Nel rione Conocal di Ponticelli, periferia est di Napoli, i palazzi si somigliano tutti: cemento, balconi murati, citofoni rotti. È qui che, nel tardo pomeriggio del 3 febbraio 2026, Ylenia Musella, 22 anni, crolla sulle scale del condominio con un coltello piantato nella schiena.
Secondo gli inquirenti a colpirla è il fratello Giuseppe, 28 anni, al termine di una lite esplosa in casa e trascinata fuori sul pianerottolo. Lui stesso, poche ore dopo, si presenta in questura con il suo avvocato e racconta di aver afferrato un coltello da cucina e di averlo lanciato verso la sorella in un momento di furia. La procura contesta omicidio volontario.
Dietro questa scena di violenza domestica c’è però una biografia più lunga, che parte dagli anni Novanta e ha al centro un nome che al Conocal pesa ancora come un marchio: Salvatore (o Antonio) Circone, soprannominato “Caramella” o “Tonino ’a Caramella”. È il boss a cui le cronache legano la famiglia Musella, l’uomo che ha costruito la propria carriera criminale partendo proprio da questi palazzi.
I figli del boss con un altro cognome
All’anagrafe i due ragazzi non si chiamano Circone ma Musella. È uno dei dettagli più significativi di questa storia: Ylenia e Giuseppe crescono in una famiglia che le inchieste descrivono come pienamente inserita nel contesto camorristico, ma con un cognome diverso da quello del padre-boss.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Caramella nasce come uomo dei Sarno, il clan che per anni domina la periferia est, e poi diventa uno dei capi del gruppo Casella-Circone, attivo tra estorsioni e traffico di droga. Viene indicato come ras del Conocal, figura di riferimento per le piazze di spaccio e per il controllo del territorio.
La casa in cui crescono i due ragazzi viene descritta dagli investigatori come una sorta di base di spaccio “familiare”, con movimenti continui, vedette e corrieri che si appoggiano proprio a quell’appartamento. In molte carte, la linea tra “casa” e “luogo d’affari del clan” praticamente non esiste.
Quando Ylenia viene uccisa, sia la madre sia il padre/patrigno risultano detenuti. In quel momento, nel quadrilatero di palazzi, i Musella sono due ventenni da soli in una casa che per anni è stata il cuore di un’economia criminale.
La lite, il coltello, la violenza “normale”
Il giorno dell’omicidio, nel palazzo si sentono le urla. La miccia, nelle diverse versioni trapelate, è un dettaglio da quotidiano di periferia: la musica alta nella stanza di Ylenia, il cane di Giuseppe che sporca in casa, un calcio all’animale, l’ennesimo litigio che parte da nulla e prende fuoco in pochi secondi.
Gli insulti diventano spintoni, schiaffi, pugni. A un certo punto Giuseppe prende un coltello da cucina. Dirà agli inquirenti di averlo lanciato “per spaventarla”. La lama entra nella schiena di Ylenia mentre lei si allontana sulle scale. Il ragazzo la carica in macchina, la porta in ospedale, poi si allontana. Nella notte, dopo aver parlato con la madre, decide di consegnarsi.
Nei giorni successivi circolano gli screenshot dei post di Ylenia sui social: foto dei due abbracciati, frasi come “sei il mio posto nel mondo”, “non ti cambierei mai”. L’immagine di un legame fortissimo, quasi simbiotico, che convive con una quotidianità fatta di conflitti, botte, tensioni.
“Caramella”, dai Sarno alla condanna a 30 anni
Il padre-ombra di questa storia è Circone, il “Caramella” che al Conocal tutti conoscono. Le cronache giudiziarie lo descrivono come:
- uomo di fiducia del clan Sarno, quando i Sarno sono la struttura dominante nella zona est;
- in seguito co-capo del gruppo Casella-Circone, protagonista nella riorganizzazione del potere camorristico dopo i maxi arresti;
- ras di quartiere, con influenza sullo spaccio e sulle estorsioni.
In una sentenza d’appello legata alle faide degli anni Novanta tra Barra, Ponticelli e San Giovanni, Circone viene condannato a 30 anni di reclusione per più omicidi di camorra commessi tra la metà degli anni Novanta e i primi Duemila. Da allora il suo nome scompare dalle strade ma resta nelle carte e nelle voci sul Conocal.
Oggi è indicato come boss storico, detenuto da tempo, parente stretto – padre o patrigno – di Ylenia e Giuseppe. Le fonti non sono sempre uniformi sul nome di battesimo e sul grado esatto di parentela, ma concordano su tre punti: il cognome Circone, il soprannome “Caramella”, il legame familiare con i due ragazzi.
Il Conocal come marchio di nascita
Il rione Conocal nasce come parco di edilizia popolare, ma nel tempo diventa un simbolo di marginalità urbana e presenza camorristica radicata. Le inchieste raccontano di piazze di spaccio aperte giorno e notte, di campi rom incendiati come gesto esemplare, di famiglie costrette a pagare il pizzo anche solo per poter lavorare.
In questo scenario, crescere come “figlio di Caramella” significa portare addosso una biografia già scritta. Il cognome Musella prova a mettere distanza dal passato del padre, ma nel quartiere quella distanza è più formale che reale: per molti restano “i figli di Caramella”, qualunque cosa dica la carta d’identità.
Ylenia e Giuseppe sono incensurati, ma la loro vita scorre in uno spazio dove la violenza è normalizzata: in famiglia, di coppia, di clan. L’omicidio che li travolge sembra esplodere per motivi banali, quasi domestici, eppure arriva dentro una casa attraversata da anni di conflitti e segnata da una lunga catena di sangue che parte dalle faide di camorra degli anni Novanta.
L’eredità di un nome
Oggi “Caramella” è chiuso in cella, condannato per fatti di camorra. Nel palazzo dove un tempo si organizzavano incontri e affari, una figlia è morta e un figlio rischia l’ergastolo.
Il suo nome continua però a tenere insieme i pezzi di questa storia:
- l’ascesa tra i clan dell’area est;
- la trasformazione del Conocal in una periferia-fortino;
- la scelta di due figli di portare un cognome diverso;
- la violenza che, in un pomeriggio di febbraio, finisce per esplodere tra quelle stesse mura.
In mezzo restano due ragazzi cresciuti all’ombra di un boss, con una promessa implicita – potersi chiamare fuori – che non ha retto all’urto della realtà.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






