sulla Brindisi–Lecce, la mattinata diventerà un ricordo difficile da archiviare: quella in cui una superstrada di solito anonima si è trasformata, per qualche ora, in un set di guerra.
Domande frequenti sull’assalto al portavalori sulla Brindisi–Lecce
Dove è avvenuto l’assalto al portavalori?
Sulla statale 613 che collega Brindisi a Lecce, in direzione sud, all’altezza dello svincolo di Tuturano e nel tratto compreso con San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi.
Che istituto di vigilanza gestiva il portavalori assaltato?
Il blindato preso di mira appartiene alla società di vigilanza Btv Battistolli, specializzata nel trasporto valori e nella sicurezza privata.
Ci sono stati feriti durante l’assalto?
No. Nonostante l’uso di esplosivo, le auto incendiate e la sparatoria con i carabinieri, al momento non risultano feriti tra le guardie giurate, le forze dell’ordine e gli automobilisti bloccati sulla superstrada.
Quante persone sono state fermate finora?
Due uomini, ritenuti parte del commando, sono stati fermati nel nord Salento dai carabinieri. Sarebbero originari del Foggiano. Le ricerche proseguono per rintracciare gli altri complici.
La statale 613 è ancora chiusa?
La strada è rimasta chiusa per ore in entrambe le direzioni per consentire rilievi, spegnimento dei roghi e rimozione dei veicoli. La riapertura è scaglionata e gestita da Anas e forze dell’ordine, con aggiornamenti in tempo reale per gli automobilisti.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






