Quando il nome di Alex Manna è comparso nelle prime notizie, a Nizza Monferrato molti hanno fatto fatica a collegare quel ragazzo al volto di Zoe Trinchero, 17 anni, trovata morta nel rio Nizza. In poche ore, però, il quadro si è ribaltato: da amico che racconta di un’aggressione subita insieme a lei, Manna è diventato il principale indagato, fino alla confessione davanti al pm.
È una storia che mescola un gruppo di ragazzi di provincia, una serata come tante, un approccio rifiutato e una violenza esplosa all’improvviso. E che ora porta addosso il peso di una parola precisa: femminicidio.
Chi è Alex Manna e da dove viene
Di Alex Manna le cronache raccontano poche cose, ma tutte pesanti. Viene descritto come un ragazzo di 19–20 anni, dell’area di Nizza Monferrato, che fa parte dello stesso giro di amici di Zoe.
Non è lo sconosciuto che sbuca dal nulla, ma un coetaneo che frequenta le stesse case, gli stessi locali, le stesse strade. In alcune ricostruzioni viene definito “amico”, in altre “ex”, in altre ancora un ragazzo che avrebbe cercato di avvicinarsi a Zoe nonostante avesse già un’altra relazione in corso.
Il punto fermo, per gli inquirenti, è il contesto:
- fa parte del gruppo che la 17enne frequenta;
- passa con lei le ultime ore di vita, in una casa dove si ritrovano più ragazzi;
- è l’ultimo ad averla vista viva, prima che il suo corpo venga trovato nel rio.
Sul suo passato – famiglia, lavoro, studi – le fonti non dicono quasi nulla. Non emergono profili pubblici ufficialmente collegati a lui, né dettagli sulla sua storia personale. L’unico elemento chiaro è il presente: è il ventenne fermato per l’omicidio di Zoe Trinchero.
La notte con Zoe e il ritrovamento del corpo
La notte tra il 6 e il 7 febbraio 2026 inizia come una serata qualsiasi. Zoe ha appena finito il turno al bar della stazione di Nizza Monferrato, dove lavora, e raggiunge un gruppo di amici per cenare e passare qualche ora insieme. Tra loro c’è anche Alex Manna.
A un certo punto della serata, secondo le ricostruzioni, Zoe e Alex si allontanano insieme dalla casa dove stavano tutti. Da lì, la traccia della ragazza si interrompe.
Il corpo di Zoe viene trovato ore dopo nel rio Nizza, vicino a una strada di scorrimento. Non è morta annegata: sul suo corpo emergono segni evidenti di violenza, un trauma cranico, ecchimosi al volto, strangolamento. È una scena che, per chi indaga, non lascia spazio all’idea dell’incidente.
Il tentativo di depistaggio
Nelle prime ore, il nome di Alex Manna non esce come quello del colpevole, ma come quello di chi racconta un’altra storia.
Agli amici e ai carabinieri, il ragazzo riferisce che lui e Zoe sarebbero stati aggressi da un uomo di origine straniera, conosciuto in città per problemi psichiatrici. Indica un volto, una zona, un possibile responsabile.
Il racconto innesca una miccia pericolosa:
- un gruppo di giovani si raduna in modo minaccioso sotto casa dell’uomo indicato;
- la tensione sale, si rischia il linciaggio;
- i carabinieri intervengono, lo portano via per proteggerlo e riportare la calma.
Con il passare delle ore, però, quella versione comincia a sgretolarsi. Testimonianze, orari, spostamenti, riscontri oggettivi non coincidono. Il presunto aggressore viene escluso dai fatti, e le attenzioni si spostano proprio su Manna.
Quello che doveva essere un alibi si trasforma, agli occhi degli investigatori, in un tentativo di depistaggio.
La confessione e l’accusa di femminicidio
Portato in caserma e interrogato a lungo, alla presenza del suo avvocato e del pubblico ministero, Alex Manna crolla e confessa. È lui stesso, secondo quanto trapela, a ricostruire la sequenza della violenza.
La chiave, per l’accusa, è un approccio rifiutato:
- in un momento di maggiore vicinanza, Manna avrebbe provato a spingersi oltre con Zoe;
- la ragazza lo avrebbe respinto;
- da lì sarebbe scattata una reazione brutale, fatta di pugni al volto e strangolamento, fino a lasciarla senza vita.
Il corpo viene poi trascinato e buttato nel rio, nel tentativo di allontanare la scena del delitto e confondere gli eventi.
È in questo quadro che il caso viene inserito nella lunga scia di femminicidi: una ragazza di 17 anni che dice “no”, un ragazzo poco più grande che, secondo la ricostruzione della Procura, non accetta quel rifiuto e reagisce con una violenza estrema.
Dove si trova ora Alex Manna
Dopo la confessione, per Alex Manna si aprono le porte del carcere di Alessandria, dove si trova in custodia cautelare. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e la sua posizione è nelle mani dell’autorità giudiziaria.
Gli inquirenti stanno ancora lavorando su diversi punti:
- la dinamica esatta dell’aggressione;
- i tempi tra l’uscita da casa degli amici e il ritrovamento del corpo;
- gli spostamenti di Manna dopo il delitto;
- i vestiti, le tracce, gli elementi digitali che possono confermare o smentire, punto per punto, il suo racconto.
Va ricordato che, da un punto di vista formale, Alex Manna è un indagato: la confessione pesa moltissimo, ma la sua responsabilità definitiva dovrà essere accertata in un processo. L’impianto accusatorio, però, è già molto pesante e ruota attorno a una linea precisa: un “no” non accettato, trasformato – secondo l’accusa – in violenza letale.
Le domande aperte sul caso Alex Manna
Chi è Alex Manna?
È un ragazzo di 19–20 anni dell’area di Nizza Monferrato, parte del gruppo di amici che Zoe frequentava. Quella sera era con lei a casa di amici e, secondo le ricostruzioni, ha passato con lei le ultime ore di vita.
Perché è stato fermato?
È stato fermato dai carabinieri per l’omicidio di Zoe Trinchero. Dopo un primo racconto in cui parlava di un’aggressione da parte di uno sconosciuto, in caserma ha confessato, assumendosi la responsabilità dell’uccisione della ragazza secondo quanto riferito dagli inquirenti.
Che rapporto aveva con Zoe Trinchero?
Le versioni non sono tutte uguali: c’è chi lo descrive come amico, chi come ex, chi parla semplicemente di un coetaneo che avrebbe tentato un avvicinamento non corrisposto. Il punto centrale, per chi indaga, è che quella notte si trovava con lei e che l’omicidio sarebbe legato a un approccio rifiutato.
È già stato condannato?
No. Al momento si trova in carcere in custodia cautelare, accusato di omicidio. Non c’è ancora una sentenza: la sua posizione definitiva sarà stabilita da un processo.
Perché si parla di femminicidio?
Perché il caso rientra nello schema di tante altre storie recenti: una ragazza uccisa da un uomo che fa parte della sua cerchia, in un contesto di rifiuto di un approccio o di una relazione. È questo che porta media e opinione pubblica a usare la parola femminicidio per raccontare la morte di Zoe Trinchero.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






