Morto Sebastiano Erba nella valanga sul pizzo Meriggio: Sondrio in lutto per il 35enne padre di due bambine

Serena Comito

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Morto Sebastiano Erba nella valanga sul pizzo Meriggio: Sondrio in lutto per il 35enne padre di due bambine

La montagna, per chi la ama, è casa. Per Sebastiano Erba, 35 anni, sondriese, quella parete nord del pizzo Meriggio era un luogo familiare, un terreno da vivere con rispetto e passione. Sabato però quella stessa montagna lo ha tradito: una valanga lo ha travolto e ucciso mentre si trovava in escursione di scialpinismo sopra Albosaggia.

In poche ore, la notizia ha attraversato Sondrio come un’onda gelata: messaggi, telefonate, incredulità. Un ragazzo di 35 anni, un padre, un volto conosciuto in città che non tornerà più a casa dalle sue due bambine.

Chi era Sebastiano Erba

Sebastiano Erba era nato e cresciuto a Sondrio. Trentacinque anni, una famiglia alle spalle molto conosciuta in città e una vita costruita passo dopo passo, tra lavoro, affetti e quella passione per la montagna che per molti, in Valtellina, è quasi un’estensione naturale di sé.

Lascia la moglie e due figlie piccole, troppo piccole per capire fino in fondo cosa sia successo, abbastanza grandi però da sentire un vuoto enorme.

Anche i genitori di Sebastiano sono figure note nel capoluogo: la madre, Marcella Fratta, è assessore comunale alla Cultura e all’Istruzione; il padre, Mario Erba, è direttore commerciale della Banca Popolare di Sondrio. Una famiglia che, da anni, vive la città e le sue istituzioni, e che oggi si ritrova improvvisamente al centro di un dolore pubblico e privato allo stesso tempo.

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La valanga sulla parete nord del pizzo Meriggio

Il dramma si è consumato sulla parete nord del pizzo Meriggio, nel territorio di Albosaggia, durante un’uscita di scialpinismo.

Secondo le prime ricostruzioni, poco prima della tragedia due scialpinisti avevano già affrontato lo stesso pendio, lungo la stessa linea di discesa, senza problemi. Poi, in pochi istanti, tutto è cambiato.

Una valanga si è staccata su quel versante e ha coinvolto più persone. In quel momento, Sebastiano avrebbe cercato di aiutare altri due sciatori già interessati da precedenti distacchi sullo stesso pendio. È in questa fase, mentre tentava di prestare soccorso, che la massa di neve lo avrebbe colpito in pieno, travolgendolo.

Con lui, secondo quanto emerso, potrebbe esserci stato anche il suo cane. Al momento, però, non è ancora chiaro che fine abbia fatto l’animale. Un dettaglio che aggiunge ulteriore inquietudine a una storia già durissima.

Nel complesso, gli scialpinisti coinvolti sono tre: oltre a Sebastiano, ha perso la vita anche un uomo di 46 anni del Tiranese, la cui identità non è ancora stata resa nota. Un terzo scialpinista, 53 anni, è stato estratto dai vigili del fuoco in condizioni gravi, ma secondo le prime informazioni non sarebbe in pericolo di vita.

Soccorsi difficili in quota

Le operazioni di soccorso sono state complesse fin dall’inizio. L’allarme, una volta scattato, ha messo in moto una macchina imponente: in quota sono arrivati gli elicotteri di Areu di Sondrio e di Bergamo, affiancati dal mezzo dei Vigili del fuoco di stanza a Livigno in questi giorni per le Olimpiadi.

Sul posto hanno lavorato squadre specializzate, tecnici abituati a muoversi su terreni ripidi e instabili, circondati da neve che, in queste condizioni, resta sempre un’incognita. Il sopralluogo finale è stato affidato all’elicottero “Volpe” della Guardia di Finanza, che ha completato le verifiche e i rilievi sulla zona interessata dal distacco.

Nonostante l’impegno dei soccorritori e la rapidità dell’intervento, per Sebastiano Erba e per l’altro scialpinista di 46 anni non c’è stato nulla da fare.

Una comunità sotto choc

A Sondrio la notizia ha circolato in poche ore. La morte di Sebastiano non è solo una tragica pagina di cronaca: è una ferita che tocca direttamente il tessuto della città. La sua famiglia, per ruolo e impegno, è parte della vita pubblica del capoluogo; la perdita di un figlio di 35 anni, padre di due bambine, colpisce nel profondo chiunque, anche chi non lo conosceva di persona.

Il dolore è raddoppiato se si guarda al quadro più ampio degli ultimi giorni. I bollettini meteo avevano già lanciato un segnale chiaro: condizioni critiche e forte pericolo valanghe. Giovedì e venerdì, infatti, altri distacchi si erano già verificati nelle zone di Aprica e Madesimo. Un campanello d’allarme che, purtroppo, non è bastato a evitare il peggio.

Ora spetterà agli inquirenti e ai tecnici ricostruire l’esatta dinamica dei distacchi sul pizzo Meriggio e valutare le condizioni del manto nevoso al momento dell’incidente. Un lavoro lento, fatto di rilievi e analisi, che non restituirà le vite spezzate ma potrà aiutare a capire cosa è successo e, forse, a prevenire altre tragedie.

Il silenzio della montagna dopo la tragedia

Quando le sirene si spengono e gli elicotteri rientrano alla base, in montagna resta il silenzio. Un silenzio pesante, che oggi porta il nome di Sebastiano Erba e di chi, come lui, ha perso la vita cercando di vivere fino in fondo la propria passione.

A Sondrio, intanto, il pensiero corre alla sua famiglia: ai genitori, alla moglie, soprattutto alle due bambine che cresceranno con il racconto di un padre che amava la montagna e che, nel momento più difficile, non ha voltato le spalle a chi aveva bisogno di aiuto.