Morto Alfio Muscetti, la seconda vittima della valanga sul Pizzo Meriggio in Valtellina

Serena Comito

Morto Alfio Muscetti, la seconda vittima della valanga sul Pizzo Meriggio in Valtellina

La valanga che ha travolto tre scialpinisti sul Pizzo Meriggio, sopra Albosaggia, non ha lasciato scampo a due di loro. Uno è il 35enne sondriese Sebastiano Erba, l’altro è Alfio Muscetti, 46 anni, originario di Sondalo. Due nomi che in poche ore sono diventati il volto di una tragedia che ha scosso tutta la Valtellina.

Dietro quei numeri – 35 e 46 anni – c’erano vite piene, affetti, progetti, abitudini semplici. E una passione comune: la montagna d’inverno, vissuta con gli sci ai piedi.

Chi era Alfio Muscetti

Di Alfio Muscetti le cronache raccontano l’essenziale: 46 anni, residente a Sondalo, uno dei due scialpinisti travolti e uccisi dalla massa di neve staccatasi sul versante del Meriggio.

Il resto lo si intuisce dalle parole e dai messaggi di chi lo conosceva: un uomo cresciuto in una valle dove sport, neve e fatica fanno parte del quotidiano. Non un improvvisato, ma uno abituato a stare all’aria aperta, in un contesto in cui la montagna è casa prima ancora che “scenario” di un’escursione.

Negli anni il suo nome compare anche nelle formazioni del Rugby Sondalo, realtà sportiva storica della zona: viene ricordato come giocatore della squadra seniores e come figura legata alla società. Segno di una persona inserita nella vita del paese, tra campo, terzo tempo e legami costruiti nello spogliatoio.

In una comunità come Sondalo, chi pratica sport, chi sale in montagna, chi partecipa alle iniziative del territorio finisce per essere “di tutti”: conosciuto, riconosciuto, salutato per strada. È questo il vuoto che lascia oggi il nome di Alfio.

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La valanga sul Pizzo Meriggio

La tragedia si è consumata nella tarda mattinata di sabato 7 febbraio 2026 sul Pizzo Meriggio, la “montagna di casa” sopra Albosaggia, uno dei belvedere più amati dagli escursionisti per la vista che regala su Sondrio, sulle Orobie e sulle grandi cime del gruppo del Bernina.

Tre scialpinisti si trovavano sul Meriggio quando una valanga li ha investiti in quota. Secondo le prime ricostruzioni, un 46enne è stato individuato e recuperato per primo, già senza vita. Per diverse ore si è parlato di un morto e di un disperso, perché il secondo sciatore, un 35enne salito da solo, risultava irreperibile.

Solo in seguito, con l’arrivo di altre squadre e l’utilizzo degli elicotteri di soccorso, la situazione si è chiarita nel modo più drammatico: anche il secondo scialpinista è stato trovato senza vita sotto la neve. Quel 35enne era Sebastiano Erba, di Sondrio, mentre il 46enne era appunto Alfio Muscetti, di Sondalo.

Il terzo componente del gruppo, compagno di uscita di Alfio, è invece riuscito in qualche modo a liberarsi dalla coltre che lo aveva travolto, ma è rimasto gravemente ferito: è stato recuperato e trasportato in ospedale in condizioni serie, ma non sarebbe in pericolo di vita.

Sul posto sono intervenuti gli elicotteri dell’Areu e dei Vigili del fuoco, i tecnici del Soccorso Alpino, il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza e i carabinieri. Un dispiegamento massiccio di mezzi e uomini, in un contesto difficile, su pendii già appesantiti dalla neve caduta nei giorni precedenti.

Una montagna “di casa” che non è mai banale

Chi frequenta la Valtellina conosce bene il Pizzo Meriggio: una cima che si raggiunge in poche ore di cammino partendo dalla zona dei Campelli, con un itinerario molto frequentato in tutte le stagioni. Sentieri, sterrate, alpeggi, un crinale panoramico che domina la valle: il classico posto dove si va per “prendere fiato” guardando dall’alto la città.

Proprio questa familiarità, però, a volte inganna. La montagna può apparire relativamente facile, “vicina”, quasi domestica. Ma d’inverno, con neve abbondante e condizioni instabili, anche una montagna così diventa terreno serio: pendii ampi, canali, accumuli di neve ventata, lastroni fragili.

In quei giorni il pericolo valanghe sulle Alpi retiche e sulle Orobie era indicato come marcato, con diversi distacchi registrati anche in altre zone della provincia come Aprica, Madesimo e Santa Caterina, fortunatamente senza coinvolgere persone.

È questo il contesto in cui Alfio, Sebastiano e il loro compagno sono saliti in quota. Basta un errore di valutazione, un cambio di vento, un sovraccarico minimo del manto nevoso per trasformare una giornata in montagna in un incubo.

Il cordoglio tra Sondalo e l’alta valle

La morte di Alfio Muscetti colpisce in modo particolare Sondalo e l’alta Valtellina. Non parliamo di una grande città, ma di comunità dove i volti si incrociano al bar, allo stadio, sulle piste, alle feste di paese.

Il suo nome non è estraneo all’ambiente sportivo locale: chi ha vissuto gli anni del Rugby Sondalo lo ricorda in campo, negli allenamenti, nei rapporti di squadra che spesso diventano amicizie per la vita. In zone come questa, un ex giocatore, un appassionato di sport, un volto noto sulle tribune o nelle palestre diventa patrimonio collettivo.

Il dolore ha una doppia dimensione. Da un lato c’è la tragedia “di montagna”, con tutte le domande che riapre su sicurezza, prudenza, lettura dei bollettini. Dall’altro c’è la ferita umana: famiglie che perdono un padre, un figlio, un fratello, un amico; associazioni che perdono un pezzo della propria storia; paesi interi che si ritrovano a fare i conti con un silenzio di troppo.

Una lezione amara sulla montagna d’inverno

Questa valanga sul Meriggio arriva in una stagione già segnata da diversi episodi simili. La dinamica precisa sarà ricostruita nel dettaglio dagli inquirenti e dagli esperti, ma un dato è chiaro: nessuno è più forte della montagna, neanche chi la frequenta da sempre, neanche chi conosce ogni sentiero a memoria.

Il nome di Alfio Muscetti, affiancato a quello di Sebastiano Erba, entra nella memoria collettiva della Valtellina come parte di quelle storie che nessuno avrebbe voluto raccontare ma che diventano, loro malgrado, un monito.

Non si tratta di demonizzare la montagna, né di colpevolizzare la passione per lo scialpinismo. Si tratta di ricordare, ogni volta, che la linea tra una giornata perfetta sulla neve e una tragedia può essere sottilissima. E che la prudenza non è mai troppa, nemmeno quando si sale “sulla montagna di casa”.

Domande frequenti

Chi era Alfio Muscetti?
Alfio Muscetti era un uomo di 46 anni, originario e residente a Sondalo, in Valtellina. Appassionato di montagna e legato anche al mondo dello sport locale, è una delle due vittime della valanga che ha travolto tre scialpinisti sul Pizzo Meriggio, sopra Albosaggia.

Dove è avvenuta la valanga in cui è morto?
La valanga si è staccata sul Pizzo Meriggio, la montagna che sovrasta Albosaggia e domina Sondrio, molto frequentata da escursionisti e scialpinisti e considerata la “montagna di casa” per chi vive in zona.

Chi sono le altre persone coinvolte?
Oltre ad Alfio Muscetti, ha perso la vita il 35enne Sebastiano Erba, di Sondrio. Il terzo scialpinista, compagno di uscita di Alfio, è rimasto gravemente ferito ma è riuscito a sopravvivere ed è stato trasportato in ospedale.

Com’erano le condizioni del manto nevoso in quei giorni?
In quei giorni il pericolo valanghe era indicato come marcato su buona parte delle Alpi retiche e delle Orobie, con altre valanghe registrate in diverse località della provincia. Le condizioni erano quindi delicate, soprattutto sui pendii più esposti e carichi di neve.

Perché la tragedia di Alfio Muscetti ha colpito così tanto la comunità?
Perché non è solo la storia di uno scialpinista travolto da una valanga, ma quella di un uomo radicato nel territorio, legato allo sport, presente nella vita sociale dell’alta valle. In comunità piccole come Sondalo, una morte così non riguarda mai “uno sconosciuto”: riguarda un pezzo di paese che se ne va.