Alla data di oggi, 6 febbraio 2026, il quadro è questo:
Bitcoin oscilla intorno ai 65–66mila dollari, dopo essere sceso in nottata fino a sfiorare la soglia dei 60mila. È il livello più basso da oltre un anno e mezzo, praticamente dai minimi dell’autunno 2024.
Se guardiamo alle percentuali, la botta è tutta lì:
- da inizio 2026 la perdita è nell’ordine del 25–30%
- dai massimi di ottobre 2025, quando Bitcoin aveva toccato circa 125–126mila dollari, il calo è ormai di circa il 50%
Metà del valore bruciato nel giro di pochi mesi. È questo che, senza esagerare, molti definiscono “crollo”.
I mesi dell’euforia: il picco di ottobre 2025
Per capire il crollo, bisogna ricordare com’è iniziata l’ultima grande salita.
Tra estate e autunno 2025 si è creato un mix quasi perfetto per l’euforia:
- narrativa sull’“oro digitale” che protegge dall’inflazione
- ingresso massiccio di capitali tramite i nuovi ETF su Bitcoin, che hanno reso più facile l’accesso agli investitori tradizionali
- clima politico percepito come favorevole alle cripto, con promesse di regole più morbide e spinta alla “libertà finanziaria”
In quel contesto Bitcoin sfonda senza troppi problemi i 100mila dollari, poi corre verso i 120mila e oltre. A ottobre 2025 segna il suo massimo storico in area 125–126mila.
Già allora qualcuno faceva notare che il movimento era molto ripido, con una forte componente di leva e di speculazione. Ma finché il prezzo sale, quasi nessuno vuole essere quello che spegne la musica.
Dalla correzione al vero crollo: cosa è successo fra gennaio e febbraio
La prima discesa arriva già a fine 2025, come fisiologico ritracciamento dopo i record. Il mercato assorbe, digerisce, rientra un po’.
Il salto di qualità, però, arriva tra gennaio e i primi giorni di febbraio 2026.
In poche settimane succede una serie di cose:
- il clima sui mercati globali cambia: aumenta la preoccupazione per una possibile bolla sull’intelligenza artificiale, con grandi gruppi tecnologici che annunciano investimenti enormi e utili non così esplosivi come qualcuno sperava
- prende corpo l’idea che la politica monetaria resterà più rigida del previsto, quindi niente nuovo “mare di liquidità” come negli anni dei tassi a zero
- gli investitori iniziano a ridurre l’esposizione sugli asset più rischiosi: tech speculativa, small cap… e naturalmente cripto
Nel giro di pochi giorni Bitcoin rompe verso il basso livelli psicologici uno dopo l’altro: prima sotto i 70mila, poi sotto i 65mila, fino al test – per ora solo sfiorato – dei 60mila dollari.
Nel frattempo, l’intero mercato cripto perde qualcosa come mille miliardi di dollari di capitalizzazione in un mese.
Le cause del crollo, una per una
1. Meno liquidità, più prudenza
Quando le banche centrali fanno capire che non hanno alcuna fretta di tornare alla politica dei tassi a zero, la finanza si riposiziona.
Gli asset più volatili – come le criptovalute – sono fra i primi a essere tagliati: servono meno per “cercare rendimento” quando i titoli di Stato tornano ad avere cedole più interessanti.
2. Fine dell’incantesimo politico
L’ondata di entusiasmo legata alle promesse di politiche pro-cripto si è sgonfiata.
Molte delle misure annunciate sono finite in un limbo di discussioni e rinvii. Nel frattempo, le autorità di vigilanza continuano a lavorare su regole più stringenti contro abusi, frodi e rischi sistemici nel settore. Il messaggio percepito dal mercato è meno “liberi tutti” e più “attenzione, vi guardiamo”.
3. Gli ETF che prima compravano e ora vendono
Gli ETF su Bitcoin hanno avuto una doppia faccia:
- nella fase di salita hanno portato afflussi di capitali enormi, contribuendo alla corsa verso i massimi
- nella fase di paura hanno iniziato a registrare deflussi consistenti, con miliardi di dollari che escono dalle posizioni, amplificando il movimento al ribasso
Quando chiudono la porta non sono più solo i trader hardcore, ma anche gestori e investitori istituzionali.
4. La leva che esplode
Tanti investitori, professionali e non, erano entrati su Bitcoin con posizioni a leva, cioè prendendo soldi in prestito per aumentare l’esposizione.
Quando il prezzo rompe al ribasso livelli chiave, partono le margin call: chi non ha abbastanza garanzie viene liquidato in automatico. Questo crea vendite forzate, che spingono ancora più giù il prezzo, creando una specie di effetto domino.
Nelle giornate peggiori, il numero di posizioni liquidate (long e short) è stato enorme: centinaia di migliaia di conti colpiti in poche ore, con miliardi di dollari bruciati in contratti derivati.
5. Il ruolo di “oro digitale” rimesso in discussione
Per anni la narrativa è stata: Bitcoin è il nuovo oro, un bene rifugio contro inflazione e caos.
In questa fase, però, si è comportato più come un titolo tech ad altissimo rischio che come un porto sicuro: quando sono andati in difficoltà i mercati azionari, anche Bitcoin ha preso la strada del ribasso, invece di reggere o salire.
Questo non significa che la storia dell’“oro digitale” sia finita per sempre, ma di sicuro molti investitori stanno riconsiderando quanto fosse realistica.
Chi ci rimette davvero: non solo i piccoli investitori
Il crollo di Bitcoin non ha colpito solo chi si è fatto prendere dall’euforia e ha comprato tardi.
Aziende che hanno fatto “scorta” di Bitcoin
Negli ultimi anni alcune società quotate avevano deciso di trasformare Bitcoin in una sorta di tesoro di famiglia, accumulando grandi quantità di cripto in bilancio. Ora si trovano con:
- azioni in forte ribasso
- perdite miliardarie “sulla carta” sul valore delle riserve
- conti economici che oscillano non tanto per il loro business reale, quanto per l’andamento di un singolo asset estremamente volatile
Gli analisti parlano di titoli che hanno perso dal 60 all’80% rispetto ai massimi, proprio perché legati a doppio filo alla fortuna di Bitcoin.
Piattaforme cripto sotto pressione
Anche alcune piattaforme specializzate hanno iniziato a tagliare costi e personale.
Una delle più note ha annunciato il licenziamento di circa un quarto dei dipendenti e la chiusura in diversi mercati esteri, concentrandosi sul paese di origine per ridurre la complessità regolatoria e la spesa fissa.
È un copione già visto: quando i volumi si riducono e i prezzi scendono, gli exchange incassano meno commissioni e devono ristrutturarsi.
Che cosa dicono le autorità: “crollo sì, ma non è il 2008”
Le banche centrali osservano da vicino, ma al momento non parlano di rischio sistemico.
Un importante governatore europeo ha definito la discesa del Bitcoin un “rischio che si sta materializzando”, aggiungendo però che, allo stato attuale, non ci sono segnali di contagio serio per il sistema bancario tradizionale. Il messaggio implicito è: chi ha esagerato con le cripto rischia di farsi molto male, ma non siamo davanti a un nuovo 2008.
È l’inizio di un nuovo “inverno cripto”?
Domanda da un milione di dollari, o meglio: da qualche centinaio di miliardi.
I numeri dicono che:
- un calo intorno al 50% dai massimi non è una novità nella storia di Bitcoin: è già successo, più volte, in passato
- in altre occasioni, però, dopo questi crolli sono arrivate fasi molto lunghe di letargo, con prezzi fermi o in discesa per mesi e mesi (i famosi “crypto winter”)
Alcuni analisti vedono nella zona 50mila dollari un possibile livello di supporto importante; altri spingono le ipotesi più in basso, parlando di scenari anche intorno ai 40mila nel caso di ulteriore fuga dal rischio.
Sono proiezioni, non certezze. Quello che possiamo dire è che:
- il movimento attuale ha tutte le caratteristiche di un bear market vero, non di un semplice “scossoncino”
- la storia di Bitcoin non finisce qui, ma la fase dell’euforia facile, almeno per ora, sembra archiviata
Cosa significa tutto questo per chi guarda da fuori
Se ti stai chiedendo “e adesso?”, la risposta onesta è che dipende da che ruolo hanno le cripto nella tua vita.
- Se non sei esposto, questo crollo è soprattutto un segnale: anche gli asset più raccontati come “nuovo oro” restano altamente volatili e legati al ciclo di liquidità globale.
- Se sei esposto, il punto non è tanto “comprare o vendere” – quello è terreno da affrontare con un consulente, in base alla tua situazione – ma capire il rischio che hai in portafoglio e quanto sei davvero disposto a sopportare oscillazioni di questo tipo.
Una cosa però è chiara: il crollo di questi giorni segna un passaggio importante.
Dal sogno dei 100mila e oltre, Bitcoin è tornato di colpo con i piedi per terra. E, almeno per un po’, la domanda non sarà più “fino a dove può salire?”, ma “quanto siamo davvero pronti a reggere la discesa?”.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






