Morto Andrea Bes, il consigliere di Giaveno che ha trasformato la disabilità in impegno civile

Serena Comito

Morto Andrea Bes, il consigliere di Giaveno che ha trasformato la disabilità in impegno civile

A Giaveno, in Val Sangone, il nome di Andrea Bes non era solo una firma o una poltrona in consiglio comunale. Era una presenza. Una voce che parlava di disabilità, diritti, dignità, ma anche di libri, fantasia, progetti concreti per rendere la città più accessibile.

La sua morte, a 50 anni, avvenuta dopo una breve malattia con un peggioramento improvviso delle condizioni di salute, ha lasciato un vuoto che non riguarda solo la politica locale. Riguarda chiunque, almeno una volta, si sia sentito raccontare da lui che la disabilità non è un’etichetta, ma uno dei tanti punti di partenza possibili.

Le origini e la vita a Giaveno

Andrea Bes nasce nel 1975 e cresce tra Torino e Giaveno, il paese che diventerà il suo baricentro affettivo e politico. È qui che costruisce i suoi legami, qui che sceglie di vivere e, alla fine, di impegnarsi in prima linea per migliorare la vita delle persone con disabilità.

Convive fin da giovane con una atrofia muscolare spinale di tipo III (SMA III), una malattia neuromuscolare che indebolisce progressivamente i muscoli e lo porta a muoversi in carrozzina. Lui la definiva il suo “miglior nemico”, un compagno scomodo ma impossibile da ignorare, con cui fare i conti ogni giorno.

Invece di farsi schiacciare, Andrea sceglie di trasformare quella condizione in un osservatorio privilegiato sul mondo: da lì guarda alla politica, ai servizi, alle barriere (fisiche e mentali) e decide che non gli basta subirle. Vuole discuterle, denunciarle, cambiarle.

La malattia e la scelta di esporsi

Molte persone, con una malattia degenerativa, scelgono la riservatezza. Andrea no. Non per esibizionismo, ma per lucidità: capisce presto che il suo corpo, il suo modo di muoversi, il suo rapporto complicato con scale, marciapiedi, uffici pubblici, sono in realtà una lente perfetta per raccontare quanto la società sia ancora pensata “per i sani”.

Non ne fa mai una bandiera vittimistica. Quando parla di SMA, lo fa con un misto di ironia e durezza: racconta visite, burocrazia, porte chiuse, ma anche incontri, amicizie, momenti di forza. Da lì nasce la sua voglia di scrivere.

La battaglia contro il nulla e il bisogno di raccontarsi

Il suo primo libro, “La battaglia contro il nulla”, è molto più di un memoriale. È un filo teso tra ricordi e presente, tra la stanza da bambino e la carrozzina da adulto, tra le carte da compilare e le emozioni intime che spesso restano sospese perché “non c’è tempo” o “non ci sono le parole giuste”.

In quelle pagine Andrea mette dentro:

  • la fatica quotidiana del vivere con una malattia neuromuscolare;
  • la rabbia contro certe regole assurde che rendono la vita di un disabile più complicata di quanto dovrebbe essere;
  • la consapevolezza che, se non si raccontano certe cose, semplicemente non esistono agli occhi di chi decide.

È un libro che circola in associazioni, gruppi, realtà impegnate sul fronte della disabilità. Molti lettori lo conoscono prima di persona attraverso quelle frasi. E riconoscono in lui una cosa precisa: non è uno che “chiede pietà”, è uno che pretende rispetto.

L’incanto della luna rossa e la libertà del fantasy

Poi, a un certo punto, Andrea decide che non gli basta più parlare di sé, della malattia, della disabilità. Non vuole essere incastrato nel ruolo dell’autore “che scrive solo di quello”.

Nasce così “L’incanto della luna rossa”, un romanzo fantasy. Mondi immaginari, magie, personaggi in lotta, paesaggi che non hanno barriere architettoniche perché li costruisce lui, a modo suo.

Quella scelta è simbolica:

  • dimostra che una persona disabile non deve per forza parlare solo di disabilità;
  • conferma la sua voglia di giocare con la narrativa, di sperimentare, di stupire chi lo aveva incasellato in un solo genere;
  • restituisce ai lettori un autore che sa portarti lontano, anche mentre ti costringe a guardare la realtà in faccia.

Per molti, l’Andrea scrittore è proprio questo: uno che usa le parole per resistere al “nulla” e riempirlo di storie.

Impegno per i diritti delle persone con disabilità

Parallelamente alla scrittura, Andrea diventa una delle voci più riconoscibili nel mondo dell’attivismo sulla disabilità.

Collabora con portali e associazioni, scrive articoli, interviene in iniziative pubbliche. Nei suoi pezzi parla di:

  • barriere architettoniche che resistono nonostante leggi e piani comunali;
  • diritti teorici che sulla carta ci sono ma nella pratica scompaiono;
  • disabili trattati come “casi” anziché come cittadini;
  • vaccini e fragilità, con un’attenzione particolare al periodo della pandemia e alla tutela dei soggetti più esposti;
  • inclusione scolastica, sportiva, lavorativa.

Sui social anima pagine e gruppi dedicati al tema, crea spazi dove chi vive sulla propria pelle la disabilità può condividere esperienze, sfoghi, soluzioni. Non è tenero con nessuno: se una cosa non funziona, lo scrive. Se un politico promette e poi sparisce, lo ricorda. Se un Comune fa un passo avanti, lo riconosce ma subito aggiunge: “Adesso il prossimo”.

Il ruolo in consiglio comunale a Giaveno

Tutto questo lo porta, quasi naturalmente, a fare un passo in più: entrare nelle istituzioni.

Nel 2024, Andrea Bes viene eletto consigliere comunale a Giaveno. Entra in maggioranza, a sostegno del sindaco, con una delega di fatto morale su tutto ciò che riguarda accessibilità, disabilità, inclusione.

In consiglio comunale non è una figura decorativa. Porta temi, fa domande, insiste su:

  • PEBA, il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche;
  • progetti di parchi gioco inclusivi, dove un bambino in carrozzina non deve accontentarsi di guardare gli altri giocare;
  • attenzione agli spazi pubblici, agli eventi, ai servizi.

Chi l’ha incrociato in Comune lo descrive come un uomo che, dietro il tono pacato, ha una determinazione granitica. Se qualcosa non torna, non molla. Non urla per spettacolo, ma non indietreggia di un centimetro.

Per molti cittadini con disabilità e per le loro famiglie, sapere che in consiglio c’era Andrea significava avere un riferimento: qualcuno che “sa di cosa parla”, perché certe cose le vive e non le legge solo sui documenti.

La morte dopo una breve malattia e il lutto di Giaveno

La notizia arriva all’improvviso: Andrea Bes è morto a 50 anni, dopo una breve malattia che in poco tempo ha fatto precipitare le sue condizioni. Non servono molti dettagli in più per capire lo shock che attraversa Giaveno.

Il Comune annuncia il lutto con parole che non suonano di circostanza. Le testate locali parlano di “città in lacrime”, di una comunità che perde non solo un consigliere, ma un punto di riferimento umano e civile.

Amici, colleghi, lettori, attivisti riempiono il vuoto con ricordi e messaggi. C’è chi sottolinea la sua intelligenza tagliente, chi la gentilezza, chi la capacità di ascoltare senza giudicare, chi il coraggio con cui ha scelto di metterci la faccia, sempre.

Resta l’immagine di un uomo che, seduto su una carrozzina, è riuscito a spostare pesi enormi nella coscienza di chi lo ha incontrato.

Un’eredità che non si chiude con una data

La morte di Andrea Bes non è solo la fine di una biografia. È una domanda aperta che rimane addosso a chi resta:

  • chi porterà avanti le sue battaglie in consiglio comunale?
  • chi continuerà a ricordare che la disabilità non è un “tema di nicchia”, ma una lente per misurare la civiltà di un territorio?
  • chi terrà viva quella combinazione rara di competenza, esperienza diretta e coraggio di esporsi?

I suoi libri, gli articoli, i progetti avviati a Giaveno sono un punto di partenza. L’eredità più grande, però, è forse un’altra: l’idea che la fragilità, se accolta e nominata, può diventare forza pubblica.

Domande frequenti su Andrea Bes

Chi era Andrea Bes?
Andrea Bes era uno scrittore, attivista e consigliere comunale di Giaveno. Affetto da atrofia muscolare spinale di tipo III, ha trasformato la propria esperienza di disabilità in un impegno costante per i diritti delle persone disabili e per l’accessibilità degli spazi pubblici.

Di cosa si occupava in consiglio comunale?
Come consigliere, era un punto di riferimento sui temi di inclusione, barriere architettoniche, PEBA e politiche per la disabilità. Spingeva perché le scelte dell’amministrazione tenessero conto delle esigenze delle persone con disabilità, non come “categoria a parte”, ma come cittadini a pieno titolo.

Quali libri ha scritto Andrea Bes?
Ha pubblicato almeno due opere principali:

  • “La battaglia contro il nulla”, di taglio autobiografico, dove racconta la sua vita con la SMA e riflette su diritti, dignità e burocrazia;
  • “L’incanto della luna rossa”, romanzo fantasy che segna il suo ingresso nella narrativa di genere, lontana dai temi strettamente biografici.

Perché era considerato un punto di riferimento nel mondo della disabilità?
Perché univa tre livelli: esperienza personale di disabilità, capacità di raccontarla con lucidità e sensibilità, e impegno concreto in politica e nel tessuto associativo. Non si limitava a denunciare i problemi, ma cercava soluzioni e le portava sui tavoli dove si decide.

Come è morto Andrea Bes?
È morto a 50 anni, dopo una breve malattia che ha fatto precipitare rapidamente il suo quadro di salute. Le cronache parlano di un peggioramento improvviso, senza entrare nei dettagli clinici. La città di Giaveno ha reagito con un lutto diffuso, riconoscendo in lui una figura di grande valore umano e civile.